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Angela Merkel al capolinea? – Nordcorea, nuove sanzioni Usa

cms_7776/merkel_afp_triste.jpgIn queste ore, Angela Merkel non sembra navigare in buone acque. Dopo il mancato accordo per il governo Giamaica, per la cancelliera tedesca si prospettano tempi difficili, con una crisi politica che ha iniziato a bussare prepotentemente alle porte del Bundestag. Naufragato il tentativo di creare una coalizione di governo tra Cdu, la sorella bavarese Csu, Liberali e Verdi, ieri anche il presidente federale Frank Walter Steinmeier ha fatto appello ai partiti, nella speranza di trovare una soluzione alla crisi che sta scuotendo la Germania. “La preoccupazione è forte, dentro come fuori dal nostro paese”, ha detto Steinmeier dopo aver concluso l’incontro con la cancelliera.

Una dichiarazione che ha aperto scenari complicati, con l’ombra di nuove elezioni tornata a proiettarsi su Berlino. Ma è davvero la fine dell’era Merkel, come gridano in molti, oppure per l’inossidabile cancelliera esistono ancora margini di manovra?

NUOVE ELEZIONI, SI’ O NO? – Ieri sera Merkel, da 12 anni alla guida della Germania, ha ammesso di preferire elezioni anticipate all’ipotesi di guidare un governo di minoranza, sottolineando di essere pronta a condurre il suo partito Cdu a un nuovo voto. “Sono una donna che ha delle responsabilità e sono pronta a prendermene delle altre“, ha detto la cancelliera alla televisione pubblica tedesca. L’ex pupilla di Kohl ha smentito le sue dimissioni, dopo la rottura dei negoziati fra la Cdu-Csu, i Verdi e i Liberali. “La Germania ha bisogno di stabilità”, si è affrettata a ribadire la cancelliera, ricordando che in campagna elettorale ha sempre risposto “sì” quando le è stato chiesto se fosse disposta a guidare la Germania per un nuovo mandato. Per questo, ha aggiunto, non intende certo ritirarsi dopo due mesi.

In Germania, però, difficilmente si tornerà alle urne in primavera. E’ probabile che si avvieranno colloqui con la Spd, ma non si esclude la possibilità di tornare a negoziati per la formazione di una coalizione Giamaica con i liberali, che si troverebbero a questo punto in una posizione di maggiore forza. “Il ritorno alle urne è molto difficile – spiega all’Adnkronos Daniel Gros, economista tedesco direttore del Centro di studi politici europei (Ceps) di Bruxelles – perché in Germania è sempre vivo il ricordo dell’instabilità e dell’ingovernabilità dell’epoca di Weimar”, che portò all’ascesa del nazismo.

E LA GROSSE KOALITION? – Ieri Merkel non ha voluto chiudere la porta all’idea di una nuova Grosse Koalition con i socialdemocratici di Spd, che viene però esclusa dal leader del partito, Martin Schulz. “Naturalmente io sono disposta a dialogare”, ha affermato la cencelliera, spiegando che bisogna aspettare l’esito dell’incontro fra i socialdemocratici e il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier.

NEGOZIATI POSSIBILI – E’ possibile che si andrà prima a negoziati con i socialdemocratici, che però “si trovano in una posizione molto difficile – spiega Gros – divisi tra un’anima governativa e responsabile verso lo Stato ed un’altra che punta più sull’interesse del partito e che è molto scettica” sull’ipotesi di una nuova Grande coalizione, “per cui bisognerà vedere se e in che misura queste due anime della Spd troveranno un accordo”. Anime che hanno una sintesi in Martin Schulz, “molto vicino alla base ma con un profilo più governativo, che deriva dalla sua esperienza di presidente del Parlamento europeo”, sottolinea Gros. Il direttore del Ceps, tuttavia, non esclude “un ritorno ai negoziati per dare vita ad una coalizione Giamaica nel caso in cui le cose non funzionassero con la Spd, perché il leader dei liberali Christian Lindner vedrebbe accresciuto il suo potere, con gli altri partiti più interessati di lui ad arrivare ad un accordo”.

PERCHE’ SONO FALLITI I NEGOZIATI PER GIAMAICA? – Il ricongiungimento famigliare per i richiedenti l’asilo e la strategia per far fronte ai cambiamenti climatici sono alcuni tra i principali nodi che hanno impedito a Merkel di strappare un accordo tra Cdu/Csu, Verdi e Fdp per la nascita di un governo a tre, una coalizione Giamaica che per la prima volta avrebbe governato a livello federale. Tra i temi oggetto di maggior controversia nel corso dei colloqui ci sono state le migrazioni, uno dei punti più complessi da affrontare e che ha visto contrapporsi idee diverse: dal tetto ai nuovi arrivi al ripristino immediato del programma di ricongiungimento famigliare per i richiedenti asilo – sospeso fino al prossimo marzo e voluto dai Verdi, fino alla necessità di gestire la politica migratoria solo attraverso una nuova legge, sostenuta dai Liberali.

Anche sul fronte clima, l’accordo era generale quanto all’impegno assunto dalla Germania a livello internazionale per attenersi a quanto prescritto nello storico Accordo di Parigi del 2015. Ma un’intesa è mancata nel determinare il modo in cui il paese dovrà ridurre le emissioni di diossido di carbonio entro il 2020. Pareri discordanti anche sull’inquinamento. L’Unione che fa capo a Angela Merkel era contraria a fissare una data limite per la circolazione dei veicoli con motore a combustione, altamente contaminanti. Una posizione in contrasto con la pretesa dei Verdi, sostenitori di una maggiore regolamentazione in questo ambito e della necessità di imporre blocchi nella circolazione in città per quelle auto responsabili di emissioni inquinanti.

Infine, sul fronte dell’Unione Europea, la Csu, sorella bavarese della Cdu di Merkel insisteva per cancellare i negoziati di adesione con la Turchia. I Verdi erano contrari ed erano favorevoli ad un congelamento del processo. I partiti non hanno trovato l’accordo neanche in materia di salvataggi finanziari della Ue a favore di paesi membri in difficoltà economiche.

Nordcorea, nuove sanzioni Usa

cms_7776/Trump_Kim_afp.jpgGli Stati Uniti hanno annunciato oggi nuove sanzioni tese a fare pressioni sulla Corea del Nord, all’indomani dall’annuncio di Donald Trump che il Paese è di nuovo designato come sponsor di terrorismo.

“Gli Stati Uniti continuano ad intraprendere azioni, multilaterali o unilaterali, per interrompere l’opera illecita di finanziamento della Corea del Nord del suoi programmi illegali nucleari e balistici” recita un comunicato dell’ufficio del Tesoro che si occupa delle sanzioni, precisando che queste misure colpiranno persone di Paesi terzi con “antichi legami commerciali” con Pyongyang e network che permettono l’attività commerciale del regime.

“Mentre la Corea del Nord continua a minacciare la pace e la sicurezza internazionale, noi siamo fermi nella nostra determinazione di massimizzare la pressione economica per isolarla dalle risorse esterne di commercio ed introiti, smascherando le sue tattiche elusive”, ha dichiarato il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin.

Mugabe si è dimesso

cms_7776/mugabe_dimissioni_afp.jpgCon l’annuncio delle sue dimissioni in una lettera inviata al Parlamento, si è conclusa la lunga avventura politica di Robert Mugabe, l’eroe della liberazione dello Zimbabwe che si era progressivamente trasformato in un tiranno, trascinando il suo paese nel baratro di una catastrofica crisi economica e nell’isolamento internazionale. Agli arresti domiciliari dal 15 novembre, Mugabe ha resistito per lunghi giorni a tutte le pressioni per dimettersi. Oggi ha finalmente capitolato, quando ormai il parlamento si era riunito per avviare la procedura di impeachment e tutti lo avevano abbandonato. Ora bisognerà vedere se la sua uscita di scena porterà a libere elezioni.

Dopo le dimissioni di Mugabe, il partito di governo Zanu-Pf ha annunciato che Emmerson Mnangagwa, vice presidente fino alla rimozione voluta due settimane fa da Mugabe, diventerà presidente entro le prossime 48 ore.

Mnangagwa ha annunciato che sta facendo ritorno in Zimbabwe. “Voglio congratularmi con il popolo dello Zimbabwe per aver raggiunto questo storico momento – ha dichiarato – insieme noi assicureremo una pacifica transizione per il consolidamento della nostra democrazia e portare un nuovo inizio per tutti e far crescere pace e unità”.

“Mentre faccio ritorno in patria – ha aggiunto Mnangagwa che era fuggito in Sudafrica dopo il licenziamento dicendo di temere per la sua vita – io sono ansioso di lavorare insieme al popolo dello Zimbabwe per affrontare le sfide politiche ed economiche che il nostro amato Paese deve affrontare”.

A 93 anni Mugabe era il più anziano e longevo capo di Stato del mondo in carica e l’unico leader che lo Zimbabwe avesse conosciuto dall’indipendenza nel 1980. A precipitare la sua caduta, è stato il suo tentativo di imporre la seconda moglie Grace, di 41 anni più giovane, come suo successore. L’ambiziosa first lady, diventata una sorta di primo ministro ufficioso, era riuscita a convincere il marito a destituire il vice presidente Emmerson Mnangagwa, che si era rifugiato all’estero. Ma è stato proprio questo passo a convincere l’esercito a intervenire.

Mugabe è stato posto agli arresti domiciliari la mattina del 15 novembre mentre le forze armate del generale Constantino Chiwenga venivano dispiegate nella capitale. Sono allora cominciate le pressioni, anche con la mediazione del Sudafrica, per convincere Mugabe a dimettersi. L’anziano leader ha tentato di resistere, ma intanto lo hanno abbandonato sia il suo partito Zanu-Pf che l’associazione dei veterani di guerra, da lui usata come milizia per reprimere il dissenso.

Nato il 21 febbraio 1924, Mugabe è stato educato dai gesuiti, ha studiato in varie universita’ africane ed ha insegnato in un liceo del Ghana, dove conobbe la prima moglie Sally Hafron. Nel 1960 ritorno’ in quella che allora era la Rhodesia coloniale, diventando uno dei protagonisti della lotta per l’indipendenza e i diritti della maggioranza nera. Condannato nel 1964 a dieci anni di carcere, fu poi rilasciato e riparò in Mozambico dove diventò il capo dell’ala paramilitare del partito Zanu (Unione del Popolo Africano dello Zimbabwe) e poi capo dell’intera formazione politica.

Nel 1980, Mugabe vinse le prime elezioni dopo la fine del regime bianco di Ian Smith, che era succeduto al colonialismo britannico, e diventò primo ministro. Da allora ha sempre guidato il paese, di cui è diventato presidente nel 1987. Fra i suoi successi vi è la creazione d un sistema d’istruzione che ha ridotto l’analfabetismo al 10%, ma il suo governo sempre più dittatoriale e corrotto ha progressivamente portato il paese, ricco di risorse minerarie, alla rovina economica.

A distruggere l’economia hanno contributo il costoso intervento nella guerra civile nella Repubblica democratica del Congo (1998-2002) e la disastrosa riforma agraria varata nel 2000. Quell’anno, Mugabe fu sconfitto nel referendum sulla nuova costituzione da lui voluta, grazie all’azione di un nuovo partito d’opposizione guidato da Morgan Tsvangirai.

Il presidente dello Zimbabwe reagì intensificando la persecuzione degli avversari politici, tramite la sua milizia di veterani della guerra di liberazione, e perseguendo l’esproprio delle piantagioni dei 4mila farmer bianchi rimasti nel paese, che detenevano il 70% delle terre migliori. Ma l’esproprio non è andato a beneficio dei contadini poveri come promesso, quanto ai membri del partito Zanu, spesso incapaci di portare avanti una fattoria. E la produzione agricola che un tempo era la principale risorsa del paese è precipitata ai minimi storici, complici una serie di annate di siccità.

Fra il 2008 e il 2009, mentre la zecca continuava a stampare nuova moneta, il paese è precipitato in una spirale di iper inflazione con il pane che costava milioni di dollari dello Zimbabwe. La crisi è stata tamponata usando il dollaro americano come valuta. Ma il paese non si è mai risollevato, dando il via ad un’emigrazione di massa nei paesi vicini. Il tasso di disoccupazione è attorno al 90%, l’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. La speranza di vita, a causa anche della diffusa piaga dell’Aids, è di 54 anni per gli uomini e 53 per le donne.

Isolato in Occidente, Mugabe era considerato persona non grata negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. Tuttavia era stato scelto come presidente dell’Unione Africana per l’anno 2015. Di recente, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) era stata costretta da una valanga di critiche e proteste a ritirare la sua nomina ad ambasciatore di buona volontà.

Diventato negli anni sempre più paranoico, Mugabe addebitava la crisi economica ad un complotto dell’occidente e considerava i suoi critici, all’interno come all’esterno del suo partito Zanu, come “sabotatori e traditori”. Negli ultimi anni il fasto della sua residenza ufficiale, così come le sue lussuose feste di compleanno, con migliaia di invitati, spoglie di leoni uccisi e portate a base di animali in via di estinzione, avevano fatto scandalo in un paese al limite del sussistenza.

Nigeria, kamikaze-ragazzino fa strage in moschea: 50 morti

cms_7776/nigeria_afp.jpgAlmeno 50 morti. E’ il bilancio di un attentato condotto da un kamikaze ragazzino che si è fatto esplodere in una moschea nel nordest della Nigeria.

Il bilancio potrebbe non essere definitivo dal momento che decine di altre persone sono rimaste ferite, molte in modo grave.

Secondo quanto riferito da un portavoce della polizia, il kamikaze ha innescato la cintura esplosiva che aveva addosso all’interno di una moschea nella città di Mubi, nello Stato di Adamawa, durante le preghiere del mattino. L’attacco non è stato al momento rivendicato, ma le modalità rimandano a Boko Haram.

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22 Novembre 2017