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Appello del Papa a politici e militari

Appello del Papa a politici e militari

cms_8840/papa_pasqua_afp.jpgI responsabili politici e quelli militari portino frutti di pace in tutto il mondo. E’ l’appello lanciato da Papa Francesco nel messaggio di Pasqua che precede la tradizionale benedizione ’Urbi et Orbi’ – ovvero alla città di Roma e all’intero pianeta – rivolgendosi dalla finestra del palazzo Apostolico in Vaticano ai fedeli presenti in piazza San Pietro e citando espressamente la Siria, la Terra Santa, lo Yemen, l’intero Medio Oriente e poi l’Africa e in particolare il Sud Sudan, la Penisola Coreana, l’Ucraina, il Venezuela.

SPERANZA – “Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude – sottolinea il Pontefice – E’ la forza del chicco di grano che caduto in terra se non muore rimane solo; se invece muore produce molto frutto. Noi cristiani crediamo e sappiamo che la risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude, è la forza che davvero rinnova il mondo”.

VIOLENZA – Una speranza che “porta frutto anche oggi, nei solchi della nostra Storia, segnata da tante ingiustizie e violenze; dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati tante volte respinti dall’attuale cultura dello scarto, alle vittime del narcotraffico, della tratta di persone e delle schiavitù dei nostri tempi”.

SIRIA – Oggi, esclama Papa Francesco, “domandiamo frutti di pace per il mondo intero, a cominciare dall’amata e martoriata Siria, la cui popolazione è stremata da una guerra che non vede fine. In questa Pasqua, la luce di Cristo risorto illumini le coscienze di tutti i responsabili politici e militari, affinché si ponga termine immediatamente allo sterminio in corso, si rispetti il diritto umanitario e si provveda ad agevolare l’accesso agli aiuti di cui questi nostri fratelli e sorelle hanno urgente bisogno, assicurando nel contempo condizioni adeguate per il ritorno di quanti sono stati sfollati”.

MEDIO ORIENTE – Prosegue il Pontefice: “Frutti di riconciliazione invochiamo per la Terra Santa, anche in questi giorni ferita da conflitti aperti che non risparmiano gli inermi, per lo Yemen e per tutto il Medio Oriente, affinché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza. Possano i nostri fratelli in Cristo, che non di rado subiscono soprusi e persecuzioni, essere testimoni luminosi del Risorto e della vittoria del bene sul male”.

AFRICA – “Frutti di speranza” sono invocati dal Papa anche per “quelle parti del continente africano travagliate dalla fame, da conflitti endemici e dal terrorismo. La pace del Risorto risani le ferite nel Sud Sudan: apra i cuori al dialogo e alla comprensione reciproca. Non dimentichiamo le vittime di quel conflitto, soprattutto i bambini! Non manchi la solidarietà per le molte persone costrette ad abbandonare le proprie terre e private del minimo necessario per vivere”.

COREA – Il Pontefice implora “frutti di dialogo per la Penisola Coreana, perché i colloqui in corso promuovano l’armonia e la pacificazione della regione. Coloro che hanno responsabilità dirette agiscano con saggezza e discernimento per promuovere il bene del popolo coreano e costruire rapporti di fiducia in seno alla comunità internazionale. Frutti di pace chiediamo per l’Ucraina, affinché si rafforzino i passi in favore della concordia e siano facilitate le iniziative umanitarie di cui la popolazione necessita”.

VENEZUELA – Infine, “frutti di consolazione supplichiamo per il popolo venezuelano, il quale vive in una specie di ’terra straniera’ nel suo stesso Paese. Possa, per la forza della Risurrezione del Signore Gesù, trovare la via giusta, pacifica e umana per uscire al più presto dalla crisi politica e umanitaria che lo attanaglia e non manchino accoglienza e assistenza a quanti tra i suoi figli sono costretti ad abbandonare la loro patria”.

Erdogan: “Netanyahu è un terrorista”

cms_8840/Erdogan_discorso_afp.jpg“Israele è uno stato del terrore e Netanyahu è un terrorista“. Sono le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan riportate dal quotidiano Daily Shabah a due giorni dagli scontri che hanno provocato la morte di almeno 15 palestinesi nella prima giornata della ’Grande marcia del ritorno’, la manifestazione organizzata da Hamas che ha portato circa ventimila persone alla barriera di confine di 65 chilometri tra la Striscia di Gaza e Israele.

“Non ho bisogno di dire al mondo quanto sia crudele l’esercito israeliano“, ha detto Erdogan intervenendo al congresso dell’AKP nella provincia di Adana. “Possiamo vedere cosa stia facendo questo stato del terrore, bisogna solo guardare alla situazione a Gaza e a Gerusalemme”, ha aggiunto.

“Israele ha condotto un massacro a Gaza e Netanyahu è un terrorista“, ha detto riferendosi al premier israeliano, che in mattinata si era rivolto a Erdogan con un tweet: “Niente prediche da chi bombarda i civili”, aveva scritto Netanyahu.

Popstar sul palco per Kim

cms_8840/kim_jong_un_afp.jpgIl leader nordcoreano Kim Jong Un, sua moglie Ri Sol Ju e altri alti funzionari hanno assistito alla performance, e Kim è stato visto applaudire secondo l’agenzia di stampa Yonhap della Corea del Sud. I cantanti K-pop Cho Yong Pil e Seohyun erano tra una delegazione di artisti musicali sudcoreana forte di 120 persone che è apparsa domenica nella capitale nordcoreana, esibendosi per la prima volta in 13 anni.

Il gruppo di ragazze K-pop Red Velvet è creato dal gigante dell’industria SM Entertainment, ed è composto da cinque it-girls del settore pop sud coreano. L’ultima volta che la Corea del Sud ha mandato un artista musicale a esibirsi nel Nord è stato nel 2005 – un precedente periodo di riavvicinamento – ma è la prima volta che un leader nordcoreano ha partecipato a un evento del genere.

I passi per alleviare le tensioni sono iniziati dopo che la Corea del Nord ha partecipato ai Giochi olimpici invernali nella città sudcoreana di Peyongchang a febbraio, durante i quali si è esibita una compagnia artistica nordcoreana.

Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, incontrerà Kim in un raro summit il 27 aprile nella Peace House, sul lato meridionale del villaggio di confine di Panmunjom.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe incontrare Kim entro la fine di maggio. La data e il luogo esatti non sono stati concordati o divulgati.

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2 Aprile 2018