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Di Maio: “Nomine a breve”

Di Maio: “Nomine a breve”

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Governo, nomine, lettera Ue, Fca. All’indomani del faccia a faccia con Matteo Salvini, che ha segnato il disgelo tra i due vicepremier, Luigi Di Maio torna sui temi di più stretta attualità. A breve “ci saranno le nomine del ministro per gli Affari europei e dei sottosegretari da rimpiazzare” dice ai microfoni di Radio24, specificando che questo avverrà “credo nelle prossime settimane”. Poi, nel commentare l’eventualità che ad essere nominato come commissario europeo per l’Italia possa essere un esponente della Lega, Di Maio rileva: “L’importante è che sia all’altezza della carica e che si occupi e difenda le nostre imprese”.

Quanto alla lettera della Commissione europea sui conti pubblici “dobbiamo rispondere con la politica e non con la burocrazia” sottolinea il capo politico del M5S, ribadendo che “dobbiamo abbassare le tasse per far ripartire l’economia. I margini ce li deve dare l’Unione Europea su investimenti e taglio del cuneo fiscale. In questo modo potrà calare anche il debito”. Bruxelles “ci chiede di tagliare. Noi sicuramente faremo tagli alle spese inutili, contrasteremo l’evasione con il carcere per gli evasori ma – insiste – dobbiamo abbassare la tassazione per far ripartire l’economia del Paese”.

In merito al colloquio di ieri con Salvini, il ministro del Lavoro spiega che “è stato un incontro buono. Ci siamo detti che se andiamo avanti lo facciamo non per vivacchiare, ma per gli obiettivi che ci siamo dati”. “Abbiamo parlato di salario minimo, di abbassamento delle tasse e dell’atteggiamento che dobbiamo tenere con l’Europa, mentre non c’è stata discussione sui ruoli né su eventuali rimpasti”, aggiunge Di Maio.

Poi Fca. Secondo il vicepremier, quella del governo italiano di non intervenire nella trattativa per la fusione con Renault “è stata una scelta azzeccata. L’interventismo di Stato ha provocato un fallimento. Nemmeno Renault è stata contenta. Si trattava di un’operazione di mercato importante che abbiamo rispettato, nonostante fossimo a contatto con i vertici di Fca”.

Sulla vicenda che vede coinvolto Massimo Garavaglia, “mi auguro che il viceministro sia innocente – dice il capo politico del M5S – Altrimenti auspico che lasci come successo con Rixi”. Quanto al caso del sindaco leghista di Legnano, che ha ritirato le dimissioni nonostante un’indagine per corruzione, Di Maio è chiaro: “Un caso come questo non sarebbe mai avvenuto nel Movimento 5 Stelle. Ne abbiamo avuto uno in 10 anni, lo abbiamo espulso e deve stare lontano da noi per chilometri”.

Rispondendo ancora a una domanda sulle preoccupazioni espresse dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone sul decreto sblocca cantieri, il ministro sottolinea: “In Italia tutti sanno che non è complicando il codice appalti che si contrasta la corruzione”. “Non abbiamo eliminato le norme che prevedono i controlli sugli appalti. Abbiamo eliminato – ribadisce – quelle interne al codice che impedivano alle imprese di partecipare agli appalti”.

Cosa sono i minibot e perché se ne parla

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(Federica Mochi) – L’allarme l’ha lanciato ieri il governatore della Bce, Mario Draghi: “I minibot? O sono denaro o sono debito”. Prima di lui, anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco ha ribadito che “sempre debito sono, non è di certo la soluzione per il nostro debito pubblico”. E oggi i giovani di Confindustria li hanno paragonati “ai soldi del Monopoli”. Cavallo di battaglia della Lega, presenti anche nel contratto di governo, da giorni i minibot sono al centro del dibattito politico. Ma cosa sono e perché se ne discute tanto?

COSA SONO – I minibot sono dei Bot (i buoni ordinari del Tesoro vengono emessi dallo Stato per finanziare il proprio debito) di piccolo taglio equivalenti a 5, 10, 20, 50 e 100 euro. Come ha spiegato più volte il presidente della commissione Bilancio e responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, (che li ha definiti “un espediente per uscire dall’euro in modo ordinato e tutelato, una specie di ruota di scorta”) i minibot verrebbero stampati fisicamente e sarebbero del tutto simili a delle banconote. Privi di tasso di interesse e senza scadenza, verrebbero utilizzati per qualsiasi bene o servizio legato allo Stato, dalle tasse alle partecipate alla benzina ai biglietti dei treni.

L’IDEA DELLA LEGA – L’idea della Lega è quella di saldare il debito già esistente con i minibot che verrebbero assegnati ai creditori dello Stato in diverse forme. Ad esempio per i debiti verso le imprese, per i crediti di imposta pluriennali dei cittadini e i crediti Iva delle piccole e medie imprese e dei professionisti. L’obiettivo, ribadito anche nel programma della Carroccio, è di mettere in circolazione circa 70/100 miliardi di minibot, pareggiando l’attuale stock di denaro cartaceo in euro. Secondo il Carroccio a garantire il valore dei minibot sarebbe lo Stato che accetterebbe i pagamenti con un cambio fisso di 1 a 1 rispetto all’euro.

DOV’E’ IL PROBLEMA? – A chiarire quale sarebbe il rischio con i minibot è sempre Borghi: “In automatico – spiega – diventerebbero simili al contante ma se noi potessimo pagare con questo sistema tutto l’arretrato di debiti che ha lo Stato significherebbe mettere in circolazione un ammontare di minibot di volume simile a quello del contante attualmente presente in euro. In breve tempo i minibot diventerebbero di scambio comune”. Ed è questo il problema. Con i minibot si creerebbe una moneta parallela all’euro ma i trattati comunitari non lo consentono.

IL PASTICCIO DELLA MOZIONE – La settimana scorsa la Camera ha approvato all’unanimità una mozione parlamentare (quindi senza valore vincolante) sul pagamento dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione. All’interno della mozione si citava in un breve passaggio la possibilità di creare “strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio”. La mozione è stata approvata anche con i voti di Pd e +Europa, che però hanno ammesso di essere contrari ai minibot e di non essersi resi conto che il testo era stato modificato.

Su Twitter, il deputato di +Europa Alessandro Fusacchia si è scusato per aver votato la mozione. “Mi è sfuggito il punto inserito nel passaggio tra la prima versione e quella finale (poi votata all’unanimità) e fatta circolare solo poco prima del voto. Nel merito sono chiaramente contrario”. Contrari ai minibot lo sono anche i dem. Ecco perché il senatore del Pd, Luigi Marattin ha dedicato alla mozione un lungo post su Facebook che ricostruisce come sono andate le cose.

“Era una mozione sul pagamento dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione. E contiene quattro pagine piene di cose utili e sensate, tranne 10 parole (“anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio”) – spiega Marattin – che sono a un certo punto comparsi come possibilità all’interno di un punto che parlava di ampliare il meccanismo della compensazione tra crediti e debiti”. A presentare la mozione è stato il deputato di Forza Italia Simone Baldelli “persona ragionevole e del tutto pro-euro” dice Marattin, precisando che la mozione non conteneva inizialmente il passaggio sui minibot. “Quando è arrivata in aula, Baldelli ha chiesto che i gruppi parlamentari trovassero un accordo per un testo unitario. M5S e Lega hanno posto come condizione per una mozione unitaria l’inserimento di quelle 10 parole che menzionano la possibilità di introdurre i ’minibot’.

“La persona che ha condotto queste trattative a nome del Pd, la collega Silvia Fregolent, ha giudicato che il problema del pagamento dei debiti della Pa era così importante che l’esigenza di dare un segnale di unità totale delle forze politiche era più importante di tutto il resto, anche dell’inserimento di una possibilità di questi famigerati minibot” conclude il senatore dem.

Mercatone Uno, si apre spiraglio

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Si apre uno spiraglio per i 1.800 lavoratori di Mercatone Uno, dopo il traumatico annuncio di fallimento appreso via social due settimane fa. L’attesa decisione del Tribunale di Bologna finalmente è arrivata venerdì, con la comunicazione al Mise della disponibilità all’autorizzazione condizionata per l’approvazione del programma di cessione che verrà presentato dai commissari di Mercatone Uno. Un passaggio, questo, che come aveva spiegato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio, nell’incontro con i sindacati il 27 maggio, e come ha ribadito il Mise, rappresenta il percorso propedeutico allo sblocco degli ammortizzatori sociali. E “successivamente partirà la fase di reindustrializzazione per garantire un futuro certo ai lavoratori”.

Dopo l’annuncio del dicastero di Via Veneto, i commissari straordinari di Mercatone Uno, Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari, hanno comunicato che presenteranno “a breve l’istanza al ministero per concludere l’iter delineato dal Tribunale di Bologna per la retrocessione all’amministrazione straordinaria dei compendi aziendali e rendere così possibile l’accesso dei dipendenti agli ammortizzatori sociali previsti dalla legge”.

“Il Tribunale di Bologna ha accolto l’istanza dei Commissari del gruppo ’Mercatone Uno’ in amministrazione straordinaria e disposto la revoca dei provvedimenti di cessazione dell’esercizio dell’impresa, subordinandone l’efficacia al rilascio da parte del ministero dello Sviluppo economico della proroga del programma di liquidazione dell’azienda”, riferiscono i commissari, che “si riservano di illustrare nei tempi più rapidi le prossime attività previste dal programma”.

Vertenza in cui la tensione rimane comunque sempre alta: per lunedì prossimo i 321 dipendenti dei sette punti vendita lombardi saranno in presidio sotto la sede della Regione Lombardia “per protestare contro l’immobilismo della politica e del Governo”.

“Sulla vertenza Mercatone Uno il governo nazionale ora non ha più alibi. Deve sbloccare la cassa integrazione e dare un futuro certo ai lavoratori rimasti senza stipendio”, ha commentato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, appresa la notizia della decisione del Tribunale di Bologna. “La Regione rimane vicina ai 256 lavoratori pugliesi coinvolti dal crac – ha assicurato – ma è pronta ad intervenire immediatamente per cofinanziare gli investimenti di eventuali nuovi compratori che il governo nazionale deve cercare e trovare, anche col nostro aiuto”.

Una notizia positiva è poi arrivata da Intesa SanPaolo, che sospende le rate di mutui e prestiti personali per un periodo fino a 12 mesi per suoi clienti tra i 1.800 lavoratori del gruppo. “Siamo vicini ai dipendenti della Mercatone Uno e alle loro famiglie che stanno vivendo un periodo difficile – spiega Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo -. Abbiamo riflettuto su quale tipo di intervento potevamo compiere per aiutare in modo concreto i lavoratori del gruppo e questo ci è sembrata allo stato attuale un gesto chiaro ed efficace”.

Whirlpool, nuovo incontro al Mise

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Il ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per il prossimo 12 giugno, alle ore 17, il tavolo Whirlpool per discutere la situazione occupazionale e produttiva dell’azienda. L’incontro sarà presieduto dal ministro Luigi Di Maio e parteciperanno i vertici dell’azienda, le regioni coinvolte e le organizzazioni sindacali.

Il vicepremier aveva concesso del tempo alla multinazionale americana “per una riflessione” dopo lo scorso tavolo di crisi del 4 giugno. Al centro della vicenda, il destino dello stabilimento di Napoli, oggetto di una possibile cessione, ed i posti di lavoro di 430 lavoratori diretti.

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8 Giugno 2019