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AMARE NON È AMORE

“Io non pretendo di sapere cosa sia l’amore per tutti, ma posso dirvi che cosa è per me: l’amore è sapere tutto su qualcuno, e avere la voglia di essere ancora con lui più che con ogni altra persona. L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride” – Albert Einstein.

L’amore non cambia, siamo a noi a cambiare.

È usanza comune attribuire i momenti andati come migliori o definire quelli attuali negativi. Ai miei tempi diceva il nonno che l’amore si faceva sui calessi, perché doveva essere rubato e data la fugacità dell’attimo era decisamente più intenso. Mi zia ripeteva ad oltranza che noi avevamo la fortuna della libertà a loro negata eppure non eravamo in grado di utilizzarla nel migliore dei modi. Esiste un modo? Amare non è amore.

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Chagall – Il compleanno, 1915

L’amore viene confuso con la dimostrazione esagerata spesso legata a beni materiali.

Regali sproporzionati non hanno nulla a che vedere con l’affezione, non esistono sinonimi. Ai tempi del covid, complice la chiusura dei locali, le finanze ristrette, potrebbe tornare di moda l’atto più naturale possibile: scrivere una lettera d’amore. Ricordo di aver letto, di nascosto, quelle che mio padre scriveva a mia madre e dentro ci ho trovato farfalle essiccate. Amare presuppone l’abbattimento di creature innocue e il fine quale sarebbe?

Qualcuno diceva che amare costa un pensiero perché per l’appunto non sono le epoche a cambiare ma le persone, il loro carattere, i mezzi a disposizione, i processi intellettivi. “Ognuno ama a modo suo”, ho letto e sentito ripeterlo di continuo. Certo, mi sembra naturale e l’affermazione di tale ovvietà non può e non deve essere utilizzata come alibi. Perché l’amore resta sempre, amare è soggettivo e per questo variabile.

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Il convegno, Antonio Ambrogio Alciati

Amare vuol dire essere attraversati dal costante dubbio? Essere certi del proprio amore correndo il rischio di avere giganteschi paraocchi? Affrontare e vincere una serie di avversità in difesa dei propri sentimenti? Costringere l’altro ad amarci? Con l’intimidazione, con i plagi, con la violenza di atti fisici? La gelosia che esce da ogni poro può essere definita amore?

Ognuno di noi tende a definire il più nobile dei sentimenti secondo la propria prospettiva.

Il nostro punto di vista diventa universale e l’amare così non può mai incarnare l’amore. Perché amare non presuppone automaticamente l’amore.

Non si scrivono lettere alla luna.

Si scrive per chi ci può sentire.

E si parla all’albero, alla pianta grassa

nell’appartamento, al gatto che sale

su un altro albero. Si può arrivare fino ai tetti

e si scrive per il pallone e i bambini,

per la signora dietro al banco, per chi cede il suo posto,

per chi ci fa oggetto di uno sguardo spinto

mando lettere alla luna. L’amore non è uguale a niente.

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Amore a distanza, Magritte

L’amore è incontrollabile. Amare ci rende invincibili?

Ammettiamo come base una distesa verde. Le nostre azioni erigeranno qualcosa con dei materiali rappresentati in questo caso dai nostri sentimenti, e quel qualcosa sarà sempre e comunque perfettibile. Si parlerà allora di paglia e di fuoco, di legno ed acqua, mattoni e crepe.

Ma cosa importa davvero? L’attenzione e la cura.

Utopia?

“L’appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme. Non è il conforto di un normale voler bene. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”, Giorgio Gaber.

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Data:

14 Febbraio 2021