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AMAZZONIA: SI ABBATTE DEL 50% LA DEFORESTAZIONE

Una buona notizia giunge dal Brasile: nel 2023 si sono registrati ulteriori progressi nel contrasto al disboscamento della foresta amazzonica, segnando il dato più basso dal 2018, secondo quanto riferito dall’Inpe, l’Istituto Nazionale brasiliano per la ricerca spaziale. L’ente, creato nel 1961 e che studia vari aspetti relativi all’atmosfera, ha riscontrato che, nel corso dello scorso anno, sono andati perduti “soltanto” 5.100 km quadrati di foresta, un trend che si era già registrato nella prima metà del 2023, allorquando sempre l’Inpe aveva segnalato un rallentamento nella deforestazione, così come evinto da precise immagini satellitari.

cms_33048/foto_2_(2).jpegQuesta inversione di tendenza è il risultato della precisa linea politica dell’attuale presidente Luiz Inacio Lula da Silva, che aveva fatto del tema ambientale il centro della sua propaganda elettorale, con l’annuncio, in particolare, di voler ridurre l’abbattimento di alberi in Amazzonia a zero entro il 2030. “Il Brasile sarà implacabile nella lotta contro i crimini ambientali”, aveva riferito Lula a termine del primo semestre 2023, promettendo che “combatteremo l’estrazione mineraria illegale e coloro che attaccano le popolazioni indigene”. La politica attuale registra, infatti, un’importante inversione di tendenza rispetto al precedente presidente Bolsonaro, durante il cui mandato la deforestazione aveva raggiunto livelli altissimi, pari al 75% in più rispetto al decennio precedente.

La foresta Amazzonica è la più grande foresta pluviale del mondo, che si estende su una vastissima area in Sud America attraverso nove paesi, tra cui Brasile, Perù, Colombia e Venezuela. Si stima che la sua superficie totale ammonti a circa 5,5 milioni di chilometri quadrati, il cui 60% circa si trova proprio all’interno dei confini brasiliani. Non a caso è definita “polmone del pianeta”, poiché essa assorbe enormi quantità di anidride carbonica; inoltre, il suo denso dosso vegetativo gioca un ruolo fondamentale nel mantenere il ciclo dell’acqua, influenzando il clima di tutto il pianeta. Per tali ragioni, le parole spesso usate da Bolsonaro, secondo cui l’Amazzonia sia una questione esclusivamente brasiliana, non rispondono moralmente al vero. Uno dei più recenti studi condotti da un’equipe di scienziati brasiliani e inglesi sostiene, ancora una volta, come queste foreste tropicali “giochino un ruolo fondamentale nel raffreddamento della superficie terrestre” e che gli effetti della deforestazione siano “molto più estesi (rispetto alle immediate regioni brasiliane, ndr) di quanto non si pensasse” (fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences).

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Queste notizie certamente positive devono essere però associate al disboscamento della regione del Cerrado, vasta regione di savana che costituisce il secondo bioma più grande del Brasile che, invece, nel 2023 ha purtroppo registrato un incremento di distruzione pari al 43% rispetto al 2022, il più alto tasso dal 2019.

cms_33048/0.jpegNonostante gli interventi sinora messi in pratica, c’è sicuramente ancora molto da fare, in attesa del COP30, ovvero la trentesima conferenza mondiale sul clima organizzata dalle Nazioni Unite, che sarà simbolicamente ospitata nel 2025 proprio a Belem, in piena foresta amazzonica. Il cambio di marcia, in Brasile, è una realtà ma, ad esempio, il “marco temporal” costituisce ancora una spada di Damocle. La nota legge, approvata dal Congresso del Brasile, nonostante il veto di Lula e il parere negativo della Corte suprema, sottrae le terre alle popolazioni indigene che non possono dimostrare di averle abitate alla data dell’ottobre 1988, ovvero data di entrata in vigore della Costituzione brasiliana. Una norma che avvantaggia aziende e bande criminali, il cui unico fine è lo sfruttamento totale di quelle terre. A danno non soltanto degli indigeni, né del Brasile, ma dell’intera umanità.

Data:

6 Gennaio 2024