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Il cordoglio della politica

Il cordoglio della politica

Disastro aereo dell’Ethiopian Airlines, tra loro, otto i cittadini italiani.

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“Oggi è un giorno di dolore. Nell’aereo della Ethiopian Airlines precipitato dopo il decollo da Addis Abeba vi erano anche nostri connazionali. Ci stringiamo tutti ai familiari delle vittime rivolgendo loro i nostri partecipi, commossi pensieri”. Questo il messaggio di cordoglio, affidato a Twitter, del premier Giuseppe Conte. “Il disastro aereo in Etiopia, nel quale hanno perso la vita 157 persone tra cui 8 italiani, è una tragedia che ci colpisce tutti. Esprimo il mio più vivo cordoglio, anche a nome del Senato, ai familiari delle vittime, molte delle quali in Africa per ragioni umanitarie. Partecipo al dolore della Regione Sicilia per la perdita dell’assessore Sebastiano Tusa”, il commento del presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. “Sono vicino alle famiglie delle vittime dell’incidente aereo in Etiopia, a pochi chilometri da Addis Abeba. Una terribile tragedia anche per il nostro Paese”, il messaggio su Twitter del presidente della Camera Roberto Fico.
“Sono profondamente commosso dalla tristissima notizia del tragico incidente aereo in Etiopia. Mi stringo alle famiglie delle vittime, alle quali esprimo le più profonde e affettuose condoglianze”. Così il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, che ha inoltre assicurato il massimo impegno della Farnesina per prestare ogni assistenza ed espresso sentita solidarietà alle Autorità etiopiche.

“Il mio profondo dolore per la tragedia dell’aereo dell’Ethiopian Airlines, in cui hanno perso la vita anche 8 nostri connazionali. Esprimo la mia vicinanza alle loro famiglie e alla Regione Sicilia per la perdita dell’assessore Sebastiano Tusa”, scrive il vicepremier Luigi Di Maio, cui fa eco il collega Matteo Salvini: “Dolore e preghiera per tutte le vittime della tragedia aerea in Africa, siamo vicini ai famigliari e lo saremo anche in futuro”.

“Sconvolti e addolorati per la terribile tragedia avvenuta in Etiopia. A bordo del Boeing 737 della Ethiopian Airlines anche 8 italiani che, insieme a tutti i passeggeri del volo, hanno perso la vita dopo lo schianto avvenuto questa mattina. Massima solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime”, così in una nota Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, capigruppo M5S di Camera e Senato.
“Oggi è una giornata molto triste. La notizia dell’incidente che ha visto precipitare l’aereo della Ethiopian Airlines dopo il decollo da Addis Abeba, sul quale si trovavano anche nostri connazionali, ci lascia sgomenti e profondamente addolorati. Desideriamo esprimere cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime di questa tragedia”, dichiarano i senatori della Lega componenti della Commissione Affari Esteri di Palazzo Madama, Tony Iwobi, vice presidente Commissione, Emanuele Pellegrini, capogruppo Lega in Commissione, Manuel Vescovi, segretario Commissione, e Massimo Candura.
“Dolore per le vittime dell’incidente aereo #EthiopianAirlines, per gli otto italiani coinvolti tra cui tre cooperanti di Africa Tremila Onlus di Bergamo”, il tweet del dem Maurizio Martina. “Profondo dolore” espresso anche dal neo segretario Pd e presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “Profondo dolore – scrive – per la tragedia in Etiopia, nella quale hanno perso la vita 8 italiani, tra i quali ci sono nostri concittadini del Lazio. Ci stringiamo ai loro familiari, l’Italia perde donne e uomini che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo della cultura e della cooperazione”.

“Mi lascia profondamente colpita la notizia della morte di 157 persone che erano a bordo del Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines precipitato questa mattina. Nella lista dei passeggeri ci sarebbero anche 8 italiani, tra cui l’assessore della Regione Siciliana Sebastiano Tusa, persona capace e perbene. Alle famiglie delle vittime la mia vicinanza e il mio cordoglio”, scrive su Facebook la presidente di Fdi Giorgia Meloni.

Salvini: “Tav? Discussione utile al governo”
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La discussione sulla Tav “di questi giorni molto probabilmente serve al governo e al Paese, perché è chiaro che se non aprono i cantieri l’economia non riparte“. A dirlo, il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a margine della scuola politica della Lega a Milano sul dibattito sulla Tav Torino-Lione.

Salvini ha quindi spiegato che sulla Tav “c’è di mezzo la discussione con la Francia e con l’Unione europea e la revisione del progetto, come previsto, e quindi è una discussione utile per andare avanti”. E, in ogni caso, nel governo “in questi nove mesi abbiamo sempre dialogato”. A chi gli chiedeva se nel governo fosse prevalente maggioritaria una componente contro la Tav, visto che l’analisi costi-benefici è negativa, il vicepremier ha spiegato che “se tagli delle spese e ottieni più fondi da coloro che ne hanno messi di meno, l’analisi può cambiare“. La Francia “ha più chilometri e vantaggi e la Ue si è detta già disponibile ad aumentare il suo contributo”.

La posizione dei 5 Stelle sulla Tav, ha ricordato, “è sempre stata contraria e quella della Lega sempre favorevole e quindi la via mediana prevista dal contratto è una revisione dell’opera“. In ogni caso la Tav “è una delle centinaia di opere ferme da anni”.

Ieri Salvini ha parlato con i vertici della Telt, la società Italo-francese responsabile della realizzazione e della gestione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione. “Li ho sentiti ieri e abbiamo commentato i contenuti della lettera”, inviata dal premier Giuseppe Conte.

Di Maio: “Le infrastrutture dobbiamo farle”

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“Questi sono stati giorni difficili e mi sono ripromesso di non alimentare il dibattito, ma deve essere chiaro che noi le infrastrutture in Italia le dobbiamo fare, grandi medie e piccole, sia digitali che fisiche”. Lo ha detto Luigi Di Maiointervenendo al Villaggio Rousseau.
“L’obiettivo del Movimento è dare tranquillità a questo Paese, non dev’essere più creare tensioni”, ha continuato il vicepremier aggiungendo: “C’è sempre questo senso di instabilità nel Paese, che a volte viene alimentato anche da esponenti del governo. Se da una parte uno dice ’vediamo chi va fino in fondo, vediamo chi ha la testa più dura’, io dico questo è folklore. Adesso pensiamo e lavoriamo sulle cose serie”. “Questo governo durerà altri 4 anni“, ha ribadito Di Maio affermando: “Un anno è finito e abbiamo portato a casa una buona parte dei 20 punti” del contratto di governo e “la legge anticorruzione”; adesso “la vera sfida è ragionare a 30 anni per questo Paese e cominciare a fare quelle cose che sopravviveranno a questo governo e che magari vedranno i miei figli, i miei nipoti, quelle cose di cui si potrà dire ’beh quel processo l’ha avviato il Movimento 5 Stelle quando stava al governo’”.

Vera quota 100 solo per l’1,9% dei lavoratori

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La vera ’quota 100’, quella fatta di 62 anni d’età più 38 anni di contributi, è pari all’1,9% della popolazione di lavoratori che andrà in pensione nel 2019. Il restante 98,1% ha dai 63 anni in su o dai 39 anni di contributi in su. E’ quanto emerge dalle tabelle contenute nel dossier consegnato dall’Upb alla Camera, in occasione delle audizioni sul decreto legge rdc e quota 100, elaborati dall’Adnkronos. Solo il 18,4% lascerà il lavoro a 62 anni, di cui il 16,5% avrà però oltre 38 anni di contributi. Mentre coloro che diranno addio agli obblighi professionali dopo 38 anni sono il 9,7%; di cui il 7,8% con più di 62 ani d’età. A conti fatti, quindi, l’offerta contenuta nella legge di bilancio 2019, e messa a punto con il decreto legge all’esame del Parlamento, sarà sfruttata da pochissimi ’quota 100’ effettivi e da tantissimi over 100. Al primo posto, sommando età e contributi, ci sono i ’quota 104’, che ammontano al 19,4% degli aspiranti pensionati.

Seguono i ’quota 105’, pari al 17,3% della platea pronta per lasciare il lavoro, e ’quota 103’, con il 16%. Poi ci sono i ’quota 106’ con il 13,7% dei potenziali pensionati; seguiti dai ’quota 102’ con l’11,2% e ’quota 107’ con l’8,6%. In coda i ’quota 101’ con il 6% e ’quota 108’ con il 4,3%. E dietro arriva finalmente la ’quota 100’, seguita solo da quota 109 con l’1,3% e ’quota 110’ con lo 0,1%.

Ossevando i numeri considerando la sola età si scopre che la possibilità di andare in pensione con le nuove regole sarà colta soprattutto dalle persone che hanno 63 anni (è il 26,9% della platea), seguita dai lavoratori con 64 anni (22,1%) e da chi nel corso del 2019 soffierà 62 candeline (18,4%). Seguono i coloro con 65 anni (16,5%), 66 anni (13,4%) e 67 anni (2,7%).
Considerando invece l’anzianità contributiva, il gruppo più numeroso è quello con 41 anni di contributi(23,5%), seguito da chi ha 40 anni di contributi (21,3%) e dai 42 anni di contributi (20,8%). Poi ci sono i lavoratori che hanno maturato 39 anni di contributi (19,3%), quelli con 38 anni di contributi (9,7%) e, infine, chi ha 43 anni di contributi (5,5%).

“Via dal Nazareno”, l’annuncio di Zingaretti

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“Spalancherò porte e finestre per costruire una forma di partito radicalmente e totalmente diversa. Penso a grandi forum tematici aperti anche chi non è iscritto al Pd, vorrei cambiare la sede nazionale del partito da via del Nazareno e costruire sedi del Pd dove il primo piano sia destinato al co-working delle idee”. Il neo segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti annuncia così, intervistato a ’Che Tempo che fa’ su Rai 1, la sua rivoluzione dem.
Poi l’attacco agli avversari: “Io penso – dice il segretario – che sia finito il ’cattivismo’ della Lega, la ricerca ossessiva di capri espiatori, come se questo aiuti la persona arrabbiata a stare meglio. Il ’cattivismo’ è l’oppio della rabbia”. “Dobbiamo sostituire il cattivismo e ridiventare coloro che guardano in faccia le paure e i problemi delle persone e dimostrare che siamo migliori degli altri a risolvere i problemi che in questo momento non vengono risolti, in modo che le persone si sentano un po’ più felici e abbiano un’aspettativa del domani migliore”, ha aggiunto. “Il popolo è stanco delle divisioni, stanco dei litigi e di vivere in un eterno presente”.

E ancora: “La Tav è bloccata e così altre 600 grandi opere per un totale di 36 miliardi già stanziati. Il crollo della produzione industriale, le incertezze in economia entreranno in maniera drammatica nelle nostre case. Sulla Tav il governo non cadrà perché hanno fatto pagare agli italiani un prezzo ignobile e sono sembrati degli azzeccagarbugli“.

“Penso che la Tav si farà perché il vero capo di questo governo si chiama Matteo Salvini. Si farà – ha aggiunto Zingaretti – proiettando nel mondo un’Italia che non si merita di essere presentata cosi e facendoci perdere un sacco di tempo”.

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11 Marzo 2019