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Slovacchia, Caputova presidente

Slovacchia, Caputova presidente

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Zuzana Caputova ha vinto al ballottaggio le elezioni presidenziali in Slovacchia con il 58.27 per cento dei voti. Caputova si impone sul suo rivale, il socialista Maros Sefcovic, che ha ottenuto il 41,73% dei voti. Paladina di ecologisti e minoranze e prima donna capo di Stato del Paese ha incentrato la sua campagna elettorale sull’anti-corruzione, e con un approccio più vicino all’Unione europea.

Caputova è diventata il quinto capo di stato in Slovacchia dall’istituzione della Repubblica nel 1993 e la prima donna ad assumere questa posizione. La partecipazione a questo secondo round è stata la più bassa nella storia del paese, raggiungendo poco più del 41%. Nel primo turno era stata di quasi il 50% degli elettori.

Nel 1999, il 73,89 percento degli elettori andò a votare al primo turno e più del 75 percento al secondo turno. Tuttavia, nel 2004, la partecipazione è stata del 48% nel primo turno e 43,5 nel secondo turno. Nel 2009, sono andati a votare il 43.63% e 51.67 per cento, rispettivamente, e nel 2014, il 43,4 ha partecipato al primo turno e il 50.48 al secondo.

Sono felice di questo risultato. La Slovacchia richiedeva un tale cambiamento“, ha detto Caputova dopo aver appreso della sua vittoria, sottolineando che si aspetta che questo trend continui alle elezioni del Parlamento europeo che si terranno il 26 maggio. Maros Sefcovic ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con la neo presidente al telefono. “Gli ho detto che ha una grande responsabilità”, ha spiegato.

Il ’midterm’ di Erdogan

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Un test per il sultano Recep Tayyip Erdogan. Un test per misurare il grado di felicità della Turchia a due anni dal passaggio al ’presidenzialismo alla turca’ fortemente voluto da Erdogan con la promessa di un Paese più forte. Le elezioni amministrative in programma oggi in Turchia sono in qualche modo molto più di un voto locale. Il presidente e il suo partito, l’Akp, si giocano la partita ad Ankara e Istanbul.

Per settimane Erdogan ha fatto campagna elettorale in lungo e in largo per il Paese, senza risparmiare attacchi all’opposizione, e ha così trasformato le amministrative in un voto sulla sua popolarità. Agli osservatori più attenti non è sfuggita una retorica senza precedenti per elezioni locali.

Ci sono sondaggi che prospettano una scottante sconfitta per l’Akp nella capitale, che come Istanbul è governata dal partito di Erdogan dal 1994. Il sultano, che ha iniziato la sua ascesa politica da sindaco nella città sul Bosforo e che ha descritto il voto come “una questione di sopravvivenza”, ha cercato di conquistare i cuori degli elettori di Istanbul giocando la carta di Santa Sofia.

Ex basilica bizantina tra i luoghi simbolo della città sul Bosforo, oggi museo, per il presidente può essere restituita al culto islamico, può tornare a essere una moschea e può essere “addirittura chiamata moschea di Santa Sofia”. Ma da tempo ormai l’opinione pubblica sembra più preoccupata dall’economia che da altro e il quadro economico del Paese potrebbe essere cruciale nell’orientare il voto.

Il voto di oggi arriva a quasi tre anni dal fallito golpe del luglio 2016 e dalle colossali epurazioni che ne sono seguite, arriva dopo due elezioni presidenziali e tre parlamentari, più il referendum costituzionale del 2017. Alle amministrative del marzo 2014, l’Akp conquistò il 45,6% dei voti. Il partito, che fa i conti con un calo di consensi, si presenta al voto di domenica insieme ai nazionalisti dell’Mhp con la coalizione Alleanza della Nazione.

I numeri garantiranno a Erdogan un dominio indiscusso fino alle elezioni del 2023? Il voto non avrà forte impatto sulla politica della Turchia, ma quello che accadrà nelle grandi città e la mappa del voto potrebbero restituire un quadro nuovo del Paese ed essere linfa vitale per l’opposizione.

Exploit Zelensky

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Volodymyr Zelensky con circa il 30%, Petro Poroshenko con circa il 17%, e il rivale ex primo ministro Yulia Tymoshenko con circa il 14%. Questi i risultati basati sugli exit poll delle elezioni presidenziali ucraine che si tengono oggi. Sono oltre 29 milioni gli ucraina chiamati oggi a scegliere fra 39 candidati presidenziali. Sul voto pesano anche le forti tensioni con Mosca, alimentate dal conflitto in Ucraina orientale e dall’annessione della Crimea alla Russia.

“Bezos spiato per caso Khashoggi”

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L’Arabia Saudita ha spiato il telefono cellulare di Jeff Bezos e avuto accesso ai suoi dati privati per punirlo della copertura del Washinghton Post sull’assassinio di Jamal Khashoggi. Lo sostiene Gavin de Becker, l’investigatore privato assunto dal boss di Amazon per scoprire chi aveva fornito al tabloid National Enquirer foto e messaggi privati, di Bezos, che svelarono la sua relazione con una giornalista televisiva, portando alla fine del suo matrimonio.

Bezos è anche proprietario del ’Washington Post’, il giornale sul quale scriveva il dissidente saudita brutalmente assassinato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul il 2 ottobre 2018. Quotidiano che ha poi seguito il caso dell’omicidio con forte attenzione.

“I nostri investigatori e diversi esperti hanno concluso che i sauditi hanno avuto accesso al telefono di Bezos e ottenuto informazioni private”, ha scritto de Becker sul sito Daily Beast, aggiungendo di aver trasmesso le conclusioni della sua inchiesta alle autorità federali americane. “E’ chiaro che Mbs considera il ’Washington Post’ un pericoloso nemico”, ha aggiunto l’investigatore, riferendosi al potente principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, accusato di essere il mandante dell’assassinio di Khashoggi.

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31 Marzo 2019