Traduci

ArcelorMittal, produzione fino a 20 dicembre. Avanti con trattativa

ArcelorMittal, produzione fino a 20 dicembre. Avanti con trattativa

cms_15079/ex_ilva_Ftg_IPA.jpg

Il giudice civile di Milano Claudio Marangoni ha rinviato al 20 dicembre l’udienza sul ricorso d’urgenza presentato dai commissari straordinari dell’ex Ilva contro ArcelorMittal per chiedere di rispettare il contratto d’affitto. Il giudice ha disposto il rinvio “in funzione della trattativa da svolgersi sulla base delle intese e degli impegni assunti”.

Nel procedimento cautelare promosso da Ilva in amministrazione straordinaria oltre ai legali delle parti sono intervenuti in giudizio – come si evidenzia in una nota firmata dal presidente del tribunale Roberto Bichi – anche la procura di Milano, Regione Puglia, Comune di Taranto e Codacons. Presenti all’udienza a porte chiuse anche i tre commissari straordinari Franco Ardito, Antonio Lupo e Alessandro Danovi, e Lucia Morselli presidente del cda e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia.

In udienza, le parti hanno trovato un accordo sul rinvio al 20 dicembre per poter attendere i risultati del confronto che si è recentemente aperto tra il governo guidato da Giuseppe Conte e ArcelorMittal sul futuro dell’acciaieria a Taranto. Il ricorso cautelare era stato presentato dopo che il gruppo franco-indiano aveva depositato l’atto di citazione con cui ha dato il via alla causa civile (prima udienza il 6 maggio) per chiedere di venire meno al contratto d’affitto a causa di modifiche delle condizioni. Una mossa d’urgenza non più ’necessaria’ dopo che ArcelorMittal ha fatto ’retromarcia’ sulla chiusura degli altiforni.

Il 20 dicembre sono tre gli scenari possibili: il giudice deve prendere atto che si è trovato un accordo extragiudiziale, le parti possono invece chiedere un ulteriore rinvio per definire i dettagli di un accordo in via di definizione oppure i commissari e ArcelorMittal potrebbero far presente che non si è trovata una soluzione e dunque procedere per vie legali.

“Un’udienza corta vuol dire che c’è un clima positivo. Ci sono stati degli impegni assunti secondo quanto previsto” ha detto al termine dell’udienza il legale Giorgio De Nova, che rappresenta i commissari straordinari dell’ex Ilva.

“Mi assumo l’impegno a garantire in pendenza di questo giudizio (fino al 20 dicembre data della prossima udienza, ndr) di assicurare il normale funzionamento degli impianti e la continuità produttiva. Questo anche per rispetto nei confronti del governo che si è seduto al tavolo”. Queste, a quanto si apprende, le parole pronunciate da Morselli nell’udienza a porte chiuse. Da quanto trapela da fonti qualificate Morselli ha ribadito “che – pur non essendo obbligata – ho ottemperato al precedente invito del giudice civile Claudio Marangoni di non porre in essere iniziative pregiudizievoli per la piena operatività degli impianti” dell’acciaieria di Taranto e ha rimarcato “la propria accettazione alla dichiarazione di Giuseppe Conte di una disponibilità a un dialogo finalizzato alle trattative”. Le parti, in accordo con il giudice civile Marangoni, hanno fissato al 20 dicembre la prossima udienza.

“Dopo l’incontro a palazzo Chigi c’è un momento in cui le parti, il governo e l’azienda, si trovano a dover capire se è possibile un percorso comune. Lo slittamento temporalmente e limitato della fase processuale, quindi, era una cosa attesa” ha detto il ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, a margine di un’audizione alla Camera.

Sardine, insulti da direttore Aler Brescia: “Infilatevele nel c…”

cms_15079/sardine_bologna_fg.jpg

E’ bufera dopo gli insulti rivolti sui social da Corrado Della Torre, direttore generale di Aler Brescia-Mantova-Cremona al movimento delle Sardine. A denunciare il post è Nicola Di Marco consigliere regionale del M5S Lombardia. “Della Torre – spiega il pentastellato – sul suo profilo di Facebook il 22 novembre ha pubblicato un intervento offensivo e lesivo della dignità sul movimento delle sardine: “le sardine infilatevele nel c***” e, sempre riferito al movimento, il 25 novembre, “evidentemente quello degli imbecilli è un GENE”.

“Sono dichiarazioni becere e vergognose – scrive Di Marco – Della Torre ogni volta che parla rappresenta un ente regionale di primo piano, non può parlare come un odiatore qualsiasi. Il Movimento delle sardine, al di là di quello che esprime, va rispettato soprattutto da chi riveste ruoli di vertice nell’amministrazione di beni pubblici”.

“È il secondo caso, dopo il direttore di Aler Pavia che ha fatto campagna elettorale per la Lega a maggio e poi si è dimesso, che i nominati dal centro-destra mostrano enormi limiti nell’incapacità di essere super partes. Aler Brescia – sottolinea – merita di più di un leghista fanatico alla sua guida. Mi auguro che Della Torre si scusi e faccia un passo indietro, non può guidare un ente regionale”.

Sul caso è intervenuto anche il capogruppo del Pd in Regione Fabio Pizzul. “Il direttore dell’Aler di Brescia Cremona e Mantova Corrado Della Torre è leghista e per come le cose vanno in Regione Lombardia questo – dice – è un titolo di merito per essere nominati negli enti regionali, come l’Aler. Ovviamente può pensare quello che vuole del movimento delle sardine, ma se lo scrive su Facebook è perché ritiene che ormai tutto si possa fare: non è così. Chiediamo al presidente Fontana e al presidente di Aler Brescia Cremona e Mantova di prendere nettamente le distanze da comportamenti che mettono in cattiva luce anche l’istituzione regionale”.

Strage Bologna, pm chiede ergastolo per Cavallini

cms_15079/Strage_Bologna_Fg.jpg

Il pm di Bologna, Enrico Cieri, ha concluso la sua parte di requisitoria chiedendo l’ergastolo nel processo all’ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione. “Un delitto come questo, nonostante il tempo passato e la condotta successiva dell’imputato, non merita altra pena che l’ergastolo” ha sottolineato. Rivolgendosi ai giudici della Corte d’Assise, il pm ha argomentato: “Se doveste ritenere che Cavallini ha semplicemente offerto a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini solo un passaggio fino a Bologna, mentre lui si dedicava ad altro, quantomeno dovreste ritenere il contributo di aver offerto una base logistica e documenti contraffatti, una condotta di partecipazione colpevole alla strage, che lo deve far ritenere responsabile”.

ASSOCIAZIONE PARENTI VITTIME – “La richiesta di ergastolo del pm per Gilberto Cavallini è l’unica che poteva essere fatta, era scontata. Il processo ha determinato chiaramente la collusione di Cavallini nell’esecuzione della strage e non solo un appoggio logistico agli autori dell’attentato”. Così, all’AdnKronos, Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione tra i parenti delle vittime della strage del 2 agosto 1980, mentre è in corso la requisitoria del pm Enrico Cieri. “Finalmente, da questo punto di vista – aggiunge -, stiamo arrivando a conclusione, ma ora si apre tutto un altro capitolo che speriamo inizi presto e porti alla sbarra chi ha voluto questa strage: i mandanti”.

Eliseo, Barbareschi: “Pronto a dimettermi, farò causa allo Stato”

cms_15079/barbareschi5_fg.jpg

“Mi dichiaro colpevole”. Comincia così la conferenza stampa indetta a tamburo battente da Luca Barbareschi, nel ’suo’ Eliseo, dopo la notizia del suo rinvio a giudizio per “traffico di influenze”, nell’ambito dell’inchiesta sui fondi appunto al teatro Eliseo. “Mi dichiaro colpevole, lo sto facendo da cinque anni, busso alle porte della politica, dei politici chiedendo attenzione per il teatro, se questa è una colpa, sono colpevole. Se questa è una colpa lo sono tutti, dalla Scala al Piccolo Teatro, tutti bussano alle porte della politica”. Una ironica ammissione di colpa cui Barbareschi fa seguire l’esclamazione di essere pronto a dimettersi, se solo così potrà evitare uno stop di fondi pubblici al suo teatro.

“Sono pronto a dare le dimissioni, a lasciare il ruolo di direttore artistico dell’Eliseo, se mi verrà chiesto dal ministro Franceschini, se sarà necessario per evitare che vengano bloccati i fondi al teatro”, spiega Barbareschi, sottolineando comunque di “sperare che Franceschini mi chieda di restare”. Fra lo stizzito e il divertito, Barbareschi non risparmia accuse all’Italia, all’incultura del Paese fomentata dalla classe politica, alla piccineria dei ’colleghi’ responsabili di altri teatri, alla magistratura, da Mani pulite in avanti, e annuncia: “Sto scrivendo una lettera al Csm per annunciare che farò causa allo Stato, per danni. E vincerò!”, attacca Barbareschi.

Nel merito della vicenda, Barbareschi sostiene più volte che “non esiste il traffico di influenze”, che “non è stato fatto nulla di male, non c’è stato nessun passaggio di denaro o altro”, che “a dimostrare la trasparenza c’è anche il fatto che ho pagato perché venisse svolta una normale attività di lobbing”. Al centro del discorso di Barbareschi e della vicenda tutta il tema dei fondi pubblici per l’Eliseo: “Proprio in questi giorni si decide al Senato il destino della legge per i finanziamenti all’Eliseo, che orologi straordinariamente sincronizzati ci sono in Italia!”, afferma Barbareschi, ricordando poi di aver investito sull’acquisto e la ristrutturazione del teatro, interamente di tasca propria, circa 13 milioni di euro, “ho pagato io – scandisce l’attore e regista – prima di me l’ultimo privato che ha comprato un teatro in Italia a spese sue fu Rossini”.

La sua avventura con l’Eliseo, ha detto Barbareschi, rischia di chiudersi con la stagione in corso: “Se non arrivano fondi pubblici l’Eliseo chiuderà alla fine di questa stagione. Il teatro è un punto di riferimento, ha successo, è il miglior teatro d’Italia, attrae giovani, ma quando in Italia hai successo devono farti fallire”, afferma e annuncia infine che se non potrà far altro venderà il teatro, “se lo Stato mi fa un’offerta…”.

Autore:

Data:

28 Novembre 2019