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Brasile, rivolta in carcere: oltre 50 morti

Brasile, rivolta in carcere: oltre 50 morti

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Almeno 52 persone sono morte nella rivolta scoppiata nel carcere brasiliano di Altamira, nel nord del Paese. Il numero delle vittime è stato reso noto dalle autorità penitenziarie dello stato del Parà. La rivolta è cominciata all’alba, quando un gruppo di detenuti ha fatto irruzione nel braccio occupato da un gruppo rivale. Almeno 16 persone sono state decapitate, altre hanno perso la vita nell’incendio che è stato appiccato.

Gli scontri sono cominciati tra due gruppi rivali, che si contendono il controllo del carcere, come riferiscono il portale G1 e il quotidiano Folha de Sao Paulo. Due guardie carcerarie sono state prese come ostaggi e successivamente rilasciate quando sono iniziate trattative tra le autorità e i detenuti. La situazione è tornata sotto controllo dopo circa 5 ore. La rivolta è l’ennesimo segnale della drammatica crisi del sistema carcerario brasiliano. I detenuti in totale sono circa 708.000, ma ufficialmente i posti disponibili nelle varie strutture sul territorio nazionale sono circa 400.000.

Spari al festival in California, killer è italo-iraniano

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Tre persone, tra cui un bimbo, sono rimaste uccise nel corso di una sparatoria a Gilroy, in California. L’incidente è avvenuto domenica sera durante un festival culinario, il Garlic Festival, che tradizionalmente si tiene nella cittadina a una cinquantina di chilometri da San Jose. Altre 15 persone sono rimaste ferite, alcune in modo grave. Ad aprire il fuoco sulla folla è stato un 19enne, Santino William Legan, che è poi stato ucciso a sua volta dalla polizia. Secondo quanto riportano i media americani, Legan sul suo profilo di Instagram si definisce di origini italiane ed iraniane. Secondo quanto riporta un’emittente locale di Girloy affiliata, la polizia ha circondato la casa del padre di Legan che si trova a circa un chilometro e mezzo dal luogo della sparatoria.

La polizia, che ha spiegato che il killer ha usato un fucile ed è entrato nell’area del festival tagliando la rete di recinzione per evitare di passare il metal detector all’ingresso, ritiene che vi sia un secondo sospetto, “in qualche modo coinvolto”, a cui stanno dando la caccia.

Tra le vittime della sparatoria anche un bambino di 6 anni, Stephen Romero, di San Jose. Lo ha confermato la famiglia del bambino, secondo quanto riportano i media.

Secondo la ricostruzione fatta dal capo della polizia di Gilroy, Scot Smithee, l’assalitore sarebbe riuscito ad entrare all’interno dell’area dove si svolgeva il Garlic Festival, popolare festival gastronomico organizzato annualmente, attraverso un taglio in una delle recinzioni, per evitare i controlli di sicurezza.

La polizia è intervenuta prontamente, circa un minuto dopo che l’assalitore ha aperto il fuoco sulla folla con un fucile. In un tweet, il presidente Donald Trump ha invitato i presenti a “stare attenti e al sicuro”.

Sequestro Dall’Oglio, la famiglia: “Serve maggiore trasparenza”

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La famiglia di Padre Paolo Dall’Oglio chiede “maggiore trasparenza” e “coordinamento” a sei anni dal rapimento in Siria del gesuita romano. “Speriamo in una maggiore trasparenza, che si riesca a sapere di più, che le notizie vengano condivise – dice la sorella Francesca al termine della conferenza stampa organizzata nella sede dell’Associazione della Stampa Estera a Roma – Paolo aveva denunciato questioni di guerra, armamenti, cose importanti e poteva essere dentro a un gioco più grande di lui”. “Sappiamo che in quei Paesi qualcosa può durare molto tempo senza che se ne sappia nulla” e “questo mi fa pensare che il silenzio non voglia necessariamente dire che è morto”, aggiunge.

“E’ nato a Roma, è un cittadino italiano e sono sei anni che non riusciamo a sapere cosa gli sia accaduto”, incalza Francesca Dall’Oglio. Padre Paolo è stato rapito mentre si trovava a Raqqa, in quella che l’anno successivo sarebbe diventata la ’capitale’ dell’autoproclamato “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi. La zona di Raqqa è stata liberata alla fine del 2017. “Ora – dice Francesca – è occupata da alleati della Nato, ma a noi arrivano solo rassicurazioni verbali sul fatto che si sta lavorando per la verità”. “C’è bisogno di maggiore trasparenza e forse coordinamento in modo – ribadisce durante la conferenza stampa – da allontanare da me, da noi la percezione che Paolo sia stato oggetto di interessi politici contrastanti non necessariamente solo italiani. Paolo andava contro gli operatori di armi e guerra”.

“Gli interessi intorno sono tanti – le ha fatto eco la sorella Immacolata – Quello che oggi è forte è la necessità di informazione e di giustizia”. Francesca Dall’Oglio è poi tornata sulla questione della “piccola valigia, della sacchetta” di Padre Paolo riconsegnata alla famiglia “solo nel 2018” e – sottolinea – solo grazie all’interessamento dei Dall’Oglio.

“Il cammino della valigia – ammette – è qualcosa che ha interrotto un po’ in me il rapporto di fiducia con chi si occupava di Paolo”. “In questa sacchetta c’erano vecchi telefonini con schede scadute. Non c’era nulla di che – prosegue – Un portafogli di una semplicità inaudita, uno zucchetto di quelli che era solito portare”.

Ma cosa tiene viva la speranza? “La speranza è una cosa strana, è una cosa che va e viene. E’ una cosa viva. E’ data anche dal silenzio – continua Immacolata – La speranza è viva perché siamo malati di speranza”. “Siamo qui insieme con voi per sperare ancora”, afferma da parte sua il fratello Giovanni, medico Cuamm, che sei anni fa era in Uganda quando fu informato del rapimento di Padre Paolo. “Ha sempre posto gli altri davanti e – dice Giovanni – Paolo avrebbe colto questo momento per porre l’attenzione sulla Siria su qualcosa che sembra essere stato risolto con l’annientamento dell’Isis, ma sappiamo bene che non è così”.

“Richiamare l’attenzione su Paolo significa richiamare l’attenzione sul fenomeno degli scomparsi che rappresenta una ferita indelebile – dice la sorella Immacolata – La Siria ha tante ferite, sono tutti feriti ma questo spettro degli scomparsi non permette alle famiglie di guardare oltre”. Francesca coglie l’occasione della conferenza stampa per ringraziare i giornalisti, le associazioni, chi “ci è stato vicino in questi anni, le persone comuni che ci hanno aiutato”. “Per noi – dice – è importante sentire questa solidarietà e vicinanza, è un modo per sentire che Paolo è vivo”. E, a nome della famiglia, esprime “tutta la nostra vicinanza agli altri sequestrati, alla giovane Silvia Romano (rapita in Kenya il 20 novembre 2018) e a Padre Maccalli”, catturato in Niger lo scorso settembre.

Navalny dimesso dall’ospedale

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Alexei Navalny è stato dimesso dall’ospedale dove è stato ricoverato ieri per sintomi che, secondo uno dei suoi medici personali potrebbero indicare l’avvelenamento. Il leader dell’opposizione russa era stato trasferito in ospedale dal carcere dove stava scontato una condanna a 30 giorni per aver organizzato una manifestazione non organizzata a Mosca contro la bocciatura di decine di candidati indipendenti alle elezioni municipali del prossimo settembre.

“Gli sono state prestate tutte le cure necessarie, oggi Alexei Navalny è stato dimesso”, ha affermato un portavoce dell’ospedale di Mosca alla Tass che, citando fonti delle forze di sicurezza russa, conferma che l’oppositore russo è stato rimandato in carcere.

Anche il medico personale e sostenitore di Navalny, Anastasia Vasilyeva, alla quale ieri sera è stato permesso di visitarlo, ha dichiarato ad Interfax che l’esponente dell’opposizione è stato rimandato in prigione. Vasilyeva, che ritiene che i sintomi che hanno portato ieri al ricovero di Navalny possano essere stati causati da un avvelenamento, ha detto di “essere categoricamente contraria” ad un suo ritorno nella prigione dove nel weekend ha cominciato a sentirsi male.

Sabato scorso migliaia di persone hanno partecipato alla dimostrazione di fronte alla sede del municipio moscovita e la polizia ha fermato, secondo quanto denunciato dagli organizzatori, oltre 1300 persone. Vasilieva – l’oculista che lo ha curato dopo che nel 2017 un attivista pro Cremlino lo ha colpito al volto con il lancio di una vernice verde – ha scritto su Facebook di aver visitato il suo paziente riscontrando un gonfiore e irritazione del volto.

Questi sintomi non possono essere riconducibili ad una reazione allergica come affermato dai medici dell’ospedale che hanno anche parlato di un “miglioramento delle condizioni” del paziente: “Si sente molto meglio di quando è arrivato”. Ma la dottoressa personale di Navalny scrive che invece che è chiaro che i sintomi sono “il risultato degli effetti pericolosi di non definite sostante chimiche” ed afferma che non si può escludere che il contatto sia stato “indotto da una terza persona”.

Spinto sotto al treno, muore a 8 anni

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Un bambino di 8 anni è morto oggi a Francoforte dopo essere stato spinto sotto un treno che si stava avvicinando a un binario della stazione centrale della città tedesca. Secondo le testimonianze raccolte dalla polizia, che ha avviato un’indagine per omicidio, l’uomo, un eritreo arrestato dalla polizia ha spinto il bambino e la madre che si trovavano al binario sette della stazione di Francoforte. La donna, di 40 anni, è riuscita a mettersi in salvo ed evitare l’impatto con il treno, un regionale ad alta velocità. Il piccolo invece è stato travolto.

“I passeggeri che hanno assistito alla tragedia si sono messi a correre dietro all’uomo che correva, è stato possibile arrestarlo mentre era ancora nella stazione”, ha dichiarato una portavoce della polizia, affermando che il sospettato avrebbe tentato di spingere una terza persona, ma che questa, una donna, “si sarebbe difesa”.

Secondo quanto riferito dalla polizia tedesca, l’uomo, di circa 40 anni, non conosceva il bambino o la madre, che ora è ricoverata in stato di shock. L’attacco avviene a nove giorni da un altro avvenuto con la stessa dinamica, quando una donna di 34 anni è stata spinta al passaggio di un treno a Voerde nello stato della Nord Renania Westfalia. Per l’attacco è stato arrestato un 28enne serbo kosovaro identificato solo come Jackson B. Anche in questo caso l’uomo non conosceva la sua vittima.

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30 Luglio 2019