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Tripoli proclama stato d’emergenza

Tripoli proclama stato d’emergenza

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Il Consiglio presidenziale guidato da Fayez Serraj ha proclamato lo stato d’emergenza e la mobilitazione delle sue Forze armate “per respingere l’invasione della Libia occidentale da parte dei gruppi armati della Libia orientale guidati da Khalifa Haftar”. E’ quanto si legge in un tweet del Libya Observer. Serraj teme un attacco in concomitanza con i preparativi della Conferenza nazionale convocata dall’inviato delle Nazioni Unite in Libia Ghassan Salamé per il 14-16 aprile a Ghadames. In queste ore è arrivato a Tripoli il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

“Abbiamo dato istruzione ai comandi delle forze militari e di sicurezza di prepararsi a rispondere a qualsiasi minaccia volta a destabilizzare la sicurezza in qualsiasi parte del nostro Paese, da parte di organizzazioni terroristiche o criminali, gruppi fuorilegge, mercenari o persone che minacciano la sicurezza di qualsiasi città libica” si legge nella dichiarazione con cui Serraj ha proclamato lo stato d’emergenza. “Purtroppo – è scritto nella nota – abbiamo assistito ad alcune affermazioni e dichiarazioni provocatorie di alcune parti, che hanno parlato dell’obiettivo di liberare l’ovest e la capitale di Tripoli, e condanniamo fortemente questa escalation”. Secondo Serraj, si tratta di “un linguaggio che non aiuta a raggiungere il consenso e frustra le speranze dei libici nella stabilità”.

Venezuela, Farnesina convoca ambasciatore

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La Farnesina convoca l’ambasciatore del Venezuela a Roma, Isaias Rodriguez, “al fine di avere ogni spiegazione” in relazione al sequestro del passaporto alla deputata venezuelana Mariela Magallanes, cittadina anche italiana, a cui è stata anche impedita la partenza dall’aeroporto di Caracas. “Il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, appreso che ieri, 2 aprile, alla parlamentare venezuelana Mariela Magallanes, cittadina anche italiana, è stato sequestrato il passaporto e impedita la partenza dall’aeroporto di Caracas, dopo essere stata posta in stato di fermo, esprime la più viva preoccupazione e la ferma condanna per questa palese violazione dell’immunità parlamentare”, si legge in una nota della Farnesina.

“La Farnesina si aspetta che la libertà di movimento della signora Magallanes, alla quale è stato imposto il divieto d’uscita dal Paese, venga immediatamente assicurata, e che sia garantito il pieno rispetto dei diritti di tutti i membri dell’Assemblea Nazionale del Venezuela. Episodi come questo non contribuiscono affatto al superamento delle forti contrapposizioni interne, necessario per favorire, nei tempi più spediti, la soluzione pacifica, democratica e inclusiva, come auspicato dall’Italia, dall’Unione Europea e dal Gruppo internazionale di contatto. Oggi, l’ambasciatore del Venezuela a Roma Isaias Rodriguez viene convocato in Farnesina, al fine di avere ogni spiegazione al riguardo”, conclude la nota.

Brunei, lapidazione per omosessuali

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Sono entrate in vigore in Brunei le contestate misure che prevedono la lapidazione a morte per l’adulterio e i rapporti omosessuali fra uomini, in osservanza al codice islamico della sharia. Nei giorni scorsi, la notizia della prossima introduzione di queste leggi ha provocato condanne internazionali e l’avvio di una campagna di boicottaggio, lanciata dall’attore George Clooney, contro gli alberghi di lusso posseduti in varie parti del mondo dal sultano di questo piccolo stato sull’isola del Borneo.

L’omosessualità era già un reato in Brunei, punibile con pene fino a dieci anni di carcere. Le nuove misure fanno parte di un processo avviato nel 2014 per una progressiva introduzione della sharia nel piccolo paese asiatico, dove i due terzi dei 420mila abitanti sono di religione musulmana. Il nuovo codice si applica a tutti i musulmani che abbiano raggiunto la pubertà, anche se alcune misure coinvolgono anche i non musulmani. Reati come lo stupro, l’adulterio, la sodomia, la blasfemia e la rapina avranno ora come massima pena la condanna a morte. I rapporti lesbici verranno invece puniti con un massimo di 40 frustate e dieci anni di carcere. Per il furto è prevista l’amputazione degli arti. In Brunei la pena di morte non è mai stata abolita, ma l’ultima esecuzione risale al 1957.

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4 Aprile 2019