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Alluminio riciclato: Italia prima in Europa e terza nel mondo dopo Giappone e Stati Uniti

C’è un’Italia in crisi che cerca nuove prospettive di sviluppo. Imprese in difficoltà e tantissimi disoccupati, giovani e meno giovani, che sentono più di tutti il disagio. La “mission” della politica è rilanciare economicamente il Paese. Una prospettiva “green” può certamente essere una chiave di sviluppo importante. Il riciclo un punto da cui ripartire per rendere la retorica ecologista concreta, assieme a un ciclo produttivo che riutilizzi ciò che già si è prodotto. Un meccanismo post-produzione virtuoso e vitale per abbassare i costi da una parte e per tutelare l’ambiente dall’altra. L’alluminio, come tutti i materiali metallici è facilmente riciclabile per fusione e, mentre nel caso degli altri il recupero comporta maggiori difficoltà, per l’alluminio la pratica di riciclo è più facilmente sostenibile. Esso è infatti riciclabile al 100% con l’utilizzo del solo 5% di energia elettrica. Ciò comporta un notevole risparmio che si ripercuote positivamente sulla tutela dell’ambiente.A livello economico riciclare alluminio non solo crea occupazione, ma è un’attività particolarmente importante per l’Italia, storicamente carente di materie prime. Il riciclo dell’alluminiovede il Paese terzo al mondo – dopo colossi quali Giappone e Stati Uniti – e primo in Europa con una produzione nazionale per l’80% riciclata. Grazie alle sue caratteristiche intrinseche è ideale per la produzione di imballaggi: è leggero, resistente agli urti e alla corrosione, buon conduttore termico, è atossico e, soprattutto, è riciclabile all’infinito. In poche parole: siamo alla “rigenerazione” virtuosa anche di quel materiale che viene comunemente gettato nella spazzatura. Questo significa che le parti di alluminio buttate nell’indifferenziata – ad esempio le carte stagnole che proteggono lo yogurt o che avvolgono la cioccolata, e gli imballaggi sottili in genere – vengono recuperate e reinserite nel ciclo produttivo.

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Come avviene la “rigenerazione”? Una volta che i materiali sono stati selezionati sulle piattaforme di cernita, vengono pressati in balle poi inviate alle fonderie dove vengono aperte e controllate. Un primo passaggio a 500 gradi elimina la parte residuale, non di alluminio, mentre a 700 gradi avviene la fusione: l’alluminio diventa liquido e trasformato in lingotti.

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Pronto per essere immesso sul mercato. Le sue possibili applicazioni pratiche sono molteplici. Edilizia, elettrotecnica, trasporti, arredamento, impiantistica. Le lattine sono l’oggetto che più di tutti si presta ad un facile riciclo. Vediamo alcuni esempi. Per fare una bicicletta occorrono 800 lattine. Per una caffettiera moka da tre tazze 37. Per un cerchione di auto ne servono 600, mentre per un paio di occhiali ne bastano tre. In conclusione. La strada è ancora lunga e sarebbe opportuno incentivare questa nuova imprenditoria del riciclo di alluminio. In Italia esistono molteplici imprese che grazie alla “green economy” tengono fronte alla crisi. Bisogna continuare su questa strada per divenire i primi, non solo in Europa, ma nel Mondo. Fa ben sperare per il prossimo futuro che le eccellenze italiane stiano aprendosi al “green”, puntando a sicuri successi imprenditoriali nella new economy globale.

Data:

2 Febbraio 2017