Traduci

Hamas annuncia cessate il fuoco con Israele

Hamas annuncia cessate il fuoco con Israele

cms_12248/israele_gaza_afp.jpg

Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha annunciato che l’Egitto è riuscito a mediare un cessate il fuoco con Israele. Non ci sono conferme da parte delle autorità israeliane sull’effettivo raggiungimento di un accordo.

In giornata era stato attaccato da Israele un obiettivo delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio militare di Hamas, nel nord della Striscia di Gaza e l’esercito israeliano aveva annunciato l’inizio di raid contro obiettivi di Hamas nella Striscia, in risposta al razzo che ha colpito una casa alla periferia di Tel Aviv, ferendo sette persone tra cui tre bambini nella zona di Moshav Herut, nella località di Kfar Saba. Dopo l’impatto l’edificio è crollato.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di anticipare il suo rientro dagli Stati Uniti a seguito dell’attacco. Netanyahu – che tornerà in Israele dopo l’incontro con il presidente Donald Trump – ha sottolineato che Israele “risponderà con forza” ed ha detto che ha deciso di rientrare “per gestire le nostre operazioni da vicino “. Nessuna organizzazione palestinese per il momento ha rivendicato la responsabilità del lancio del razzo.

“Il prezzo per l’occupazione israeliana, che commette qualsiasi stupidità a spese di Gaza o della sua resistenza” ha scritto il portavoce del movimento islamico palestinese Hamas, Fawzi Barhoum in un tweet, “sarà al di sopra delle sue stime e si troverà di fronte a una forte resistenza, pronta per questo giorno e assolutamente pronta a combattere la battaglia di deterrenza e difesa della nostra gente”.

La Farnesina in una nota ha espresso “la ferma condanna per il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. Nel ribadire il diritto di Israele all’auto-difesa, il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale rinnova l’appello a tutte le parti affinché venga evitata un’escalation“.

Brexit, ’no deal’ più vicino

cms_12248/May_Bandiere_Afp.jpg

L’intervento di Theresa May ai Comuni e il dibattito che ne sta seguendo non stanno dando indicazioni di particolare chiarezza sulle prossime mosse del governo e il futuro della Brexit. Annunciando che al momento non c’è un “sostegno sufficiente” all’accordo negoziato con Bruxelles e indicando la sua contrarietà a che il Parlamento prenda il controllo del processo di uscita dalla Ue attraverso una serie di “voti indicativi”, la premier non ha escluso alcun esito per la Brexit.

May ha ventilato l’ipotesi che, se il governo dovesse essere costretto a chiedere un’ulteriore proroga dell’articolo 50, inevitabilmente il Regno Unito finirebbe per partecipare alle elezioni europee di maggio. Allo stesso tempo, la premier non ha del tutto escluso l’ipotesi di un ’no deal’, un’uscita dalla Ue senza accordo. In particolare, in uno scambio di battute con il capogruppo dello Scottish National Party, Ian Blackford, che le chiedeva se intende rispettare la volontà del Parlamento che nelle scorse settimane ha respinti l’ipotesi ’no deal’, la premier ha fornito una risposta ambigua. I voti ai Comuni contano, ma contano anche i 17,4 milioni di voti di quanti si sono espressi per l’uscita dalla Ue, ha replicato la premier.

Intanto, a Bruxelles, dato che è “sempre più probabile” che il Regno Unito “esca dall’Ue senza un accordo il 12 aprile”, l’Unione europea ha ultimato i preparativi per uno scenario di ’no deal’, o hard Brexit. Il Consiglio europeo giovedì scorso ha deciso di prorogare, su richiesta del primo ministro britannico Theresa May, la data dell’uscita del Regno Unito al 22 maggio, a patto che il Parlamento britannico dia il suo assenso all’accordo di ritiro negoziato dal governo May con l’Ue.

“Finché il Regno Unito non ci dirà altrimenti, continuiamo a lavorare per essere in grado di contribuire ad un ritiro ordinato” della Gran Bretagna dall’Ue, “essendo preparati per tutte le opzioni, inclusa la peggiore”, ha detto il portavoce capo della Commissione europea Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. “La libertà di espressione – continua il portavoce – è un diritto fondamentale nell’Ue. Abbiamo visto le immagini molto indicative della marcia, non servono commenti da parte nostra: ne prendiamo atto. Il nostro interlocutore resta il governo britannico. Prendiamo atto anche della petizione”, conclude.

Se l’accordo di ritiro non verrà approvato, allora il rinvio durerà fino al 12 aprile, ultima data utile per organizzare le elezioni europee nel Regno Unito (se il Paese resta Stato membro, ha il diritto e il dovere di parteciparvi): in questo caso, il Regno Unito dovrebbe indicare un modo per andare avanti prima di quella data. Se non lo farà, sarà ’hard Brexit’: l’Ue “continua a sperare che così non sarà”, ma “se l’accordo di ritiro non verrà ratificato entro il 29 marzo”, cioè tra quattro giorni, “uno scenario di no deal potrebbe materializzarsi il 12 aprile”.

L’Ue “si è preparata a questo scenario: ora è importante che tutti sia pronto ad affrontare tutte le conseguenze che comporta uno scenario di no deal”. La Commissione, allo scopo, ha anche istituito un numero verde europeo, gratuito da tutta l’Ue (00 800 67891011), con il servizio Europe Direct, in tutte le lingue ufficiali dell’Ue, per chi avesse domande da fare su come prepararsi ad un no deal. Il numero è già attivo: chiamandolo risponde un sistema automatico, prima in italiano, poi in inglese, in francese, in tedesco, in rumeno eccetera.

Senza un accordo, il Regno Unito dal 12 aprile diverrà un Paese terzo a tutti gli effetti, senza accordi di transizione: tutta la legislazione Ue, primaria e secondaria, cesserà istantaneamente di applicarsi nel Regno Unito. Mentre nell’accordo di ritiro è previsto un periodo di transizione, per consentire un passaggio più morbido, con il no deal il cambio sarà improvviso e comporterà ovviamente disagi per le persone e per le imprese.

In questo scenario, le relazioni dell’Ue con il Regno Unito verrebbero regolate dal diritto internazionale, che include le norme della Wto. L’Ue dovrà quindi applicare immediatamente le sue regole e i suoi dazi al confine con il Regno Unito: ci saranno controlli doganali, sul rispetto degli standard sanitari e fitosanitari e verifiche sul rispetto delle norme Ue. Malgrado gli Stati membri dell’Ue si siano preparati, questi controlli potrebbero comportare “significativi ritardi” alle frontiere, con tutto quel che ne consegue, per esempio nel commercio di generi deperibili.

Le imprese del Regno Unito perderebbero il diritto di ricevere finanziamenti Ue e di partecipare alle gare di appalto nell’Ue alle condizioni attuali. Inoltre, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell’Unione, pertanto saranno soggetti a controlli aggiuntivi ai confini dell’Ue. Anche in questo caso, gli Stati membri dell’Ue hanno fatto “preparativi considerevoli” nei porti e negli aeroporti per far sì che questi controlli siano condotti nel modo più efficiente possibile, ma “potrebbero comunque comportare ritardi”.

Trump domani firma atto riconoscimento Golan

cms_12248/trump_afp_firma_2301.jpg

l presidente degli Stati Uniti Donald Trump firmerà domani un ordine con il quale riconosce la sovranità israeliana sulle Alture del Golan. Lo ha annunciato su Twitter il ministro degli Esteri israeliano Yisrael Katz, dopo che nei giorni scorsi lo stesso Trump aveva fatto sapere di essere pronto a questo nuovo passo diplomatico in favore dello Stato ebraico. “Il presidente Trump, alla presenza del premier israeliano Benyamin Netanyhau – ha scritto Katz -, firmerà un ordine per riconoscere la sovranità di Israele sulle Alture del Golan. Le relazioni tra Israele e Stati Uniti non sono mai state più strette”.

Situate al confine con la Siria, occupate dallo Stato ebraico nel 1967 dopo la guerra dei sei giorni, sono state annesse nel 1981 con una mossa che non è mai stata riconosciuta a livello internazionale.

Sbaglia atterraggio e finisce in Scozia

cms_12248/BritishAirsways_Afp.jpg

“Benvenuti a Edimburgo”. L’annuncio del pilota di un volo della Britsh airways subito dopo l’atterraggio ha lasciato oggi sconcertati i passeggeri, che non si aspettavano affatto di arrivare in Scozia. L’aereo, racconta la Bbc, doveva infatti atterrare a Duesseldorf in Germania, ma al pilota era stato consegnato un piano di volo sbagliato.

Una volta constatato l’errore, racconta l’emittente britannica, l’aereo è poi partito per la sua vera destinazione. Il volo era gestito dalla tedesca Wdl per contro della British Airways, che ora sta cercando di capire come sia potuto accadere il pasticcio. “Ci siamo scusati con i clienti per l’interruzione del loro viaggio e ora li contatteremo individualmente”, ha detto la compagnia britannica.

Autore:

Data:

26 Marzo 2019