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Libia, Italia vara gabinetto di crisi

Libia, Italia vara gabinetto di crisi

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha convocato nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi un Gabinetto di crisi sulla Libia al fine di informare tutti i ministeri competenti sull’evolversi della situazione nel paese libico. Il premier, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, ha sottolineato che il Gabinetto di crisi sarà attivo fino a quando la crisi libica non sarà rientrata. La struttura sarà a disposizione di tutti i ministeri coinvolti, viene inoltre riferito dalle stesse fonti, in modo da consentire una gestione coordinata del dossier.

Bufera concorsi in Umbria, Grillo invia task force

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“Invieremo una task force del ministero della Salute in Umbria per capire dal punto di vista sanitario la sicurezza delle cure nella Regione e la situazione dell’ospedale di Perugia”. A dirlo il ministro della Salute, Giulia Grillo, al termine della riunione dell’unità di crisi permanente, convocata nella sede del dicastero di Lungotevere Ripa (VIDEO). La decisione, dopo l’inchiesta della procura di Perugia su alcune irregolarità che sarebbero state commesse in concorsi per assunzioni in ambito sanitario. Trentacinque gli indagati. “Noi crediamo anche che sia necessario effettuare una verifica straordinaria della qualità e degli esiti di tutti i reparti degli ospedali della regione”. “Dalle notizie, apprese finora, ci sembra che tutti i vertici dell’azienda siano stati in qualche modo coinvolti e abbiamo la preoccupazione di come verrà assicurata la continuità organizzativa e amministrativa della struttura. Per questo – ha annunciato Grillo – ho deciso che invierò una lettera alla Regione per mettere a disposizione le strutture del ministero per individuare figure di garanzia da porre in sostituzione di quelle che sono state sospese o sono state oggetto di misure cautelari”. “Verificheremo inoltre la correttezza dell’applicazione della normativa anticorruzione”, ha sottolineato il ministro che ieri sera aveva parlato dell’istituzione di una unità di crisi permanente. “Lunedì scriverò ai presidenti delle due Camere affinché nel più breve tempo possibile venga calendarizzata la proposta di legge del Movimento Cinque Stelle riguardante la modifica completa delle nomine dei manager della sanità” ha detto al termine della riunione dell’unità di crisi permanente. I casi di Basilicata e Umbria “riportano alla ribalta il tema che io e il MoVimento abbiamo sempre sottolineato ovvero dell’importanza di rescindere il rapporto tra politica e sanità. Noi crediamo che i medici, gli infermieri, tutto il personale sanitario non debba rispondere alle logiche della politica ma a quelle dell’efficienza delle cure prestate”. L’Unità di crisi permanente del ministero ha il compito di individuare con tempestività procedure e strumenti atti a ridurre il rischio di ripetizione di eventi infausti o di particolare gravità che si verificano nell’ambito delle attività di erogazione delle prestazioni da parte del Servizio sanitario nazionale e di coordinare gli interventi a tal fine necessari per rendere più efficiente e immediata l’azione del ministero e delle altre istituzioni competenti.

Rispondendo, poi, a una domanda sulla richiesta di elezioni regionali anticipate, avanzata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini il ministro Grillo dice:”Non mi piace fare sciacallaggio sulla pelle dei cittadini umbri, stiamo parlando di sanità, di diritti. Io posticiperei a livello di priorità il tema delle elezioni“. “Si tratta di reati odiosi per come vengono contestati e voglio dare priorità alla garanzia della qualità e sicurezza delle cure. Poi il piano politico impone sicuramente una riflessione politica importante. In Basilicata si è andati a elezioni anticipate. Immagino che politicamente – spiega il ministro – il Movimento Cinque Stelle non starà a guardare da questo punto di vista. Io rispondo come ministro della Salute”.

L’INCHIESTA – Sono 35 gli indagati nell’inchiesta su presunte irregolarità nei concorsi per le aziende ospedaliere umbre, che ieri ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti del segretario del Pd umbro, Gianpiero Bocci, e dell’assessore regionale alla Salute, Luca Barberini. Secondo quanto emerso ieri sera dall’ordinanza del gip di Perugia, “gravi indizi di colpevolezza” ricorrono nei confronti di Bocci e Pasquale Coreno e Gianpiero Bocci, due degli indagati, “in ordine al delitto di favoreggiamento contestato loro”. Il contenuto delle conversazioni intercettate ad altri due indagati nel corso dell’indagine, infatti, “è estremamente chiaro e non lascia dubbi sulla sussistenza della gravità indiziaria in ordine al delitto di favoreggiamento” prospettato in capo a Bocci e Coreno. “E, infatti – si legge ancora – gli indagati fanno riferimenti del tutto espliciti ai due summenzionati, attribuendo loro la fonte di alcune informazioni riservate concernenti le indagini in corso. Va poi sottolineata la correttezza dell’informazione ricevuta da Duca e da Valorosi tramite Bocci in ordine all’inizio delle attività di intercettazione ambientale che effettivamente furono attivate in data 17 novembre 2017 utilizzando come copertura un intervento dei vigili del fuoco”. Nelle carte il gip fa anche il punto sulle presunte interferenze dell’ex sottosegretario all’Interno, attuale segretario regionale del Pd, Bocci: “In particolare, Barberini e Bocci hanno indicato i soggetti da favorire nelle selezioni pubbliche e hanno ricevuto una pronta risposta da parte del direttore generale e del direttore amministrativo, i quali hanno garantito loro la comunicazione di notizie riservate, nonché un costante impegno volto a monitorare le procedure e ad assicurare il risultato sperato. L’assessore regionale alla Sanità ha così condizionato quattro procedure di selezione del personale; l’allora onorevole, nonché sottosegretario all’Interno Giampiero Bocci, oggi segretario regionale del Pd, è intervenuto illecitamente in tre procedure. Proprio l’abile sfruttamento di un efficiente e solido sistema clientelare, della stabile utilizzazione delle funzioni e del ruolo istituzionale rivestito per finalità illecite, convincono della necessità di una misura cautelare di tipo detentivo per fare fronte alle esigenze cautelari sopra ravvisate”.

PRESIDENTE REGIONE UMBRIA MARINI– “Dichiaro sin da ora l’assoluta estraneità con riferimento alla mia posizione che mi vede tra gli indagati. La situazione è sconcertante, se confermata, molto grave per la nostra Regione”. E’ quanto ha detto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini nella conferenza stampa che ha tenuto poco fa in consiglio regionale, in piazza Italia, all’indomani dell’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati per lo scandalo della sanità perugina. “Lo scenario che si evince da questa indagine rafforza un interesse mio nella mia qualità di presidente a una presa di conoscenza puntuale di fatti e atti perché, se confermata l’ipotesi accusatoria, questi rappresenterebbero un gravissimo vulnus sulla gestione della sanità di questa regione – ha aggiunto Marini – ma soprattutto aprirebbero in me una gravissima preoccupazione e cioè che il complesso sistema dei controlli interni, già previsti per le amministrazioni delle aziende sanitarie, abbia mostrato in realtà fortissimi limiti e inefficacia”. “Il ruolo istituzionale che rivesto mi impone in queste ore di assumere delle scelte dirette che siano volte ad assicurare al sistema dell’amministrazione ragionale alcuni provvedimenti perché è necessario che il lavoro con qui svolto non può andare disperso. Questo lavoro aggiunge- deve essere messo al sicuro per i cittadini umbri”. “Ogni azione sarà improntata al massimo rispetto delle finalità pubbliche e anche alla mia piena autonomia, che ho sempre dimostrato nella funzione di governo del sistema sanitario”. “Ho interesse che in questa fase si possa accettare la verità ed io possa conoscere il più possibile i fatti e atti di questa vicenda. Non mi troverete in questi giorni all’interno di una polemica politica e di una strumentalità – sottolinea ancora – In questa fase sono interessata a una ricerca della verità perché come presidente di questa Regione ho piena fiducia nelle autorità inquirenti che stanno guidando le indagini”. “Ribadisco la disponibilità a mettere a disposizione ogni elemento in mio possesso e quelli che potrebbero esserlo. I miei obblighi istituzionali e doveri morali mi impongono di esercitare un ruolo non solo attivo, ma proattivo su questa vicenda”. “Nell’esercizio delle funzioni pubbliche, nella mia vita privata – ha continuato – chi mi conosce sa che ho sempre ispirato i comportamenti a un rigore morale assoluto, anche a volte ritenuto di una rigidità eccessiva, proprio perché sono convinta che l’azione di trasparenza, correttezza, lealtà di un amministratore pubblico sia centrale ed è il motivo per il quale oggi mi sento di dire che voglio solo ricercare la verità. Non posso che vedermi come un’interlocutrice, ancor prima che come soggetto a disposizione dell’autorità inquirente”. “Ho proceduto alla distribuzione delle deleghe precedentemente assegnate all’assessore Barberini, oggi agli assessori Bartolini, Paparelli e Cecchini, e nella seduta di giunta di lunedì prossimo provvederemo ad attivare le procedure per la nomina di un nuovo commissario per l’azienda ospedaliera di Perugia, la principale di questa Regione”. “Tutelerò l’integrità morale della mia persona e della mia figura di presidente della Regione – ha aggiunto – perché, se confermato, ho il dovere di difendere non solo Catiuscia Marini ma la Regione che rappresento”.

VERINI, REGIONE NON PREDA DEL MALAFFARE– “Il Pd umbro è naturalmente scosso per quanto è avvenuto. Credo che il segretario nazionale abbia fatto bene a scegliere subito di chiedere al presidente del partito regionale, che sarei io, di guidare in questa fase così delicata il partito nella nostra regione”. Walter Verini si rivolge così ai circoli Dem umbri in un video che l’Adnkronos ha potuto visionare. Nicola Zingaretti, aggiunge Verini, “ha fatto bene a farlo subito e ha fatto bene farlo perché io sono il presidente dell’assemblea umbra, del partito umbro e assieme a tante persone del Pd dell’Umbria lavoriamo insieme. Siamo scossi, siamo umanamente colpiti, siamo davvero rispettosi della magistratura che deve fare presto e bene il suo dovere e auspichiamo che tutti coloro che sono coinvolti sappiano dimostrare la propria estraneità ai fatti”. “Però -sottolinea il presidente del Pd umbro- il fatto che abbia così tanto fatto notizia quanto è successo, dimostra come in questa regione queste cose colpiscano, perché non succedono tutti i giorni. Questa non è una regione in preda al malaffare, non è una regione dove ci sono le mafie che dominano, questa è una regione che ha costruito in tanti anni e sta costruendo un sistema dove, diciamolo, si vive meglio che altrove”. “Vogliamo dire che non ci sono problemi? No. Il nostro sistema che è fatto anche oggi di tante cose buone, per guadagnarsi ancora il futuro, anche noi, anche la classe dirigente del Pd per guadagnarsi ancora futuro deve cambiare su molte cose, deve innovare molto di più, deve aprirsi, anche come è stato detto molte volte nel settore della sanità rompendo incrostazioni, rinnovando noi stessi”. “Noi -sottolinea- abbiamo tutti gli anticorpi per reagire, con grande apertura. La stessa apertura dimostrata a Perugia candidando una figura come Giuliano Giubilei, a Foligno candidando una persona come Luciano Pizzoni o quella dimostrata candidando alle europee una figura fresca e forte come Camilla Laureti”. “Il Pd dell’Umbria può davvero candidarsi a guidare una nuova fase sia delle città che della regione, ma a condizione che non si sia visti come quelli del passato o di un presente chiuso in se stesso, ma come una forza che sfida anche se stessa per il futuro, cambiando dove c’è da cambiare anche con radicalità”, conclude Verini.

Zaia: “I miei 9 anni alla guida del Veneto”

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(Dario Converso)“Il bilancio è positivo. Va considerato che abbiamo preso in mano la Regione nel 2010 in un momento non facile, era appena iniziata la crisi per cui, come diremmo biblicamente, abbiamo dovuto occuparci degli anni delle vacche magre e non delle vacche grasse. Comunque sono stati anche anni entusiasmanti perché ci hanno consentito e permesso di guardare dentro ai processi e alla gestione, di riformare la spesa, di rendere virtuoso questo ente”. Cosi in un’intervista all’Adnkronos Luca Zaia traccia un bilancio di nove anni da presidente del Veneto, sottolineando come il momento più bello sia stato il risultato del referendum sull’autonomia.

“Abbiamo pagato tutti i fornitori che era da anni che avanzavano i soldi, due miliari di euro, abbiamo sistemato i conti della sanità, insomma abbiamo fatto un sacco di cose. E soprattutto abbiamo dato il via alla grande stagione delle riforme: la riforma sanitaria, che oggi porta il Veneto ad essere la prima regione in Italia per sanità e molto altro ancora. È stato un grande impegno, l’impegno di una squadra che ha lavorato e si è trovata non poche emergenze -spiega-. Ricordo che ho esordito, ad esempio, con l’alluvione del 2010 quando 235 Comuni sono stati alluvionati con 10.040 famiglie e imprese con l’acqua in casa o in azienda. Abbiamo iniziato con quello per trovarci con il terremoto nel 2012 e, infine, con la tempesta Vaia nel 2018”.

“Si va avanti sempre con obiettivi sfidanti – sottolinea Zaia – sono stati gli anni dell’autonomia e delle grandi riforme . La riforma della sanità ha permesso di ridurre le aziende sociosanitarie da 21 a 9, ma soprattutto non abbiamo mai applicato l’addizionale Irpef sulla sanità dimostrandoci regione tax free, garantendo che circa un miliardo e 200 milioni di euro ogni anno rimanessero nelle tasche dei Veneti. Abbiamo chiuso accordi per avviare il progetto del nuovo policlinico universitario di Padova e già avviati i lavori per la nuova Cittadella della Salute di Treviso”.

“Per quanto riguarda i Pfas – prosegue – abbiamo fatto raggiungere il parametro zero nei livelli dell’acqua, dato il via alla realizzazione del nuovo acquedotto e avviato il più grande screening sanitario della storia d’Italia, nel silenzio colpevole del Governo di centro-sinistra. Abbiamo messo in campo il grande progetto Anas per rifare tutta la viabilità regionale, per quanto riguarda la rete ferroviaria stiamo elettrificando tutto il Cadore ed entro il 2021 abbiamo raggiunto un accordo con Trenitalia per avere tutti treni nuovi”.

Il governatore ribadisce quindi che “nonostante la crisi, abbiamo confermato la nostra posizione di Regione italiana con la percentuale più bassa di disoccupati e migliore regione per processi di reinserimento nel mondo del lavoro. Abbiamo investito 400 milioni di euro per portare la Banda Ultra Larga e la connessione veloce a tutte le imprese e le famiglie. Siamo la Regione record nel turismo con 70 milioni di presenze con 17 miliardi di fatturato e lavorato per superare il nostro record. Vorrei solo ricordare che, oltre all’impegno messo in campo per la candidatura alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, abbiamo ottenuto l’assegnazione dei Mondiali di sci a Cortina 2021″.

E sui traguardi di fine mandato il governatore del Veneto spiega che “Gli obiettivi sono sempre quelli della virtuosità, la madre di tutte le battaglie resta l’autonomia. Abbiamo risolto tanti problemi: penso ai temi delle alluvioni, dei grandi cataclismi, ma anche aver sbloccato la pedemontana Veneta, la più grande opera oggi in cantiere in Italia: 2 miliardi 258 milioni di euro per 94,5 km in 36 Comuni ed un totale di 14 caselli. L’abbiamo sbloccata con un’operazione di alta trasparenza, coinvolgendo le istituzioni pubbliche: la Corte dei Conti, l’Avvocatura dello Stato, l’Autorità Nazionale Anticorruzione e nominando, ad esempio, per la Pedemontana, come Commissario il Vice-avvocato Generale dello Stato. E poi la grande sfida dell’autonomia che resta ancora irrisolta, ma per quale continuiamo a lavorare. Ricordo che per l’autonomia 2 milioni 328 mila Veneti sono andati a votare”.

Quindi sul cambiamento del Veneto in questi nove anni Zaia sottolinea che “il Veneto resta il Veneto identitario che guarda però sempre più alla modernità, al progresso, alle nuove tecnologie. Siamo passati da un Veneto analogico ad un Veneto digitale in questi nove anni. È un Veneto che nel 2010 non conosceva internet così a fondo, non conosceva i social media, né i social network. Insomma un Veneto che è cambiato molto, che vede anche una nuova generazione affacciarsi, ma mantenendo un proprio profilo identitario. È un Veneto che guarda sempre più alla globalizzazione, mantenendo radici profonde e solide nella sua storia. È un Veneto che ha saputo, durante questi anni di crisi, riammodernarsi, ristrutturarsi, che esce anche dopo questi nove anni con 205.000 azionisti che hanno perso tutto nelle partite della Popolare di Vicenza e della Veneto Banca”.

Nove anni di presidenza con momenti belli e brutti che il presidente ricorda così: “Il momento più bello, direi in assoluto, è stato il risultato del referendum perché corona l’impegno di una vita e ho pensato a tutti quei veneti, che hanno sempre sognato questo momento e non ci sono più. I momenti più critici sono stati l’alluvione del 2010 e la tempesta Vaia, che sono stati due catastrofi per la nostra comunità. Per Vaia siamo già in campo con oltre 350 cantieri in avvio, mentre per quanto riguarda l’alluvione del 2010 abbiamo messo in atto un piano idrogeologico con circa mille cantieri in tutta la Regione e 2 miliardi e mezzo di euro per realizzare il Piano D’Alpaos. Interventi grazie ai quali, nonostante l’eccezionalità della tempesta Vaia, i fiumi hanno tenuto”.

Quindi sulle sfide da raggiungere prima di fine mandato il presidente del Veneto annuncia che “prima della fine del mandato abbiamo quattro dossier importanti aperti: il primo è la Pedemontana Veneta, con i cantieri da chiudere entro il 31 dicembre 2020, già adesso facciamo la consegna di un primo tratto. Il secondo è il dossier Milano-Cortina: spero proprio che il 24 giugno ci veda premiati ed arrivi la candidatura. Il terzo è un dossier che stiamo seguendo da dieci anni ed è è quello delle Colline del Prosecco Patrimonio dell’Umanità. A luglio a Baku, nell’Azerbaigian, anche qui avremo il verdetto e, quindi, la risposta. E, infine, l’autonomia. Non si può chiudere il mandato senza aver chiuso la partita dell’autonomia, averla impostata e avere già le carte in mano. È una partita laboriosa, complicata, ma servono provvedimenti ufficiali. E spero proprio che prima di chiudere il mandato arrivino”.

Un Luca Zaia che proprio pochi giorni fa è risultato per la terza volta di seguito il presidente di regione più amato dai suoi cittadini secondo la classifica de Il Sole 24 Ore e che ovviamente si dice più che “soddisfatto. I sondaggi lasciano il tempo che trovano, ma un elemento credo lo si possa evincere. Penso che questo è un successo che condivido con la mia squadra. Dopo di che spero che i Veneti, sapendo anche che noi governiamo da qualche anno, abbiano apprezzato anche il fatto che si lavora con il cuore. Si cerca di fare il meglio per il Veneto. Si può sbagliare, perché quando si lavora si può anche sbagliare, ma una cosa deve essere chiara: quando diciamo una cosa la facciamo”.

È anche per questo il presidente del Veneto assicura di non aver mai avuto la tentazione di tornare a fare il ministro: “Direi decisamente di no. Sono talmente concentrato sulla partita della Regione che non ho neanche tempo di distrazioni, non soltanto eventuali tentazioni a tornare a fare il ministro. L’impegno che abbiamo a livello regionale è un impegno importante ed è soprattutto una responsabilità nei confronti di 5 milioni di Veneti. Ovvio che resta sempre l’amore per l’agricoltura”.

Infine, sul suo futuro Zaia spiega: “Sono un fatalista e lo sono sempre stato. Non mi sono mai posto il problema di cosa farò. Sono abituato a guardare la quotidianità e, quindi, a governare come fosse sempre l’ultimo giorno in maniera tale da dare sempre di più”.

Impronte digitali a scuola, protesta presidi

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Presidi sul piede di guerra contro il controllo biometrico per i dirigenti scolastici, previsto dal ddl Concretezza approvato dalla Camera dei Deputati. Il sindacato Dirigenti Scuola Confederati, presieduto da Attilio Fratta, ha infatti inviato una lettera, con migliaia di sottoscrizioni, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai due vice presidenti Matteo Salvini e Luigi di Maio, per esprimere contrarietà, frustrazione e umiliazione della categoria nei confronti di tale provvedimento.

“Vorrei prima di tutto chiarire che ho pubblicato la lettera sul sito del sindacato senza intestazione, perché volevo che proprio tutti, indifferentemente, potessero firmarla e per evitare qualsiasi merito in proposito – spiega all’Adnkronos Fratta -. Un tale controllo nei confronti dei presidi è grave, molto grave, come avevo spiegato in commissione cultura e affari parlamentari”.

Si tratta di un provvedimento umiliante e vessatorio – attacca Fratta -. Il preside di una scuola è un dirigente apicale e non può subire tali controlli. Tra l’altro spesso, anzi, quasi sempre, un preside lavora anche dieci o undici ore al giorno e se ci fossero cartellini e impronte digitali ci sarebbero anche gli straordinari. Certo che le pecore nere ci sono anche a scuola, e tra i dirigenti, ma non è questo il sistema per combatterli. E’ ovvio che se il dirigente è bravo, sa organizzare il lavoro, sei ore sono sufficienti, ma ci sono persone e realtà che necessitano di più tempo: ci sono situazioni non facili da affrontare”.

L’eventuale attuazione del provvedimento sui controlli biometrici “è la prova provata della mancanza di conoscenza, da parte dei parlamentari, dei meccanismi di funzionamento delle istituzioni scolastiche, del ruolo, delle funzioni e delle competenze del Dirigente previste dalle norme vigenti e, soprattutto del Ccnl dell’Area Istruzione e ricerca. – scrive Fratta sul sito Dirigenti Scuola -. I parlamentari della Repubblica evidentemente non sanno che il dirigente scolastico non ha un orario d’ufficio e non potrebbe essere altrimenti. Se così non fosse sarebbe un altro ingiustificabile attacco a una categoria alla quale è affidato il compito di formare uomini e cittadini. Attacco a una categoria che, nonostante percepisca una retribuzione pari al 50% di quella dei colleghi di pari fascia, continua a far funzionare le scuole lavorando di media oltre 12 ore al giorno”.

Ecco di seguito l’infuocata lettera: “Onorevoli Senatori, il decreto-concretezza ha giustamente esentato i docenti dall’obbligo di rilevazione delle impronte digitali certificanti l’avvenuto ingresso a scuola, ma mantiene questa disposizione, a dir poco grottesca, per i dirigenti scolastici. Non potendola, ragionevolmente, ascrivere ad una deprecabile improvvisazione dell’inscalfibile sua proponente – una Ministra della Repubblica stimata, e professionalmente quotata, donna di legge – , trattasi, con tutta evidenza, di uno spot elettorale da monetizzare nelle imminenti consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Uno spot elettorale che asseconda l’immaginario collettivo di satrapi arroganti e incompetenti, nonché adusi a disertare sistematicamente l’ufficio, quindi abbisognevoli di essere costantemente tenuti sotto sorveglianza. E contenente una buona dose di ipocrisia, perché si sa già che il necessario previsto decreto ministeriale per rendere operante quest’autentica aberrazione – rimesso all’esclusivo potere del sinora silente MIUR e in assenza, pare, di meccanismi sostitutivi in caso di sua inerzia – non sarà mai emanato, se non si voglia paralizzare il funzionamento delle istituzioni scolastiche”.

“Ma, al di là dei suoi effetti pratici, praticamente nulli, i sottoscritti chiedono agli Onorevoli Senatori di non votare un provvedimento che umilia servitori dello Stato, significando nei loro confronti una sfiducia preventiva o, peggio, una conclamata ostilità. – continua la lettera – Se l’essere legittimi rappresentanti del popolo sovrano sembra che oggi esoneri dalla fatica di studiare e di documentarsi, basterebbe però una sia pur sommaria occhiata alle fonti normative, legali e contrattuali, per rendersi avvertiti che non prevedono per i dirigenti scolastici obblighi sull’orario di servizio, ma una specifica clausola sull’impegno di lavoro correlato al funzionamento dell’ufficio diretto (meglio, di una complessa pubblica amministrazione cui si è preposti in posizione apicale, legalmente rispondendone in via esclusiva): ciò che difatti legge e contratto considerano ai fini della valutazione del raggiungimento degli obiettivi assegnati, delle capacità organizzative dimostrate, del rispetto delle direttive impartite dai superiori livelli”.

“Se ciò nonostante doveste indurvi a confermare il testo trasmessovi e questo potesse poi effettivamente applicarsi, si sappia che dovrebbero impiantarsi, solo per il dirigente, costose strumentazioni E Non solo nei quarantamila plessi scolastici, – prosegue la missiva – ma anche dove egli si rechi o voglia/debba condursi per il compiuto svolgimento della funzione istituzionale: presso l’USR e/o ambiti territoriali provinciali, presso uffici vari, alle conferenze di servizio, presso aziende, associazioni culturali e territoriali, organizzazioni del volontariato, sindaci, parroci e quant’altro”.

“Qualora invece si vogliano risparmiare un bel po’ di soldini, l’alternativa è quella della sua reclusione negli angusti spazi fisici del proprio ufficio nelle canoniche ore 8.00-14.00, con suo conseguente diritto alla disconnessione nella restante parte della giornata e in quelle festive con conseguente pagamento di tutte le ore di straordinario: – continua – giusto come per i suoi dipendenti lavoratori appartenenti al personale Ata. E con la tanto decantata autonomia scolastica, che a questo punto va a ramengo! Oppure no?”

“Al Presidente del Consiglio e ai due vice Presidenti Di Maio e Salvini, quali responsabili dei due partiti di maggioranza, – conclude – l’invito a esercitare tutto il loro potere per evitare questa incomprensibile e ingiustificata aggressione vessatoria nei confronti dei dirigenti scolastici pronti a qualsivoglia azione reattiva”.

Pd, Zingaretti: “Serve rivoluzione”

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(Mara Montanari)A un mese e mezzo da europee e amministrative, l’inchiesta sui dem umbri scoppia come una bomba nel pieno della campagna elettorale. Una grana non da poco per il neo segretario Nicola Zingaretti. “Ma noi – dicono i suoi – non abbiamo alcuna intenzione di stare sulla difensiva”. Non il ’lanciafiamme’ di cui parlò Matteo Renzi. “Una rivoluzione”, dice il segretario. E “non deve essere la magistratura” a farla, “dobbiamo selezionare la nostra classe politica senza aspettare che a volte siano le procure ad accendere i riflettori”.

“Il Pd deve rilanciare questo impianto culturale e di governo facendolo diventare il discrimine assoluto della sua identità. Direi una vera e propria rivoluzione”, sottolinea Zingaretti. In attesa della ’rivoluzione’ però, ci sono da giocare europee e amministrative. Solo in Umbria sono 63 i comuni al voto. Perugia compresa che il Pd vorrebbe riconquistare strappandola al centrodestra. Lì il candidato sindaco è Giuliano Giubilei, giornalista Tg3, che in mezzo “al terremoto” si appella al suo ruolo di outsider.

“E’ un terremoto” e ora più che mai “serve un grande rinnovamento”, dice all’Adnkronos, che “si deve estendere prima di tutto e in profondità anche alla politica della nostra città e della nostra regione” con “forze nuove, non contaminate dalle pratiche della vecchia politica, che provengono dalla società e di cui anch’io sono orgoglioso di essere espressione. Un ruolo che rivendico con forza, tanto più di fronte alle notizie di queste ore”.

“Il Pd umbro è naturalmente scosso per quanto è avvenuto. Siamo scossi, siamo umanamente colpiti”, dice Walter Verini che ieri sera Zingaretti ha nominato commissario del Pd in Umbria. Verini attualmente è presidente del partito regionale e all’ultimo congresso si era candidato (ed era stato sconfitto) proprio contro Giampiero Bocci, arrestato ieri nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità.

Scossi ma pronti a reagire, sostiene Verini, anche perché “il fatto che abbia così tanto fatto notizia quanto è successo dimostra come in questa regione queste cose colpiscano, perché non succedono tutti i giorni. Questa non è una regione in preda al malaffare. Qui si vive meglio di altrove” ma “per guadagnarsi ancora il futuro la classe dirigente del Pd deve cambiare su molte cose, deve innovare molto di più, deve aprirsi, anche come è stato detto molte volte nel settore della sanità rompendo incrostazioni, rinnovando noi stessi”.

Anche la presidente della regione umbra, Catiuscia Marini, è stata coinvolta nell’inchiesta. Rivendica la sua estraneità ai fatti. E per il momento non si tocca. Nessuna intenzione di interrompere anticipatamente il mandato. A Matteo Salvini che chiede nuove elezioni, Zingaretti ribatte così: votare in Umbria? semmai “dobbiamo tornare al voto in Italia perché questo governo non riesce a governare”. E aggiunge Verini: “Noi non possiamo accettare lezioni da uno come Salvini, non può dare lezioni di etica non solo per i 49 milioni, ma perché laddove governano questi signori stanno portando tutti allo sfascio”.

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14 Aprile 2019