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ALBERTO GENOVESE: “STA MALE” IN CARCERE

Incarcerato il 6 novembre dello scorso anno per aver drogato e stuprato una ragazza di 18 anni durante una festa nel suo appartamento a Milano, Alberto Genovese ha ricevuto una seconda ordinanza di custodia cautelare. Ad aver denunciato la violenza sessuale, è una ragazza di 23 anni, violentata il 10 luglio ad Ibiza, in seguito all’assunzione di droghe, nella residenza chiamata “Villa Lolita”. Genovese, interrogato dal gip Tommaso Perna, alla presenza anche del pm Rosaria Stagnaro, ha negato di aver violentato la ragazza di 23 anni, come aveva precedentemente fatto per il caso della ragazza 18enne, per cui venne incarcerato. Il fondatore di Facile.it, ha sostenuto, durante l’interrogatorio svoltosi in videoconferenza, che le ragazze di cui ha abusato, così come le altre che partecipavano alle sue feste, in realtà prendevano parte al “sistema che metteva a disposizione tutto” consapevolmente. Inattendibili, invece, per il gip Tommaso Perna, le dichiarazioni di Ylenia Demeo e Martina Facchini, ragazze che avevano denunciato di essere state stuprate da Genovese, con una querela presentata dall’ avvocato Ivano Chiesa a dicembre scorso, le quali hanno deciso di rivelare la propria identità pubblicamente, denunciando il violento a «Non è l’Arena» di Massimo Giletti.

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Quando si parla di violenza sessuale sulle donne, si intende ogni atto di potere e di dominio maschile sul genere femminile che manifesta forme di mantenimento del controllo attraverso il coinvolgimento sessuale della donna senza un suo esplicito consenso: viene considerata violenza sessuale sia la pronuncia di insulti o umiliazioni non consensuali durante un rapporto, sia la costrizione ad assistere ad atti sessuali, sia uno stupro. A partire dalla fine degli anni Sessanta, il pensiero femminista ha sradicato dalla credenza comune che lo stupro, i maltrattamenti sessuali e le percosse sulle donne fossero un problema da risolvere privatamente, sostenendo che la violenza sessuale è una forma di manifestazione del rapporto asimmetrico di potere tra generi, e non un reato contro la moralità pubblica e il buon costume come sancito nel Codice Rocco del 1930.

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Nel percorso di uscita dalla violenza, che una donna ha subito, è fondamentale la conoscenza degli strumenti del diritto civile e penale che la legislazione italiana garantisce per gestire ogni particolare caso di abuso: gli strumenti legislativi che supportano le donne vittime di violenza, e anche i figli e le figlie coinvolti e coinvolte, sono divenuti migliori in questi ultimi anni. A tal proposito, importante è la prima sentenza dell’anno 2021 della Corte Costituzionale, la quale sancisce assistenza legale gratuita per tutte le vittime di violenza sessuale (in seguito estesa a tutte le vittime di reati di violenza), a prescindere da situazioni di non abbienza, con l’obiettivo di garantire sostegno efficace alle parti lese. La sentenza della Corte Costituzionale si mostra a favore dei diritti delle donne e le incoraggia a denunciare le condotte penalmente rilevanti, anche alla luce di una più intensa sensibilità culturale e giuridica in materia di violenza contro le donne. Tornando al caso in questione, durante l’interrogatorio di ieri, Genovese ha detto davanti al gip di “star male” in carcere, spingendo i suoi avvocati a chiedere i domiciliari in una clinica; ma l’istanza è stata bocciata. Da questa vicenda, inoltre, l’imputato a fatto emergere un fatto curioso, spiegando che alle feste da lui organizzate, venivano ricreati due ambientazioni: uno dove si consumava droga, un altro dove era possibile divertirsi senza drogarsi. Dichiarazione questa che serve ad avvalorare il suo ragionamento riguardo al fatto che chi si drogava lo faceva consapevolmente e senza alcuna costrizione.

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Data:

28 Febbraio 2021