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ANCHE IRAN ED EMIRATI ARABI NELL’ALLEANZA BRICS

Con il 1° gennaio 2024 i Brics, ovvero l’unione dei paesi economicamente emergenti (o ex emergenti, ndr), si allarga ufficialmente: entrano a farne parte Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Etiopia. L’Argentina, nonostante in precedenza avesse espresso il desiderio di aderirvi, via ha recentemente rinunciato a seguito della vittoria di Milei, il quale ha subito dichiarato di non voler perseguire alcune scelte operate da governi precedenti, tra cui proprio l’ingresso nel “club”. Nell’adesione spera invece concretamente il Venezuela che, attraverso le parole del suo presidente Nicolas Maduro, ha peraltro criticato la mossa del vicino sudamericano, affermando che Milei agisca, in tal modo, contro gli argentini. Per tutto il 2024 la guida del gruppo sarà proprio russa, secondo uno scherma di presidenza turnario che richiama un po’ quello noto nel sistema delle istituzioni europee. Il significato di questa “alleanza” è di grande spessore e segna sostanzialmente una vittoria della Federazione Russa in campo politico-economico-finanziario, suggellata semplicemente dai numeri. I paesi Brics hanno una superficie totale di 45.756.242 km quadrati e una popolazione complessiva stimata in 3,64 miliardi di persone, che rappresentano il 31% della superficie terrestre mondiale e circa il 45% della popolazione mondiale.

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L’ingresso delle ultime potenze mediorientali porta ulteriore “petrolio” ai già ricchi giacimenti russi e Mosca, in questo momento, acquista un peso sempre maggiore in termini di influenza economica mondiale. Alle spalle, certamente, di Pechino, ma in ogni caso portando con sé l’ennesima dimostrazione dell’inefficacia delle varie sanzioni sinora varate. Il gruppo, al momento, è quindi costituito da Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha affermato che circa altri 30 paesi vogliono collaborare con questo “club”, dichiarando, nel corso di una riunione della commissione affari esteri del partito Russia Unita a fine dicembre, che la scelta in questione sia “logica, poiché i Brics operano secondo i principi di una vera democrazia e di rispetto reciproco”, constatazione che persuade “molti Paesi ad avvicinarsi” ai membri che già ne fanno parte. Vladimir Putin, in un messaggio inaugurale alla vigilia di questa presidenza, ha descritto questo successo come “una dimostrazione convincente del crescente prestigio del gruppo e del suo ruolo negli affari mondiali”. Le mire, evidenti, sono quelle di creare un polo nettamente opposto all’Occidente capitanato dagli Stati Uniti, che possa competere persino a livello monetario, vista la previsione – anche se di difficile e di molto remota realizzazione – di una moneta unica, che unisca ancor più saldamente i suoi membri e che si ponga quale reale antagonista al dollaro, quale moneta scambiata a livello internazionale.

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L’unione dei Brics si professa quale cooperazione, tra i paesi membri, in campo economico, politico e di sviluppo sostenibile, non pertanto militare. L’aggregazione, inoltre, non è sancita da un vero e proprio trattato, ma da accordi; tuttavia, data la portata crescente a livello economico di questi paesi, il “club” esercita un’importante influenza sulla scena mondiale. Non a caso, India, o Cina, o Brasile non possono più essere considerate economie emergenti, ma stabili e influenti partner commerciali e industriali a livello planetario. Il gruppo è nato nel 2009 per “costruire un ordine mondiale multipolare” e oggi si sta consolidando come un unico vero polo che spaventa l’Occidente, sempre più impegnato nel fronteggiarlo attraverso nuovi sistemi di alleanze strategico-economiche, come il recentissimo desiderio di partnership tra Stati Uniti – Giappone – Corea del Sud incoraggiato da Biden. Già nel 2022, i Brics a 5 hanno sorpassato il PIL prodotto dai paesi del G7 (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Canada): 31,5% del prodotto interno lordo mondiale, contro il 30,3%, a parità di potere di acquisto. Le previsioni di O’Neill, economista della Goldman Sachs, si stanno rivelando profetiche, avendo lo stesso pronosticato che i Bric (senza ancora la S di “Sudafrica”) sarebbero cresciuti più del G7. Fu proprio Jim O’Neill che coniò l’acronimo, per indicare nell’ormai lontano 2001 il gruppo costituito da Brasile, Russia, India e Cina, sostenendo che avrebbero rappresentato i Paesi con le economie in più rapida crescita nel primo decennio del XXI secolo.

Data:

3 Gennaio 2024