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Reddito, governo pone fiducia alla Camera

Reddito, governo pone fiducia alla Camera

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Il governo ha posto la questione di fiducia in aula a Montecitorio sul decreto con il Reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero (quota 100). La fiducia è stata posta sul testo risultante dopo le correzioni apportate dalla commissione Bilancio. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha stabilito che le dichiarazioni di voto sulla fiducia al decreto con il reddito di cittadinanza quota 100 si terranno alle 18 e 15 mentre la votazione per appello nominale avrà inizio alle 19 e 35. Lo ha comunicato all’aula la vice presidente della Camera Mara Carfagna, confermando, inoltre, lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata alle 15. Dopo la votazione si passerà all’illustrazione degli ordini del giorno fino alle 23.

Lampedusa, sbarcati migranti: nave sotto sequestro

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La nave Mare Jonio entra nel porto di Lampedusa e viene sequestrata, ma i 48 migranti sbarcano. Tra questi 12 minori. I naufraghi saranno accompagnati dalle forze del’ordine nell’hotspot di contrada Imbriacola. A quanto apprende l’Adnkronos, la nave della Ong Mediterranea Saving Humans sarebbe sottoposta a sequestro probatorio per iniziativa della Polizia giudiziaria. Mercoledì mattina, apprende ancora l’Adnkronos, l’equipaggio sarà interrogato dal Procuratore aggiunto Salvatore Vella, insieme con un pubblico ministero. Saranno anche sentiti i migranti che erano a bordo. La Procura cercherà di capire se l’equipaggio ha agito per “stato di necessità”. Subito dopo valuterà il da farsi.

“Sequestrata la nave dei centri sociali. Ottimo. Ora in Italia c’è un governo che difende i confini e fa rispettare le leggi, soprattutto ai trafficanti di uomini. Chi sbaglia paga”, le parole del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, per il quale la nave non era in “pericolo di affondamento né rischio di vita per le persone a bordo, come documentato da foto, nessun mare in tempesta. Ignorate le indicazioni della Guardia costiera libica che stava per intervenire, scelta di navigare verso l’Italia e non Libia o Tunisia, mettendo a rischio la vita di chi c’è a bordo, ma soprattutto disobbedienza, per ben due volte, alla richiesta di non entrare nelle acque italiane della Guardia di Finanza. Se un cittadino forza un posto di blocco stradale di Polizia o Carabinieri, viene arrestato. Conto – ha sottolineato – che questo accada“. ’’Ringrazio per l’impegno e la professionalità le donne e gli uomini di Guardia di Finanza, Guardia Costiera e Polizia di Stato – ha aggiunto -. Hanno permesso di ottenere questo risultato positivo per il rispetto della legge e della sicurezza nazionale’’.

Lo sbarco a Lampedusa per Salvini non è un caso. Intervistato a Radio Radio, il vicepremier ha affermato: “Coincidenza tra il caso di Nave Jonio e il voto sulla Diciotti? Io credevo a Babbo Natale fino a che avevo 8 anni. Poi un amichetto mi ha detto: ’guarda che nell’armadio trovi i regali che ti portano mamma e papà’. Mi è crollato il mondo addosso. Ma da allora ho smesso di credere in Babbo Natale. Questo presunto salvataggio di questa nave gestita dai centri sociali era organizzato da giorni“, accusa.

“Oggi alle 13 – ha aggiunto – ho incontrato il capo delle capitanerie di porto, della Finanza, della Polizia, dei servizi segreti esterni. Ho dettagli, ho numeri: è certo che questa nave è inserita in un traffico di essere umani. E quindi conto che nei prossimi minuti arrivi dall’autorità giudiziaria e forze dell’ordine quello che consegue a chi viola la legge”.

“Se non c’è il sequestro del mezzo, non sbarca nessuno”, aggiunge il ministro dell’Interno. Qui, inoltre, “rispetto ai casi di precedenti, non c’era un invito formale di una forza pubblica a fermarsi, in questo c’è stato e per ben due volte è stato rifiutato. Usano gli immigrati per scopi di propaganda politica. Provano a farsi passare per buoni, quelli che invece mettono a rischio decine di vite”.

DI MAIO – ’’Ho sentito anche poco fa il ministro dell’Interno e il presidente del Consiglio e quello che si evince dalle carte che abbiamo è che questa nave sembra non abbia rispettato le regole nel Mediterraneo, non abbia obbedito agli ordini della Guardia costiera libica e fa ancora più male perché questa volta è una Ong che batte bandiera italiana. Quindi abbiamo la doppia responsabilità di verificare la legalità’’, ha detto il vice presidente del Consiglio dei ministri Luigi di Maio a Melfi, in provincia di Potenza. ’’L’unica cosa che dico – ha aggiunto – è che si deve risolvere in poco tempo, quindi mi auguro che nelle prossime ore arrivino le soluzioni perché dobbiamo tutelare la vita umana e allo stesso tempo dobbiamo tutelare la legalità, altrimenti ci ritroviamo poi dieci navi che fanno quello che ha fatto questa Ong’’.

’’Non sarà un altro caso ’Diciotti’ – aggiunge – perché si deve risolvere presto, subito, senza perder tempo, ma siamo in contatto e perfettamente allineati nel Governo’’.

VIMINALE – Secondo fonti del Viminale, la nave “ha disobbedito per ben due volte all’ordine della Guardia di Finanza di spegnere i motori. È come un’auto che non rispetta l’alt di un posto di blocco. Il mare non era mosso né c’era pericolo di affondamento”. Lo riferiscono fonti del Viminale, all’esito del tavolo permanente che ha rilevato alcune violazioni commesse dalla nave della Ong Mediterranea, ferma a poche miglia da Lampedusa cona bordo 49 migranti salvati al largo della Libia

La Mare Jonio “era più vicina a Libia e Tunisia ma ha fatto rotta verso l’Italia, sottoponendo gli immigrati a un viaggio più lungo. La nave non ha avvisato Malta. Ha disobbedito alle indicazioni della guardia costiera libica”. Un comportamento che dimostra, secondo il Viminale, “il chiaro intento di voler portare in Italia immigrati clandestini. Nelle ultime ore, a conferma che la presenza di navi Ong è un incentivo alle partenze, si sarebbe verificato un naufragio davanti alla costa di Sabrata”.

Bollette a 28 giorni, decisione slitta

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Ancora una decisione dei tribunali che getta caos sulla vicenda delle bollette a 28 giorni. Lo afferma il Codacons, commentando la decisione del Consiglio di Stato che avrebbe rimandato di un mese la decisione sui rimborsi spettanti agli utenti.

“Per gli utenti della telefonia non c’è pace – afferma il presidente Carlo Rienzi – Oltre 10 milioni di italiani attendono da mesi i rimborsi cui hanno diritto per aver subito le illegittime bollette a 28 giorni che hanno prodotto un illecito rincaro delle tariffe. Dai tribunali arrivano però sentenze contrastanti e continui rinvii delle decisioni che gettano caos nella vicenda e avvantaggiano unicamente le compagnie telefoniche, permettendo loro di non corrispondere i rimborsi che secondo l’Agcom sono dovuti agli utenti”.

“Attendiamo ora di leggere le motivazioni del Consiglio di Stato e sulla base di quelle valuteremo le azioni da intraprendere a tutela dei consumatori italiani”, conclude Rienzi.

Zingaretti: “Io indagato? Fiducia nella giustizia”

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“In merito all’articolo dell’Espresso sulla mia iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma per un presunto finanziamento illecito, voglio affermare di essere estremamente tranquillo perché forte della certezza della mia totale estraneità ai fatti che, peraltro, sono stati riferiti come meri pettegolezzi de relato e senza alcun riscontro, come affermato dallo stesso articolo del settimanale”. E’ quanto dichiara il segretario del Pd, Nicola Zingaretti a proposito delle rivelazioni dell’Espresso secondo cui a tirare in ballo il governatore del Lazio sarebbero le dichiarazioni di due avvocati siciliani, Piero Amara e Giuseppe Calafiore. “Mai nella mia vita ho ricevuto finanziamenti in forma illecita e attendo quindi con grande serenità che la giustizia faccia tutte le opportune verifiche per accertare la verità”, sottolinea. “Quanto al Movimento 5stelle e alle loro scomposte dichiarazioni: comprendo la loro disperazione per il disastro politico che stanno combinando, per essere da mesi succubi del loro alleato di governo, per essere in caduta libera nel gradimento dei cittadini e per le batoste elettorali avute in Abruzzo e Sardegna. Ma se pensano di aggrapparsi alle fantasie di qualcuno sbagliano di grosso. Non mi faccio intimidire da chi utilizza queste bassezze. Se ne facciano una ragione”, conclude il segretario Dem. A tirare in ballo il governatore del Lazio nell’inchiesta portata avanti dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Stefano Fava, sono le dichiarazioni dell’avvocato Calafiore. “Il governatore è stato citato dal socio di Amara in un interrogatorio dello scorso luglio, in merito ad alcune domande dei pm su Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone che, diventato imprenditore, era in affari con lo stesso Amara e in buoni rapporti con il presidente della Regione Lazio”, si legge sull’Espresso. “Centofanti (anche lui arrestato a febbraio 2018, ora è libero in attesa di processo, ndr) è un lobbista che a Roma è dotato di un circuito relazionale di estrema importanza: magistrati, politici, appartenenti al Consiglio superiore della magistratura, spiega Calafiore a verbale. Peraltro lui era sicuro di non essere arrestato perché riteneva di essere al sicuro in ragione di erogazioni che lui aveva fatto per favorire l’attività politica di Zingaretti”. “Quando i pm chiedono se si tratta di erogazioni lecite, il legale siracusano risponde così – prosegue il settimanale – ’Assolutamente no, per quanto egli mi diceva. Non so con chi trattava tali erogazioni. Lui mi parlava solo di erogazioni verso Zingaretti. Mi disse che non aveva problemi sulla Regione Lazio perché Zingaretti era a sua disposizione. Me lo ha detto più volte, prima della perquisizione’”. ’’Nemmeno pochi giorni da segretario del Partito democratico e già viene indagato per finanziamento illecito, secondo l’Espresso” aveva detto poco prima il M5S in una nota. “Un bel battesimo che non sorprende, visto che era già stato indagato per Mafia Capitale. Perdi il pelo ma non il vizio: bentornato Pd, ci eri mancato’’.

“Chiedo rispetto”, parla Giulia Sarti

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(Antonio Atte) – “Le dichiarazioni rilasciate da Giovanni Favia al Corriere delle Sera in merito alla mia vicenda sono pretestuose e infondate. Le sue parole sono il frutto di una ricostruzione fantasiosa di fatti che non lo riguardano”. Lo dichiara all’Adnkronos Giulia Sarti, la deputata autosospesa dal M5S per il caso ’Rimborsopoli’.

“Max Bugani – rimarca Sarti – è tra le persone che mi sono state vicine nelle difficoltà e non accetto che vengano fatte illazioni nei suoi confronti. La mia è una vicenda personale ed è orribile che qualcuno tenti di strumentalizzarla per ottenere spazio sui media”.

“Chiedo rispetto e che nessuno si occupi più della mia storia personale. Un ringraziamento di cuore a tutte le persone che mi hanno scritto e mi sono state vicino in questi giorni difficili”, conclude la parlamentare.

LE IENE, HACKER FOTO SARTI INTERNO AI 5 STELLE? – “Per risalire a chi possa aver diffuso le foto private di Giulia Sarti, Filippo Roma indaga sull’episodio dell’hackeraggio delle caselle di posta di diversi parlamentari Cinque stelle risalente al 2013 – è quanto si legge sul sito della trasmissione di Mediaset -. E fa una scoperta che ha dell’incredibile. La Iena intervista un ex deputato dei Cinque stelle che preferisce rimanere anonimo e che gli rivela che Stefano Vignaroli, uno dei deputati hackerati, gli disse che ’l’indagine su chi avesse hackerato gli account di cinque parlamentari M5S si fermò quando si accorsero che il lavoro di accesso fu fatto da delle macchine della Camera’. E cioè dagli indirizzi IP relativi ai computer della Camera dei Deputati”. “Ma l’ex deputato – proseguono ’Le Iene’ – aggiunge un particolare, che farebbe pensare che ad ’hackerare’ la posta elettronica dei suoi colleghi possa essere stato proprio qualcuno interno al M5S e addirittura dei vertici: ’Ci si accorse che poteva essere una cosa interna, allora nessuno disse niente e rimase tutto così, tutto in un limbo. Nessuno poi volle andare avanti nella parte di denuncia perché ci si accorse che potesse essere un danno d’immagine un po’ per tutti del Movimento’. E fa un riferimento diretto alla Casaleggio: ’Loro hanno verificato su varie caselle se la password che era inserita nell’archivio della Casaleggio era uguale a quella che era messa sulle caselle di posta elettronica, dove l’hanno trovata funzionante la gente è entrata direttamente nelle caselle e da lì poi recuperavano tutte le informazioni e da lì stanno girando ancora mail, messaggi, cazzate, etc.’. Filippo Roma gli chiede: “Quindi sarebbe avvenuto all’interno del movimento questo hackeraggio?’. E l’ex deputato risponde: ’Dall’interno. Per controllare determinate persone’”. “E così Filippo Roma ha incontrato questa mattina Alessandro Di Battista, uno dei parlamentari a cui era stata hackerata la casella di posta, per chiedergli se ricorda se all’epoca avesse la stessa password per l’account email e per il sistema operativo dei Cinque Stelle, il pre-sistema Rousseau per intenderci, quello con cui i deputati grillini potevano votare per esempio all’interno del Movimento. ’Non posso escluderlo’, risponde Di Battista. ’Con le password sono sempre stato un pippone quindi non escludo che usassi la stessa password’. E conferma inoltre che all’epoca decise di non denunciare”, si legge ancora sul sito de ’Le Iene’.

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20 Marzo 2019