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Allarme salute mentale

Questo periodo di grave crisi sanitaria sembra mietere vittime senza sosta, giorno dopo giorno, l’una dopo l’altra. Vittime non soltanto del contagio, ma anche delle temibili ripercussioni psicologiche che tali inusuali circostanze hanno avuto, hanno e avranno ancora, impattando bruscamente su una popolazione vulnerabile e indifesa. Non è un caso che la frequenza dei suicidi sia drasticamente aumentata rispetto allo scorso anno. Nel Queens, ad esempio, uno dei borough di New York più colpiti dal coronavirus, il numero dei cittadini che si sono tolti la vita è addirittura raddoppiato. L’allarme è stato lanciato dalla procuratrice distrettuale Melinda Katz, sottolineando quanto sia necessario tenere in grande considerazione “la componente di salute mentale in questa crisi sanitaria”. “Le vittime sono giovani e anziani, nessuno escluso” ha inoltre dichiarato, aggiungendo: “Per favore fatevi sentire con amici e vicini, controlliamoci a vicenda perché nessuno deve essere lasciato da solo in questa situazione. Non vi deve essere alcun tipo di vergogna nel cercare aiuto”.

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Il suicidio è un fenomeno multifattoriale, complesso, difficile da arginare e gestire. Il comune denominatore alla base di tutti gli eventi suicidari è senza ombra di dubbio la sofferenza mentale, che può distruggere l’essere umano lentamente e subdolamente, se non riconosciuta in tempo. Tale sofferenza, alimentata quotidianamente da soprusi, abusi, umiliazioni di ogni genere, dissonanze cognitive di sorta, rischia di essere inasprita da situazioni eccessive di stress e pressione, quale ad esempio questa forzata condizione di ‘arresti domiciliari’. Basti pensare a famiglie il cui livello di conflittualità è estremamente elevato o a tutti coloro che vivono quella che dovrebbe essere ‘casa’ come un vero e proprio inferno, vittime silenziose di violenze fisiche e psicologiche.

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Tuttavia, protagonisti assoluti di questa emergenza globale, messi a dura prova dalle insidie del virus sono (oltre ai malati, condannati alla solitudine in un letto di ospedale) gli operatori sanitari, catapultati da un giorno all’altro in una dimensione inusuale di estremo dolore e impotenza. Ciascuno di loro continua a lottare ogni singolo giorno in prima linea, correndo rischi enormi, nella consapevolezza di essere un baluardo di speranza per tutti i pazienti che attendono inermi il verdetto finale.

Data:

1 Maggio 2020