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ANCORA VIOLENTI SCONTRI IN DARFUR

Sono almeno 168 le persone rimaste uccise nei combattimenti tra arabi e ‘non-arabi’ nella regione del Darfur, devastata dalla guerra in Sudan. Adam Regal, portavoce del Coordinamento Generale per i rifugiati e gli sfollati del territorio, ha affermato che le ostilità si sono manifestate per la prima volta giovedì con l’uccisione di due persone da parte di un assalitore sconosciuto a Kreinik, circa 30 km ad est di Genena, la capitale provinciale del Darfur occidentale.

Gli scontri hanno in seguito raggiunto la capitale, dove gruppi armati hanno attaccato i feriti mentre venivano curati nell’ospedale principale della città. Dinanzi a queste azioni disumane, è intervenuto il Comitato Internazionale della Croce Rossa, che ha chiesto alle autorità di garantire l’arrivo sicuro dei feriti negli ospedali.

Sei mesi dopo il colpo di stato, il Sudan ha promesso di continuare la lotta per la democrazia. Una brutale repressione militare ha sconvolto innumerevoli vite, ma non ha spezzato lo spirito del movimento nazionale per arrivare al processo di transizione democratica.

I membri dei comitati di resistenza, gruppi di quartiere che guidano le proteste attraverso il coordinamento di marce a livello nazionale, sostengono che questo annientamento ha solo indurito la loro opposizione al dominio militare, impegnandosi ad intensificare le proprie manifestazioni dopo il mese santo del Ramadan, che si concluderà la prossima settimana.

Tuttavia, le proteste potrebbero andare avanti anche nelle prossime settimane a causa della diffusa insicurezza alimentare. Secondo il Programma Alimentare Mondiale (WFP), circa la metà della popolazione del Sudan, 20 milioni di persone, quest’anno potrebbe soffrire la fame.

La crisi alimentare è il risultato diretto del colpo di stato militare, che ha spinto i donatori occidentali a sospendere miliardi di dollari in riduzione del debito e aiuti allo sviluppo; per il governo, quindi, è divenuto quasi impossibile poter accedere alle importazioni di grano.

Come la storia insegna, ‘la questione del grano’ potrebbe innescare proteste assai più ampie. Ciò che appare chiaro, ad oggi, è che il regime non ha alcun piano per salvare l’economia. L’unico obiettivo realmente perseguito dalle autorità sembra quello di ristabilire qualche coalizione civile per riavviare i finanziamenti internazionali.

Data:

25 Aprile 2022