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Allarme spose bambine nel mondo

Pubblicato ieri, in occasione della “Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze”, l’allarmante rapporto “Every Last Girl: Free to live, free to learn, free from harm”, lanciato da Save the Children, l’organizzazione internazionale che dal 1919 si dedica ai bambini, alla loro sicurezza e ai loro diritti.Una minore di 15 anni si sposa ogni sette secondi. Oltre un milione di ragazze partorisce prima di compierli. A perdere ogni anno la vita per complicazioni legate al parto, sarebbero 70mila tra i 15 a i 19 anni. Dati inconcepibili nel 2016 che attestano la sperequazione sociale e culturale nel mondo.

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Nel rapporto è stilata la graduatoria delle maggiori opportunità di crescita e sviluppo per le bambine, secondo cinque parametri: matrimoni precoci, numero figli per adolescente, mortalità materna, completamento della scuola secondaria di primo grado e numero di donne in Parlamento.Ultimo Paese in classifica il Niger. Il posto peggiore al mondo, in cui nascere femmina è una vera disgrazia. Il migliore la Svezia, seguita da Finlandia e Norvegia. Al decimo posto l’Italia che si antepone a Spagna e Germania. Ma è probabile, dato il crescente numero di migranti, che anche nel Bel Paese la situazione possa mutare nei prossimi anni. Le Nazioni Unite stimano che se il numero di spose bambine nel mondo crescerà, tenendo il ritmo attuale, nel 2030 ne avremo 950 milioni. Nel 2050 1,2 miliardi.’India è il Paese con il più alto numero di spose bambine, delle quali il 47% contrae matrimonio prima del compimento della maggiore età. Molte hanno meno di 10 anni.

cms_4684/foto_3.jpgAnche in Afghanistan, Yemen e Somalia uomini che potrebbero essere loro padri, le scelgono quali consorti, obbligandole di fatto a sposarli, esercitando violenza, ledendo il loro sacrosanto diritto all’infanzia, all’educazione, alla vita. Secondo il diritto internazionale è illegale. In molti paesi in cui avviene è vietato. Ma le leggi troppo spesso vengono disattese. Madame Hortence Lougué dell’Association d’Appui et d’Eveil Pugsada che in Burkina Faso si occupa di recupero e dei diritti della sessualità, ha raccontato, durante un incontro organizzato da Amnesty International nel marzo scorso a Roma, come le autorità locali nel suo paese non facciano abbastanza per fermare le celebrazioni.“Sempre più scappano e vengono da noi in cerca di aiuto, in seguito ai matrimoni forzati. Ci sono bambine promesse spose, ancor prima di essere nate”. Le conseguenze sulla salute sono inevitabili. Le gravidanze precoci espongono tanto loro quanto i neonati al rischio di malattie e mortalità.Le complicazioni durante la gravidanza e il parto rappresentano, dopo i suicidi, la seconda causa di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni. I bambini che nascono da madri adolescenti hanno il 50% d probabilità in più di morire a pochi giorni dalla nascita, rispetto ai figli delle donne che hanno tra i 20 e i 35 anni. Il rapporto di Save the Children evidenzia come i fattori originanti il fenomeno vadano cercati nella povertà, nelle guerre e nelle crisi umanitarie. Ma nelle zone rurali, molto incide anche la tradizione.

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Certo, l’aspetto prioritario è forse quello economico, perché c’è la dote che in certe regioni può dare sostentamento a tutta la famiglia. Così le bambine lasciano le scuole medie, a causa del sovraccarico di lavoro domestico e della gravidanza.“ Sono rarissime le donne che riescono a finire gli studi e andare all’università – ha precisato Madame Lougué -. Inoltre la povertà generalizzata porta poca ambizione e spinge le ragazze ad imparare a leggere e scrivere e poi a sposarsi presto o cercare lavoro”. Oltre un terzo delle giovani donne nei Paesi in via di sviluppo è fuori sia dal circuito scolastico che da quello del lavoro formale.

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Non basta sensibilizzare. Occorre farsi carico delle vittime ma le strutture sono poche: “Per risolvere un caso di matrimonio forzato possono passare anche tre anni. Quando arrivano da noi bisogna costruire una mediazione con le loro famiglie per il loro ritorno. È un lavoro difficile e lento perché bisogna cambiare la mentalità delle persone. La pressione sociale è talmente forte che le bambine sono costrette a farsi piacere queste situazioni”. Ha spiegato ancora Madame Lougué. Un problema terribile che per essere risolto ha bisogno di essere conosciuto e trasmesso alle dirette interessate che vanno informate circa i diritti e gli strumenti dei quali avvalersi per uscire dall’incubo. L’istruzione è uno dei canali. Utile anche a fermare e denunciare i casi di mutilazione genitale. Oltre 30 milioni di ragazze rischiano di subirle nel prossimo decennio.In molti Paesi al mondo, cita ancora il rapporto, le ragazze continuano a non poter esprimersi liberamente e a non essere coinvolte nei processi decisionali pubblici e privati. A livello globale, solo il 23% dei seggi parlamentari è occupato da donne che presiedono – tra l’altro – le Camere dei Parlamenti solo nel 18% dei casi.

(Articolo correlato: “Infibulazione. Un crimine che si tramanda di madre in figlia. La mutilazione genitale femminile, nonostante vietata dall’ONU, è ancora praticata su bambine e adolescenti

“http://www.internationalwebpost.org/conte/Infibulazione__Un_crimine_che_si_tramanda_di_madre_in_figlia_4360.html#.V_2qoskm-Yg)

Data:

12 Ottobre 2016