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Conte: “Aderiamo Via della Seta con tutte le cautele”

Conte: “Aderiamo Via della Seta con tutte le cautele”

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“La Cina non divide assolutamente il governo”. Così, il premier Giuseppe Conte parlando coni cronisti della ’Via della Seta’. “Il governo quando si muove su questi scenari – dice sulla Statale 640 Caltanissetta-Agrigento – si muove sempre in modo coordinato e coerente. Il capitolo della Cina non si improvvisa dall’oggi al domani”, aggiunge. “Questo è un capitolo preparato nei mesi scorsi – aggiunge – ma non vi dovete confondere. Da qualche intervista leggete di qualche preoccupazione, ma ho detto anche io che è un capitolo che va affrontato con molta cautela, perché noi aderiamo a questo progetto infrastrutturale chiamato ’Via della seta’, ma lo facciamo con tutte le cautele necessarie”. E conclude: “Siamo un paese inserito nell’Ue – dice – collocato in una alleanza euroatlantica e chiaramente rimaniamo collocati in questa prospettiva di alleanze. Semplicemente ci apriamo una strada molto interessante dal punto di vista commerciale. Andiamo a sottoscrivere non un accordo vincolante ma un quadro che ci consentirà di aprire una strada molto interessante dal punto di vista commerciale”.

TRIA, UNA TEMPESTA IN UN BICCHIERE D’ACQUA – Sul memorandum d’intesa con la Cina che il governo italiano dovrebbe firmare in occasione della visita a Roma del segretario generale del Partito Comunista Cinese e presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping si è creata “una tempesta in un bicchier d’acqua“. Lo sottolinea il ministro dell’Economia Giovanni Tria, a margine dell’Ecofin a Bruxelles. “Si sta facendo una gran confusione su questo accordo – risponde il ministro – che non è un accordo, ma un memorandum d’intesa: da quello che so, vi si ribadiscono i principi di collaborazione e di cooperazione economico-commerciale, che sono presenti in tutti i documenti europei”.

“Ovviamente – prosegue Tria – nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata, e non sarebbe neppure nelle possibilità italiane, visto che il commercio internazionale è una competenza europea. Io credo che sia una tempesta in un bicchier d’acqua. Detto questo, forse questo bisogna tenere conto di alcune preoccupazioni, ma credo che ci sia confusione intorno a questa cosa”.

Ma, gli è stato chiesto, vale la pena di firmare un memorandum d’intesa che ha sollevato perplessità anche dagli Usa, se non si tratta di un documento vincolante? “E’ una questione – ha risposto il ministro dell’Economia – che non voglio discutere qui: se ne occupano il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri”. “Io – ha aggiunto – ho detto la mia opinione: la Belt and Road Initative è un’iniziativa partita nel 2013: essenzialmente è una grande visione di cooperazione economica, di connessione attraverso infrastrutture tra l’Europa e l’Asia. Di per sé, è chiaro che è una visione positiva”.

FONTI AMBASCIATA USA – Gli Stati Uniti “rimangono preoccupati per l’opacità e la sostenibilità degli accordi che coinvolgono la Belt and Road Initiative (Bri)”. E “continuano ad esortare l’Italia ad analizzare con attenzione” eventuali accordi con la Cina dal punto di vista della sostenibilità economica e dell’aderenza a principi condivisi”. E’ quanto ribadiscono fonti dell’ambasciata Usa a Roma all’Adnkronos, all’indomani della nota di fonti di Palazzo Chigi, secondo cui l’accordo con Pechino non ridisegnerà la collocazione euroatlantica dell’Italia. “Persino in economie sviluppate, investimenti diretti dagli Stati possono essere pregiudicati dalla corruzione e possono non dare priorità allo sviluppo economico globale”, è il giudizio delle fonti Usa sui rischi dal punto di vista economico dell’adesione alla cosiddetta Via della Seta. Ma la preoccupazione principale appare di natura geopolitica, da qui il, nuovo forte monito al nostro Paese: “Noi continuiamo ad esortare l’Italia ad analizzare con attenzione gli accordi di commercio, investimento ed assistenza per assicurare che siano economicamente sostenibili, operino sotto i principi di libero mercato di apertura e giusto accesso ai mercati e rispettino la sovranità e lo stato di diritto”. E di qui l’invito a discutere “le reali sfide che la Bri nella sua forma opaca e asimmetrica presenta o il fatto che la Bri abbracci un set differente di standard e principi”.

Tav, chiesta consultazione popolare

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Al via l’iter per consultazione popolare sulla Tav , voluta dal presidente del Piemonte Sergio Chiamparino. Sarà inviata al ministro dell’Interno Matteo Salvini la richiesta di svolgere la consultazione il prossimo 26 maggio in occasione delle elezioni europee e regionali.

“Se la risposta fosse negativa e non si potesse fare l’election day il 26 maggio – ha aggiunto – poiché io a differenza di altri rispetto le istituzioni, non farei spendere 15 milioni ai piemontesi per tenere la consultazione in altra data. Il tema potrà restare valido per la nuova legislatura e, a quel punto, le elezioni regionali ed europee saranno l’equivalente della consultazione popolare almeno per quanto riguarda la Tav”. Nella missiva il presidente sottolinea “con preoccupazione la situazione di incertezza che si è venuta a generare intorno alla regolare esecuzione dei lavori della Torino-Lione e del rispetto degli accordi internazionali che vedono impegnata l’Italia” e prosegue “anche se la consultazione popolare potrebbe essere svolta con metodi diversi dai tradizionali sistemi di voto elettorale, ritengo che un tema così delicato pretenda di essere affrontato con uno strumento di voto certo e trasparente”.

“L’eventuale svolgimento della consultazione popolare nello stesso giorno delle imminenti consultazioni elettorali europee, regionali e amministrative – scrive Chiamparino nella missiva – permetterebbe di ottenere la necessaria garanzia di regolarità e, nel contempo, di conseguire un significativo risparmio economico”.

“Tale consultazione – si legge ancora nella lettera a Salvini – da riservarsi all’elettorato attivo, riguarderebbe l’impegno per la Regione Piemonte di attivarsi in tutte le sedi per la rimozione degli elementi di impropria protrazione delle attività di realizzazione dell’opera e degli effetti negativi immediati sia sul territorio per la mancata attivazione dei cantieri di lavoro, sia prospettici, conseguenti all’isolamento del territorio dai grandi collegamenti di trasporto europei”.

Rispondendo poi a Conte, il presidente del Piemonte vuole “ricordare al presidente del Consiglio che non ho mai chiesto un referendum sulla Tav ma una consultazione popolare che riguarda i cittadini del Piemonte e che è prevista dallo statuto regionale, che la consente per interrogare i cittadini su un tema specifico. Si può quindi svolgere sulla Tav”.

“Voglio anche precisare che non ho mai telefonato al presidente Conte, non mi permetterei di disturbarlo, ma ho inviato una lettera lo scorso 5 ottobre, che qui accludo, sul tema delle infrastrutture in Piemonte. Da allora non ho mai ricevuto il minimo riscontro, così come del resto dal ministro Toninelli, cui avevo già scritto sullo stesso tema il 5 giugno 2018″.

Conte e Toninelli in Sicilia per sbloccare il cantiere

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Premier e ministro arrivati al cantiere della Cmc sulla Strada Statale 640 Caltanissetta-Agrigento, i lavori si erano fermati per cinque mesi.

Il premier Giuseppe Conte e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli sono arrivati al cantiere della Cmc sulla Strada Statale 640 Caltanissetta-Agrigento. Il presidente del Consiglio è stato accolto dai prefetti di Caltanissetta e di Agrigento. Presente una nutrita rappresentanza di deputati regionali M5S tra cui il leader del Movimento in Sicilia Giancarlo Cancelleri. Conte è al cantiere per annunciare lo sblocco dei lavori che si erano fermati per circa cinque mesi.

Non siamo qui per realizzare miracoli… ma portiamo la nostra serietà e il nostro impegno“, ha detto il premier intervenendo nel tunnel del cantiere. “Il nostro impegno ad affrontare i problemi – spiega Conte – e fare di tutto per fare riavviare i lavori. Questo è molto importante”.
“Siamo consapevoli che ci sono problemi giuridici molto complessi – ha continuato – ma il governo farà di tutto per potere dare il suo contributo insieme alle istituzioni locali. Vogliamo che anche la Regione faccia la sua parte. Ci ritroveremo presto a Roma per un tavolo già costituito e che deve entrare nel cuore della soluzione del problema”.

“Voleva far cadere governo”: difesa 5S su ricorso De Falco

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(Antonio Atte) – Al termine di un’udienza durata 50 minuti, il giudice Scerrato della terza sezione del Tribunale ordinario di Roma si è riservato di decidere sul ricorso presentato dal senatore Gregorio De Falco contro il provvedimento di espulsione emanato nei suoi confronti dal collegio dei probiviri del Movimento 5 Stelle a fine dicembre e salutato sulla stampa come ’la purga di Capodanno’. Dal canto suo De Falco si dice “molto fiducioso” per il buon esito del ricorso, anche se per ora prevale la scaramanzia. “La mia provenienza – dice il parlamentare napoletano all’Adnkronos – mi sconsiglia di manifestare in pubblico tale fiducia in modo più specifico”. Il verdetto è atteso a giorni.

Nel ricorso curato dall’avvocato Lorenzo Borrè, il provvedimento di espulsione viene bollato come “ingiusto e illegittimo sotto molteplici profili, sia di ordine sostanziale che procedurale, di cui il più grave è certamente quello della patente, volontaria lesione delle guarentigie costituzionali sancite dall’art. 67 della Legge fondamentale della Repubblica del senatore De Falco”: questo è quanto si legge nella memoria depositata a fine gennaio dal legale del senatore, che punta il dito contro “l’imposizione del vincolo di mandato” sollevando anche una questione di “illegittimità” della costituzione del collegio dei probiviri che ha giudicato De Falco.

Secondo la difesa del M5S, affidata agli avvocati Paola e Andrea Ciannavei, “gli atti posti in essere dal senatore De Falco”, come si legge nella memoria visionata dall’AdnKronos, risultano “obiettivamente indirizzati a far cadere un governo” espressione del Movimento 5 Stelle.

Secondo i legali dei 5 Stelle non è corretto applicare l’articolo 67 della Costituzione “al piano civilistico del rapporto tra associato e partito”. “L’espulsione, infatti, priva il soggetto della sua qualità di associato, ma – viene spiegato nella memoria M5S – non di quella di parlamentare che potrà in tutte le sue prerogative essere proseguita, anzi con maggiore libertà, potendo scegliere, di volta in volta se seguire o meno la linea partitica in una posizione indipendente in totale libertà di esplicazione del mandato”.

Per quanto riguarda il decreto sicurezza, osteggiato da De Falco, gli avvocati rilevano “come i provvedimenti adottati dal governo siano in linea con il programma elettorale del MoVimento, non essendo ’inutilmente restrittivi della libertà personale’ ed essendo improntati alla ’prevalenza verso la tutela della sicurezza collettiva’, come appunto indicato nel programma”.

I legali dei 5 Stelle sottolineano inoltre che “dopo l’apertura del procedimento disciplinare a suo carico” De Falco “perseverava nel proprio comportamento, votando contro la legge di bilancio” che “conteneva i fondi necessari ad attuare le politiche sociali del MoVimento; dopo la sua espulsione, del pari, lo stesso – in qualità di membro della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato – votava per concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini, in difformità al voto espresso online dagli iscritti al MoVimento, nonché in difformità del voto dei senatori 5 Stelle facenti parte della Giunta”. Pertanto, si legge sempre nella memoria, “non si comprende a quale titolo il De Falco pretenda di essere riammesso in un MoVimento di cui disconosce le scelte e la linea politica”.

“Gli atti posti in essere dal senatore De Falco risultano, perciò, obiettivamente indirizzati – al di là della motivazioni personali – (e potenzialmente capaci) a fare cadere un governo che è espressione dell’associazione convenuta; tali atti, pertanto, non potevano non determinarne – secondo la valutazione effettuata dal collegio dei probiviri, nel rispetto delle norme procedurali che l’associazione si è data – l’espulsione”, rimarcano ancora gli avvocati Ciannavei.

Per Borrè “è emblematico della temerarietà delle difese di controparte il fatto che, in aperta violazione del principio di immutabilità della contestazione disciplinare, il M5S tenti di ampliare surrettiziamente il campo della disputa giudiziale, evocando episodi che sarebbero stati, in ipotesi, addirittura posti in essere dopo la comunicazione del provvedimento di espulsione, ma che non sono richiamati nel provvedimento di espulsione…”.

Secondo l’avvocato di De Falco “è inconfutabile” che “si sia in presenza di una coalizione governativa (seppur nell’inedita formula del ’contratto di governo’) fondata da due partiti con anime e sensibilità per molti aspetti diverse, diversità che le cronache testimoniano con notevole frequenza, richiamando quotidianamente un confronto tra Lega e M5S che ad oggi è verticisticamente avvenuto tra i due leader, senza alcun coinvolgimento degli organi assembleari dell’associazione e/o del gruppo parlamentare, tant’è che le stesse questioni di fiducia non sono state oggetto né di esame da parte dell’assemblea del partito pentastellato né di delibera assembleare di gruppo”.

Il consigliere 5S: “Vaccini? Pronti a diffidare Asl”

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“Stiamo assistendo a una lesione del diritto all’istruzione per centinaia di bambini. Oggi invieremo una diffida a tutte le Asl del Lazio e a tutti i direttori scolastici che stanno abusando del proprio potere bloccando i bambini fuori alle scuole”. Lo dice all’Adnkronos Davide Barillari, consigliere M5S in Regione Lazio, commentando il caso di alcune centinaia di bambini non in regola con le vaccinazioni che rischiano di non entrare in classe.“Stiamo ricevendo mail e telefonate da tutta Italia da genitori allarmati perché in alcuni casi si sono trovati davanti dei bidelli che hanno impedito ai bambini di entrare in classe. Questo è un abuso di potere”, rimarca il consigliere grillino, che annuncia: “Oggi mandiamo una diffida a tutte le Asl che stanno minacciando i genitori e ai presidi che stanno abusando del proprio potere bloccando i bambini fuori alle scuole nel Lazio. Si tratta di una palese violazione della privacy e dei dati personali”. E a chi gli fa notare che la copertura vaccinale è aumentata, sfiorando l’obiettivo del 95%, Barillari obietta: “E’ solo un dato teorico. Se la copertura aumenta non è detto sia merito dell’obbligo”.

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12 Marzo 2019