Traduci

AMERICA LATINA AL VOTO

L’America Latina si prepara all’ennesimo anno di cambiamenti e tornate elettorali. Il 2021 ha portato in cabina elettorale i cittadini del Perù, Cile, Honduras ed Ecuador per decidere il proprio presidente, mentre Messico, El Salvador, Argentina, Bolivia e Nicaragua per le legislative ed amministrative. Ora nel continente latinoamericano regna una sorta di equilibro, da un lato troviamo il braccio destro sospinto da Paraguay, Uruguay, Ecuador ed El Salvador, dall’altro troviamo quello sinistro di Honduras, Cile, Perù e Bolivia. In questo gioco delle parti e partiti, le elezioni in programma in questo 2022 possono cambiare notevolmente i pesi e le forze. Tre gli appuntamenti di quest’anno, con le presidenziali in Colombia e Brasile, i due Paesi più popolosi dell’area latinoamericana, ed il Costa Rica. Per lo Stato centroamericano, il primo round è già andato in atto il 6 febbraio scorso, con Figueres (Partido Liberación Nacional) che andrà al ballottaggio del 3 aprile contro Robles del Partito Progresso Sociale Democratico.

cms_25276/foto_1.jpg

Concentrandosi sulle altre due elezioni, la prima in ordine cronologico sarà quella colombiana. Infatti il 29 maggio si sfideranno Gustavo Petro, leader del Pacto Histórico e già dato abbondantemente come favorito, Fico Gutiérrez, a nome della coalizione di destra Equipo por Colombia, e l’ex governatore dell’Antioquia, il centrista Sergio Fajardo, per il Centro Esperanza. Insieme a questi tre nomi, ovvero i più quotati, troviamo altri 8 candidati per la Casa de Nariño tra cui Ingrid Betancourt, vittima di un sequestro delle FARC, e Óscar Iván Zuluaga, candidato del Centro democratico di Uribe e Duque. Petro, con oltre il 40% di intenzione di voto secondo Invamer, è ex guerrigliero del Movimento 19 de Abril, che negli anni ‘70 ed ‘80 mise a segno clamorosi atti terroristici, oggi economista che incentra il suo programma governativo sull’aumento del salario minimo e il rallentamento dello sfruttamento petrolifero e minerario.

cms_25276/foto_2.jpg

Figura controversa, unico a non aver condannato l’invasione russa in Ucraina, potrebbe riportare la sinistra in Colombia, facendo cadere così un’alleato storico agli Stati Uniti. Comunque andrà, la Colombia metterà subito a dura prova il neo-presidente, con una situazione economica vacillante, i flussi migratori incessanti, lo spettro delle FARC ed i rapporti molto tesi con il Venezuela, tutto questo come punta di un iceberg fatto di tantissime altre difficoltà e problemi. In ottobre invece, esattamente il 2 ed eventualemente anche il 30 con il ballottaggio, sarà il turno dei cittadini brasiliani andare a votare. Lo scontato duello per il Palácio do Planalto sarà tra il presidente attualmente in carica Jair Bolsonaro e l’ex presidente verdeoro nel 2003-2010 Luiz Inácio Lula da Silva. I sondaggi danno come super favorito, addirittura al primo turno, proprio Lula, che nel 2016 venne coinvolto nella Operação Lava Jato con conseguente condanna a 12 anni, seguita poi da una nuova incriminazione nel 2018. Le accuse saranno poi ribaltate e l’ex presidente verdeoro il 7 marzo 2021 viene prosciolto da ogni accusa e torna quindi eleggibile

cms_25276/foto_3.jpg

La sfida tra i due si preannuncia molto dura, senza esclusione di colpi, in cui la componente social sarà aspetto determinante. Bolsonaro, dopo una gestione della pandemia disastrosa, politiche durissime sul clima e sugli indigeni, liberale e conservatore, deve recuperare un’ampio gap al suo avversario. Punto di forza per l’attuale Presidente, il bacino elettorale del centrão e la componente relegiosa degli evangelisti. Lula da Silva invece punterà sull’effetto amarcord, forte di politiche passate come la Fome Zero e la Bolsa Familia. Per l’America Latina quindi tre elezioni molto importanti, in grado di spostare gli equilibri dell’area e non solo. Lo scenario che vede il ritorno della sinsitra in Colombia preoccupa la Casa Bianca, che da anni ha trovato in essa il maggior alleato latinoamericano, mentre al contrario la Russia osserva e ci spera. Lo stesso discorso vale per il Brasile, Paese trainante dell’area, con la maggior popolazione e possibilità di svariati accordi commerciali ed economici che varieranno a seconda di chi tra Bolsonaro e Lula diverrà il Presidente.

Data:

20 Marzo 2022