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Mattarella vede Di Maio

Mattarella vede Di Maio

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(Sergio Amici) – Ore febbrili lungo la direttrice Quirinale-governo, per capire come evolverà la situazione all’interno della maggioranza gialloverde. Dopo l’appello del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in mattinata è salito al Colle il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al di là dei confronti istituzionali che hanno accompagnato le dichiarazioni del premier, è probabile che, dopo aver ascoltato quali siano in questa fase gli orientamenti del leader M5S, il Capo dello Stato gli abbia ribadito la necessità di compiere scelte chiare, per evitare il protrarsi di un’incertezza, tanto più pericolosa in una fase in cui è in corso una delicata interlocuzione tra Italia ed Unione europea.

No quindi ad un prolungato tira e molla che produrrebbe gravi conseguenze sulla stabilità del quadro economico-finanziario, con inevitabili ricadute negative per famiglie ed imprese. E’ chiaro che il Capo dello Stato non intende interferire nelle scelte che vorranno compiere le forze politiche (proseguire con gli attuali assetti di governo, eventuale rimpasto, rottura della coalizione con assai probabile sbocco elettorale), né preferisce o auspica soluzioni.

La sua unica preoccupazione è garantire che ogni passaggio avvenga nel rispetto della Costituzione e delle prerogative di tutti i soggetti in campo (presidente della Repubblica, Parlamento, partiti) e in un arco temporale che permetta scelte chiare e passaggi non traumatici, che rischierebbero di compromettere in maniera seria la situazione economica del Paese. A M5S e Lega decidere se e come proseguire il loro rapporto, tenendo conto di questa linea di indirizzo del Capo dello Stato.

Sblocca cantieri, c’è l’accordo

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Movimento 5 Stelle e Lega hanno trovato l’accordo sul dl sblocca cantieri. E’ quanto rendono noto fonti del governo. Un’intesa che segue la telefonata chiarificatrice tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Da mercoledì il provvedimento sarà votato in Aula al Senato, a partire dalle 9:30 ma il voto ci sarà giovedì mattina, second quanto si è appreso al termine della conferenza dei capigruppo del Senato.

Relativamente all’emendamento della Lega, sullo stop di due anni al codice degli appalti, si apprende che il testo prevede la sospensione di alcune parti del codice stesso e la modifica di altre, tenendo conto dei lavori delle commissioni di merito. L’intesa, quindi, non prevede la sospensione del codice.

Di soddisfazione per l’accordo trovato sul decreto parlano i capigruppo al Senato, Massimiliano Romeo e Stefano Patuanelli: “Dopo esserci confrontati anche con i relatori, proporremo al Senato, tra le altre cose, quanto già concordato in sede di commissione, vale a dire un emendamento che prevede la sospensione di alcuni punti rilevanti del codice degli appalti per due anni, in attesa di una nuova definizione delle regole per liberare da inutile burocrazia le imprese”.

LEGA-M5S – “Al contempo – sottolineano i due capigruppo di Lega e M5S – sarà garantito il rispetto delle norme e del lavoro già fatto nelle commissioni parlamentari sull’argomento. In particolare saranno anche garantite le soglie già in vigore per i subappalti e salvaguardati gli obblighi di sicurezza per le imprese. Abbiamo svolto un normale lavoro parlamentare che porteremo come maggioranza in commissione e poi in Aula al Senato”.

DI MAIO – “Sono contento che i gruppi parlamentari stiamo lavorando e abbiano raggiunto un accordo” perché, “alla fine, si sospenderanno dal codice degli appalti le tre norme su cui siamo sempre stati d’accordo e che ci consentiranno di creare un Paese sempre più efficiente e con meno scartoffie che hanno rallentato l’economia del Paese senza sacrificare né la legalità né i controlli” ha detto Di Maio. “Sono contento che non ci sia stato un intervento di sospensione sulle norme di sicurezza sul lavoro perché dobbiamo fare di più sul tema e non togliere garanzie”.

LA TELEFONATA – Insomma, con la telefonata tra vicepremier, nelle ore più buie del governo Conte, sembra tornare un po’ di ottimismo sul futuro dell’esecutivo gialloverde: sarebbe stato Di Maio a prendere l’iniziativa, sentendo il leader della Lega, a quanto apprende l’AdnKronos. Una telefonata, la sua, che secondo i beninformati era attesa dal responsabile del Viminale per seppellire l’ascia di guerra. Secondo fonti leghiste, i toni tra i due sarebbero stati “cordiali” all’interno di un colloquio “molto costruttivo”.

L’INCONTRO – Nonostante le difficoltà, insomma, lo scambio tra i due avrebbe riportato un po’ di sereno. E non è escluso, a questo punto, che un incontro potrebbe tenersi a breve, tra giovedì sera e venerdì, a ridosso del Consiglio dei ministri. Conte, in partenza per il Vietnam, ha valutato “positivamente il fatto che dopo la conferenza stampa” i due leader delle “forze di maggioranza siano tornati a parlarsi”. Il ritorno al dialogo “è una buona premessa – ha reso noto Palazzo Chigi – proprio come auspicato nel discorso di Conte, per procedere nella giusta direzione”.

CONFINDUSTRIA – Viale dell’Astronomia esprime “preoccupazione” riguardo all’emendamento, presentato nell’ambito dell’iter di conversione del decreto, “che mira a eliminare la colpa grave e, quindi, la conseguente responsabilità erariale a carico dei funzionari pubblici che firmino la revoca dei contratti di concessione autostradale” si legge in una nota di Confindustria.

“Si tratta di una norma irragionevole che modificherebbe, nei fatti, i contratti in essere tra lo Stato e le società concessionarie con l’effetto di aumentare fortemente la percezione di inaffidabilità del nostro Paese per investitori e imprenditori generando conseguenze gravi per l’intero sistema produttivo. Per queste ragioni – si legge – Confindustria confida che l’emendamento sia al più presto cancellato e che si abbandoni ogni ipotesi analoga”.

Di Maio attacca Whirlpool

“Non si prende per il culo lo Stato italiano. Non con me, non con questo governo”

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Dal 2014 Whirlpool ha intascato 27 milioni di euro di fondi pubblici. E’ il vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, secondo quanto riferiscono i sindacati, a ricordarlo ai rappresentanti dell’azienda nel corso del tavolo di confronto sulla decisione della multinazionale americana di voler cedere il sito di Napoli

“Non si prende per il culo lo Stato italiano. Non con me, non con questo governo” ha detto Di Maio, secondo fonti Mise, alzando i toni del confronto con i vertici della multinazionale. Se non siete in grado di dare risposte – e devo rivolgermi ai vertici della multinazionale – ditelo subito; non perdiamo tempo: così, secondo quanto filtra dal tavolo di confronto, il vicepremier si sarebbe poi rivolto ai rappresentanti, sollecitando chiarimenti sull’acquirente per la struttura nel capoluogo partenopeo.

APPLAUSO – “Lo Stato si farà rispettare. Si sono firmati accordi ben precisi, state creando un precedente gravissimo. Dovete rispettare le Istituzioni e i lavoratori. Io sono e sempre sarò al loro fianco” ha detto Di Maio, sempre secondo fonti Mise, al tavolo di confronto. “Siamo disposti a impegnarci ancora di più con l’azienda per trovare una soluzione” aggiunge, sempre rivolto ai vertici della società, accolto dagli applausi dei sindacati.

L’AZIENDA – “Non vogliamo chiudere ma individuare soluzioni per garantire posti di lavoro sostenibili a lungo tempo”: così, a quanto riferiscono fonti sindacali, l’Ad Whirlpool Italia, Luigi La Murgia, avrebbe replicato al pressing del governo. Ad “oggi una soluzione non l’abbiamo”.

TRA UNA SETTIMANA – E si è concluso il tavolo sulla vertenza: governo, sindacati e azienda torneranno ad incontrarsi tra una settimana. Ad aggiornare il tavolo il vicepremier Di Maio, concedendo del tempo “per una riflessione” alla multinazionale americana. “Lo Stato non si può permettere che una multinazionale americana venga qui, firmi ad ottobre un accordo e poi dopo 7 mesi decida di mettere per strada 450 persone, soprattutto se questa multinazionale ha preso negli ultimi anni 50 milioni di euro di incentivi. Per questo – ha detto Di Maio – gli ho detto chiaramente che non si possono cambiare le carte in tavola quando ci sia impegnati per 3 anni a portare commesse dalla Polonia in Italia e far lavorare i cittadini italiani. Fra 7 giorni massimo mi aspetto un nuovo tavolo con una soluzione, altrimenti siamo pronti a togliergli i soldi.stiamo parlando per ora di 15 milioni di euro”.

Reddito, rifiutata 1 domanda su 4

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Sono 1.252.148 le domande per il reddito di cittadinanza presentate all’Inps al 30 maggio. Ad essere già state lavorate oltre 960mila, su un totale di poco più di un milione e 60mila presentate a marzo ed aprile, di cui 674mila sono state accolte, 277mila respinte e 9mila in evidenza per ulteriore attività istruttoria. Il tasso di rifiuto dunque è attualmente al 26%. E’ quanto comunica l’Inps, annotando come l’importo medio del Reddito sia di 540 euro mentre ammonta mediamente a 210 euro mese l’importo medio delle pensioni di cittadinanza finora liquidate.

L’Inps ricorda, inoltre, che le domande sono lavorate entro il giorno 15 del mese successivo a quello della presentazione e che, a partire da tale data, Inps invia le disposizioni di pagamento a Poste, che provvede a ricaricare le carte. E precisa che sono indicate con 03-2019 tutte le domande presentate a marzo anche se poi trasmesse all’Inps nei mesi successivi, qualora la trasmissione dagli intermediari ad Inps entro i dieci giorni lavorativi dalla presentazione della domanda sia stata impedita da problemi tecnici documentati.

In massima parte, conclude la nota Inps, risultano ancora da elaborare le domande in attesa della trasmissione dei modelli Rdc Com previsti sulla base delle dichiarazioni presentate in domanda.

Raffica di autosospensioni al Csm

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Raffica di autosospensioni al Csm. Con una nota diffusa nella tarda serata di ieri hanno annunciato la decisione i consiglieri del Csm Corrado Cartoni e Antonio Lepre, di Magistratura indipendente, che non sono coinvolti nell’inchiesta di Perugia ma che avrebbero partecipato, insieme a Luca Palamara, a un incontro con Luca Lotti e Cosimo Ferri, per discutere della nomina del procuratore di Roma. ’’Pur consapevoli e certi della correttezza del nostro operato, per senso istituzionale e per evitare attacchi strumentali al Csm – scrivono Cartoni e Lepre – comunichiamo la autosospensione dalle funzioni consiliari in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda’’. La decisione è arrivata al termine di una giornata che ha visto a Palazzo dei Marescialli una serie di incontri tra i gruppi e una lunga riunione di tutti i consiglieri, laici e togati. Il vicepresidente Ermini si era prima recato al Quirinale, in vista del plenum straordinario di oggi pomeriggio. E le dimissioni dei due consiglieri, o almeno la loro sospensione, erano state auspicate e sollecitate.

E oggi altri due consiglieri togati del Csm si sono autosospesi. Sono Gianluca Morlini, di Unicost, presidente della commissione incarichi direttivi, e Paolo Criscuoli di Magistratura indipendente. Si allargano dunque gli effetti della bufera che ha colpito la magistratura a seguito dell’inchiesta di Perugia. “In questi giorni è in corso una campagna di stampa che confonde e sovrappone indebitamente i piani di una indagine penale relativa a fatti rispetto ai quali sono del tutto estraneo, come già emerso, con l’attuale attività svolta presso il Consiglio superiore della magistratura” scrive in una nota Criscuoli, spiegando la sua decisione. ’’Ciò ha offuscato e rischia di compromettere ulteriormente l’immagine e la percezione che dell’organo di governo autonomo della Magistratura hanno i cittadini prima ancora dei magistrati’’, sottolinea. ’’Per questa ragione, nel rispetto dell’istituzione e del ruolo di componente togato del Consiglio, pur non essendo citato in alcun modo dalla stampa, ho depositato presso la segreteria della vicepresidenza del Consiglio la comunicazione della volontà di non partecipare all’attività del Consiglio e delle Commissioni fino a quando non sarà ribadito e chiarito, anche dagli organi competenti, la piena correttezza del mio operato, sempre improntato all’assoluto rispetto dei doveri di disciplina ed onore richiesti dalla Costituzione’’, rivendica Criscuoli, denunciando ’’un pericoloso clima di caccia alle streghe’’ ed esprimendo l’auspicio ’’che questo gesto di responsabilità induca tutti a riflettere’’.

Anche Morlini spiega le ragioni della sua scelta in una lettera inviata al vicepresidente del Csm. ’’Pur se nessuno mi ha contestato nulla a livello penale o disciplinare, e pur se il mio nome nemmeno è uscito sulla stampa, so di avere, casualmente ed in modo da me non programmato, raggiunto alcuni magistrati ad un dopo cena in cui, ad un certo punto e senza che io lo sapessi o lo potessi prevedere, è intervenuto l’onorevole Lotti – scrive Morlini – Mi sono quindi poco dopo congedato, ben prima che la serata terminasse, certo di non avere detto o fatto nulla in contrasto con i miei doveri di consigliere’’. “Siamo consapevoli del terribile momento che sta vivendo l’Istituzione consiliare, e ciascuno di noi è quindi chiamato a fare tutto ciò che può per preservarla’’ sottolinea Morlini. ’’Pur nella certezza della correttezza del mio comportamento, al fine di evitare che il Csm sia danneggiato da questa situazione e per senso di responsabilità verso le Istituzioni, chiedo di non partecipare all’attività del Consiglio e di essere sostituito nelle Commissioni – conclude – in attesa che la mia posizione venga acclarata come pienamente corretta nelle sedi istituzionali’’.

Le dimissioni del togato Luigi Spina e l’autosospensione di Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli non avranno conseguenze sull’attività del Csm. In base alla legge istitutiva, infatti, ’’per la validità delle deliberazioni è necessaria la presenza di almeno dieci magistrati e di almeno cinque componenti eletti dal Parlamento’’. I magistrati che siedono al Csm sono in tutto 18, 16 togati eletti più i vertici della Corte di Cassazione, primo presidente e procuratore generale: con i 5 togati in meno attualmente sono 11, quindi un numero sufficiente per garantire l’operatività.

SPINA NON RISPONDE AI PM – Spina, ex togato di Unicost del Consiglio superiore della magistratura, indagato con l’accusa di favoreggiamento e rivelazione di segreto di ufficio nell’ambito dell’inchiesta della procura di Perugia, davanti ai magistrati si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Abbiamo deciso d’intesa con Luigi Spina di procrastinare l’interrogatorio al fine di raccogliere tutti gli elementi che consentiranno quanto prima di chiarire la sua posizione processuale”, hanno fatto sapere in una dichiarazione congiunta i legali di Spina, l’avvocato Nicola Pisani e l’avvocato Donatello Cimadomo. In procura a Perugia oggi è stato convocato anche il pm di Roma Stefano Rocco Fava.

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5 Giugno 2019