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Conte: “Nessuna rottura nel governo”

Conte: “Nessuna rottura nel governo”

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Le diverse sensibilità non sono un ostacolo all’azione del governo“. Così il premier italiano, Giuseppe Conte, risponde ad una domanda sulle divergenze tra Lega e M5S e sulla sua opera di mediazione nel corso di un’intervista a ’Les Echos’, escludendo spaccature. “Il lavoro di mediazione è obbligatorio per consentire una sintesi tra due forze politiche che sostengono la maggioranza governativa”, afferma il premier, ricordando che “abbiamo attraversato un periodo particolarmente denso di appuntamenti elettorali con numerosi scrutini regionali”.

“Ora – prosegue – comincia la campagna per le europee. Sono momenti in cui la dialettica tra le forze politiche si accentua. Ma non vi è alcuna prospettiva di rottura. E le prossime elezioni non saranno l’occasione di un cambiamento profondo degli equilibri interni alla coalizione. Bisogna distinguere l’azione di governo dalla competizione elettorale tra partiti. Sono certo, e lo constato tutti i giorni, che i loro rappresentanti non hanno alcuna intenzione o interesse a interrompere questa esperienza di governo. Vogliamo realizzare la promessa di cambiamento fatta agli elettori”.

I dossier della discordia…Cantieri, banche, nomine e pil

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(Luana Cimino) – Il decreto crescita con le norme sui risparmiatori, cantieri e nomine: restano terreno di scontro tre dossier chiave del governo. Dalle norme per sbloccare l’annosa questione dei rimborsi ai risparmiatori truffati delle banche in crisi, a quelle per ridare ossigeno ad una crescita esangue o riavviare cantieri da troppo tempo in attesa, passando per il nodo nomine alla Sace, la controllata di Cdp.

DL CRESCITA – Con un nome così ci si aspettava che fosse il decreto del consenso generale, invece il dl per risollevare l’economia italiana giace a Palazzo Chigi, ma non è escluso che si possano trovare un accordo sul testo nel fine settimana aprendo la porta all’iter in Parlamento già lunedì. Tra le criticità sollevate la disomogeneità delle misure che vanno dal condono delle cartelle in capo agli Enti locali, incluse Imu e multe, al sostegno del Made In agli sgravi alle imprese, ma anche la complessità di alcune norme con relativo rischio flop, come la mini Ires sugli utili reinvestiti introdotta nell’ultima legge di Bilancio e andata deserta perché estremante complicata.

RISPARMIATORI – Ma la criticità numero è la norma sui risparmiatori. La riunione di lunedì scorso del premier Giuseppe Conte e del ministro Giovanni Tria con le associazioni delle vittime non ha sbloccato del tutto il nodo principale sul tavolo: i criteri per il ristoro automatico. Per evitare la scure Ue per violazione delle norme sugli aiuti di stato Tria insiste per far rientrare in questa categoria i risparmiatori con un reddito entro i 35mila euro e 100mila di patrimonio mobiliare; M5S e parte delle associazioni spingono per rimborsi indiscriminati.

SBLOCCA-CANTIERI – Il dl sblocca-cantieri è fermo da giorni alla Ragioneria generale per la Bollinatura. In più occasioni dal dicastero dei Trasporti e da quello dello Sviluppo economico si è data per imminente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma l’annuncio non è stato ancora seguito dai fatti. Tra gli aspetti critici del decreto, che è stato approvato il 20 marzo sempre con la formula ’salvo intese’, anche la lista dei commissari: nodo che di recente è stato superato indicando solo il primo commissario e affidando ad un decreto ministeriale la designazione degli altri.

NOMINE – Ed è ancora stallo sul rinnovo dei vertici di Sace per lo scontro tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e Fondazioni in favore della linea della continuità e Cdp (che controlla Sace) che spinge per un ricambio. Probabilmente non si arriverà ad una soluzione prima della settimana prossima, a ridosso dell’Assemblea del 18 aprile per l’approvazione dei conti. La soluzione che alla fine potrebbe prevalere sarebbe una riconferma del presidente Beniamino Quinteri, che ha un rapporto di lunga data con Tria, mentre prende quota l’ipotesi di un avvicendamento al posto dell’amministratore delegato Alessandro Decio.

Cuperlo: “Fondazione? C’è un’Italia che reagisce”

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(Mara Montanari) – Una volta l’avrebbero definito ’un intellettuale’. Coltissimo e ironico, Gianni Cuperlo è stato incaricato da Nicola Zingaretti di presiedere la nuova Fondazione Pd. Un organismo su cui il segretario Dem punta molto. Come ’think thank’ di elaborazione politica. Ma anche, e soprattutto, come strumento di partecipazione. Non romano centrico ma diffuso tra città e regioni. Aperto a tutti. Anche ai non iscritti Dem. E ai giovani soprattutto che, è uno degli obiettivi, il Pd vorrebbe tornare a coinvolgere.

“Il punto -spiega Cuperlo all’Adnkronos- è che oggi non siamo nella condizione di aprire o meno la porta a chi viene a bussare da noi. Il problema è uscire dalle nostre sedi e andare a bussare alle porte di tanti. C’è un’Italia bella che resiste e reagisce. Se la Fondazione saprà parlarle, ascoltarla, coinvolgerla, avremo dato una mano nel verso giusto”.

L’idea è quella di farlo anche “usando canali e linguaggi meno frequentati”. Senza il timore di apparire ’paludati’ rispetto alla politica via social che va per la maggiore. “Guai a un atteggiamento elitario. Il problema è quando la politica si riduce solo alle calorie esibite da Salvini…”, ribatte Cuperlo. Quanto al finanziamento ci si attrezzerà tra raccolte fondi e iniziative congiunte con gruppi parlamentari e associazioni. Il nome della Fondazione poi, annuncia il neopresidente, “sarà una sorpresa per molti’.

Finora sappiamo poco di questa nuova Fondazione. Da qualche parola di Zingaretti si intuisce che sarà una sorta di think thank. E’ così? Di che cosa si occuperà? “Mi piacerebbe -spiega Cuperlo- fosse la scelta di rimettere cuore e testa sulla cultura politica di un partito da aprire e rinnovare profondamente. Il Pd è nato più di dieci anni fa ma in questo tempo è cambiato il mondo e la sinistra ovunque, in Europa come negli Stati Uniti, ha bisogno di attrezzare categorie e soluzioni per una realtà radicalmente mutata. Per riuscirci servono luoghi e strumenti adatti. La fondazione darà una mano a colmare un ritardo che non nasce adesso ma viene da lontano. Lo faremo usando canali e linguaggi meno frequentati”.

Come? “Dobbiamo tornare a disturbare chi ha continuato a pensare, chi ha vissuto dentro i conflitti di queste stagioni, chi ha del sapere e delle idee da condividere soprattutto tra quei giovani che non troviamo più nelle nostre platee e che esprimono creatività e competenze preziose. Abbiamo bisogno di tornare a capire una società segnata da diseguaglianze e squilibri immorali perché solo recuperando fiducia in mondi che si sono allontanati da noi potremo valorizzare il tanto di buono che esiste, nel lavoro, nella ricerca, nei talenti di un paese come il nostro”.

Ci saranno appuntamenti tipo Summer School ecc ecc? Aperte a tutti o dedicate alla formazione dei dirigenti dem? “Ne discuteremo prima di tutto con Zingaretti ma l’obiettivo è costruire una rete di attività che i militanti del Pd sentano come una cosa loro. Penso a quegli eroi sconosciuti che sono i nostri segretari di circolo. Poi è chiaro che lo sguardo deve andare oltre noi perché la verità è che da soli non ce la possiamo fare. Le risorse di questo partito sono preziose ma non bastano a colmare la distanza con pezzi interi di società. Mai come oggi abbiamo bisogno di esperienze e culture che vivono in prevalenza fuori da noi”.

In tempi di ristrettezze economiche per la politica, una Fondazione come si finanzia? “Tenuto conto che il SuperEnalotto è una soluzione ma devi avere molta fortuna -ironizza Cuperlo- converrà ripiegare su due forme più tradizionali. Tornare a raccogliere piccoli contributi a rete offrendo iniziative di qualità e accompagnare ogni evento con la massima trasparenza dei finanziatori, anche promuovendo iniziative congiunte con i gruppi parlamentari e altre associazioni.

Una Fondazione, un pensatoio non rischia di essere un po’ fuori moda? Rispetto i social e guai a un atteggiamento elitario. Il problema è quando la politica si riduce solo alle calorie esibite da Salvini. Il nostro sarà un lavoro intenso, non romano centrico ma diffuso tra città e regioni. Il punto è che oggi non siamo nella condizione di aprire o meno la porta a chi viene a bussare da noi. Il problema è uscire dalle nostre sedi e andare a bussare alle porte di tanti. C’è un’Italia bella che resiste e reagisce. Se la Fondazione saprà parlarle, ascoltarla, coinvolgerla, avremo dato una mano nel verso giusto. In questo senso anche il nome della Fondazione credo sarà una sorpresa per molti”.Quale nome? “Lo diremo presto. Per il momento, creiamo un po’ si suspense…”.

“Stop a barbarie negazionista foibe”, Mollicone su manifesti choc

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“In vista del 25 aprile sono apparsi questi manifesti che sfruttano la tragedia delle foibe per attaccare il governo, “infoibando” Lega e 5 Stelle. È una vergogna. Viene insultata la memoria di chi ha perso la vita, e il dolore dei familiari. Raggi rimuova immediatamente questo schifo e siano arrestati i responsabili. Si fermi la barbarie negazionista”. Lo scrive su Facebook il parlamentare di Fdi Federico Mollicone, pubblicando la foto dei manifesti affissi a Roma.

Sulla questione è intervenuto anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.’’Dopo le tante, troppe manifestazioni che in occasione delle celebrazioni del Giorno del Ricordo hanno offeso la memoria dei martiri delle Foibe, in vista del 25 aprile alcuni manifesti apparsi a Roma hanno proseguito questa vergognosa campagna negazionista. Il manifesto, infatti, che ritrae una foiba in cui vengono gettati simbolicamente Lega e 5 Stelle è un oltraggio alle tante vittime dei comunisti titini e alle loro famiglie”.”La Raggi, che su altri temi si è subito prodigata per far rimuovere campagne sociali che a suo dire offendevano la sensibilità di alcuni, si muova immediatamente -aggiunge l’esponente azzurro- e faccia subito togliere questi vili manifesti che oltraggiano la memoria dei tanti caduti italiani. E mi auguro inoltre che si faccia chiarezza per individuare chi ci sia dietro questa infame affissione’’.

“Il manifesto choc comparso a Roma per il corteo del 25 aprile” dice Anna Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, “con una foiba dentro cui sprofondano strisce colorate che rappresentano Lega e Cinquestelle è una provocazione agghiacciante e un insulto alla memoria dei martiri delle foibe”. “Strumentalizzare la tragedia delle foibe -aggiunge- non è antifascismo, è negazionismo che non ha nulla a che vedere con la contrapposizione politica al governo gialloverde. Per decenza, spero che questi orribili manifesti vengano immediatamente rimossi”.

Gardini lascia Forza Italia

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Lascio Forza Italia. E’ naturalmente una decisione dolorosa, che ho preso dopo una lunga riflessione e dopo aver constatato che le scelte politiche del partito non sono più quelle che mi avevano spinto ad aderire, a diventare parlamentare europeo e ad accettare di esserne il capo delegazione a Strasburgo”. Così Elisabetta Gardini, eurodeputata di Forza Italia, che annuncia la sua uscita dal partito: “Ringrazio il Presidente Berlusconi per l’affetto e la stima che mi ha sempre dimostrato e che sinceramente ricambio. Ma l’azione politica non poggia sulla mozione degli affetti“.

“Assolutamente impossibile – continua – portare un contributo. Non esiste un luogo di confronto. Buttiamo a mare il lavoro di militanti, giovani, amministratori locali, sindaci…. Di tutte le persone che potrebbero riallacciare i legami con i nostri territori. Tutto questo ha portato Forza Italia lontano dalla sua missione. Non c’è più coerenza tra la ragione sociale per cui è nata e quello che è diventata“.

“Nel mio lavoro di capogruppo al Parlamento Europeo ho cercato di tenere la barra dritta, battendomi per una partecipazione convinta e leale, ma cercando sempre una adesione critica e lucida, mai connivente con persone e forze che all’interno dell’Unione tentassero di subornare e mortificare la forza e il ruolo del nostro Paese, che dell’Unione è un fondatore. Quella linea di azione non c’è più, sostituita da una accettazione acritica e supina di decisioni prese da altri, in altre capitali europee, spesso senza consultare, e addirittura contro, l’Italia. Non ci sto, e con dispiacere ma con altrettanta convinzione vado via“, conclude Gardini.

LO SPETTRO TAJANI E GHEDINI – L’unico ad essere nominato, nei ringraziamenti dell’eurodeputata, è Silvio Berlusconi. Per il resto nessun riferimento diretto ai vertici di Forza Italia, ma sono Antonio Tajani, vicepresidente del partito, e Niccolo Ghedini, anche senza essere citati, l’oggetto degli strali di Elisabetta Gardini.

La sua scelta era nell’aria da diversi giorni e affonda le sue radici nella decisione di Forza Italia di allearsi alle prossime Europee con la Svp. Un collegamento che sostanzialmente garantirà l’elezione al Parlamento europeo di un rappresentante del partito del Sud Tirolo e che avrebbe potuto mettere quindi a serio rischio la rielezione di Gardini.

Proprio per questo nelle settimane scorse aveva criticato l’accordo voluto appunto da Tajani e Ghedini, attaccando apertamente il vicepresidente azzurro alla vigilia dell’Assemblea nazionale di Forza Italia e del Congresso della famiglia a Verona il 30 marzo scorso, disertando l’una e partecipando al secondo.

“Non vado all’assemblea degli eletti -aveva affermato in un’intervista a ’La Verità’- perché non vedo l’utilità di una manifestazione costruita da Antonio Tajani, con gli interventi selezionati da lui, per dare l’ennesima volta a Berlusconi l’idea di una Forza Italia diversa da quella che è. E’ assurdo, è agghiacciante. Vado lì a far finta di fare il capogruppo? A far finta che è tutto a posto? A recitare la parte che Tajani mi ha assegnato?”, aveva detto l’ormai ex azzurra.

LA CRITICA PER L’ACCORDO CON LA SVP – “Secondo tutti i sondaggi c’è solo un seggio disponibile per Forza Italia e lui vuole regalarlo a Herbert Dorfmann, un uomo della Svp, un partito che farà gli interessi del territorio da Bolzano in su, ovvero di Austria e Baviera, fregandosene del resto della circoscrizione”.

Attacchi che hanno lasciato inalterate se non acuito le distanze, fino alla decisione odierna, consapevole che anche con una sua ricandidatura in queste condizioni la rielezione all’Europarlamento sarebbe stata a forte rischio.

Francesco Alberoni candidato con FdI

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Sono fiera di poter annunciare la presenza del professor Francesco Alberoni nelle liste di Fratelli d’Italia alle elezioni europee“. Lo ha detto a Milano il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a margine della conferenza stampa di presentazione della candidatura alle europee nelle liste di FdI del professore.

“Sociologo, scrittore, professore e rettore. Alberoni è una importantissima personalità della cultura italiana, con la quale avrò l’onore di condividere la guida della lista di FdI alle europee nella circoscrizione Nord Ovest. È una persona che conosce bene l’Italia, le sue grandezze e i suoi limiti, e può rappresentarla al meglio in Europa. La sua presenza nelle nostre liste è motivo di grande orgoglio – ha sottolineato Meloni – e dimostra anche il lavoro importante che Fratelli d’Italia ha fatto in questi anni nel campo della cultura”.

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13 Aprile 2019