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Trump: “Non siamo pronti per accordo con Cina”

Trump: “Non siamo pronti per accordo con Cina”

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“Loro vorrebbero concludere un’intesa, noi non siamo pronti per fare un accordo”. Donald Trump risponde così ad una domanda sui rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina. “Stiamo ottenendo decine di miliardi di dollari grazie alle tariffe. Queste cifre potrebbero aumentare in maniera sostanziale. Credo che in futuro, ad un certo punto, Stati Uniti e Cina faranno un ottimo accordo commerciale”, dice il presidente degli Stati Uniti.

“Non credo che la Cina possa continuare a pagare centinaia di miliardi di dollari per le tariffe. Penso che ci sia un’ottima chance di avere un ottimo accordo commerciale tra i due paesi”, aggiunge.

A stretto giro, da Pechino, arriva la replica del ministero degli Esteri attraverso il portavoce, Lu Kang: “Recentemente alcune figure negli Stati Uniti, compresi funzionari di alto livello, hanno fatto commenti sui colloqui commerciali tra Cina e Usa. A volte dicono che l’accordo è dietro l’altro, a volte la situazione è complessa”.

“La posizione della Cina, nello stesso arco di tempo, è rimasta coerente. Primo, noi crediamo che le divergenze tra i due paesi, comprese quelle relative al commercio, dovrebbero essere risolti attraverso trattative amichevoli. Secondo, siamo legati al principio di rispetto reciproco, equilibrio e beneficio per entrambi come base per i colloqui commerciali”, aggiunge.

Austria, sfiduciato cancelliere Kurz

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Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il suo governo conservatore di minoranza sono stati sfiduciati in Parlamento dal voto congiunto delle opposizioni. E’ la prima volta nel Dopoguerra che un voto di sfiducia nei confronti di un capo del governo ottiene in Austria un risultato vincente. A votare contro Kurz sono stati i Social democratici (Spoe) e la destra del Partito della Libertà (Fpoe) che accusano il cancelliere di avere sfruttato le accuse di corruzione contro l’ex vice cancelliere Heinz-Christian Strache per indire elezioni anticipate ed escludere dal governo i ministri del Fpoe, per prendere il controllo assoluto dell’esecutivo. “Sono ancora qui”, ha detto Kurz, lanciando così la campagna per la sua rielezione. “Non possono fermare il cambiamento che abbiamo iniziato”, ha detto ancora il leader dell’OeVP alla folla. Secondo la Costituzione austriaca, il presidente Alexander Van der Bellen dovrà ora nominare un governo tecnico che porti il Paese alle elezioni, che dovrebbero avere luogo a settembre.

All’indomani della vittoria nelle elezioni europee, Sebastian Kurz perde il governo dell’Austria, pur rimanendo il politico più popolare del Paese, come dimostrato dal successo incassato ieri dal suo partito. Il 32enne cancelliere, leader del Partito popolare (OeVP), non è nuovo ai colpi di scena. Nell’arco di due anni ha già messo fine a due governi di coalizione e, salvo stravolgimenti, si appresta a guidarne un terzo. Se nel 2017, dopo aver preso la guida dei Popolari, era stato lui stesso a terminare l’alleanza con i Socialdemocratici e a convocare elezioni anticipate, poi vinte ad ottobre, stavolta Kurz è vittima di una manovra parlamentare. A votargli la sfiducia, oltre ai Socialdemocratici, la destra del Fpoe, fino alla scorsa settimana alleata di governo. L’accusa è quella di avere usato lo scandalo che ha colpito il vice cancelliere Heinz-Christian Strache per prendere il controllo totale del governo. A spingere in alto le azioni politiche di Kurz, in questi anni, le sue posizioni anti immigrazione, espresse già a partire dal 2015, quando era ancora ministro degli Esteri. Assunto il controllo dei Popolari con un colpo di mano interno, Kurz ha iniziato a rimodellare il partito sull’esempio di quanto fatto in Francia da Emmanuel Macron, col suo movimento En Marche.

Il Cremlino respinge la richiesta del Tribunale del mare Onu

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Il Cremlino respinge la richiesta del Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo che la scorsa settimana ha sancito la restituzione all’Ucraina delle tre navi sequestrate nello stretto di Kerch lo scorso novembre e il rilascio dei 24 militari ucraini detenuti e trasferiti nel carcere di Lefortovo di Mosca. La Convenzione sul mare dell’Onu del 1982 “non può essere applicata” alla situazione della regione, ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov. “La Russia continuerà a difendere in modo coerente la sua posizione sulla questione”, ha aggiunto. La scorsa settimana il Tribunale basato ad Amburgo ha anche sollecitato le due parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa aggravare o estendere la disputa e chiesto loro di riferire, entro il 25 giugno, in merito all’attuazione di quanto richiesto.

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28 Maggio 2019