Traduci

Sicurezza, Mattarella firma ma rileva criticità

Sicurezza, Mattarella firma ma rileva criticità

cms_13758/mattarella_quirinale_ftg.jpg

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53 recante “Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, il dl Sicurezza bis, e ha contestualmente inviato una lettera ai presidenti del Senato, Maria Elisabetti Alberti Casellati, della Camera, Roberto Fico, e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ne dà notizia un comunicato del Quirinale.

Per il presidente Mattarella, le sanzioni amministrative di un milione di euro e della confisca dell’imbarcazione, previste dal decreto legge sicurezza bis, non appaiono ragionevoli, in quanto “non è stato introdotto alcun criterio che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate” e quindi viene affidato “alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità”.
Una sanzione, ricorda il Presidente della Repubblica, che in virtù di una recente sentenza della Corte costituzionale, è paragonabile ad una di carattere penale e che potrebbe essere applicata semplicemente anche ad una barca a vela entrata in acque territoriali senza autorizzazione e con un solo naufrago.

“Per effetto di un emendamento, nel caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali – per motivi di ordine e sicurezza pubblica o per violazione alle norme sull’immigrazione- la sanzione amministrativa pecuniaria applicabile -ricorda Mattarella- è stata aumentata di 15 volte nel minimo e di 20 volte nel massimo, determinato in un milione di euro, mentre la sanzione amministrativa della confisca obbligatoria della nave non risulta più subordinata alla reiterazione della condotta”.

“Osservo che, con riferimento alla violazione delle norme sulla immigrazione non è stato introdotto alcun criterio che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate. Non appare ragionevole –ai fini della sicurezza dei nostri cittadini e della certezza del diritto– fare a meno di queste indicazioni e affidare alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità. Devo inoltre sottolineare che la Corte costituzionale, con la recente sentenza n. 112 del 2019, ha ribadito la necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti”.
I contenuti del decreto legge sicurezza bis, scrive ancora il Colle, “appena promulgato sono stati, in sede di conversione, ampiamente modificati dal Parlamento e non sempre in modo del tutto omogeneo rispetto a quelli originari del decreto legge presentato dal governo. Al di là delle valutazioni nel merito delle norme, che non competono al Presidente della Repubblica, non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità”.
“Come correttamente indicato all’articolo 1 del decreto convertito – spiega il Quirinale -, la limitazione o il divieto di ingresso può essere disposto ’nel rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia’, così come ai sensi dell’articolo 2 ’il comandante della nave è tenuto ad osservare la normativa internazionale’. Nell’ambito di questa la Convenzione di Montego Bay, richiamata dallo stesso articolo 1 del decreto, prescrive che ’ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo’”.

E ancora: non applicare la causa di non punibilità per la ’particolare tenuità del fatto’ alle ipotesi di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale, ’quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni’, come previsto nel decreto legge sicurezza bis, “solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza” , in quanto “include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie: vigili urbani, gli addetti alla viabilità, i dipendenti dell’Agenzia delle entrate, gli impiegati degli uffici provinciali del lavoro addetti alle graduatorie del collocamento obbligatorio, gli ufficiali giudiziari, i controllori dei biglietti di Trenitalia, i controllori dei mezzi pubblici comunali, i titolari di delegazione dell’Aci allo sportello telematico, i direttori di ufficio postale, gli insegnanti delle scuole, le guardie ecologiche regionali, i dirigenti di uffici tecnici comunali, i parlamentari”.

In pratica, è la considerazione del Capo dello Stato, è sufficiente che in momento di rabbia si arrivi a un diverbio con un esponente delle categorie indicate per rischiare una condanna ad una pena minimo di sei mesi, senza che il giudice possa applicare la lieve entità che porta al non luogo a procedere.

“Non posso omettere di rilevare – afferma Mattarella a proposito delle disposizione sul pubblico ufficiale – che questa norma – assente nel decreto legge predisposto dal governo- non riguarda soltanto gli appartenenti alle Forze dell’Ordine ma include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie, tutti qualificati –secondo la giurisprudenza- pubblici ufficiali, sempre o in determinate circostanze”.

“Questa scelta legislativa -rileva il Capo dello Stato- impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere, il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare ’allarme sociale’”.

Mattarella segnala poi l’incongruenza di non aver compreso in questa categoria anche i magistrati in udienza. “In ogni caso, una volta stabilito, da parte del Parlamento, di introdurre singole limitazioni alla portata generale della tenuità della condotta, non sembra ragionevole -scrive Mattarella- che questo non avvenga anche per l’oltraggio a magistrato in udienza (di cui all’articolo 343 del codice penale): anche questo è un reato ’commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni’ ma la formulazione della norma approvata dal Parlamento lo esclude dalla innovazione introdotta, mantenendo in questo caso l’esimente della tenuità del fatto”.

Per questo, il presidente della Repubblica rimette “alla valutazione del Parlamento e del governo l’individuazione dei modi e dei tempi di un intervento normativo sulla disciplina in questione”, per correggere le parti che a suo giudizio vanno modificate.

Restyling 80 euro

cms_13758/eurobanconote_FTG_IPA.jpg

Più che un’abolizione sarà un restyling, quello degli 80 euro di Renzi. “Vogliamo ridurre le tasse, non il netto in busta paga dei lavoratori – spiega il sottosegretario della Lega all’Economia e Finanze, Massimo Bitonci -. Gli 80 euro non hanno prodotto l’effetto sperato, cioè il rilancio dei consumi, rappresentano una spesa per il bilancio dello Stato e non valgono ai fini contributivi”. Quindi aggiunge: “Trasformando gli 80 euro da bonus a detrazione e/o decontribuzione si riduce la pressione fiscale, è una partita di giro da spesa a meno tasse, garantendo lo stesso netto in busta paga e con la salvaguardia degli incapienti, ovviamente”.

Video hard finito sul web: “Io, vittima, ho pensato al suicidio”

cms_13758/pc_uomo_ftg.jpg

I corpi uniti in un incontro, reso ancora più intrigante dalla presenza di una telecamera, un gioco privato che finisce chissà come sulle chat di Whatsapp e sconvolge la vita dei due protagonisti, Paolo e Francesca come nomi di fantasia, esposti alla curiosità morbosa della gente del paese. Non si parla d’altro a Gubbio in questi giorni, ma stavolta le vittime non ci stanno a subire passivamente la gogna mediatica e passano al contrattacco: il loro legale, avvocato Tiziana Zeppa Bartoletti, presenterà domani una denuncia formale, per il momento contro ignoti. E non è un caso che l’esposto venga presentato nel giorno di entrata in vigore della legge 69/2019 ’Codice Rosso’ contro il revenge porn.”Il web non puo essere un far west ci sono regole che vanno rispettate, anche perché il virtuale si incontra con il reale e dietro certe situazioni ci sono persone che non possono essere calpestate solo per il gusto di far girare un video o ridere alle spalle di qualcuno”, dice all’Adnkronos l’avvocato Zeppa Bartoletti
Paolo, anche a nome della compagna, racconta il calvario che ha dovuto subire in queste settimane: “Ti senti ferito, perseguitato, osservato, senza aver fatto nulla di male o commesso un reato. Capisci perché quella ragazza si è uccisa, ci sono momenti in cui ti passa per la mente una cosa del genere. Ne approfittiamo per manifestare la nostra vicinanza e solidarietà alla famiglia di Tiziana Cantone”, la ragazza che si suicidò dopo la diffusione sul web di alcuni suoi video amatoriali. Insieme alla compagna, il messaggio che Paolo lancia in questo frangente “è che denunciare è importante. Se ti fai schiacciare è un attimo finire a commettere gesti estremi”.

“In questa vicenda, chi ha diffuso il video al di fuori dei siti deputati alla loro pubblicazione, lo ha fatto con lo scopo deliberato di far individuare i protagonisti del video a tutti i destinatari, in pratica l’intera città di Gubbio e non solo. In ogni caso -rilevano i promotori della denuncia- le indagini della magistratura avranno ampia facoltà di individuare i responsabili di questo gesto incivile e di perseguirli nelle sedi opportune. Chi li ha riconosciuti nel web e ha scaricato il filmato per poi condividerlo attraverso la piattaforma di instant messaging, come coloro che hanno addirittura rinominato il file con il cognome di uno dei protagonisti, hanno commesso, ai sensi della suddetta legge denominata ’Revenge Porn’, un reato molto grave”.

La divulgazione delle immagini, aggiungono i promotori dell’esposto alla magistratura, “ha lo scopo deliberato di diffamare, con insinuazioni abiette, due persone che non hanno commesso alcun reato. Pubblicare infatti sul web, video e immagini tra adulti a esplicito contenuto sessuale non è infatti un reato e rimane nell’ambito delle inclinazioni personali quali il voyeurismo o l’esibizionismo, di sicuro non condivisibili da tutti ma non certo aperti al grande pubblico e volutamente fruibili solo dagli appassionati, che rimangono e vogliono rimanere sempre anonimi in questo gioco: il materiale in oggetto rimane relegato in siti web specifici dove i frequentatori hanno sicuramente le stesse inclinazioni di chi li pubblica, facendo sì che rimanga confinato nel mondo virtuale delle trasgressioni per adulti”.

In questa circostanza “il comportamento di alcuni organi di informazione ha travalicato il diritto-dovere di cronaca, poiché la notizia è in sé inesistente, non prefigurandosi alcuna fattispecie di reato a carico dei due protagonisti. Se reato c’è stato, è invece quello commesso ai loro danni. La diffusione a mezzo stampa di questa non-notizia ha invece favorito un gratuito linciaggio mediatico nei confronti di due persone che non hanno commesso nulla di male e che non avrebbero mai voluto suscitare tanto clamore intorno a loro”.

Morto presidente UniCredit Fabrizio Saccomanni

cms_13758/fabriziosaccomanni_repertorio_fg.jpg

L’ex ministro dell’Economia e presidente di UniCredit, Fabrizio Saccomanni è morto oggi. Nato nel 1942, dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato ministro dell’Economia e delle Finanze del governo Letta. Dal 13 aprile 2018 era il presidente del consiglio d’amministrazione di UniCredit.
“Per me scompare innanzitutto un amico di grande intelligenza e umanità, colto, competente ed arguto” scrive, in una nota, il ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier, esprimendo “immenso dolore” a nome “di tutto il consiglio di amministrazione e di tutte le persone” dell’istituto di credito. “Il nostro primo pensiero – si legge nella nota – è per la signora Luciana, così profondamente e inaspettatamente colpita per la perdita del suo affetto più caro. Con Fabrizio, sin da quando fu cooptato nel consiglio di amministrazione, il confronto è stato di grande stimolo e praticamente quotidiano. UniCredit perde un presidente di grandissimo livello e spessore che ha guidato il consiglio della banca in una fase caratterizzata da sfide impegnative, con grande equilibrio e trasparenza, una visione strategica limpida, un forte senso della direzione di marcia”. Mustier ricorda anche i ruoli pubblici ricoperti da Saccomanni “con passione, qualità e amore per l’Italia”. La sua scomparsa – dice – è una perdita per l’intero Paese”. Fino alla nomina di un nuovo presidente, fa sapere la società, il ruolo verrà ricoperto dal vicepresidente vicario Cesare Bisoni.

“Scompare con Fabrizio Saccomanni un uomo di solida caratura internazionale, al quale il Paese si è affidato in più occasioni, attribuendogli significativi incarichi nella Banca centrale, sino alla responsabilità di Direttore generale di Bankitalia e di supplente nel Consiglio della Banca Centrale Europea”. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Chiamato al governo quale titolare del Ministero dell’Economia, seppe esprimere anche in quella occasione il rigore della sua formazione di economista, unito a integrità e comprensione dei fenomeni sociali, forte della stima di cui godeva nella comunità finanziaria internazionale. Chiamato a presiedere UniCredit, ha portato la sua esperienza a garanzia del percorso di rafforzamento dell’istituto.La Repubblica gli è riconoscente per i servigi prestati e partecipa al cordoglio per la sua morte”.

Con la morte di Fabrizio Saccomanni quello di oggi è “un giorno tristissimo”. “Apprendo con sgomento la notizia della scomparsa di Fabrizio Saccomanni” twitta Enrico Letta, che fu presidente del Consiglio del governo in cui Saccomanni divenne ministro dell’Economia nell’aprile 2013. “Piango un amico vero, di rare qualità umane, prezioso e fondamentale riferimento nella vita e nell’esperienza di governo. L’Italia perde un servitore dello #Stato come pochi ne ha avuto” conclude Letta.

Con la scomparsa di Fabrizio Saccomanni “il Paese perde una grande risorsa di statura anche internazionale: brillante economista, banchiere di lunga esperienza, ex-direttore generale della Banca d’Italia ed ex-ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo Letta, Saccomanni era dall’aprile 2018 presidente di Unicredit”. Così il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, insieme a tutto il Mef, esprime profondo cordoglio per l’improvvisa scomparsa di Fabrizio Saccomanni.

L’economista Saccomanni, scomparso improvvisamente, solo ieri era intervenuto alla conferenza stampa per presentare i conti del primo semestre 2019 del gruppo, esprimendo fiducia nei fondamentali dell’economia italiana. “Rimaniamo fiduciosi sul fatto che vediamo elementi di forza nella struttura imprenditoriale del Paese, nelle piccole e medie imprese, che sono state protagoniste di una incredibile svolta nella bilancia dei pagamenti rispetto agli anni della crisi”, aveva detto Saccomanni. Interpellato sul quadro economico italiano e introdotto come “il più autorevole economista di Unicredit” dall’amministratore delegato del gruppo Jean Pierre Mustier, Saccomanni, parlando in inglese, aveva spiegato che “il contesto globale ed europeo si è deteriorato a causa delle tensioni commerciali fra Cina e Stati Uniti, i cui effetti si stanno già riverberando sull’Europa, e le accuse di manipolazione valutaria da parte degli Stati Uniti hanno provocato la reazione della Cina”.

In Europa, aveva sottolineato l’economista, “c’è anche il fattore Brexit, che è un elemento di incertezza, ma certamente l’Italia è un Paese che ha fatto un aggiustamento strutturale importante negli ultimi anni, diventando il secondo esportatore in termini di avanzo delle partite correnti in Europa dopo la Germania, e sicuramente è stato colpito dal deterioramento delle previsioni sul commercio” a livello mondiale. “Ma per quanto ci riguarda -aveva sottolineato il presidente di Unicredit- rimaniamo fiduciosi sul fatto che vediamo elementi di forza nella struttura imprenditoriale del Paese, nelle piccole e medie imprese, che sono state protagoniste di una incredibile svolta nella bilancia dei pagamenti rispetto agli anni della crisi. Continuiamo a scommettere su questo e anche sulla scena europea più ampia” e sulla possibilità dell’Europa di reagire. In questo senso “la Bce ha già dato il proprio impegno ad agire se il tasso di inflazione dovesse rimanere troppo lontano dall’obiettivo. Non direi che siamo in uno scenario molto pericoloso -aveva concluso- ma in uno scenario con alcuni rischi”.

Autore:

Data:

9 Agosto 2019