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Antonio, Silvia, Luca e gli altri…

Luca Tacchetto ha 30 anni ed è di Vigonza, un comune in provincia di Padova.

Dal 15 dicembre non si hanno sue notizie, da quando, cioè, partito per il Burkina Faso con un’amica, Edith Blais 34 anni canadese, si è dissolto nel nulla mentre si recava in direzione della capitale Ouagadougou, atteso per cena a casa di amici, cena alla quale non sarebbe mai arrivato.

Luca, giovane architetto, voleva fare il volontario, e per questa attività aveva scelto l’Africa.

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Aveva conosciuto Edith in Erasmus e con lei avrebbe raggiunto il Togo, dove progettava di collaborare alla realizzazione di un villaggio per la popolazione più disagiata.

La sua sparizione ha gettato nello sconforto i famigliari (il padre, Nunzio, è stato primo cittadino di Vigonza) e gli amici che si stanno adoperando, insieme alle autorità competenti, per comprendere le ragioni di quanto accaduto, al fine di ritrovare il giovane sano e salvo.

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Silvia Romano, milanese, è stata rapita il 20 novembre scorso in una località nei pressi di Malindi, mentre svolgeva attività di volontariato.

Da subito si sono attivate le ricerche che hanno portato al fermo di alcuni componenti della banda dei rapitori ed alle trattative diplomatiche per liberare Silvia, che tuttora però non hanno portato a risultati concreti, sebbene alcune fonti confermerebbero che la ragazza sia viva.

Il rapimento di Silvia ha scatenato, come spesso accade in questi casi, innumerevoli polemiche sui social.

La volontaria milanese è stata oggetto di insulti, in quanto considerata incosciente e responsabile di un caso diplomatico, quasi che fare del volontariato sia una colpa piuttosto che un pregio o una virtù.

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Antonio Megalizzi era un giovane reporter di 29 anni, che si trovava a Strasburgo il 10 dicembre scorso, quando un attentato terroristico ai mercatini di Natale provocò la morte e il ferimento di numerosi visitatori.

Antonio era lì in quanto al mattino aveva documentato i lavori dell’ultima seduta al Parlamento Europeo. Ferito gravemente al capo, è morto dopo tre giorni di coma.

Durante il discorso di fine anno, il presidente Mattarella lo ha ricordato, pronunciando queste parole: «Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei.

Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia. Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace».

Antonio, Silvia, Luca e gli altri, rappresentano uno spaccato della “meglio gioventù” dei nostri tempi.

Sono la testimonianza che accanto alla “banalità del male” di Hannah Arendt, si può sperare in una “radicalità del bene”.

È un nostro preciso dovere raccontare i loro sogni e parlare dei loro progetti, per provare, insieme, a realizzarli.

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Data:

6 Gennaio 2019