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Venezuela, Maduro revoca carica presidente Parlamento a Guaidò

Venezuela, Maduro revoca carica presidente Parlamento a Guaidò

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Il regime di Nicolas Maduro ha revocato la carica di presidente dell’Assemblea nazionale a Juan Guaidò, presidente ad interim del Venezuela. Il Controllore generale della Repubblica, Elvis Amoroso, ha stabilito che Guaidò non può ricoprire incarichi pubblici per i prossimi 15 anni e pertanto non potrebbe partecipare ad eventuali elezioni.
Il provvedimento è legato alle violazioni che il Controllore contesta a Guaidò: il presidente dell’assemblea nazionale avrebbe “occultato informazioni” di carattere fiscale e avrebbe “ricevuto dall’estero fondi non dichiarati”.
Guaidò dal canto suo respinge la revoca di ogni suo incarico pubblico. Il Controllore “non esiste”, perché è stato nominato dall’Assemblea Costituente, un organo che l’opposizione venezuelana non riconosce, ha affermato Guaidò durante un evento al Collegio degli ingegneri di Caracas.
Presidente dell’assemblea Nazionale, Guaidò ha presentato giuramento come presidente ad interim del Venezuela, dato che la comunità internazionale non ha riconosciuto l’esito delle elezioni in cui è stato rinnovato il mandato di Nicolas Maduro.
“Il nostro governo non riconosce Maduro” e in Venezuela “si deve andare a elezioni libere il prima possibile”. Lo ha detto il vice premier Luigi Di Maio, nel corso di una conferenza stampa in diretta streaming da Washington.

Il sacrificio di Theresa

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La premiership per un accordo. Theresa May si sacrifica offrendo le proprie dimissione dalla guida del governo in cambio di un accordo con il Parlamento britannico sulla Brexit. “Sono pronta a lasciare l’incarico prima di quanto avrei voluto pur di fare ciò che è giusto per il nostro Paese e il nostro partito” ha annunciato ieri la premier britannica di fronte ai deputati conservatori. Dopo che sarà approvato il suo accordo sull’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, quindi, May dirà addio al governo.

“E’ stato un periodo probante per il nostro Paese e il nostro partito. Ci siamo quasi, siamo quasi pronti ad aprire un nuovo capitolo e a costruire un futuro più luminoso – ha detto May durante la riunione con i conservatori -. Prima di poterlo fare, abbiamo un lavoro da portare a termine. So che qualcuno è preoccupato che, se voterete per l’accordo di uscita, lo considererò come un mandato per arrivare alla fase due senza il dibattito necessario. Non lo farò”, ha aggiunto la premier. “Ma – ha ribadito – abbiamo bisogno di concludere l’accordo e portare a termine la Brexit.

La premier britannica si è quindi rivolta al suo stesso partito chiedendo di sostenere l’accordo “affinché possiamo completare il nostro storico incarico, concretizzare la decisione del popolo britannico e lasciare l’Unione Europea con un’uscita lineare e ordinata”.

Il compromesso di May ha raccolto il sostegno di Boris Johnson che sembra ora pronto ad appoggiare l’accordo sulla Brexit raggiunto con Bruxelles. E con lui ci sarebbero almeno 25 deputati conservatori pronti a modificare il proprio voto e a pronunciarsi a favore dell’accordo. Scettico, invece, John Bercow, lo speaker della Camera dei Comuni, che ha ribadito che non consentirà alla premier di presentare per la terza volta al voto dell’aula il suo accordo per la Brexit, a meno che non intervengano modifiche sostanziali nel testo della mozione. Un nuovo voto sull’accordo di recesso, ha detto Bercow, sarà possibile solamente se l’accordo stesso sarà modificato.

Secondo il nuovo calendario fissato dalla Ue, il governo britannico ha tempo fino al 12 aprile per presentare una nuova proposta, se non riuscirà a fare approvare dal Parlamento il testo dell’attuale accordo. Nel frattempo, il governo non ha ancora sottoposto al voto dei Comuni l’emendamento necessario a rinviare la Brexit oltre la data fissata per legge del 29 marzo. L’esecutivo ha però assicurato che anche se il provvedimento non dovesse essere approvato entro la mezzanotte di venerdì, prevarrebbe sulla legislazione nazionale quella europea, che ha spostato la data al 12 aprile.

Mercantile dirottato è a Malta

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Ha attraccato intorno alle 8.30 di questa mattina a Boiler Wharf, uno dei moli del porto della Valletta, a Malta, il mercantile Elhibru 1 che era stato dirottato dai migranti messi in salvo che si rifiutavano di essere riportati in Libia. Il comandante turco ha raccontato alle autorità maltesi di non avere avuto più il controllo della nave e di essere sotto la minaccia di un piccolo gruppo dei 107 migranti che aveva soccorso il giorno prima in zona Sar libica tra cui 19 donne e 12 bambini.

Cinque i migranti arrestati dalla polizia maltese a bordo del mercantile. Secondo fonti delle autorità maltesi, si ritiene che i cinque abbiano guidato il ’dirottamento’. Gli uomini, che sono stati fatti scendere in manette dalla nave, “avrebbero opposto pochissima resistenza quando le forze armate maltesi sono salite a bordo questa mattina sul mercantile” per riprendere il controllo della nave e scortarlo nel porto della Valletta. Secondo quanto riporta il sito del Times of Malta al momento dello sbarco alcuni migranti si sono inchinati a baciare la terra. Sono poi iniziati i controlli medici per verificare le loro condizioni di salute dopo la difficile traversata e poi verranno trasferiti nei centri di accoglienza dove si ritiene che faranno domanda di asilo

Il premier maltese Joseph Muscat, che già questa mattina aveva confermato l’azione rivendicando il fatto che Malta “non si sottrae alle proprie responsabilità nonostante le nostre dimensioni”, si è congratulato con un altro tweet con “le forze armate maltesi per il successo nel raid sulla nave dirottata nel mar Mediterraneo centrale”.

A prendere il controllo dell’imbarcazione, questa mattina, era stata prorio la Marina maltese. Secondo quanto reso noto da una dichiarazione delle Forze Armate di Malta, un’unità delle operazioni speciali “è stata inviata a bordo e messo in sicurezza l’imbarcazione in modo da restituire il controllo della nave al capitano”. Il mercantile, il suo equipaggio e tutti i migranti sono stati scortati dalla Marina militare al Boiler Wharf, “per essere consegnati alla polizia per ulteriori indagini”.

La Marina maltese ha poi reso noto che nelle comunicazioni radio con il mercantile El Hiblu, con equipaggio turco e battente bandiera di Palau, “il capitano più volte ha ripetuto di non essere in controllo dell’imbarcazione e che il suo equipaggio era stato costretto con le minacce da parte di diversi migranti a procedere verso Malta”. I migranti salvati in mare non vogliono essere riportati in Libia dove sono esposti a violenze ed abusi, comprese torture e violenze sessuali.

Esulta il vicepremier Matteo Salvini: “Bene l’intervento militare di Malta – dice il titolare del Viminale -. È la dimostrazione che l’immigrazione è gestita da criminali e va bloccata con ogni mezzo lecito necessario’’.

Intanto, da Lampedusa, il primo cittadino Salvatore Martello assicura all’Adnkronos che “fino a questo momento non c’è uno stato di allerta sul possibile arrivo a Lampedusa della nave mercantile”. L’intervento con l’ausilio di un elicottero e di diverse motovedette è scattato dopo che le forze armate maltesi si sono messe in contatto con il capitano che “ha ripetutamente dichiarato di non avere il controllo della nave e che lui e il suo equipaggio sono stati costretti e minacciati da un certo numero di migranti a bordo”. “Ho entito le autorità preposte – spiega ancora il sindaco Martello – e mi hanno detto che per ora non ci sono notizie su un possibile arrivo della nave a Lampedusa”.

CONTATTI MALTA-VIMINALE – Contatti formali tra il Viminale e il governo maltese, con l’ambasciatrice de La Valletta ricevuta stamattina al ministero dopo il caso del mercantile dirottato. Lo riferiscono fonti del Viminale. “L’occasione è ritenuta utile per aprire una nuova fase di collaborazione tra i due Paesi. A breve – spiegano le stesse fonti – verranno elaborate proposte concrete per intervenire contro l’immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo”.

Blackout a Caracas

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Ancora blackout in Venezuela. Come riferisce l’edizione online del quotidiano El Universal, diversi stati del Paese sono costretti ancora a fare a meno dell’energia elettrica. Il blackout coinvolge anche Caracas: tutta la capitale, all’alba di oggi, era al buio. L’energia elettrica è tornata in alcune zone della città solo a partire dalle 8 locali.

ROSALES ALLA CASA BIANCA – Intanto alla Casa Bianca è stata ricevuta Fabiana Rosales, moglie del presidente ad interim venezuelano Juan Guaidò. Il vicepresidente americano Mike Pence ha accolto “la first lady del Venezuela”. “E’ straordinario vedere cosa hanno fatto Juan Guaidò, unico presidente legittimo, e sua moglie”, ha aggiunto Pence. “La Russia se ne deve andare” dal Venezuela, ha detto Donald Trump che alla Casa Bianca ha ricevuto Fabiana Rosales. “Siamo con voi al 100%”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti. “Il Venezuela era ed è tuttora un Paese con un enorme potenziale. Ma la gente ora muore di fame e viene uccisa”, ha aggiunto Trump, seduto nello Studio Ovale accanto alla moglie di Guaidò. “Riceviamo rapporti terribili. Il potenziale del Paese, se ci fosse la democrazia, sarebbe incredibile. Ora è uno dei Paesi più poveri del mondo: non c’è acqua, non c’è energia elettrica”, ha proseguito Trump. “Siamo in stretto contatto con suo marito – ha detto rivolgendosi a Rosales – Molte cose stanno succedendo”. E ai cronisti che lo sollecitavano sull’ipotesi di un intervento militare in Venezuela il presidente ha ripetuto più volte: “Tutte le opzioni sono aperte, tutte le opzioni sono aperte”.

MOGLIE GUAIDÒ: “IERI ATTENTATO CONTRO MIO MARITO” – “Ho paura per la vita di mio marito. Ieri è stato compiuto un attentato contro di lui” le parole di Fabiana Rosales durante l’incontro con Trump. Rosales non ha fornito ulteriori dettagli relativi all’attacco. “Il suo capo di gabinetto, Roberto Marrero, è stato sequestrato nel modo più violento e vile, con un attacco diretto al presidente Juan Guaidò. Roberto non è solo il capo di gabinetto, è un amico personale”, ha aggiunto Rosales. “Inoltre, ieri hanno arrestato il cugino della madre di Juan e suo fratello Gustavo è stato accusato. Stanno cercando di destabilizzarlo in tutti i modi, ma non sanno che questo ci dà la spinta per andare avanti. Non ci fermeremo, siamo qui per salvare vite e per ridare la libertà al nostro Paese”, ha detto ancora, evidenziando che “gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono con il Venezuela. Stiamo vedendo un’onda di attacchi contro il presidente, ma non ci fermiamo. Lottiamo tra la vita e la morte, sappiamo che la vita alla fine trionferà”.

Conflitto d’interessi, maxi multa a Fitch

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Maxi multa da 5,132 milioni di euro all’agenzia di rating internazionale Fitch dall’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, per delle situazioni di conflitto di interessi. Fitch UK, Fitch France e Fitch Spain, sottolinea l’Authority, “non hanno rispettato i requisti previsti dal regolamento sulle agenzie di rating relativi ai conflitti di interesse”. Tra giugno 2013 e aprile 2018, si rileva, il 20% delle tre società controllate da Fitch erano ancora detenute, indirettamente, dall’azionista che era presente nei Cda dei gruppi Casino e Renault che sono stati valutati dall’agenzia di rating. Proprio per questo l’Esma, si legge nella nota, “ritiene che Fitch ha violato i requisti previsti dal regolamento sui conflitti di interesse”.

Nel dettaglio Fitch UK è stata sanzionata con una multa da 3,195 mln di euro, Fitch France con una sanzione da 812.500 euro; Fitch Spain con una multa da 1,125 mln.

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29 Marzo 2019