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Libia, gas e petrolio: miccia accesa

Libia, gas e petrolio: miccia accesa

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Le esportazioni libiche di petrolio e gas sono davanti alla “più grande minaccia dal 2011”. Mustafa Sanalla, presidente della compagnia petrolifera nazionale libica (Noc), parla chiaro. E lo fa nel corso di un incontro a Tripoli con il capo del consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj, dopo l’offensiva militare lanciata dalle forze del generale Khalifa Haftar. La miccia è accesa, insomma, e il pericolo sembra essere dietro l’angolo esattamente come otto anni fa, quando scoppiò la rivolta contro il colonnello Muammar Gheddafi, date le dimensioni degli scontri e le ripercussioni della guerra alla periferia sud di Tripoli. Secondo una nota pubblicata sulla pagina Facebook del governo di concordia, Serraj è stato informato da Sanalla delle attività della Noc per garantire la fornitura di carburante nella capitale e in altre zone della Libia.

E a lanciare l’allarme dall’Italia è la FederPetroli. “E’ questione di qualche settimana se non di qualche giorno: se non cambierà la situazione in Libia – afferma in una nota il presidente della FederPetroli Italia, Michele Marsigli, commentando le parole di Sanalla – ci sarà una forte impennata dei prezzi del greggio e potrà essere di lungo periodo, sconvolgendo sia i mercati borsistici internazionali che quelli degli operatori di mercato. L’Opec questa volta, trovandosi in difficoltà già per la questione Venezuela, avrà difficoltà a gestire le quote di produzione”. E ancora: “Le flessioni di questi giorni di qualche punto su Brent e Wti sono solo piccola speculazione di mercato in attesa di un’onda rialzista”, spiega.

Julian Assange…E ora?

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Dopo aver trascorso 2.487 giorni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, Julian Assange è stato arrestato. Revocato il suo asilo politico, gli agenti britannici hanno prelevato il fondatore di Wikileaks per portarlo alla stazione centrale di Scotland Yard. Il 47enne rischia ora l’estradizione negli Stati Uniti, dove potrebbe essere condannato a 5 anni di carcere. Portato fuori di peso dall’edificio e spinto dentro un furgone mentre gridava “il Regno Unito deve resistere”, capelli e barba lunga, è apparso invecchiato e provato.
Assange, cittadino australiano, sta ricevendo l’assistenza consolare ma non riceverà alcun “trattamento speciale”, ha detto il primo ministro Scott Morrison. Il ministro degli Affari esteri australiano, Marise Payne, si legge sul Guardian, ha fatto sapere che i funzionari sono stati informati che la Gran Bretagna non accetterebbe l’estradizione se un individuo dovesse affrontare la pena di morte a cui “l’Australia è completamente contraria.
Come hanno spiegato i legali di Assange, l’arresto è avvenuto “in relazione a una richiesta di estradizione degli Stati Uniti” che dal canto loro hanno confermato di aver chiesto al Regno Unito l’estradizione di Julian Assange “in relazione all’accusa federale di aver partecipato ad un complotto per accesso abusivo in una rete informatica”. Secondo quanto si legge negli atti dei procuratori federali, datati 8 marzo ma finora secretati, il 47enne è accusato di aver “aiutato Chelsea Manning, ex analista dell’intelligence militare, ad entrare nei computer protetti da password del dipartimento della Difesa collegati al Siprnet, la rete del governo americano usata per documenti e comunicazioni classificate”. Per Assange è dunque stata richiesta l’estradizione per reati informatici e non per spionaggio. Nell’atto di accusa si sottolinea che Assange ha avuto un ruolo “nella più ampia sottrazione di materiale classificato della storia degli Stati Uniti”.

Deve rispondere per quello che ha fatto”, ha commentato l’ex candidata presidenziale democratica degli Stati Uniti Hillary Clinton. Il sito web fondato dal giornalista australiano ha pubblicato le email dal Partito democratico, hackerato dal governo russo, che sono state dannose per la Clinton durante le elezioni presidenziali del 2016. “È chiaro dall’accusa che è venuta fuori, che l’arresto riguarda l’assistenza all’hackeraggio di un computer militare per rubare informazioni dal governo degli Stati Uniti”, ha detto Clinton. “Aspetterò e vedrò cosa succederà, ma deve rispondere per quello che ha fatto”, ha sottolineato l’ex segretario di Stato.

Nell’atto di accusa dei procuratori distrettuali di Alexandria, Virginia – il tribunale più vicino al Pentagono – si afferma che Assange ha “incoraggiato in modo attivo” Manning a consegnare materiale top secret. E quando l’analista dei servizi segreti militari gli disse di aver consegnato a Wikileaks tutti i file che aveva rubato, Assange avrebbe risposto: “Occhi curiosi non rimangono mai a secco nella mia esperienza”. Una ricostruzione in contrasto con quanto affermato da Manning che durante il suo processo disse di aver inviato di sua iniziativa i documenti rubati a Wikileaks e che nessuno del sito di Assange le aveva mai chiesto di dare altre informazioni. Ma i procuratori presentarono copie di conversazioni in chat tra Manning ed Assange sostenendo quindi che i due avevano collaborato.

Non so nulla di Wikileaks, non è una cosa che mi interessa e so che è qualcosa che ha a che fare con Julian Assange”, è stata la risposta di Donald Trump ai giornalisti nello Studio Ovale che gli chiedevano se amasse ancora Wikileaks. Trump twittò ’I love Wikileaks’ quando, nell’ottobre del 2016, il sito pubblicò le mail compromettenti su Hillary Clinton. “Vedremo quello che succede con Assange, non so molto di lui, non è la questione della mia vita” ha detto ancora il presidente Usa dimostrando disinteresse per la vicenda dell’estradizione richiesta dagli Usa che, ha sottolineato, è una questione su cui dovrà decidere l’attorney general William Barr.

L’arresto ha provocato un acceso dibattito. Da una parte c’è il governo che difende l’arresto prova che “nessuno è al di sopra della legge”. Comparso in un tribunale di Londra, il 47enne australiano è stato dichiarato colpevole di aver infranto i termini della libertà condizionale, poiché non si è consegnato alle autorità britanniche per un mandato del 2010 legato alle accuse di violenza sessuale in Svezia, che sono state successivamente ritirate. Ma i gruppi laburisti e delle libertà civili hanno condannato la richiesta di estradizione degli Stati Uniti. L’avvocato di Assange, Jennifer Robinson, ha dichiarato che l’arresto del suo cliente è un “pericoloso precedente”. L’ex analista della Nsa americana Edward Snowden ha definito l’arresto un “momento buio per la libertà di stampa”. “Le immagini dell’ambasciatore dell’Ecuador che invita la polizia segreta britannica all’interno dell’ambasciata per trascinare fuori dall’edificio un giornalista vincitore di premi finiranno nei libri di storia. I critici di Assange possono anche rallegrarsi, ma questo è un momento buio per la libertà di stampa”, ha scritto Snowden in un tweet.

“E’ brava coi numeri”, Trump voleva Ivanka alla Banca Mondiale

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Donald Trump pensò di nominare la figlia Ivanka al vertice della Banca Mondiale. Lo ha raccontato lo stesso presidente Usa in un’intervista a The Atlantic, nella quale tesse le lodi dei suoi figli, in particolare della secondogenita. Ivanka ha un “talento naturale” per la diplomazia, afferma Trump nell’intervista, e per questo “avrebbe fatto grandi cose alle Nazioni Unite”. La possibile accusa di “nepotismo”, lascia intendere il presidente, l’ha fatto desistere dal nominare la figlia, sua consigliera alla Casa Bianca, quale ambasciatrice all’Onu. “Ho pensato ad Ivanka anche per la Banca Mondiale”, afferma, “avrebbe fatto grandi cose, perché è molto brava coi numeri”. Per Ivanka, afferma ancora Trump, nessun traguardo è precluso, neanche la Casa Bianca. “Se mai volesse candidarsi alla presidenza, credo che sarebbe molto, molto difficile da battere”.

Alan Kurdi ancora in mare
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Da dieci giorni la Alan Kurdi, con a bordo 64 migranti soccorsi erano su un’imbarcazione di fortuna al largo della costa libica, è ancora in mezzo al mare, in acque internazionali al largo di Malta. L’attesa, giorno dopo giorno, diventa sempre più logorante. Così “mentre aspettiamo, cantiamo”, dicono alcuni uomini a bordo della nave della Ong Sea Eye che intonano un canto nel segno della speranza. Gli uomini sottocoperta, chi sdraiato, chi seduto a terra – come si osserva dal video postato dall’Organizzazione su Twitter – improvvisano un canto. Qualcuno, a un certo punto, batte le mani seguendo il ritmo, altri gli vanno dietro. Tutto accade mentre il governo maltese continua a prendere tempo.

Oggi la Francia si è detta pronta ad ospitare una parte dei migranti a bordo della Alan Kurdi per consentire il loro sbarco a La Valletta. “Come per le altre navi (Lifeline, Aquarius, SeaWatch), ho chiesto che lo staff del Ministero degli Interni e l’OFPRA fossero pronti ad andare sul posto nelle prossime ore per facilitare il trasferimento in Francia di 20 persone bisognose di protezione” ha detto il ministro degli Interni francese, Christophe Castaner.

Indonesia, revocata allerta tsunami

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Le autorità indonesiane hanno revocato l’allarme tsunami diramato dopo il sisma di magnitudo 6,9 gradi della scala Richter che ha colpito al largo dell’isola di Sulawesi.

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13 Aprile 2019