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Attacco a Kabul

Attacco a Kabul

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Esplosioni e attentati a Kabul. Obiettivo è la sede del ministero delle Telecomunicazioni dove, secondo quanto riporta la tv afghana ’Ariana News’, le forze di sicurezza hanno risposto al fuoco degli aggressori. La televisione mostra le immagini di colonne di fumo che salgono da una parte dell’edificio del ministero, che si trova a pochi metri di distanza dal palazzo presidenziale e da vari alberghi.

Sono almeno tre gli assalitori coinvolti nell’attacco iniziato con un’esplosione avvenuta intorno alle 11:40 (ora locale) nel centro della città. Fonti citate dalla ’Bbc’ hanno spiegato che uno dei tre uomini del commando è riuscito a entrare nell’edificio del ministero delle Telecomunicazioni. La stessa ’Bbc’ riferisce che un secondo attentatore suicida si è fatto esplodere lungo il perimetro del ministero, mentre un terzo assalitore è stato ucciso dalla polizia.

L’ASSALTO – Secondo la tv afghana ’Tolo’, il portavoce del ministero degli Interni di Kabul Nusrat Rahimi ha invece confermato che due assalitori sono stati uccisi dalle forze di sicurezza. E Wahid Mayar, portavoce del ministero della Sanità, citato da ’Tolo Tv’, ha riferito di almeno una persona rimasta ferita a causa dell’attacco.

TALEBANI – Immagini diffuse da ’Tolo tv’ hanno mostrato inoltre le operazioni di evacuazione degli edifici nell’area dell’attacco. L’assalto, che finora non è stato rivendicato, arriva dopo l’annullamento dei colloqui intra-afghani che si sarebbero dovuti tenere a Doha, in Qatar. E i Talebani negano ogni responsabilità: il portavoce del movimento fondato dal mullah Omar, Zabihullah Mujahid, secondo quanto riferisce l’agenzia afghana ’Pajhwok’, afferma che “l’attacco non ha nulla a che fare con i Talebani”.

Gilet gialli, scontri a Parigi

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Ancora violenze a Parigi durante il 23esimo sabato di protesta dei gilet gialli. Alcuni ’casseur’ si sono dispersi nelle strade adiacenti a quella del corteo autorizzato e la tensione è salita in boulevard Richard Lenoir, nei pressi della Bastiglia. Contro di loro la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e flashball e proiettili di gomma, mentre i media francesi parlano di auto e scooter dati alle fiamme lungo il percorso che porta a Place de la Republique.

Secondo quanto riferito dai media, decine di veicoli sono stati dati alle fiamme in Jules Ferry, mentre a rue du faubourg du Temple e sul percorso verso place de la Bastille sono state incendiate delle transenne. I violenti hanno anche mandato in frantumi alcune vetrine. Gli scontri avvengono in quello che è stato definito l’”Ultimatum 2″ al presidente Emmanuel Macron – dopo il primo del 16 marzo scorso – che giovedì dovrebbe annunciare il suo piano di riforme, rinviato dopo l’incendio di lunedì scorso a Notre Dame.

L’Atto XXIII dei gilet gialli è stato segnato anche dagli slogan urlati da alcuni dei manifestanti contro gli agenti di polizia, ai quali hanno gridato “Suicidatevi“. Quattordici uomini delle forze dell’ordine sono inoltre rimasti feriti negli scontri, come si legge in un comunicato del ministero degli Interni, nel quale non viene precisata né la natura né la gravità delle ferite riportate. In un tweet, il ministro degli Interni Christophe Castaner e il sottosegretario Laurent Nunez hanno espresso “un pensiero per quanti sono rimasti feriti oggi”.

Nella capitale francese sono state indette quattro manifestazioni, solo due delle quali autorizzate. Per il nuovo sabato di mobilitazione del movimento di protesta il ministero dell’Interno francese ha attuato un massiccio dispositivo di sicurezza con 60mila poliziotti mobilitati in tutto il Paese.

Il bilancio fornito dal ministero degli Interni al termine della giornata parla di 9mila gilet gialli scesi in piazza e 227 fermi. In totale, in tutta la Francia, sono scese in piazza 27.900, contro le 31mila di una settimana fa, cinquemila delle quali nella capitale. Mentre la prefettura di Parigi ha poi fatto sapere che sono stati condotti oltre 20mila controlli preventivi.

La zona di divieto a manifestare è stata estesa anche all’area intorno a Notre Dame, dopo il devastante incendio di lunedì scorso, oltre a quella, che era stata stabilita già in altre giornate di protesta, degli Champ-Elysees.

Irlanda del Nord, due arresti per omicidio Lyra

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Arrestati due giovani, 18 e 19 anni, in relazione all’omicidio della giornalista Lyra McKee , uccisa in una sparatoria durante gli scontri che si sono avuti nella notte tra giovedì e venerdì a Londonderry. I due sono stati arrestati sulla base della legge anti-terrorismo, ha annunciato la polizia nordirlandese.

Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità, un uomo ha esploso dei colpi contro gli agenti colpendo alla testa la giornalista che si trovava vicino ad uno dei veicoli della polizia. Gli inquirenti hanno recuperato video delle telecamere di sorveglianza e girati con cellulari, in uno dei quali si vedrebbe il sospetto killer con il volto coperto che si sporge da dietro un riparo per sparare contro la polizia.

“L’ostilità della politica rischio per i media”

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In tutto il mondo, l’ostilità dei leader politici verso i giornalisti mette sempre più a rischio i media. E’ quanto denuncia Reporter sans frontières nel suo rapporto annuale. In alcuni casi, l’atteggiamento della politica ha portato a “un crescente incitamento di gravi e frequenti atti di violenza, che hanno alimentato un livello di paura e pericolo senza precedenti per i giornalisti”, si legge nel World Press Freedom Index 2019.

In questo clima di “diffusa ostilità”, serve coraggio per continuare a indagare sui casi di corruzione, evasione fiscale e sulla criminalità organizzata. Per l’Italia, risalita di 3 posizioni nella classifica di Rsf e ora al 43esimo posto, vengono citati i casi di Paolo Borrometi e Roberto Saviano . Il primo, “deve la sua sopravvivenza solo alla costante protezione della polizia italiana, che ha sventato lo scorso maggio un tentativo di assassinarlo da parte della mafia”. Nel caso dell’autore di ’Gomorra’, Rsf scrive che “il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini ha suggerito che la protezione della polizia a Roberto Saviano possa essere ritirata”, dopo le critiche espresse dal giornalista nei confronti del vicepremier.

Il “clima di ostilità che va oltre i commenti di Donald Trump” ha invece fatto sì che gli Stati Uniti siano scesi di tre posizioni, al numero 48, nella classifica della libertà di stampa dell’organizzazione. “Mai come oggi i giornalisti Usa sono stati soggetti a così tante minacce di morte o si sono rivolti così spesso ad aziende private per la propria protezione”, si legge nel rapporto, ricordando che cinque giornalisti e impiegati di un quotidiano di Annapolis, nel Maryland, lo scorso anno sono stati uccisi da un lettore ostile.

Proprio nelle Americhe, viene registrato il peggiore deterioramento delle condizioni di praticabilità dei media. In Brasile, Reporter sans frontiéres denuncia gli attacchi ai giornalisti dei sostenitori del nuovo presidente Jair Bolsonaro, mentre il Nicaragua è arretrato di 24 posizioni dopo le aggressioni ai giornalisti impegnati nel racconto delle proteste contro il governo di Daniel Ortega.

Nel rapporto viene anche ricordata l’uccisione all’interno del consolato saudita di Istanbul del giornalista dissidente, Jamal Khashoggi. Un delitto che ha “inviato un messaggio raggelante ai giornalisti bel al di là dei confini dell’Arabia Saudita”, scesa di tre posizioni al 172esimo posto.

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21 Aprile 2019