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May: “Con bocciatura accordo mai più via da Ue”

May: “Con bocciatura accordo mai più via da Ue”

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Se martedì ai Comuni sarà bocciato, di nuovo, l’accordo per la Brexit”potremmo non lasciare mai la Ue”. E’ quanto ha detto Theresa May in un discorso pronunciato oggi a Grimsby, esortando i deputati britannici a fare martedì prossimo “una scelta cruciale” per evitare al Paese “un momento di crisi”.
Approvatelo e il Regno Unito lascerà l’Unione Europea – ha detto parlando dell’accordo da lei negoziato, se lo bocciate nessuno sa cosa accadrà. Potremmo non lasciare la Ue per diversi mesi. Potremmo lasciarla senza le tutele garantite dall’accordo. Potremmo non lasciarla per niente”. “Se i deputati rifiuteranno l’accordo nulla sarà più certo – ha concluso – sarà un momento di crisi”.

Se veramente la Brexit dovesse naufragare, e il Regno Unito dovesse quindi non uscire dall’Unione Europea, questo sarebbe, secondo la May, un grave fallimento politico che recherebbe “un profondo danno” alla fiducia delle persone nella democrazia. Alcune delle persone che hanno votato per il referendum hanno votato per la prima volta nella loro vita – è il ragionamento della premier britannica – perché dovrebbero votare ancora se non si è realizzato quello per cui hanno votato? “Portiamo a termine la Brexit”, ha ripetuto più volte May nel suo intervento, sottolineando che il popolo britannico vuole vedere chiuso questo capitolo.

“Un segno della disperazione” della premier. Così Jeremy Corbyn, ha bollato il discorso di May. “Noi non sosterremo il suo accordo il prossimo martedì, voteremo per togliere il no deal dal tavolo” ha detto il leader laburista l’opposizione al’uscita senza accordo dalla Ue, sottolineando che il Labour metterà “ancora una volta sul tavolo la sua proposta” incentrata su “unione doganale, accesso al mercato e protezione dei diritti in questo Paese che sono stati ottenuti attraverso la Ue”.

“DA UE ACCORDO VINCOLANTE” – L’Ue “ha proposto al Regno Unito un’interpretazione giuridicamente vincolante dell’accordo di ritiro” della Gran Bretagna dall’Ue. A riferirlo, il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, su Twitter, dopo aver informato gli ambasciatori dei 27 Stati membri e il Parlamento Europeo.

In particolare, “il collegio arbitrale può già concedere al Regno Unito, in base all’articolo 178 dell’accordo di ritiro, il diritto ad una sospensione proporzionata dei suoi obblighi previsti dal backstop”, cioè la soluzione di salvaguardia individuata nell’accordo di ritiro per evitare il risorgere di un confine fisico sull’isola d’Irlanda, “come extrema ratio, se l’Ue dovesse venire meno agli obblighi di fare del suo meglio e di buona fede nel negoziare soluzioni alternative”.

L’Ue, prosegue Barnier, “è pronta a dare valore legale a tutti gli impegni previsti nella lettera di gennaio di Donald Tusk e di Jean-Claude Juncker, attraverso una dichiarazione interpretativa congiunta. Ciò renderà gli obblighi di fare ogni sforzo e di negoziare in buona fede ancora più vincolanti”, obblighi che potranno essere fatti valere più facilmente davanti al collegio arbitrale.

L’Ue si impegna inoltre “a dare al Regno Unito l’opzione di uscire unilateralmente dal Territorio Doganale Unico” previsto dal backstop, “mentre gli altri elementi del backstop devono essere mantenuti per evitare un confine fisico” tra Irlanda e Irlanda del Nord. “Il Regno Unito – sottolinea il politico francese – non sarà costretto a stare nell’unione doganale contro la sua volontà”. E “l’Ue continuerà a lavorare intensamente nei prossimi giorni per assicurare che il Regno Unito esca dall’Unione con un accordo”, conclude Barnier.

Algeria, un milione in piazza contro Bouteflika

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Sono ’’più di un milione’’ i manifestanti scesi in piazza oggi ad Algeri, per il terzo venerdì consecutivo di protesta contro la candidatura del presidente Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999, a un quinto mandato. Lo sostiene il quotidiano el-Watan. ’’L’Algeria vive oggi un momento storico’’, scrive il giornale, che parla di ’’una festa per la libertà’’ in corso nella capitale, sottolineando quindi la natura pacifica della manifestazione. ’’Avete mangiato il Paese’’, hanno intonato i manifestanti, che hanno chiesto una ’’Algeria libera e democratica’’ contestando un ’’Potere assassino’’.

LE TAPPE DELLA CRISI – I partiti di opposizione non sono riusciti a trovare un accordo su un candidato unico in vista delle presidenziali del 18 aprile. Di seguito le principali tappe dall’annuncio della candidatura di Bouteflika.

– Il 9 febbraio il Fronte di liberazione nazionale al potere indica Bouteflika come suo candidato alle presidenziali. Il giorno seguente Bouteflika conferma in un messaggio scritto l’intenzione di candidarsi al voto.

– Venerdì 22 febbraio gli algerini protestano ad Algeri contro il presidente. La polizia usa cannoni ad acqua e lacrimogeni per disperdere i manifestanti che cercano di dirigersi verso il palazzo presidenziale.

– Il 24 febbraio Bouteflika, colpito nel 2013 da un ictus, lascia il Paese per “regolari controlli medici” a Ginevra.

– Venerdì 1 marzo migliaia di algerini sono di nuovo in piazza. Durante le proteste ad Algeri, muore in circostanze poco chiare Hassan Benkhedda, uno dei figli di Benyoucef Benkhedda, secondo e ultimo presidente del governo in esilio del Fronte di liberazione nazionale durante la guerra d’indipendenza.

– Il 3 marzo il nuovo capo della campagna elettorale di Bouteflika, Abdelghani Zalene, formalizza la candidatura del rais alle presidenziali. In un “messaggio alla Nazione”, Bouteflika promette che se rieletto per un quinto mandato si impegnerà per le riforme e l’organizzazione di elezioni presidenziali anticipate alle quali non si candiderà. Il giorno successivo centinaia di studenti protestano in diverse città.

– Il 5 marzo il Capo di Stato Maggiore algerino, Ahmed Gaid Salah, afferma che i militari sono “determinati a proteggere la stabilità”.

– Il 6 marzo il giornale Tribune de Genève scrive che Bouteflika ha bisogno di “cure costanti” e che sarebbe “costantemente in pericolo di vita”. Il responsabile della campagna elettorale del presidente smentisce e sostiene che le condizioni di salute di Bouteflika “non suscitino alcuna preoccupazione”.

– Il 7 marzo il monito di Bouteflika in un nuovo messaggio scritto: le manifestazioni “pacifiche” rischiano di essere “strumentalizzate da una forza infida interna o straniera che, Dio non voglia, potrebbe provocare la sedizione e diffondare il caos, trascinando il Paese in una crisi”.

Condannato ex capo campagna Trump

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L’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, è stato condannato a 47 mesi di carcere per una serie di reati finanziari. Manafort, arrivato in un tribunale della Virginia su una sedia a rotelle, con indosso la tuta verde dei detenuti, accompagnato dalla moglie e da alcuni famigliari, prima della lettura della sentenza si era rivolto al giudice, chiedendo clemenza. “Gli ultimi due anni – ha detto, rivolto alla corte – sono stati gli anni più difficili per me e la mia famiglia. Dire che sono umiliato e che mi vergogno è un eufemismo”. I procuratori avevano chiesto per lui, accusato di frode finanziaria nell’ambito dell’inchiesta sul Russiagate, una condanna a 24 anni di prigione.

Manning torna in carcere

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Chelsea Manning torna in carcere fino a quando non accetterà di testimoniare di fronte al grand jury che sta indagando su Wikileaks, il sito al quale nel 2010 l’ex analista dell’intelligence militare consegnò centinaia di migliaia di file del Pentagono e del dipartimento di Stato sulle guerre in Iraq e Afghanistan. E’ quanto ha deciso il giudice federale Claude Hilton che ha accusato Manning di “oltraggio alla corte” ordinando l’immediata detenzione “fino a quando non accetterà di rispondere o fino alla fine dell’inchiesta del grand jury”.

Ieri la stessa Manning aveva reso noto che rischiava l’arresto per non aver risposto alle domande del grand jury che sta conducendo l’inchiesta, coperta dal massimo segreto, a carico di Assange, da sette anni rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per evitare la possibile estradizione negli Stati Uniti.

“Tutte le domande si riferivano alla mia diffusione di informazioni al pubblico del 2010, domande a cui io ho risposto durante il mio processo”, ha dichiarato Manning spiegando di essersi appellata ai suoi diritti costituzionali per non rispondere. Nel 2013 un tribunale militare condannò a 35 anni Bradley Manning, che subito dopo la condanna annunciò la sua volontà di intraprendere il percorso di transizione per cambiare sesso, adottando il nome di Chelsea.

Nel gennaio del 2017, pochi giorni prima di lasciare la Casa Bianca, Barack Obama ridusse la pena di Chelsea Manning ai sette anni già scontati, permettendo la sua scarcerazione nel maggio di quell’anno. Lo scorso anno si è anche presentata al Senato in Maryland.

“Sono pronta a fronteggiare le conseguenze del mio rifiuto”, ha detto ancora Manning riferendosi al possibile arresto. “Queste udienze segrete tendono ad essere in favore dei governi, io sempre tenderò a spiegare le cose pubblicamente”, ha affermato prima dell’udienza in cui è stata arrestata.

Un arresto che è stato definito “un atto di tremenda crudeltà” dall’avvocato di Manning, Moira Meltzer-Cohen, ricordando le sofferenze fisiche e psicologiche che l’ex militare transgender ha dovuto affrontare durante gli anni di carcere. Sofferenze che erano state anche all’origine della decisione di Obama di ridurre la condanna considerata eccessiva che le era stata inflitta.

8 marzo, lacrimogeni contro le donne in piazza a Istanbul

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La polizia turca è intervenuta a Istanbul contro migliaia di donne radunate nel centro della città sul Bosforo in occasione della Giornata internazionale della donna. “La polizia usa lacrimogeni e proiettili di gomma contro le donne che osano camminare lungo la principale via pedonale di Istanbul”, twitta Mark Lowen, corrispondente della Bbc dalla Turchia. Mahmut Hamsici, giornalista della Bbc, ha riferito via Twitter che la polizia ha bloccato una manifestazione lungo il famoso Istiklal Caddesi.

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9 Marzo 2019