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“Ambasciata Usa a Gerusalemme entro 2019”

“Ambasciata Usa a Gerusalemme entro 2019”

cms_8252/Mike_Pence_afp.jpgL’ambasciata americana in Israele sarà trasferita da Tel Aviv a Gerusalemme prima della fine del 2019. Lo ha detto il vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, in un discorso pronunciato alla Knesset, il Parlamento israeliano.

Gli Stati Uniti “esortano con forza i palestinesi a tornare al tavolo del negoziato” ha affermato Pence dopo che i vertici palestinesi hanno rifiutato di riceverlo in segno di protesta per il riconoscimento americano di Gerusalemme capitale d’israele. I deputati arabo israeliani sono stati portati via dall’aula dopo aver interrotto l’inizio del discorso di Pence con grida e cartelli di protesta.

“La pace può arrivare solo col dialogo”, ha proseguito il vice presidente americano, sottolineando che gli Stati Uniti “non comprometteranno mai la sicurezza dello Stato d’Israele”. Ogni accordo di pace, ha rimarcato, “dovrà garantire la capacità d’Israele di difendersi”.

Puigdemont: “Presto nuovo governo in Catalogna”

cms_8252/puigdemont_danimarca_afp.jpgIl Tribunale Speciale spagnolo ha respinto la richiesta della procura di emettere un nuovo mandato d’arresto europeo contro il leader catalano Carles Puigdemont, ora che si trova in Danimarca. Fonti dell’alto tribunale, citate dal El Mundo, riferiscono che il giudice Pablo Llarena, titolare del caso, ritiene che siano sempre valide le ragioni che lo hanno spinto lo scorso 5 dicembre a ritirare il mandato d’arresto comunicato alle autorità belghe.

Puigdemont è sbarcato stamane a Copenaghen proveniente da Bruxelles. L’ex presidente della Generalitat catalana ha scelto infatti di recarsi in Danimarca per prendere parte ad un dibattito organizzato dall’università malgrado la minaccia di un’azione immediata della procura spagnola presso la Corte Suprema.

Puigdemont ha affermato che nonostante le “minacce” di Madrid, presto in Catalogna verrà formato un nuovo governo regionale. “Non ci arrenderemo all’autoritarismo nonostante le minacce di Madrid, e presto formeremo un nuovo governo“, ha detto l’ex presidente della Generalitat catalana poche ore dopo l’annuncio ufficiale della sua candidatura alla presidenza della Catalogna, ovvero alla stessa carica rivestita prima della destituzione.

“Madrid deve riconoscere che le forze indipendentiste hanno vinto le elezioni che Rajoy ha indetto e il governo illegittimo spagnolo sulla Catalogna deve finire”, ha aggiunto Puigdemont, sottolineando che “è ora di negoziare” e “porre fine alla repressione e cercare una soluzione politica” al conflitto.

Per quanto riguarda l’appartenenza o meno della Catalogna all’Europa, Puigdemont ha affermato: “Vogliamo far parte dell’Unione europea, poiché i catalani possono contribuire ai valori europei come la pace”. “Ci sentiamo profondamente europei”, ha detto.

“Dipendente Onu rapita a Kabul con il figlio”

cms_8252/soldati_usa_afghanistan_afp.jpgUna dipendente delle Nazioni Unite e suo figlio sono stati rapiti stamani nella zona di Khair Khana nella capitale afghana Kabul: lo riferisce la tv afghana Tolo. Fonti citate dall’emittente sostengono che la donna sia stata sequestrata mentre portava il figlio a scuola prima di recarsi al lavoro.

Secondo notizie riportate dall’agenzia di stampa afghana Pajhwok, la donna che sarebbe stata rapita a Kabul farebbe parte dello staff del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa). I media afghani non precisano la nazionalità della donna e del figlio e sinora la notizia non è comunque confermata ufficialmente.

Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

cms_8252/Senzatetto_poverta.jpgSi allarga la forbice tra i più ricchi e i poveri del mondo. L’82% dell’incremento di ricchezza netta registrato tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato all’1% più ricco della popolazione globale, mentre a 3,7 miliardi di persone che costituiscono la metà più povera del mondo non è arrivato un solo centesimo. A rilevarlo è il nuovo rapporto choc di Oxfam “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, diffuso oggi alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos.

Il dossier rivela come “il sistema economico attuale consenta solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame“. Da marzo 2016 a marzo 2017, segnala il dossier, il numero di miliardari è aumentato al ritmo impressionante di 1 ogni 2 giorni. Su scala globale, tra il 2006 e il 2015 la ricchezza a nove zeri è cresciuta del 13% all’anno, 6 volte più velocemente dell’incremento annuo salariale, di appena il 2%, che ha riguardato i comuni lavoratori. Il Rapporto segnala che i due terzi della ricchezza dei ’paperoni’ di tutto il mondo non deriva dal loro lavoro ma è ereditato o arriva da rendite monopolistiche, cioè sono il risultato di rapporti clientelari.

La lettera di Oxfam ai leader politici

E la disuguaglianza desta seria preoccupazione anche in Italia. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. La quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani superava di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione. Nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuita del 28%, mentre oltre il 40% dell’incremento di reddito complessivo registrato nello stesso periodo è fluito verso il 20% dei percettori di reddito più elevato. Nel 2016 l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

Il Rapporto choc di Oxfam evidenzia che, a livello globale, con un terzo del volume dei dividendi versati nel 2016 agli azionisti dei 5 principali marchi mondiali dell’abbigliamento – 2,2 miliardi di dollari l’anno – sarebbe possibile garantire a 2,5 milioni di vietnamiti, impiegati nel settore dell’abbigliamento, un salario dignitoso. Il Rapporto analizza le cause per cui, nell’attuale sistema economico, “il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori”.

Secondo gli analisti della confederazione internazionale di organizzazioni non profit, tra le ragioni principali di questa situazione ci sono “la forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all’erosione delle retribuzioni” e “la colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale”. Tra le cause anche i “processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione; la massimizzazione ’ad ogni costo’ degli utili d’impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager; la forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche”.

“Un nuovo miliardario ogni 2 giorni non è sintomo di un’economia fiorente, se a pagarne il prezzo sono le fasce più povere e vulnerabili dell’umanità” scandisce Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia.

“L’attuale sistema economico – osserva Iachino – crea miseri e disuguali, offrendo lavori rischiosi, sotto-retribuiti e precari e abusando sistematicamente dei diritti di chi lavora. Basti pensare che oggi il 94% degli occupati nei processi produttivi delle maggiori 50 compagnie del mondo è costituito da persone ’invisibili’ impiegate in lavori ad alta vulnerabilità senza adeguata protezione”.

“Le persone che confezionano i nostri abiti, assemblano i nostri cellulari, coltivano il cibo che mangiamo vengono sfruttate per assicurare la produzione costante di un gran volume di merci a poco prezzo e aumentare i profitti delle corporation e degli investitori” avverte il presidente di Oxfam Italia.

“Fino a quando per il sistema economico globale la remunerazione della ricchezza di pochi rimarrà un obiettivo predominante rispetto alla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti, non sarà possibile arrestare la crescita di questa estrema e ingiusta disuguaglianza” è il j’accuse di Iachino.

Sono le lavoratrici le più misere e maggiormente schiacciate dalla disuguaglianza sociale e economica, spiega ancora Oxfam. “Negli ultimi gradini della piramide sociale troviamo spesso le lavoratrici: in tutto il mondo guadagnano meno degli uomini”, rileva il dossier.

Le lavoratrici, riferisce il Rapporto di Oxfam, “operano frequentemente in ambiti sottopagati e privi di sicurezza per chi lavora“. Anche in questo settore, la disparità tra top manager e lavoratori ha raggiunto livelli estremi: in 4 giorni, l’Amministratore delegato di uno dei 5 più grandi marchi della moda può guadagnare quello che una lavoratrice della filiera dell’abbigliamento in Bangladesh guadagna in un’intera vita.

“In ogni parte del mondo – segnala Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia – abbiamo raccolto testimonianze di donne schiacciate dall’ingiustizia della disuguaglianza“. “In Vietnam – prosegue – le lavoratrici del settore dell’abbigliamento non vedono i loro figli per mesi, perché non possono tornare a casa per colpa delle lunghissime giornate lavorative e delle paghe da fame che percepiscono”.

Iachino riferisce ancora che “negli Stati Uniti abbiamo scoperto che alle lavoratrici dell’industria del pollame non era consentito di andare in bagno ed era imposto di indossare i pannolini. Sia in Canada sia in Repubblica Dominicana, molte donne di servizio nel settore alberghiero di lusso ci hanno raccontato di aver deciso di non denunciare le molestie sessuali di cui sono vittime per paura di perdere il lavoro”.

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22 Gennaio 2018