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Prisma, missione tutta italiana. Asi guida cordata hi-tech

(Andreana d’Aquino – AdnKronos) – Mentre ci guardiamo intorno nell’Universo alla ricerca di nuovi pianeti abitabili o ci prepariamo ad aprire miniere sulla Luna o a vivere su Marte, diventa sempre più cruciale capire come sta la nostra Terra, capire sempre meglio anche i suoi processi ambientali. Acquisire dallo spazio dati mai avuti prima del nostro pianeta è l’obiettivo che l’Agenzia Spaziale Italiana vuole raggiungere con la missione Prisma, pronta a partire il 15 marzo prossimo dalla base spaziale di Kourou, nella Guyana francese, quando in Italia sarà notte e l’orologio segnerà le 02:50. Una missione guidata dall’Asi che porterà in orbita una cordata hi-tech tutta italiana

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Prisma fornirà nuove conoscenze grazie allo strumento iperspettrale operativo più potente al mondo e rappresenta anche la prima missione dell’Asi tutta italiana e ’chiavi in mano’. Prisma “è il risultato di un gioco di squadra, di un team tutto italiano costituito dalla OHB Italia che si è occupata della realizzazione del satellite, e del sistema relativo al satellite, e da Leonardo che ha prodotto la strumentazione elettro-ottica, cioè lo strumento che permette di acquisire le informazioni della Terra” scandisce intervistato dall’AdnKronos Roberto Formaro dell’Agenzia Spaziale Italiana, Responsabile della missione Prisma.

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“L’Italia ha investito 126 milioni di euro, inclusi i costi per il lancio” per la missione Prisma. Insomma, prosegue l’ingegnere che all’Asi guida l’Unità Tecnologia e Ingegneria, “avremo una missione realizzata da italiani, con un satellito italiano che è primo in Europa e che viene lanciato con il lanciatore Vega dell’ESA realizzato dall’italiana Avio, a Colleferro”, alle porte di Roma. Nel progetto Prisma è italiano anche il centro di controllo della missione realizzato da Telespazio, joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%), mentre l’acquisizione e l’elaborazione dei dati avverrà dal Centro Spaziale di Matera.

cms_12051/4v.jpegQuello che fa di Prisma una missione quasi unica al mondo e unica in Europa è la tecnologia iperspettrale. “Quello cheLeonardo ha realizzato per la missione Prisma è lo strumento ottico iperspettrale più potente al mondo” spiega Enrico Suetta, Responsabile sistemi elettro-ottici spaziali di Leonardo. “Questo significa che Prisma sarà in grado non solo di catturare immagini della Terra ma anche di eseguire un’analisi chimico fisica di quanto osservato, di leggere cioè una sorta di ’impronta digitale’ della superficie terrestre” spiega ancora Suetta che sottolinea: “Per realizzare questa meraviglia tecnologica, in Leonardo circa un centinaio di persone ha lavorato per oltre 10 anni vincendo numerose sfide progettuali e tecnologiche”.

Prisma sarà anche come una ’sentinella’ vigile degli effetti dell’attività umana sugli ecosistemi, aiutando a realizzare per esempio un’agricoltura più sostenibile. “Attraverso l’esame della quantità di azoto nell’acqua, Prisma permetterà di tarare l’erogazione dei fertilizzanti organici in modo da non lasciare residui di azoto o di nitrati che vanno ad inquinare le acque che anche noi beviamo” argomenta Giancarlo Varacalli dell’Agenzia Spaziale Italiana, Responsabile di Sistema di Prisma.

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Uno degli obiettivi della missione dell’Asi è che Prisma diventi un nuovo strumento anche per gestire le crisi umanitarie o i disastri naturali. Tra le varie applicazioni di Prisma, che è per ora un dimostratore, Luigi Ansalone, Responsabile integrazione e test di Prisma dell’Asi, segnala, fra gli esempi, che “la Protezione Civile potrà usare i dati del satellite Prisma per prevenire le catastrofi naturali e per supportare la gestione del rischio”. “Prisma aiuterà sicuramente per il rischio sismico” aggiunge.

Ed è ormai tutto pronto ormai anche alla base spaziale di Matera dell’Asi che si sta preparando per accogliere i dati che Prisma invierà dallo spazio. “Oggi abbiamo la possibilità di avere una nostra missione che ci permetterà di produrre nuovi dati e produrre nuovi servizi“, quindi, “è un nuovo mondo che si apre per le aziende italiane” e presto “anche per gli operatori europei” conclude Formaro.

RANZO (AVIO)

cms_12051/6.jpg“E’ una capacità tecnologica molto importante” spiega all’Adnkronos è l’ad di Avio, Giulio Ranzo “perché attraverso questo sistema l’Italia conferisce all’Europa quello che noi chiamiamo la capacità di ’accesso autonomo allo spazio’, in particolare nelle orbite basse dove operano i satelliti di Osservazione della Terra”. “L’Italia -argomenta Ranzo- ha un ruolo molto importante per l’Europa perché è attraverso il lanciatore Vega che si può mandare nello spazio i satelliti che osservano la Terra, un’attività che è diventata estremamente molto strategica soprattutto a causa delle vicende legate ai cambiamenti climatici”. “Non ci sono molti Paesi al mondo capaci di operare nello spazio in tutti i settori” e con la missione Prisma dell’Asi “dimostriamo come Italia di avere capacità tecnologica in tutti i segmenti dello spazio: nel lancio nello spazio -che è quello che facciamo noi con Vega- nella realizzazione del satellite che è prodotto da una cordata di imprese italiane, OHB Italia e Leonardo, e anche nella ricezione dei segnali dallo spazio che viene eseguita da Telespazio che è un’altra impresa italiana”. “Quindi, quando si parla di capacità italiana di accedere allo spazio e di utilizzare servizi dallo spazio, le capacità italiane sono complete” evidenzia Ranzo. “Siamo vicini al lancio e noi tutti siamo pronti ad andare a Kourou per vedere la 14esima missione di Vega per il lancio di Prisma. Siamo contenti di portare un satellite italiano particolarmente innovativo nello spazio”.

ACETI (OHB ITALIA)

cms_12051/7v.jpgLa missione spaziale Prisma dell’Agenzia Spaziale Italiana è “una missione di cui dobbiamo essere orgogliosi come italiani”. A scandirlo, intervistato dall’Adnkronos, è Roberto Aceti, amministratore delegato di OHB Italia che ha guidato con Leonardo la cordata industriale che ha realizzato la missione dell’Asi in partenza il 15 marzo da Kourou, nella Guyana francese. Aceti sottolinea l’orgoglio anche “come attori importanti da un punto di vista industriale” e che “comprende tutta la catena di fornitura che sta intorno a noi”.

Prisma, prosegue Aceti, “sarà capace di farci vedere anche le discariche abusive”. “Può leggere infatti le firme spettrali di molte sostanze, ciò significa che ci può portare all’identificazione delle varie sostanze che si trovano a terra, nell’acqua o nell’aria, e sono moltissime, circa 250” spiega Aceti sottolineando la capacità di “introspezione geologica mineraria” della missione, una capacità “molto più ampia di satelliti corrispondenti”.

Per la realizzazione del satellite “sono stati impegnati negli anni circa 150 ingegneri italiani” che “oltre ad aver lavorato ad un progetto così sfidante, hanno dovuto spingere molto più avanti la loro formazione e competenza” perché nel corso della realizzazione del satellite “i problemi da risolvere sono stati tanti” sottolinea Aceti. Quindi osserva: “Come questi 150 ingegneri in Europa insomma ora ce ne sono pochi”.

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8 Marzo 2019