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Conte: “Nessun attacco alle banche”

Conte: “Nessun attacco alle banche”

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“Non mi sembra che ci siano i presupposti per parlare di attacco alle banche, conserviamoci tutti lucidi”. E’ quanto ha detto il premier, Giuseppe Conte, parlando al Festival Nazionale dell’Economia Civile a Firenze in merito alle preoccupazioni espresse dal titolare del dicastero di via XX Settembre, Giovanni Tria. “Adesso dobbiamo sicuramente varare e licenziare al più presto il decreto per i truffati delle banche – ha annunciato -. Lo abbiamo detto: c’è solo qualche aspetto tecnico e domani vedo anche il ministro Tria. Va varato assolutamente al più presto il decreto”. “Fin dal mio insediamento mi sono definito come avvocato del popolo” e “adesso voglio essere garante di un nuovo patto sociale tra i cittadini e con i cittadini, e le istituzioni dovranno essere custodi di questo patto”.

Tria: “Crescita verso lo zero”

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La crescita in Italia nel 2019 si avvia “verso lo zero“. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giovanni Tria intervenendo al Festival dell’Economia civile a Firenze. “Siamo di fronte a un rallentamento della crescita in tutta Europa – ha spiegato il titolare di via XX Settembre -. Si è fermata la Germania e di conseguenza si è fermata la parte più produttiva dell’Italia. Ora siccome l’Italia da anni cresce un punto in meno degli altri paesi europei noi ci avviamo verso lo zero”.

MANOVRA BIS – Durante il suo intervento Tria ha scongiurato l’ipotesi di una manovra correttiva:nessuno ce la chiede“. Poi, parlando con i giornalisti, ha spiegato che “una manovra correttiva nel senso di una manovra restrittiva, e quindi ancora più recessiva, non è logica in questo momento e nessuno in Europa chiede una cosa illogica di questo tipo”.

“D’altra parte la manovra correttiva dobbiamo farla – ha sottolineato Tria – nel senso che le misure urgenti sull’economia sono una manovra correttiva per sostenere l’economia senza mettere in discussione gli obiettivi di bilancio”. “Noi rispetteremo gli obiettivi che riguardano il deficit strutturale, ovviamente. Su quello stiamo discutendo”, ha assicurato il ministro dell’Economia.

CRESCITA – Sulla crescita, Tria ha spiegato che “è necessaria ma non sufficiente, però ci vuole”. “Ci può essere una crescita non inclusiva ma diretta, con un modello sbagliato che porta alla non crescita – ha chiosato -. Serve una crescita equilibrata, non squilibrata. L’impatto di una crescita squilibrata ha conseguenze anche sociali”. Riguardo ai conti pubblici, ha detto, “non c’è stabilità finanziaria senza stabilità sociale”.

Per il ministro “abbiamo un problema di crescita e dietro c’è una caduta di fiducia. L’incertezza creata dalla polarizzazione dell’economia creata a livello internazionale non si traduce in investimenti privati e neanche in investimenti pubblici. Per avere beni pubblici ci vogliono investimenti”. Nel corso del suo intervento, Tria ha quindi rimarcato che ’’siamo ancora scioccati dalla crisi finanziaria del 2008, che ha avuto riflessi sulla crisi economica. Ora, forse, non ci stiamo accorgendo che questa volta la crisi economica ci sta precedendo e che probabilmente avrà conseguenze sulla crisi finanziaria’’.

SBLOCCA CANTIERI – Quanto allo sblocca cantieri, Tria si è augurato che il decreto “venga approvato subito, anche prima dell’approvazione del Def”. “In questi giorni – ha aggiunto il ministro – si approveranno i decreti sblocca cantieri e poi le misure necessarie per contrastare la stagnazione, questo rallentamento. Spero anche prima del Documento economica e finanziaria”. E proprio sullo sblocca cantieri e altre misure per contrastare la stagnazione economica, Tria è netto: “C’è una spinta nel Paese che si vuole liberare, non solo dei lacci e lacciuoli, come si diceva negli anni ’70 e ’80, che vuole fare. Nel Paese oggi c’è voglia di fare, c’è voglia di non piangersi addosso“.

Negli anni passati, ha spiegato Tria, “si è legiferato soprattutto per contrastare le patologie ma non per la fisiologia del sistema” in materia di appalti pubblici, ad esempio. “Bisogna lavorare per la normale fisiologia”, ha aggiunto il ministro. Per il ministro, il ritardo del varo delle misure sconta “le diverse sensibilità” delle forze politiche.

Poi, rispondendo a una domanda del direttore del ’Corriere della sera’ Luciano Fontana se vi fossero problemi politici, Tria ha detto: “qualche problema politico deriva dal fatto che vi sono sensibilità diverse. Vi è il problema di tenere sotto controllo la corruzione e le patologia che si possono manifestare. Tuttavia direi che tutte le superfetazioni prodotte non hanno dato un contributo significativo a questa battaglia”.

BANCHE – Capitolo banche, Tria ritiene che ’’attaccare il sistema bancario italiano, mettere in dubbio non solo la sua solidità, la ma anche sua capacità, la sua resilienza e ponendo sospetto su di esso, significa avallare delle campagne europee che ci stanno attaccando e mettendo in difficoltà e minare l’interesse nazionale, nel momento in cui stiamo negoziando come arrivare all’unione bancaria’’.

’’Il sistema bancario italiano non ha niente da nascondere, sono altri forse i sistemi che hanno qualcosa da nascondere – ha rimarcato Tria -. Sono i sistemi di altri Paesi ad avere problemi da nascondere. Cerchiamo di vedere le cose come stanno’’.

Per il ministro “a parte alcuni casi, veramente pochi, di malagestione di alcune banche italiane, che hanno portato al loro fallimento, il sistema bancario italiano è uno dei più sani d’Europa e forse del mondo”. “Le nostre banche – ha fatto notare – non erano piene di titoli velenosi e derivati pericolosi, non hanno dentro di sè qualcosa di pericoloso come hanno molte banche europee, in primo luogo tedesche”.

Secondo Tria, “la crisi bancaria italiana viene dalla seconda recessione e li è venuto fuori il problema” perché “le regole internazionali si sono molto irrigidite, ponendo oneri al sistema bancario, e quello italiano era molto indebolito. Ora il sistema bancario italiano si è consolidato e gli npl si sono ridotti di molto, dimezzati”.

RISERVE AUREE – Quanto al dibattito sulle riserve auree di Bankitalia, “è una questione che è già stata discussa e digerita. Ho già dichiarato in passato” ha detto Tria.

Conte e Salvini insieme tra relax e lavoro

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’’Pomeriggio di lavoro e relax in Toscana, parlando di futuro. Buona domenica Amici!’’. Così il vicepremier Matteo Salvini su Facebook fa sapere con un post e una foto di aver passato insieme al premier Giuseppe Conte il pomeriggio. L’incontro di oggi tra il presidente Conte e Salvini avvenuto nel pomeriggio si è tenuto a Villa Le Piazzole a Poggio Imperiale, da cui si gode una magnifica vista su Firenze. Si tratta di uno storico edificio del ’500, frequente location di matrimoni, per la romantica ed unica cornice in cui si trova, per l’oasi verde e silenziosa che l’avvolge e i panorami che si possono apprezzare dalle sue terrazze e giardini.

Boccia: “Da governo responsabilità o elezioni”

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“Nel caso questa paralisi continuasse, di fronte a un Paese che ha davanti a sé, nella prossima manovra economica, 23 miliardi di clausole di salvaguardia da onorare o affronti la situazione con responsabilità o, evidentemente, c’è qualcosa che non va, di cui bisognerebbe prendere atto. Dipende dai risultati ma il voto non andrebbe escluso”. E’ quanto ha detto il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, ospite a ’In mezz’ora in più’ su Raitre. L’eventualità di un ricorso al voto anticipato, ha continuato il presidente di Confindustria, “dipende dai risultati certo, ma non possiamo escludere nulla. Dipende dalla dimensione economica e dalla capacità del governo. O il governo riesce ad essere parte integrante di questi due aspetti, o se non abbiamo soluzioni, perché le divergenze sono tali, i conti li devono fare i due partiti di governo. Non noi”, ha continuato Boccia. “Se le divergenze sono strutturali – ha insistito Boccia – non resta che prenderne atto e inutile andare avanti e galleggiare, perché ci troveremmo una manovra economica che non è affatto marginale”. “Con il governo ora si è aperto un dialogo forte. Ci hanno convocato, abbiamo fatto le nostre proposte sulla crescita con un obiettivo chiaro: definire gli impatti sull’economia reale”. “La questione sarà dirimente: nelle prossime settimane se dal dl crescita e da quello sblocca canteri arriveranno interventi massivi la crescita si potrà recuperare, se invece saranno interventi marginali, anche per conflitti interni al governo, la crescita non ci sarà”. “E’ evidente che ci siano delle grandi divergenze tra i due maggiori partiti di governo ma è anche evidente che, data la dimensione economica che il Paese sta vivendo, servirebbe compattezza. Confindustria e sindacati lo hanno dimostrato, dando un esempio di come, in un momento delicato della vita del Paese, abbiano fatto prevalere lo spirito di comunità e compattezza. Ci auguriamo che anche i due partiti che sono a capo del governo lo facciano”.

L’SMS E LA CHAT DI WHATSAPP – “Presidente mentre entravo in Borsa a N.y mi avete fatto questo regalo”. Questo, in uno slang decisamente napoletano, l’sms che il vicepremier Luigi Di Maio ha inviato al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, nel momento in cui il Csc ha reso noto i dati sulla crescita zero per il 2029. A rivelarlo, nel corso di Mezz’ora in più su RaiTre, lo stesso Boccia che ha ammesso di aver ricevuto uno Wa, ’più pungente’ anche dal vicepremier Matteo Salvini che diceva: “Complimenti per il dato”. Reazioni dunque differenti. “Il dialogo con Di Maio in queste settimane si è consolidato, poi si vedrà cosa farà il governo”, prosegue Boccia che però riconosce come anche i toni di Salvini si siano successivamente smorzati. “I dati del Csc non volevano prefigurare un attacco al governo ma voleva essere una presa d’atto di un rallentamento per sollecitare una reazione. Ora la sfida è tutta sui due provvedimenti varati in queste settimane, il ddl sulla crescita e quello sullo sblocca cantieri”, conclude.

Boom addizionali Irpef

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(Simona Temperini) – E’ boom delle addizionali Irpef. Tra le dichiarazioni dei redditi 2009 e quelle del 2018 l’addizionale regionale risulta lievitata di 140 euro, mentre l’addizionale comunale di 70 euro, per un totale di 210 euro medi a testa annui. L’imposta versata alle regioni nel 2009 ammontava a 270 euro, più altri 120 euro andavano ai comuni, per un totale di 390 euro. Meno di 10 anni dopo le regioni incassano 410 euro mentre i comuni ne ricevono altri 190 euro, per un totale di 600 euro procapite l’anno; l’incremento in termini percentuali è del 53,8%. I dati sono contenuti nelle tabelle del ministero dell’Economia (dichiarazioni 2018 e 2009 su anni d’imposta 2017 e 2008) ed elaborati dall’Adnkronos.

A crescere di più in termini percentuali sono le entrate degli enti locali, che registrano un incremento del 60,9% per effetto di un prelievo che è passato da 3 miliardi a 4,8 miliardi (+1,8 miliardi). Mentre osservando i dati sul versante del gettito sono le regioni che hanno aumentato di più le entrate, che sono cresciute di 3,6 miliardi, passando da 8,3 miliardi a 11,9 miliardi (+43,7%). Mettendo insieme le due gabelle risulta che le addizionali sono passate da 11,3 miliardi a 16,7 miliardi, con un incremento di 5,4 miliardi (+47,8%).

Gli abitanti del Lazio gli ultimi anni sono stati i più penalizzati dall’aumento dei tributi locali, con le imposte regionali che sono aumentate di 250 euro e quelle comunali di altri 110 euro, per un totale di 360 euro (+72%), che portano le spese annuali a 860 euro. Segue a distanza il Piemonte, con una crescita dei tributi di 300 euro (+230 euro alle regioni e +70 euro ai comuni); dalle ultime dichiarazioni dei redditi risulta che sono stati versati in media 700 euro, con un incremento del 75% rispetto alle dichiarazioni del 2009.

In termini percentuali, invece, sono gli abitanti di Trento che hanno dovuto fare i conti con gli incrementi più elevati: i tributi sono raddoppiati arrivando a 540 euro (+100%). La regione che in questi anni ha aumentato di meno i tributi degli enti locali e territoriali, sia in termini percentuali che assoluti, è la Valle d’Aosta: dal 2009 al 2018 ha registrato un incremento di 110 euro, arrivando a un totale di 400 euro (+34,5%).

Nella tabella che segue viene riportato il prelievo relativo alle dichiarazioni dei redditi 2018 (composto da addizionali regionali e comunali), l’incremento rispetto al 2009 in euro e in percentuale.

Enti……………….addizionali 2018…….aumento su 2009……….%

Piemonte………………700…………………..+300………………..+75%

Valle d’Aosta………….400………………….+110…………………+34,5%

Lombardia……………..620…………………+230…………………+59%

Liguria………………….610………………….+190………………..+45,2%

Trento…………………..540…………………+270………………+100%

Bolzano…………………360…………………..+90………………..+33,3%

Veneto………………….500…………………+130………………..+35,1%

Friuli……………………..440………………..+140………………..+46,7%

Emilia Romagna………610…………………+190……………….+45,2%

Toscana………………..540…………………+230……………….+74,2%

Umbria…………………520………………….+180………………+52,9%

Marche…………………500………………….+140……………..+38,9%

Lazio……………………860………………….+360………………+72%

Abruzzo………………..560………………….+160……………..+40%

Molise………………….540………………….+150……………..+38,5%

Campania……………..640………………….+240……………..+60%

Puglia………………….470………………….+150……………..+46,9%

Basilicata……………..430………………….+140……………..+48,3%

Calabria……………….530………………….+150…………….+39,5%

Sicilia………………….560………………….+170……………..+43,6%

Sardegna……………..430…………………+150……………..+53,6%

Totale…………………600………………….+210……………..+53,8%.

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Data:

1 Aprile 2019