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Scoppia il caso minibot

Scoppia il caso minibot

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Dal ministro dell’Economia Giovanni Tria al suo predecessore Pier Carlo Padoan, passando per il mondo dell’impresa, dell’accademia, della politica e dei sindacati, per non parlare della sonora bocciatura dalla Bce: appare unanime il coro di ’no’ alla proposta della Lega di usare i minibotper saldare i debiti dello Stato verso i fornitori. Intanto, da Rapallo il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetticorre in difesa dell’idea sponsorizzata insieme al presidente della commissione Bilancio alla Camera Claudio Borghi. “I minibot non sono né l’anticamera all’uscita dall’Europa né all’uscita dall’euro, sono solo un tentativo di risolvere i debiti delle pubblica amministrazione, un problema che siamo disposti a risolvere ma che non abbiamo creato noi”, afferma.

Ma dal Giappone, dove si trova per il G20 finanziario, il ministro Tria stronca l’ipotesicercando di dissipare i timori di rinnovati rigurgiti euroscettici in Italia. “Questa è una cosa che sta nel loro programma. Il ministero dell’Economia ha girato un parere negativo”, sottolinea il titolare di Via XX settembre, spiegando che i minibot “in un’interpretazione, quella del debito, non servono”, mentre nell’interpretazione come valuta alternativa “ovviamente, si fanno i trattati e quindi non possono essere fatti”.

I vicepremier però sollecitano una soluzione. “Sullo strumento si può discutere – dice Matteo Salvini – è una proposta, ma sul fatto che sia urgente pagare le decine di miliardi di euro di arretrati e di debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti di imprese e famiglie (debiti risalenti a governi e anni precedenti) deve essere chiaro a tutti, in primis al ministro dell’Economia. È una questione di giustizia”.

Per Luigi Di Maio “questa storia dei minibot sta diventando paradossale. Se c’è una proposta per accelerare il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione si discuta. Ci sono migliaia di aziende che aspettano ancora di essere pagate dallo Stato e non è accettabile. Anche perché, quando è un privato a non onorare i pagamenti, poi ne fa le spese, quindi non vedo perché lo Stato se ne debba approfittare”. “Il Mef dice che sono inutili e che è sufficiente pagare le imprese, allora lo faccia. O che studi un piano per iniziarlo a fare!”, incalza Di Maio su Facebook. “Perché qui – sottolinea Di Maio – stanno sempre tutti zitti, fermi, immobili, poi appena qualcuno propone qualcosa si svegliano e dicono ’ah, no, non si può fare’. Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot, il Mef ne trovi un altro. Ma lo trovi, perché il punto sono le soluzioni, non le polemiche, né le presunte ragioni dei singoli. Ripeto, una parola: soluzioni!”.

“I minibot sono illegali e dannosi”, attacca l’ex titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan. “Sono illegali perché non si può avere una doppia moneta e sono dannosi perché creano debito e alimentano l’illusione che ci possano essere delle scorciatoie per ripagare i debiti verso i fornitori”, sottolinea all’Adnkronos aggiungendo che per smaltire gli arretrati non pagati “ci sono gli strumenti tradizionali che vanno usati meglio”, per esempio la possibilità di “introdurre incentivi più forti per gli enti locali che indirizzano le risorse a saldare questi pagamenti”.

Secco ’no’ ai minibot anche dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. “Dobbiamo distinguere gli strumenti della finanza dai fondamentali del Paese. I minibot sono uno strumento e non è opportuno incrementare il debito pubblico del Paese vista l’entità del debito che abbiamo”, dice a margine del convegno dei giovani imprenditori a Rapallo. “I minibot sono fondamentalmente una follia, non hanno niente a che fare con la buona politica economica”, avverte da parte sua Andrea Roventini, professore di Economia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ’candidato’ dei 5 Stelle al ministro dell’Economia, prima che la scelta cadesse su Giovanni Tria. “I minibot sono titoli di distruzione di massa per l’economia italiana, bisogna stare attenti”, attacca l’economista Roventini, criticando l’idea di Borghi, appoggiata da Giorgetti. “Non è vero che servano solo a questo scopo – incalza – i minibot possono essere il primo passo per l’uscita dell’Italia dall’euro, come lo stesso Borghi spiega in diversi video che circolano in rete”.

In campo contro i mini titoli altamente rischiosi, il segretario Pd Nicola Zingaretti. “Li chiamano minibot ma sono una grande truffa. Fanno ancora debiti per pagare i debiti che hanno già fatto. Cosi l’Italia rischia. Rischiano le famiglie, le imprese e i giovani su cui scaricano i problemi non risolti. Sono degli irresponsabili”, scrive su Twitter. E si rivolge al ministro dell’Interno: “Caro Salvini è giusto che il governo paghi i debiti della Pubblica Amministrazione. Ma con i soldi, non con le patacche come i minibot”. Forza Italia chiede invece chiarimenti al Carroccio. “Sarebbe utile e necessario che i vertici della Lega smentissero questa interpretazione assurda. Giocare col fuoco non serve a nessuno, ma soprattutto non serve agli italiani”, scandisce il presidente dei senatori Fi, Anna Maria Bernini. Levata di scudi anche dal mondo sindacale. “Ha ragione Draghi, o sono denaro illegale o allargamento del debito e comunque sia in entrambi i casi non va bene”, afferma il segretario Cisl Anna Maria Furlan.

Salvini: “Disponibilissimo a revisione contratto”

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Venerdì “ho visto Di Maio e gli ho confermato che la mia parola vale più dei sondaggi e di qualunque poltrona – ha detto poi il ministro dell’Interno in un comizio a Paderno Dugnano – si va avanti a lavorare”. Quanto al rischio di una procedura di infrazione dell’Ue, ha spiegato: “Cercheremo di ottenere in maniera educata dall’Europa quello che serve agli italiani per crescere”.

Ma tra Lega e 5S, nel pomeriggio, era tirata una brutta aria su un presunto caso Molise: poi tutto è rientrato dopo che fonti del Movimento 5 Stelle, in merito alla notizia di un presunto accordo tra dem e pentastellati nella Regione, smentita da entrambi partiti, hanno “prontamente smentito la fake news relativa al Molise. Non ci aspettavano però questo attacco da parte della Lega. Ci dispiace”. La replica da parte di fonti del Carroccio: “Nessuna desistenza Pd-M5S? Soddisfazione da parte della Lega per la precisazione del Movimento”.

Grillo-Di Maio: “M5S tornerà più forte di prima”

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Luigi Di Maio ha incontrato Beppe Grillo a Bibbona. Fonti del M5S fanno sapere che hanno pranzato insieme e discusso della riorganizzazione del Movimento. “Abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Il M5S – aggiungono le fonti del movimento, riferendo il pensiero di Di Maio – tornerà più forte di prima, è l’unica speranza in questo Paese”.

Sindacati pronti a sciopero generale

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Si dicono pronti allo sciopero generale i sindacati che partcipano oggi alla manifestazione nazionale del pubblico impiego ’Il futuro è servizi pubblici’ promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa a Roma. “Non escludiamo nulla. Chiediamo che si cambi la politica economica e sociale di questo paese”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, . Per Landini “è necessaria una legge di stabilità completamente diversa. La mobilitazione c’è e lo decideremo insieme a Cisl e Uil.

“Siamo qui per chiedere un cambiamento vero e se il governo vuole cambiare ha bisogno dei lavoratori – ha spiegato Landini aprendo la manifestazione -. Il governo non ha invertito la tendenza di questi anni e i precari sono rimasti precari. Le peggiori leggi di questi anni non sono state messe in discussione”. Ad oggi, dal governo “non mi pare che ci siano state risposte. Sulla legge di stabilità non c’è stato confronto. Credo che per invertire la tendenza bisogna cambiare le politiche economiche che sono sbagliate” ha spiegato Landini.

Tuona contro il governo anche la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan: “Ancora tante promesse e dichiarazioni e zero fatti. Per questo oggi migliaia di lavoratori protestano per cambiare la linea del governo, siamo già in ritardo servono risposte pronte”. Le fa eco il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: “O ci ascoltano o le liti che fanno con l’Europa le faranno anche con noi. Lavoriamo per avere un incontro con il governo e ad avere risposte sulla nostra piattaforma. Siamo pronti a tutto e le piazza ci dicono che facciamo bene”.

Sfila il Roma Pride: “Siamo 700mila”

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È il giorno del Roma Pride. “Siamo 700mila” hanno comunicato gli organizzatori quando la testa del corteo, partito da piazza della Repubblica, stava percorrendo via Merulana. In testa al corteo Vladimir Luxuria e la madrina dell’evento Porpora Marcasciano, presidente onoraria del movimento identità Transessuale e figura storica del transfemminismo italiano. “Non credo si possano fare passi indietro rispetto alle unioni civili: ormai sono entrate nella tradizione – ha detto Luxuria – Se vai a chiedere in giro alle persone nessuno vorrebbe più abolirle. Tant’è che in campagna elettorale anche i nostri storici avversari non hanno più proposto nemmeno un referendum abrogativo. Sull’omofobia e sull’educazione alle differenze, penso invece con disappunto si possa tornare indietro” ma, ha aggiunto l’ex parlamentare sorridendo ai giornalisti, “alla fine vinceremo noi. Persino uno come Salvini che si è gonfiato molto nutrendosi di odio prima o poi si sgonfierà mentre la nostra lotta andrà sempre a gonfie vele”.

In migliaia hanno ballato sulle note di ’Pedro’, ’Dolce amaro’, ’Barbi girl’ e ’Bella ciao’. Sulle note di ‘Pedro’, celebre brano di Raffaella Carrà, al Roma Pride nel pomeriggio si sono scatenate anche le neo spose Imma Battaglia ed Eva Grimaldi. Un ballo tra sorrisi e un abbraccio finale che ha fatto scattare l’applauso di chi le circondava.

Tantissimi hanno sventolato cartelli con slogan come ’Più papillon meno Pillon’ e ’l’omofobia è maschilismo’. “Abbiamo il diritto di essere diversi. Sotto Santa Maria Maggiore facciamo il miracolo dell’arcobaleno. Dove c’è amore c’è famiglia” hanno gridato dal carro principale mentre sventolavano le bandiere del circolo culturale omosessuale Mario Mieli, dell’Arcigay, della Cgil, dell’Anpi, dell’Onfalos di Perugia.

Ultima tappa della marcia arcobaleno piazza Venezia, dove si sono aperte di nuovo le danze sulle note dance. Durante la sfilata giocatori di volley con tanto di rete e palla hanno messo in scena una partita. Tante le famiglie arcobaleno, alcune su un trenino accompagnate da Marilena Grassadonia, ex presidente nazionale dell’associazione Famiglie Arcobaleno. Era presente anche una delegazione di +Europa e dei radicali con Antonio Della Vedova e Riccardo Magi. Tra i politici più bersagliati nel corso della manifestazione il senatore della Lega Simone Pillon al quale sono stati indirizzati cori di vaffa.

“Nostra la storia, nostre le lotte: questo lo slogan del Roma Pride di quest’anno. Una parata particolare perché ricorda i 50 anni di Stonewall, la notte in cui è nato il movimento Lgbt internazionale. Nel 1994, inoltre, 25 anni fa il primo Roma Pride” ha detto Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride e presidente del Circolo Mario Mieli. Da uno dei coloratissimi carri ‘New York, New York’ di Liza Minnelli a richiamare la ricorrenza storica di Stonewall. “Nel 2019 – ha continuato Secci – non possiamo solo spegnere le candeline, è necessario portare avanti le nostre lotte; la nostra comunità è costantemente sotto attacco: ogni giorno negli ultimi mesi in misura maggiore bersaglio di odio e violenza. I nostri figli dichiarati inesistenti. Nessuno parla più di omo e trans, abbiamo necessità di urlare le nostre rivendicazioni in piazza e lo facciamo con chiunque voglia lottare ogni giorno per costruire una società migliore”.

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9 Giugno 2019