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Finisce l’era Bouteflika

Algeria:finisce l’era Bouteflika

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Il passo indietro per archiviare un’era. Con le dimissioni odierne, si chiude la storia del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, che si è intrecciata con quella recente dell’Algeria. Bouteflika ha notificato la propria decisione in maniera ufficiale al presidente del Consiglio costituzionale e lascia l’incarico dopo 20 anni alla guida del Paese.

82 anni compiuti a inizio mese, Bouteflika è nato a Oujda, in Marocco, da una famiglia originaria di Tlemcen. La sua ascesa al potere inizia quando nel 1957 si unisce al Fronte di liberazione nazionale. Tre anni dopo è un ufficiale dell’Esercito di liberazione nazionale. Dopo l’indipendenza – nel 1962 ha 25 anni – diventa il ministro più giovane con l’incarico di guidare il dicastero dello Sport. Apprezzato per le capacità diplomatiche e retoriche, ben presto diviene ministro degli Esteri. Per 16 anni, dal 1963, è il capo della diplomazia algerina. Nel 1981 sceglie l’esilio volontario per sfuggire ad accuse di corruzione. Torna in Algeria nel 1987, quando sono ormai cadute le accuse contro di lui. Artefice della riconciliazione nazionale, nel 1999 viene eletto per il primo dei quattro mandati consecutivi alla presidenza.

Nel 2008 con un emendamento della Costituzione si assicura di poter restare ancora al potere. L’ultima vittoria l’ha messa a segno cinque anni fa, quando – un anno dopo l’ictus che lo colpì nel 2013 – incassò l’ennesimo successo elettorale. L’11 marzo, dopo tre settimane di proteste di piazza, Bouteflika si impegna a rinunciare a un quinto mandato alla presidenza, ma cerca di rimanere al potere con la decisione di congelare le elezioni presidenziali inizialmente previste per il 18 aprile.

Nel “messaggio alla Nazione” il rais si impegna a “cedere le cariche e le prerogative di presidente della Repubblica al successore che il popolo algerino avrà eletto liberamente” dopo una “conferenza nazionale” incaricata di riformare il sistema politico e di elaborare una bozza di costituzione entro la fine del 2019. Ieri, complice il pressing dei militari, l’annuncio della presidenza algerina: dimissioni entro la fine del mandato, prima quindi del 28 aprile. Oggi, il sipario.

Juncker: “Alcuni ministri italiani bugiardi”

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“Alcuni ministri italiani sono dei bugiardi” perché “non rendono note le somme che l’Unione Europea destina all’Italia”. E’ un passaggio dell’intervento di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, all’emittente Euranet.

Sulle parole di Juncker non si sbilancia il vicepremier Luigi Di Maio: “Io non ho capito cosa volesse dire e non ho intenzione di alimentare tensioni con la commissione europea. Non gli rispondo perché voglio lavorare perché il Paese torni a crescere” ha detto il vicepremier a ’Di Martedì’, su La7.

Stamattina Juncker ha incontrato a Roma il premier Giuseppe Conte, esprimendo preoccupazione per l’economia italiana. “Sono un po’ inquieto di vedere che l’economia italiana non cessa di regredire” ha spiegato Juncker, al termine del suo incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio. “Quando ci siamo messi d’accordo, il presidente Conte e io, sul quadro generale del bilancio italiano avevamo pensato che la crescita sarebbe stata dell’ordine dell’1%. Sappiamo che oggi – ha sottolineato Juncker – quella cifra deve essere rivista al ribasso e dunque, visto il pesante debito pubblico italiano, tutte le politiche che gravitino attorno alla nozione di rilancio del bilancio saranno limitate. Ma restiamo in contatto per vedere come procedere in materia”.

“Vorrei che le autorità italiane facessero sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita economica dell’Italia” ha poi aggiunto. Mentre in tema di migranti, ha detto che “occorre attuare una solidarietà più articolata tra l’Europa e l’Italia, che porta un grande fardello in materia migratoria. Un principio che ho enunciato nel 2014 e a cui rimango fedele”. Bruxelles, ha ricordato, ha messo a disposizione “un miliardo di euro per gli sforzi italiani nel settore e non bisogna dire che l’Europa è stata assente quando si è trattato di far vedere solidarietà”.

Juncker ha comunque garantito che “tra Italia e Commissione Ue è grande amore. Bisogna dirlo a tutti i ministri italiani, assolutamente”.

Slovacchia, l’ambasciatore: “Paese non è più quello di ieri? Sarei cauto”

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L’elezione di Zuzana Caputova a presidente va letta in un’ottica di politica interna slovacca, e non europea. A sottolinearlo è l’ambasciatore italiano a Bratislava, Gabriele Meucci, parlando con l’Adnkronos: “Bisogna delimitare queste elezioni, che sono elezioni presidenziali, a suffragio popolare, ma presidenziali, non politiche”, ricorda. “Ad essere eletto era il presidente della Repubblica, che in Slovacchia ha poteri piuttosto limitati, paragonabili al nostro, anzi più limitati ancora perché non può sciogliere le camere”. “Quindi tutto va letto in un’ottica di politica interna slovacca, molto poco invece in termini europei, di Visegrad”.

In sostanza questo voto è stato “un referendum pro o contro il leader del partito di maggioranza Robert Fico, che è in un certo senso il padre padrone della Slovacchia. Caputova si è presentata come un’antitesi molto forte al sistema dominante e ha raccolto consensi anche fra i conservatori e gli elettori di destra – non solo tra i progressisti – che però contestavano il sistema dominante di gestione della cosa pubblica”.

Dunque “nessun effetto sulla politica estera della Slovacchia, e neanche i temi europei sono stati toccati durante questa campagna elettorale”, osserva ancora il diplomatico. “Naturalmente di Caputova sappiamo da quello che ha detto che ha idee progressiste molto liberali. Ma anche l’attuale presidente della Repubblica, quello che lei sostituirà, Andrej Kiska, è esattamente come lei: è fortemente europeista, filoatlantico, era aperto all’accoglienza dei migranti e non l’ha mai negato. Ma in qualità di presidente della Repubblica non ha mai influito sulle scelte del governo slovacco né su quelle del gruppo di Visegrad”.

Caputova “si inserisce dunque in una linea di continuità con il suo predecessore, l’attuale presidente della Repubblica, che è esattamente come lei: non nasce nello stesso partito perché tutti e due sono arrivati all’incarico come outsider, anche Kiska prima non era un politico, come non lo era lei. Ma da qui a dire che la Slovacchia ha svoltato e non è più quella di prima sarei molto cauto: lei farà il presidente della Slovacchia che è esattamente quella di ieri”.

Il voto casomai conferma “il rigetto abbastanza chiaro della maggior parte degli slovacchi di un stile di governo che è quello che da una decina d’anni è dominante e che fa capo Robert Fico (premier per due mandati fino al 2018) e che tra le ultime cose fatte durante il suo incarico ha gestito anche la presidenza slovacca dell’Ue”.

Oltre al rifiuto di questo sistema con il voto “gli slovacchi hanno confermato che vogliono un presidente della Repubblica che sia un contraltare al sistema di governo”. Tra l’altro, fa notare il diplomatico, “per il polo progressista l’elezione è anche una perdita: la Caputova è stata relegata in quel ruolo di neutralità e terzietà rispetto alla politica e non potrà essere così influente come se invece fosse dedita ad una campagna politica mirata al voto del prossimo anno, anche perché al momento non ci sono altri elementi: lei era veramente il punto di forza di questo nuovo polo progressista”. Naturalmente “il movimento politico a cui appartiene potrebbe riuscire a costruire una forza stabile e credibile di qui all’anno prossimo e allora potrebbe anche aspirare a diventare più determinante”, conclude Meucci.

Corte Suprema Usa: “Pena di morte non deve essere per forza indolore”

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L’esecuzione della pena di morte non deve essere necessariamente priva di dolore. La Corte Suprema degli Stati Uniti, con 5 voti contro 4, ha respinto il ricorso di un detenuto condannato alla pena capitale. Russell Bucklew, affetto da una rara patologia, afferma che l’iniezione letale potrebbe causare un ’’grave dolore’’ durante il procedimento. L’uomo, condannato per un omicidio commesso nel 1996, è affetto da emangioma cavernoso. L’iniezione letale provocherebbe un dolore supplementare. La Costituzione, ha evidenziato la Corte, non garantisce però una morta ’’indolore’’.

Bucklew ha chiesto che l’esecuzione venga eseguita con l’utilizzo di azoto. Il giudice Neil Gorsuch, che ha redatto la sentenza esponendo la posizione della maggioranza del collegio, ha evidenziato che tale metodo non è usato in alcuno stato, nemmeno nel Missouri, interessato dal procedimento. E, attualmente, nulla garantisce che tale metodo produrrebbe minori sofferenze al condannato. La Carta, ha affermato la Corte, vieta l’adozione di metodi “crudeli e inusuali” che potrebbero essere accostati alla tortura ma “non garantisce una morte indolore ad un detenuto”. I giudici hanno sottolineato, ad esempio, che l’impiccagione è stata considerata una forma legale di attuazione della pena capitale, pur non essere una procedura indolore.

Quinto accoltellamento a Londra

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Nuovo accoltellamento nell’area di Edmonton, a nord di Londra, dove un uomo è in condizioni critiche, dopo essere stato aggredito a Fairfield Road verso le 5 del mattino mentre camminava con un’altra persona, che non ha riportato ferite. Si tratta del quinto accoltellamento dal fine settimana.

La vittima, un uomo sulla trentina, è stato portato in ospedale dove rimane in condizioni critiche. Nessun arresto è stato fatto e tutti i dispositivi di sicurezza sono stati intensificati nell’area. Delle persone ferite, due – una donna di 45 anni e un uomo di 23 anni – sono in condizioni critiche.

Secondo Scotland Yard è troppo presto per dire se esiste un collegamento tra gli attacchi, ma la descrizione del responsabile sembra la stessa in tutti gli incidenti. Il sospettato è descritto come un uomo alto e nero di corporatura magra, che indossa una maglietta con cappuccio e che secondo gli investigatori potrebbe avere problemi mentali. Al momento sembra dunque esclusa la pista terroristica.

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3 Aprile 2019