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Clima, Trump ci ripensa

Clima, Trump ci ripensa

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Ora Donald Trump crede nei cambiamenti climatici. “Credo che vi sia un cambiamento nel clima e ritengo che cambi nelle due direzioni”, ha affermato, intervenendo a Good Morning Britain su Itv. Citando il colloquio sul clima avuto la vigilia con il principe Carlo, Trump ha spiegato: “Avremmo dovuto fare una chiacchierata di un quarto d’ora ed è durata un’ora e mezza. E lui ha parlato per la maggior parte del tempo”.

Il principe, ha aggiunto, “è veramente preso dal tema del cambiamento climatico”. “Credo che sia una grande cosa”. “Vuole assicurarsi che le prossime generazioni abbiano un clima buono, il contrario di un disastro. E io sono d’accordo”.

Stop ai fondi, niente scuola per i giovani immigrati

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L’amministrazione Trump cancella le lezioni di inglese, i programmi ricreativi e il sostegno legale per i minori che, entrati illegalmente negli Stati Uniti, attualmente sono nei centri allestiti dal governo in tutto il paese.

L’utilizzo delle risorse disponibili deve essere ridefinito per consentire alle autorità di far fronte alla pressione migratoria al confine meridionale. L’Ufficio per il Reinsediamento dei Rifugiati, in particolare, ha iniziato a ridurre i finanziamenti per le attività -compreso il ’soccer’, il calcio- ritenute “non direttamente necessarie per la protezione della vita e per la sicurezza, compresi servizi di istruzione, legali e ricreativi”, ha spiegato Mark Weber, portavoce del Dipartimento della Salute e dei Servizi umani.

Secondo le informazioni fornite al Congresso, è segnalato un notevole aumento del numero di minori non accompagnati che arrivano al confine meridionale. Per far fronte all’emergenza sono stati chiesti fondi per 2,9 miliardi di dollari. Senza la massiccia iniezione di denaro, il programma potrebbe rimanere senza risorse alla fine di giugno.

Più di 40.800 minori non accompagnati sono stati affidati al Dipartimento della Salute nel corso dell’anno, con un incremento del 57% rispetto al 2018. Le leggi federali impongono al Dipartimento della Sicurezza interna di trasferire i minori dai centri allestiti al confine in rifugi più adatti. Ad aprile, nelle strutture federali erano ospitati circa 12.500 ragazzi.

La permanenza nei rifugi dura in media 48 giorni prima che il minore venga affidato ad un adulto, in genere un parente. All’interno delle strutture i giovani immigrati -provenienti soprattutto da Guatemala, Honduras e El Salvador- frequentano lezioni di matematica e inglese e svolgono attività sportiva.

Fca-Renault, ore decisive

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La casa automobilistica francese Renault continua a discutere della proposta di fusione al 50% con Fca. Il Consiglio di Amministrazione ha deciso di continuare a studiare con interesse l’opportunità di una proposta di fusione 50/50 con Fiat Chrysler Automobiles. La decisione è stata presa nella riunione del Consiglio di Amministrazione di ieri per esaminare in dettaglio gli elementi della proposta. La società ha inoltre deciso di estendere le discussioni sull’argomento. Il Consiglio si riunirà nuovamente oggi, mercoledì 5 giugno alla fine della giornata.

“Prendiamo il tempo necessario” per fare le cose come si devono, ha detto il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire ai microfoni della radio francese ’Rmc’. Il progetto di fusione tra Fca e Renault “va studiato, senza fretta. Stiamo costruendo” il progetto “ma prende del tempo. E’ una operazione di grandi dimensioni che punta a creare un campione mondiale dell’automobile” ha spiegato Le Maire, ribadendo la necessità che le condizioni poste dallo Stato francese, azionista di riferimento di Renault con una quota del 15%, siano rispettate.

“Voglio dare la mia assicurazione ai francesi che lo Stato vigilerà con fermezza sugli interessi industriali di Renault e francesi – ha sottolineato Le Maire -. Sono favorevole a questa fusione ma non a qualunque condizione”. Con Fca, ha aggiunto, “lavoriamo bene. Dobbiamo anche informare i nostri partner giapponesi Nissan. Tutto questo prende tempo” e su questa operazione “sono sereno ma agirò con fermezza”.

Il 27 maggio scorso Fiat Chrysler ha dichiarato di aver consegnato una lettera non vincolante a Renault in merito ad una proposta di fusione al 50% delle rispettive attività. Secondo i termini della proposta, gli azionisti di ciascuna società riceveranno una quota di partecipazione equivalente nella società combinata, con l’aggregazione da realizzare come operazione di fusione nell’ambito di una società madre olandese.

Il consiglio di amministrazione dell’entità combinata sarebbe inizialmente composto da 11 membri. La società madre sarebbe quotata su Borsa Italiana, Euronext e Nyse. La società prevede che l’attività combinata venderà circa 8,7 milioni di veicoli all’anno.

Il progetto di fusione, ha sottolineato Le Maire, prevede “che la sede della holding sia ad Amsterdam” anche se lo Stato francese vuole un sede operativa anche a Parigi. Si tratta, ha detto ancora Le Maire, di “un’opportunità perché consoliderà il settore auto” e rafforzerà lo sviluppo dell’auto elettrica e autonoma. Lo Stato francese, ha rimarcato il ministro francese, se la fusione andrà in porto “resterà nel capitale sociale” del nuovo gruppo e “dovrà essere rappresentato nel consiglio di amministrazione”. La quota dello Stato, inoltre, “scenderà dal 15% al 7,5% mentre la famiglia Agnelli avrà una quota del 14,5%”.

“Vogliamo anche che ci sia una sede operativa a Parigi mentre la sede della holding sarà ad Amsterdam come tra l’altro è successo con Airbus – ha aggiunto Le Maire -. Quando ci sono diverse nazionalità è normare trovare un terreno d’intesa”. L’auspicio del ministro è che questa operazione si faccia ma nel rispetto delle condizioni messe in avanti dal governo transalpino ossia “il mantenimento dei siti industriali francesi e dei livelli occupazionali, che si faccia nell’ambito dell’Alleanza con Nissan, che il nuovo gruppo partecipi alla filiera di sviluppo delle batterie elettriche e che vengano rispettate le condizioni legate alla governance”.

Hacker contro l’ambasciata Ue a Mosca

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Il Servizio europeo per l’azione esterna apre una inchiesta per un attacco hacker contro il sistema informatico della sua ambasciata a Mosca, a partire dal febbraio del 2017 e scoperto in aprile, di cui ha dato notizia BuzzFed. Dati sono stati rubati dalla rete non classificata e due computer compromessi durante l’attacco, di tipo Apt, nascosto, continuo nel tempo e sofisticato.

Bezos compra casa a New York per 80 milioni di dollari

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Amazon ha rinunciato a costruire il suo quartier generale a New York, ma il suo fondatore fa acquisti immobiliari nella Grande Mela. Jeff Bezos ha comprato una lussuosa penthouse e due appartamenti sottostanti in un grattacielo al 212 di Fifth avenue, con vista su Madison square park, per la cifra di oltre 80 milioni di dollari. Secondo il Wall Street Journal, si tratta del secondo più grande acquisto immobiliare quest’anno a New York.

La penthouse da oltre 3000 m2, con cinque stanze e cinque bagni, è stata venduta per 58 milioni di dollari il 17 maggio. I due appartamenti sottostanti, che insieme totalizzano oltre 2.200 m2 e sette stanze da letto, sono invece costati 28,45 milioni. Il portavoce di Amazon, Jay Carney, non ha voluto commentare l’acquisto.

L’investimento immobiliare avviene in un momento di grande cambiamento nella vita personale di Bezos, che in aprile ha messo fine ad un matrimonio di 25 anni con l’ex moglie McKenzie. Il proprietario di Amazon, che possiede anche il Washington Post, è ora fidanzato con Lauren Sanchez. Prima del divorzio, Jezz e Mckenzie Bezos possedevano magioni a Bellevue, Washington e Beverly Hills, un ranch in Texas, una serie di appartamenti a New York e un museo trasformato in abitazione a Washington. Mckenzie è stata recentemente al centro delle cronache per la sua decisione di donare in beneficenza la metà del patrimonio da 36 milioni di dollari ottenuto con il divorzio.

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5 Giugno 2019