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ANTONIO DI GENNARO: “BARI, MERITI L’EUROPA”

Noto per la sua proverbiale sincerità, il suo nome è legato soprattutto ad uno storico scudetto vinto in provincia, a Verona. Ha indossato la maglia azzurra, ma non ha mai dismesso quella biancorossa, a cui è fortemente legato ancora oggi. Vicinissimo al Bari di Paparesta con un ruolo importante, Antonio Di Gennaro ha poi optato per continuare la sua esperienza di commentatore e opinionista sulle reti Mediaset.

Di Gennaro, lei ha vinto nel 1984-85 uno scudetto, impensabile alla vigilia, quanto meritato, con il Verona. Che ricordo ha di quei giorni?

Fantastico. Ricordo che ero partito con il Verona dalla serie B e lo scudetto era il coronamento di un lavoro ben fatto dalla società e dal tecnico Bagnoli. Questo scudetto è ricordato negli anni, non solo dai tifosi del Verona, ma un po’ da tutta l’Italia con grande affetto e simpatia. Questo, accresce il valore dell’impresa, inaspettata.

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Qualche aneddoto sull’anno dello scudetto?

Ce ne sarebbero diversi, ma ricordo quando decidemmo di giocare il Jolly contro l’Avellino nell’ultima partita di campionato, quella della festa.

Può spiegare?

Certo. Avevamo alcuni jolly a disposizione durante l’anno che potevamo giocarci quando volevamo. Questo meccanismo ci consentiva di raddoppiare il premio partita in caso di vittoria.

Come andò?

Per tutta la settimana il ragionier Rangogni ci pregava di non giocare il jolly perché ormai avevamo vinto già lo scudetto, ma noi lo giocammo e vincemmo per 4-2. Non potevamo lasciarcelo scappare. Ovviamente si scherzava tanto su questo fatto, ma in realtà erano felici di pagarcelo.

Vuole aggiungere un’altra curiosità?

Si. Inizialmente non ci rendevamo conto dell’impresa. Così, negli spogliatoi ci dicevamo che forse ci saremmo ricordati di questo scudetto trent’anni dopo e, probabilmente, valorizzato ancor più l’impresa fatta.

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E cosa è successo?

A trent’anni esatti di distanza ci siamo rivisti e abbiamo festeggiato. Esattamente il 19 maggio 2015.

Pensa che una provinciale oggi potrebbe vincere uno scudetto?

Nel calcio, come nella vita, non si può dare nulla per scontato, ma credo sia molto difficile. La Juventus probabilmente, forte anche dei significativi introiti, vincerà anche nei prossimi anni e le altre big si stanno rinforzando anche da un punto di vista societario, con gli investitori stranieri.

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Lei è commentatore Mediaset. Quale squadra l’ha particolarmente colpita nel panorama internazionale?

Il Barcellona è senza dubbio la squadra più forte. Lo ha dimostrato vincendo il triplete. Oltre ad avere un grande tasso tecnico ha avuto la giusta fame, l’umiltà e la voglia di vincere.

Quale meno?

Mi hanno deluso invece il Real Madrid e il Bayern Monaco, sia pure per motivi diversi. Forse a Madrid è pesato il futuro incerto di Ancelotti. Per la squadra tedesca, invece, hanno sicuramente influito le assenze importanti subite nel momento cruciale della stagione.

E delle squadre italiane, che può dire?

Bene la Juventus. Mi ha deluso, invece, il Napoli che mi aspettavo di vedere in finale. Negli ultimi due anni, Benitez ha fatto vedere anche bel calcio, ma gli equilibri sono mancati sia in mezzo al campo che in difesa. Quando subisci tanti gol diventa difficile raggiungere traguardi importanti.

Purtroppo dobbiamo ancora parlare di match addomesticati…

Purtroppo si. Ma è difficile che possa cambiare qualcosa se non si applicano le leggi in maniera più severa. Il risultato è che oggi ci ritroviamo a commentare l’ultimo scandalo del Catania. Spero che paghino tutti e con pene adeguate.

Possiamo dare qualche garanzia ai tifosi per il futuro?

La sicurezza al tifoso non la darà nessuno. Anche perché poi si torna a giocare o a lavorare come se niente fosse. Che messaggio si lancia alla gente? Chi ci governa dovrebbe dare delle direttive affinché le leggi possano essere rispettate, magari toccando il portafogli o radiando i soggetti riconosciuti colpevoli.

Parliamo di calciomercato. Come lo giudica?

La Juventus, che negli ultimi anni ha vinto e ha fatto dei ricavi importanti, può investire; le altre squadre cercano di vendere prima di comprare. Ecco perché bisognerebbe considerare la possibilità di investire in altro modo. Stessa cosa in serie B, dove c’è un mercato fermo, a parte il Cagliari.

E per il Bari?

Bisognerebbe vendere i pezzi pregiati: Sabelli, Galano, Romizi. Personalmente non lo farei pensando ad un campionato di vertice, ma capisco le esigenze della società. Anche il Bari non può investire se prima non vende. In ogni caso, sono fermi tutti. È questo il campionato di serie B. Sarà importante scegliere i calciatori utili al progetto. Poi, Nicola, alla fine del calciomercato, ci saprà dire quali saranno gli obiettivi reali del Bari.

Dove dovrebbe intervenire la società biancorossa?

Sicuramente nel reparto offensivo. Credo sia importante l’inserimento di una o due punte. Ci vuole proprio un attaccante vero, quello che è mancato l’anno scorso, sempre che la società possa farlo.

La sua strada si potrà congiungere con quella del Bari?

Assolutamente no… nessuno mi ha detto niente. Io volevo dare una mano Gianluca nel ruolo di Club Manager, lavorando a 360 gradi dal settore giovanile alla prima squadra, ma non è stato possibile. Tuttavia non c’è alcun rancore, anzi spero che possa raggiungere il risultato sperato perché la serie B non è per Bari e non appartiene a questa città. Non sarà facile, ma credo che l’esperienza di un anno possa servire.

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A proposito di esperienza, la sua, a livello internazionale, le ha permesso di conoscere tante tifoserie. Quella del Bari dove la colloca?

Tra le prime in Italia in assoluto. E’ stata la prima in serie B, al di là degli 11.000 abbonati, ma non avevo dubbi. Eppure questa tifoseria deve ancora ora sbocciare, esplodere. E’ una città che, a livello di calcio, è rimasta nell’anonimato per troppo tempo. Mi auguro che possa uscire quanto prima da questa situazione. Se non arriva in Europa, come è accaduto nei circa quarant’anni dell’era Matarrese, è un delitto.

Cosa manca al Bari per fare il salto di qualità?

Non so … Probabilmente deve cambiare la mentalità, la cultura, l’organizzazione. Ma ci vogliono anche i soldi. Ecco perché diventa importante e strategico raggiungere la serie A. L’alternativa è affidarsi ad un gruppo forte che vuole investire nel calcio, ma non è facile. Inoltre, tutto il sistema, non solo il Bari, dovrebbe investire sul settore giovanile.

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Un messaggio ai tifosi…

Un ringraziamento per quello che mi hanno dato e continuano a darmi. Ho vissuto anni stupendi da calciatore ed oggi sono tornato a viverci con la mia famiglia.

E’ giusto che i tifosi sostengano la squadra e vadano allo stadio… e ci andranno, perché fa parte della loro mentalità e perché, si va, a prescindere. Ma meritano di più, anche perché, negli ultimi anni, sono stati umiliati e feriti.

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Data:

4 Luglio 2015