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ANCORA ATTESA PER ASIA BIBI

La discussa vicenda di Asia Bibi, cristiana cattolica condannata alla pena di morte per blasfemia in Pakistan, avrebbe dovuto concludersi giovedì scorso, data dell’ultimo appello per la revisione del suo caso. Ma così non è stato. L’alto magistrato Iqbal Hameed Ur Rehman ha dichiarato di non poter giudicare la 45enne a causa di un conflitto di interessi: qualche mese fa aveva condannato a morte Mumtaz Qadri, che nel 2011 aveva assassinato il governatore del Punjab proprio per aver difeso la cristiana. “I due casi sono collegati tra loro” ha spiegato il giudice, preferendo abbandonare il collegio riunito presso la Corte Suprema di Islamabad. La cancelleria ha pertanto proclamato un rinvio a data da destinarsi, accolto con grande amarezza dalla famiglia di Asia e dai suoi difensori.

cms_4705/foto_2.jpgQuesti i commenti a caldo di Joseph Nadeem, tutore della famiglia: “Questa mattina alle 9,30 eravamo davanti alla Corte Suprema, visibilmente emozionati. Il caso di Asia Bibi era il decimo nella lista. Intorno alle 10,30 la cancelleria ha annunciato la discussione del caso ‘Asia Bibi contro lo stato’. In quel momento uno dei giudici ha annunciato che avrebbe abbandonato l’aula. E’ stata una doccia fredda. Perché il magistrato non lo ha detto giorni fa? […] E’ un ostacolo imprevisto: speravamo in una rapida soluzione del caso. Aspetteremo ancora, ma non perdiamo la speranza. Confidiamo in Dio e nella giustizia”. Anche Saiful Malook, avvocato a capo del pool di legali della Bibi, dice di aver nutrito “buone speranze per l’assoluzione” prima dell’inaspettato annullamento della seduta d’appello, un vero e proprio fulmine a ciel sereno.

L’inferno di Asia ebbe inizio il 14 giugno 2009. Un giorno di fatica come tanti altri per lei, lavoratrice agricola a giornata. Mentre era intenta a raccogliere le bacche, scoppiò un banale diverbio con le sue colleghe musulmane, che già da tempo la discriminavano per il suo credo religioso. Le musulmane non volevano che lei, in quanto cristiana, trasportasse un recipiente pieno d’acqua. Cinque giorni dopo l’accaduto, le colleghe denunciarono Asia per blasfemia, sostenendo che nel corso del litigio aveva ingiuriato il Profeta Maometto. La Bibi smentì subito tali accuse, proclamandosi innocente sin dal primo momento; ma ciò non bastò a risparmiarle una detenzione carceraria all’insegna della violenza e del terrore. L’articolo 295c del codice penale pachistano, in vigore dal 1986, prevede infatti la pena di morte per chiunque venga accusato di blasfemia, anche nel caso in cui non esistano prove che certifichino l’avvenuto reato. Una legge che ben si presta alle intenzioni degli islamici più estremisti e ostili nei confronti delle altre professioni religiose. Lo stesso governatore del Punjab, Salman Taseer, pur essendo islamico la definì come kala kanoon (“legge nera”), mentre il cattolico Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze Religiose, spiegò: “La legge sulla blasfemia è spesso utilizzata come uno strumento per risolvere questioni personali; l’85% dei casi sono falsi. Molti innocenti sono stati vittima di casi di blasfemia. I tribunali emettono verdetti, ma poi i crimini non vengono provati dalle alte corti”. Sia il governatore che il ministro furono assassinati nel 2011 da estremisti islamici per aver sostenuto l’innocenza della Bibi, suscitando l’indignazione della comunità mondiale.

L’11 novembre 2010 Asia fu condannata alla pena di morte senza attenuanti; la sua famiglia presentò ricorso all’Alta Corte di Lahore contro tale sentenza. Questo le permise di sottrarsi, almeno temporaneamente, all’esecuzione, ma la portò a vivere una reclusione estenuante e terribile: una delegazione della ONG Masihi Foundation, dopo una visita alla donna in carcere, definì alquanto critiche le sue condizioni psicofisiche, con una totale assenza di igiene all’interno della cella. La situazione si aggravò nel 2013, quando Asia fu privata anche delle visite dei suoi cari perché trasferita nel carcere femminile di Multan, a sei ore di auto dalla sua città d’origine, Sheikhupura. Il 16 ottobre 2016 la commissione a cui era stato presentato ricorso contro la sentenza di primo grado, confermò la condanna alla pena capitale, per poi sospenderla il 22 giugno 2015, chiedendo il parere di un altro tribunale.

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Una storia terribile, fatta di odio e discriminazioni che mai dovrebbero essere accostati a un credo religioso. Il 18 novembre 2012 Papa Benedetto XVI chiese, invano, la liberazione della donna. Nell’aprile dello scorso anno Papa Francesco incontrò in piazza San Pietro il marito di Asia, Ashiq Masihe una dellesue cinque figlie, Eisham, esprimendo tutta la sua vicinanza nei confronti della cristiana condannata.

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Mentre sui social sta prendendo piede l’hashtag “Je suis Asia Bibi” a difesa della donna, ad oggi il suo futuro sembra essere sempre più incerto. Le sue vicende giudiziarie sembrano dover durare in eterno, perché nessun giudice vuole assumersi la responsabilità della sua assoluzione, temendo ritorsioni da parte della comunità islamica, come nel caso di Arif Iqbal Bhatti, ucciso nel 1997 per aver assolto due presunti blasfemi cristiani. Giovedì mattina, alla luce delle minacce da parte di alcuni gruppi estremisti in caso di verdetto a favore della Bibi, a Islamabad è stato disposto un grande dispiegamento di forze armate.

“Secondo la legge islamica, la punizione per i blasfemi è solo la morte: Asia Bibi dev’essere impiccata. Non si tollereranno altre strade”, questo l’appello di 150 imam e ulama del gruppo estremista Sunni Tehreek, che avvertono: “Se Asia Bibi sarà trasferita in un paese straniero, milioni di devoti al Profeta Maometto scenderanno in strada per una lunga marcia contro il governo che vuole dichiarare il Pakistan uno stato laico”. Anche il gruppo Lal Masjid (“Moschea rossa”) minaccia di diventare un centro di movimento antigovernativo in caso di assoluzione della cristiana, e aggiunge: “Consideriamo blasfemi tutti coloro che la difendono, chiunque essi siano e qualunque posizione ricoprano”.

Il cattolico Kahlil Tahir Sindhu, ministro delle Minoranze e dei Diritti Umani della provincia del Punjab, si sta adoperando affinché la nuova udienza venga fissata al più presto, nella migliore delle ipotesi all’inizio del mese prossimo. Ma, anche se dovesse essere scarcerata, Asia dovrà vedersela con gli islamici, che lei sostiene di aver già perdonato, con quella nobiltà d’animo che prescinde da qualsiasi distinzione religiosa.

Data:

15 Ottobre 2016