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Antimafia ascolterà Di Matteo e Basentini(Altre News)

Commissione Antimafia ascolterà Di Matteo e Basentini

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La Commissione nazionale antimafia, presieduta dal senatore Nicola Morra (M5S), ascolterà il consigliere del Csm Antonino Di Matteo e l’ex capo del Dap Francesco Basentini. Le audizioni, come appende l’Adnkronos, sono state decise oggi, ma non si conoscono ancora le date. Di Matteo verrà ascoltato dopo il suo intervento telefonico alla trasmissione ’Non è l’Arena’ di Massimo Giletti e sulla polemica sull’incarico di capo del Dap che gli fu proposto nel giugno 2018 dal ministro Alfonso Bonafede. Il Guardasigilli all’indomani diede però l’incarico a Francesco Basentini. Si parlerà anche del problema delle scarcerazioni. Anche Francesco Basentini, che è stato nel frattempo sostituito da Dino Petralia, verrà sentito sulle scarcerazioni e le polemiche che sono scaturite.

Copasir: “Italia obiettivo di fake news”

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Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica “prende atto” dell’approfondimento svolto dal deputato del Pd Enrico Borghi (Pd) sul tema della disinformazione ed “esprime preoccupazione sull’utilizzo di tecniche per rendere virali le notizie: soprattutto la pandemia Covid-19 è stata al centro di una diffusa attività di disinformazione on line, nella quale si sono inseriti attori statuali, attori strutturati (think tank, stakeholder , professionisti della comunicazione, speculatori e gruppi industriali con forti cointeressenze rispetto ai Paesi d’origine), che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geo-politici internazionali, incitare al sovvertimento dell’ordine sociale e destabilizzare l’opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e di cura”.

“Profili fake, rilancio di post Facebook, siti esteri che diffondono in modo coordinato su numerose piattaforme e account notizie fuorvianti, sono solo alcune delle forme dei fenomeni di disinformazione riconducibili al mondo del web – osserva il Copasir – volti a creare sovraccarico informativo circa l’individuazione dei vaccini, i rimedi terapeutici e gli strumenti diagnostici efficaci a fronte del contagio da Covid-19”.

“L’attività infodemica rilevata si inquadra in un contesto geopolitico nel quale il Coronavirus rappresenta il palcoscenico perfetto che alcuni regimi autocratici aspettavano per mostrare una supposta -e non provata- maggiore efficienza e capacità, rispetto alle democrazie occidentali -sottolinea il Copasir – Sia pure con posture differenti tra loro sull’idea di ordine globale, gli attori principali della campagna di disinformazione hanno inserito tale attività in un quadro di parallelismo, posizionando l’Italia come target”.

“Le caratteristiche dell’attività svolta, peraltro, sono state oggetto anche di una attività di verifica da parte dello European External Action Service (agenzia diplomatica della UE), che ha registrato la diffusione di fake news in inglese, spagnolo, tedesco e francese allo scopo di alimentare il panico e creare un clima di sfiducia ostacolando la comunicazione ufficiale europea di risposta alla crisi epidemiologica – prosegue il Comitato – In tale contesto, le relazioni internazionali, lungi dal limitarsi alle sedi istituzionali e alle dichiarazioni ufficiali, possono risentire anche dell’azione di una pluralità di attori strutturati, che tendono a supportare o screditare la reputazione statuale non solo attraverso la disinformazione, ma spesso con la diffusione di messaggi fuorvianti, decontestualizzati o parziali, che raggiungono il pubblico globale”.

“Approfittando della estrema sensibilità dell’opinione pubblica sul tema, si tende a fomentare polemiche contro l’Unione europea e i Paesi dell’Alleanza euro-atlantica”, conclude il Copasir.

Il lavoro svolto conferma che l’Italia è un obiettivo, sia di soggetti esterni che di soggetti interni, che hanno l’interesse di utilizzare il Covid-19 da una parte per sostenere un’indimostrabile superiorità degli Stati autocratici rispetto ai modelli democratici e dall’altra per cercare di soffiare sulle difficoltà di parte dell’opinione pubblica per far passare messaggi destabilizzanti”. Lo afferma all’Adnkronos il deputato del Pd e membro del Copasir Enrico Borghi, incaricato di svolgere l’approfondimento sulla campagna di disinformazione e fake news che ha colpito anche l’Italia, del quale si è discusso nel corso della seduta del Comitato. La ricognizione punta a dare “la giusta consapevolezza – sottolinea Borghi – che vi è chi specula per finalità proprie e, naturalmente, a danno dell’Italia, sulla vicenda innescata dal Covid”. “Il governo ha ben chiaro quali possono essere i rischi, specie in alcune parti del Paese. Abbiamo fatto una serie di audizioni – ricorda il deputato dem membro del Copasir – e ai ministri incrociati, da Di Maio a Lamorgese a Guerini, abbiamo fatto presente i contenuti della relazione che, nelle linee essenziali, erano noti”. “Il nostro compito – osserva Borghi – è avvertire di un fenomeno che si è verificato con recrudescenza soprattutto nella fase apice dell’emergenza”. A livello europeo, conclude Borghi alla luce dell’approfondimento svolto, “l’Italia e la Spagna sono i Paesi maggiormente oggetto di queste attività disinformative e, non a caso, sono i due Paesi che, almeno nella prima fase, hanno avuto i picchi più alti di intensità di contagio”.

Mafia, maxi blitz nel palermitano: otto arresti

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Estorsioni, minacce, ma anche summit di mafia, ’cavalli di ritorno’, e progetti omicidiari. C’è tutto questo nell’operazione antimafia condotta all’alba di oggi dai carabinieri del comando provinciale di Palermo che hanno arrestato otto persone, sei sono finite in carcere e due ai domiciliari. I militari dell’Arma hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dall’ufficio Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della procura distrettuale Antimafia di Palermo. Gli indagati, ritenuti vicini al mandamento mafioso di Misilmeri e Belmonte, sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale.

Avevano pensato a una vera e propria lista civica in vista delle amministrative di Misilmeri (Palermo) del 2020 “senza partito”, come emerge dalle intercettazioni. Una lista con “i cristiani giusti”, con la gente giusta, secondo quanto emerge dall’operazione antimafia condotta dai Carabinieri di Palermo. Come spiega il Comandante provinciale dei Carabinieri, generale Arturo Guarino, all’Adnkronos, avere una lista civica con candidati propri ed eventualmente degli eletti “avrebbe potuto influenzare le scelte dell’amministrazione”. Insomma, i boss volevano creare una propria lista per potere trarre i propri vantaggi. Niente più appoggi a questo o quel politico, ma i propri candidati.

L’indagine, seguita da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, “costituisce un’ulteriore fase di un’articolata manovra investigativa condotta dal nucleo investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno che ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione di cosa nostra”.

Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano già confluiti nel provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla Dda di Palermo ed eseguito il 4 dicembre 2018 – operazione ’Cupola 2.0’ – con la quale era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018.

In quel contesto erano state già tratte in arresto 19 persone ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, tra cui Filippo Salvatore Bisconti e Salvatore Sciarabba, co-reggenti del mandamento mafioso, Vincenzo Sucato, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri, e Stefano Polizzi, reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta.

Vincenzo Sucato è l’anziano uomo d’onore palermitano morto di recente per Coronavirus in carcere, la prima vittima del Covid detenuto. Sucato era ristretto nel carcere di Bologna a seguito dell’esecuzione di ’Cupola 2.0’. E’ morto il 2 aprile 2020.

La complessa attività investigativa “rivelava uno spaccato della realtà mafiosa dell’area sud-est della provincia palermitana caratterizzata dalla presenza di due figure contestualmente a capo del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno: Sciarabba, storico uomo d’onore misilmerese, scarcerato nel 2014 e limitato nei movimenti dalla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Palermo cui era sottoposto”, spiegano gli inquirenti. E Bisconti, divenuto poi collaboratore di giustizia, dopo essere stato anch’egli arrestato nel corso dell’operazione ’Cupola 2.0’.

Accanto a loro, demandati alla gestione delle varie famiglie mafiose, “emergevano Vincenzo Sucato e Stefano Polizzi, oltre a diversi uomini d’onore tra cui Stefano Casella e Giovanni Salvatore Migliore, affiliati alla famiglia di Belmonte Mezzagno – spiegano ancora gli investigatori – e Domenico Nocilla, affiliato alla famiglia di Misilmeri. Quest’ultimo veniva coadiuvato anche dal figlio Claudio per organizzare i movimenti di Salvatore Sciarabba per raggiungere luoghi sicuri dove incontrarsi con i consociati per discutere delle dinamiche intranee al sodalizio mafioso”.

Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, a maggio del 2017 sono state documentate le fasi precedenti, concomitanti e successive a due importanti summit, presieduti da Salvatore Sciarabba all’interno dell’abitazione di Carlo Noto, imbianchino, incensurato, anche lui colpito dal provvedimento ma non è stato possibile eseguirlo perché si è trasferito nel 2018, negli Stati Uniti d’America. In particolare, il secondo summit, avvenuto il 27 maggio 2017, è stato interamente monitorato. Inizialmente, si intercettavano le preoccupazioni di Sciarabba in merito ai “rischi che stavano correndo partecipando a una riunione del genere, ritenuta comunque necessaria poiché le problematiche che avrebbero dovuto affrontare non potevano essere sintetizzate nei soliti ’pizzini’”.

Poi il reggente del mandamento, dopo aver cercato di dirimere alcuni dissidi sorti tra gli uomini d’onore, “iniziava ad analizzare le diverse vicende prospettategli ed emanava le proprie direttive in merito: alle modalità con cui avrebbero potuto reperire un macchinario edile: il commerciante sarebbe stato convinto da uno degli uomini d’onore a ricevere in cambio un assegno post datato; alla necessità di ostacolare un imprenditore che stava eseguendo dei lavori di edilizia e stava fornendo il proprio cemento nel territorio di Bolognetta senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni mafiose”.

“Stefano Polizzi, vertice della famiglia mafiosa di Bolognetta, avrebbe dovuto impedire fisicamente ai camion di quell’imprenditore di entrare sia nel territorio di propria competenza che in quello del Comune di Marineo facendo in modo che, da quel momento in avanti, le imprese edili avrebbero dovuto optare per altre aziende per la fornitura del cemento”, spiegano gli investigatori. E poi ancora l’esenzione dal pagamento del pizzo di un fornaio che aveva recentemente subìto un grave lutto familiare o l’autorizzazione richiesta da Domenico Nocilla, uomo d’onore legato a Sciarabba, a rilevare un esercizio commerciale dove far lavorare i propri figli.

Oppure, ancora, l’opportunità di infiltrarsi all’interno dell’amministrazione comunale misilmerese. In particolare, “Nocilla proponeva al reggente del mandamento di supportare, con largo anticipo, una persona di loro fiducia da porre a capo di una lista civica, slegata dalle logiche di partito, costituita da persone appositamente selezionate, capace di indirizzare le scelte dell’amministrazione in favore della consorteria. La proposta incontrava l’accoglimento di Sciarabba che, però, invitava il proprio interlocutore a riparlarne più avanti, visto che mancavano ancora tre anni alle elezioni comunali del 2020”. Questa progettualità non diveniva esecutiva grazie al fermo d’indiziato di delitto eseguito a loro carico nel dicembre 2018 (operazione Cupola 2.0).

Killer Budrio, confermato ergastolo per Igor

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La Corte di Assise di appello di Bologna ha confermato l’ergastolo per Norbert Feher alias ’Igor il russo’ attualmente detenuto in Spagna. La sentenza è stata letta dopo un’ora e mezza di camera di consiglio. Feher è accusato di due omicidi, quello di Davide Fabbri, barista di Budrio, e della guardia ecologica Valerio Verri, e di un tentato omicidio, quello dell’agente provinciale Marco Ravaglia, commessi l’1 e l’8 aprile del 2017.

“La sentenza ha fatto giustizia, una giustizia ineccepibile, così come è stato giusto non aver dato luogo a una perizia psichiatrica” dice all’AdnKronos l’avvocato Giorgio Bacchelli, legale di Maria Sirica e di Franco Fabbri, rispettivamente vedova e padre della prima vittima di Norbert Feher.

“Ho parlato al telefono con la vedova di Fabbri – spiega Bacchelli – è soddisfatta dell’ergastolo e del fatto che un personaggio del genere non lo vedremo più in giro, anche se il dolore rimane”. Il legale conferma l’intenzione di intraprendere una causa civile contro lo Stato per la mancata espulsione dall’Italia del serbo, già gravato da condanne.

“L’imputato – conferma, poi, Bacchelli – è stato assolto da un’imputazione, una tentata rapina ai danni di un pachistano, ma non cambia nulla in termini di pena”. Il difensore di Igor, Gianluca Belluomini, è l’avvocato d’ufficio assegnatogli al momento dell’arresto. Il serbo non ha mai nominato un legale scelto da lui. Nella richiesta d’appello, è stata chiesta nuovamente (come accadde in primo grado) una perizia psichiatrica per Feher, per tentare la carta dell’infermità o semi-infermità mentale, ma è stata respinta dai giudici. A quanto si apprende, la difesa del serbo ricorrerà in Cassazione dopo la sentenza di oggi.

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28 Maggio 2020