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Arriva il ’marchio storico’

Arriva il ’marchio storico’

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Passi in avanti sul dl crescita. Dalla riunione che si è svolta a Palazzo Chigi, dove non erano presenti i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, quest’ultimo impegnato in una trasferta negli Stati Uniti, sembrano emergere segnali positivi. Sostanzialmente i contenuti del provvedimento sono stati condivisi sia dal Movimento 5 Stelle che dalla Lega. Secondo quanto si apprende comunque “restano alcuni punti aperti”.

Dal vertice che si è svolto sotto la regia del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sono arrivate alcune proposte interessanti tra le quali quella del ’marchio storico’ che è uno dei temi spinti dal M5S e che sarà inserito nel dl crescita. Dl crescita e sblocca cantieri sono i due provvedimenti che secondo il governo dovrebbero permettere di dare uno stimolo alla crescita economica. “Avevamo previsto che ci sarebbe stato un momento di difficoltà, di rallentamento di congiuntura, è anche per questo che abbiamo lavorato e stiamo lavorando per misure che contribuiscano alla crescita economica nel segno anche dello sviluppo sociale”, ha sottolineato il premier Conte, uscendo dal Senato dopo il via libera definitivo al reddito di cittadinanza.

In questo momento, ha aggiunto, “abbiamo definito, poco fa, gli ultimi dettagli del decreto sblocca cantieri, la prossima settimana portiamo anche il decreto crescita, che è quello di cui ha bisogno il Paese. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, il governo lo sta facendo per primo, sta operando con queste misure che anticipano le riforme strutturali che abbiamo in cantiere, che contribuiranno alla crescita economica”.

Nel dl crescita, su proposta del ministero dello Sviluppo economico, intanto, verrà introdotta la definizione di ’marchio storico’ e verrà istituito un elenco dei brevetti e dei marchi storici dove le imprese potranno iscriversi. La certificazione del marchio storico, è questo l’obiettivo, permetterà di dare più forza alle eccellenze italiane e servirà a dare maggiore impulso al Made in Italy. E’ il lavoro che il vicepremier Luigi Di Maio ha portato avanti da tempo che viene così concretizzato.

Ogni azienda che ha un proprio marchio e che opera da anni nel settore in modo riconosciuto, si rileva, potrà così, rispettando determinati criteri, avere il riconoscimento nazionale del proprio marchio e trarne benefici nell’export. Con la misura viene introdotto anche un principio: la titolarità del marchio decade se il sito produttivo viene trasferito al di fuori del territorio nazionale. Questo serve a tutelare la produzione locale e disincentivare la delocalizzazione, al fine di avere un prodotto migliore realizzato in Italia e favorire la nascita di nuovi posti di lavoro.

“Crescita zero per l’Italia nel 2019”

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Crescita zero per l’Italia nel 2019. La previsione è del Centro Studi di Confindustria che rivede al ribasso di 0,9 punti le stime elaborate lo scorso ottobre. Manca la crescita e, puntualmente, si torna a rievocare i gufi. Matteo Salvini prende di petto le previsioni di Confindustria sul Pil: “Verranno smentite clamorosamente dai fatti. E’ pieno di gufi. Ci hanno sempre ’cannato’ in passato”, dice il vicepremier. Ma dagli Usa Luigi Di Maio mostra un altro approccio: “Le preoccupazioni di Confindustria sono le nostre’’, ammette. E chiarisce ancora meglio il concetto: “L’epoca dei gufi era quella di Renzi”.

A pesare, per circa i tre quarti del calo, la minore domanda interna. Il resto lo fa il calo della domanda estera. Leggero miglioramento invece per il Pil del 2020 che il Csc stima poter raggiungere lo 0,4%. La partita sulla domanda interna diventa a questo punto per Confindustria urgente: “Gli investimenti privati per la prima volta sono previsti negativi dopo anni di crescita (-2,5% nel 2919, escluse le costruzioni). Servono dunque misure di stimolo come il ripristino del superammortamento”, dicono gli economisti di viale dell’Astronomia che però condizionano ogni rilancio a quel “clima di fiducia migliore senza il quale le politiche potranno ben poco”.

Una situazione economica, quella in corso, ’preparata’ dall’andamento altalenante registrato nel 2018 per effetto del rialzo dello spread e di una fiducia delle imprese e delle famiglie molto bassa: i primi 6 mesi positivi, i secondi 6 negativi; una occupazione prima in aumento di 198mila unità poi calata di 84mila nel secondo semestre; una produzione industriale crollata alla fine dell’anno. E a pesare anche il forte impatto della frenata dell’economia tedesca e del contesto geopolitico mondiale, dai dazi Usa alla crisi nei paesi emergenti. Fattori che hanno dunque portato ad un 2019 “fiacco”, con una occupazione sostanzialmente ferma e per cui non “si intravede nessun segnale di inversione di tendenza” ma sopratutto con investimenti privati “in stallo”. Un blocco dovuto per il Centro studi di Confindustria ad una serie di fattori: da una sfiducia delle imprese in vista di un ulteriore peggioramento, dall’elevata incertezza sull’andamento della domanda, dal mancato alleggerimento fiscale a carico delle aziende, superammortamento compreso, e da un riaffacciarsi del credit crunch. Solo l’export continua a crescere. Il 2019 chiuderà, al netto di imprevisti infatti, secondo le stime del Csc, a +2,6% comunque in calo di 0,7 punti percentuali rispetto alle stime di viale dell’Astronomia di ottobre scorso.

Il governo – continua quindi il rapporto di Confindustria – ha ipotecato i conti pubblici, non ci sono opzioni indolori, con la finanza pubblica siamo ad un bivio: o si sterilizza l’Iva o si dovrà far salire il deficit pubblico al 3,5% causando un ulteriore aumento dei tassi sovrani con pesanti effetti recessivi“. E se si volessero annullare gli aumenti Iva e contestualmente correggere il livello del deficit come prevedono i parametri europei, servirebbero 32 miliardi di euro.
Dal reddito di cittadinanza e Quota 100 per i pensionamenti anticipati, continua il rapporto, arriverà un contributo al Pil “significativo” solo nel 2019 e poi molto meno negli anni successivi. Tuttavia considerato l’effetto annuncio dal 2018 e la realizzazione dei provvedimenti in deficit, “le misure hanno contribuito al rialzo dei tassi sovrani e al calo della fiducia con un impatto negativo sulla crescita”, spiega Confindustria stimando l’impatto dei due provvedimenti voluti dal governo.

Sui consumi, quantificano ancora gli economisti, l’effetto positivo si avrà alla fine del triennio che registrerà “una spinta cumulata di 8 punti percentuali per effetto del Reddito di Cittadinanza e di 0,6 punti percentuali da quota 100”. “A legislazione vigente il 1 gennaio 2020 ci sarà l’aumento di circa 3 punti delle aliquote Iva ordinaria e ridotta. L’attività economica sarà penalizzata, con un effetto negativo sulla crescita di 0,3 punti percentuali, anche se il deficit/Pil migliorerà per restare al 2,65”, spiegano gli economisti. Questo però, annotano ancora, “non basterà per realizzare quella correzione strutturale del bilancio richiesta dalle regole europee“. Si renderebbe perciò “comunque necessaria una manovra correttiva”.

Manovre correttive però, spiega il capo economista di Confindustria, Andrea Montanino, “che sono sempre un danno e proprio per questo al momento vanno evitate perché accentuano l’andamento del ciclo negativo”. Va invece fatto “un intervento che permetta di liberare risorse che già ci sono. Sugli investimenti pubblici, per esempio ci sono risorse già iscritte nel tendenziale e che non vengono spese”, annota ancora sottolineando come nel 2020 il quadro si faccia più “complicato”. L’Italia non può andare infatti oltre il 3% di deficit: “Sarebbe un segnale molto negativo per i mercati che ci stanno guardando, continuiamo a essere infatti sotto osservazione”. Nel 2019, stima ancora il Csc, l’indebitamento della Pa salirà al 2,6%. Il rapporto deficit /Pil resterà al 2,6% anche nel 2020. Il debito della Pa, invece, tocca nel 2019 quota 133,4 , circa 2,7 punti percentuali in più delle ultime previsioni di Confindustria per assestarsi al 133,6 nel 2020.

Accise trend topic, Salvini nel mirino di Twitter

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L’hasthag ’accise’ scala la trend topic di Twitter fino a piazzarsi al secondo posto dei vocaboli più gettonati. A spingerlo i detrattori di Matteo Salvini, che lamentano il mancato taglio delle accise sulla benzina sbandierato in campagna elettorale dalla Lega. A ’cinguettare’ contro la mancata promessa – almeno tale fino ad oggi – anche l’alleata di coalizione, ma certo non di governo, Mara Carfagna, che in un tweet al vetriolo scrive: “E’ evidente che se decidi di stare al governo con chi butta dalla finestra i miliardi degli italiani per finanziare misure elettorali, le accise le tagli nel duemilacredici”.

La campagna contro la mancata sforbiciata è partita questa mattina da hub Twitter e alcune associazioni di categoria. A spingerla anche i deputati dem, ovviamente, tra post e ritweet. E con tutta l’ironia del caso. “Stamattina è arrivato Godot e ha detto che per le accise ancora niente”, scrive un utente. “ACCISE ! Salute! È già stato detto?”, gli fa eco un altro. Mentre qualcuno la racconta in prosa: “E sulle accise promise, promise che prima o poi le avrebbe recise, dopo aver vinto al voto in Molise, E lo portarono fin in corte d’assise, Ma sulle accise Non si decise, ad una ad una cambiò le divise, rise, sorrise e a volo d’angelo, infine si uccise. Accise”.

Carceri, Fico: “Sovraffollamento è pena aggiuntiva”

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“Il sovraffollamento carcerario che si configura per i detenuti come una pena aggiuntiva alla quale nessuna sentenza li ha condannati”. A sottolinearlo il presidente della Camera Roberto Fico, intervenendo alla presentazione della Relazione annuale del Garante nazionale privati libertà, oggi nella Sala Regina di Montecitorio. “Oltre al disagio e al degrado in cui queste persone sono costrette a vivere – ha proseguito Fico – il sovraffollamento rende ben difficile svolgere con efficacia tutte quelle attività finalizzate al recupero e al reinserimento sociale del condannato imposte dal dettato della Costituzione. Purtroppo in questo ambito si sono registrati miglioramenti timidi e parziali negli ultimi anni”.
Il dato sul sovraffollamento carcerario che emergono dalla Relazione “impone alle Istituzioni, con urgenza, l’adozione di misure risolutive che restituiscano la dignità alle persone detenute. Misure che contemplino la riduzione della popolazione carceraria attraverso opportuni interventi sul codice penale. Misure che assicurino, anche e soprattutto, che la pena sia uno strumento per agevolare un reinserimento sociale e non una condanna ulteriore alla esclusione e marginalizzazione e quindi alla probabile recidiva”, ha rimarcato il presidente della Camera.

La relazione – Negli istituti di pena italiani con una capienza regolamentare di 50.514 posti sono presenti 60.472 detenuti adulti (2.651 donne e 57.821 uomini; gli stranieri complessivamente sono 20.331). “Nell’ultimo anno la popolazione detenuta è cresciuta di 2.047 unità, con un andamento progressivo crescente e preoccupante, quantunque non abbia ancora raggiunto il livello di alcuni anni fa quando proprio il sovraffollamento portò alla condanna da parte della Corte europea per i diritti umani”. E’ quanto sottolinea Mauro Palma, Garante nazionale delle persone private della libertà presentando alla Camera la Relazione annuale al Parlamento, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Parallelamente però il numero di coloro che sono entrati in carcere dalla libertà è diminuito di 887 unità: l’aumento non è quindi ascrivibile a maggiori ingressi, bensì a minore possibilità di uscita”, spiega Palma a giudizio del quale il dato deve far riflettere “perché può essere determinato da più fattori: l’accentuata debolezza sociale delle persone detenute che non le rende in grado di accedere a misure alternative alla detenzione, per scarsa conoscenza o difficile supporto legale; la mancanza soggettiva di quelle connotazioni che rassicurino il magistrato nell’adozione di tali misure; o, infine, un’attenuazione della cultura che vedeva proprio nel graduale accesso alle misure alternative un elemento di forza nella costruzione di un percorso verso il reinserimento. In ultimo, alle ristrettezze dei numeri del personale – in questo caso di coloro che devono svolgere osservazione e redigere sintesi – che certo non seguono la crescita del numero dei ristretti”. Un aumento che secondo il Garante dei detenuti “si riverbera sulle condizioni di vita interna e sul sovraffollamento”. Palma fa notare che “l’attenzione geometrica alla ’cella’ non deve far perdere il principio che la persona detenuta deve vivere la gran parte della giornata al di fuori di essa impegnata in varie attività significative“.
Nella relazione si legge che “la situazione della capienza e, quindi, dell’essere in concreto della ’cella’ oggi, assume un particolare profilo se si tiene conto del numero di camere o sezioni fuori uso, per inagibilità o per lavori in corso: alla data del 14 febbraio 2019 quelle inutilizzabili sono pari al 6,5% del totale, percentuale comunque positivamente diminuita di tre punti rispetto a quella riportata nella Relazione al Parlamento di due anni fa. Permangono casi limite: ad Arezzo da più anni su 101 posti solo 17 sono disponibili, a Gorizia sono disponibili solo 24 dei complessivi 57 previsti, in Sardegna il 13% dei posti ufficiali è inutilizzabile”.

“Attraverso l’attività del Garante possiamo misurare la maturità della democrazia, del rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto nel nostro Paese. Un Paese che purtroppo non ha sinora ottemperato pienamente agli obblighi costituzionali e internazionali“, ha detto ancora Fico rimarcando il “ruolo di rieducazione sociale affidato alla pena, sancito dalla Costituzione”.

“Ciò che emerge, ancora una volta, dalla Relazione del Garante è che molto resta da fare per migliorare la condizione dei detenuti. Ed il Parlamento è chiamato a fare la sua parte, anche sulla base delle proposte che il Garante formulerà”, ha aggiunto il presidente della Camera secondo il quale “preservare la dignità umana, darle valore, significa anche aver cura degli ambienti in cui si devono realizzare percorsi altamente significativi per persone private di libertà. Questi spazi non devono essere indifferenti alla dimensione soggettiva, non devono cadere nell’assoluta spersonalizzazione. Perché recuperare una sana relazione tra sé e il proprio contesto è condizione per costruire e tenere salda una relazione altrettanto sana con la società in cui si vive”. “A beneficiarne – ha proseguito Fico – sarà poi la società stessa, saremo tutti noi. Credo sia questa la direzione da seguire per far sì che nelle carceri si attui un vero percorso di crescita e perché da nonluoghi si trasformino in cantieri/laboratori per costruire e darsi una seconda opportunità”.

Meloni: “Sto per querelare Calenda”

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“Le dichiarazioni contro di me di Calenda? Lo sto per querelare”. Lo ha detto Giorgia Meloni a ’Accordi e disaccordi’ in onda su Nove alle 21.25 condotto da Andrea Scanzi e Luca Sommi. “Mi sono stufata perché verso di me si prendono delle libertà che io verso gli altri non mi prendo. Potrei dare lezioni di democrazia per le mie battaglie fatte in questo Paese. E sul fatto di chi mi definisce una ’burina’ è tipico di una sinistra radical chic che vive nei suoi bei salotti”, ha aggiunto la presidente di FdI.

“’Mi scuso per aver scritto una gran fesseria gravemente razzista senza neanche rendermene conto’ sarebbe stato meglio. Speriamo almeno che la querela sia sul KKK” ha scritto Calenda su Twitter.

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28 Marzo 2019