Traduci

Arcuri: “Prezzo mascherine resta a 50 centesimi” (Altre News)

Arcuri: “Prezzo mascherine resta a 50 centesimi”

cms_17457/arcuri8_fg.jpg

“Il prezzo delle mascherine chirurgiche fissato a 50 centesimi più Iva, quindi a 61 centesimi, resterà quello. Purtroppo, per speculatori e categorie simili, ciò è e ciò sarà: se ne dovranno fare una ragione”. Sono le parole del commissario straordinario Domenico Arcuri. “Gli italiani vanno al supermercato e trovano le mascherine. Nella farmacie, no. Gli italiani sanno benissimo cosa fare, faccio fatica a prendermi colpe che non ho se nelle farmacie non trovano le mascherine. Io lavoro perché le trovino, ma no dipende solo dal sottoscritto. Intanto, le trovano al supermercato a 61 centesimi. Se le trovano lì e non le trovano nelle farmacie, il problema non sono i 61 centesimi: non è sostenibile l’idea che il fornitore delle farmacie debba essere solo lo stato”, ripete in una conferenza fiume.

“Stiamo facendo la nostra parte. Sono benvenute le critiche dei cittadini, ma solo le loro. Chiedo un supplemento di pazienza, siamo sulla strada giusta. In questi 10 giorni, l’argomento principale della discussione nel nostro paese sono state le mascherine. Il prezzo delle mascherine chirurgiche fissato a 50 centesimi più Iva, quindi a 61 centesimi, resterà quello. Purtroppo, per speculatori e categorie simili, ciò è e ciò sarà: se ne dovranno fare una ragione. La giungla che abbiamo lambito e la speculazione che abbiamo osservato non c’è e non tornerà”, dice ancora. “Ho letto e ascoltato alcune manifestazioni di una doppia morale: io, che posso permettermi di comprare una mascherina a 5 euro lo faccio, che mi importa se qualche altro cittadino non può farlo? Questo è inaccettabile per gli occhi e per i portafogli dei cittadini. Io potevo comprare le mascherine e mandarle ad ospedali e forze dell’ordine. Poi, avrei potuto girarmi dall’altra parte. Ma non l’ho fatto, nell’interesse dei cittadini, e sono orgoglioso di non averlo fatto”, afferma.

“Qualcuno dirà ’il commissario predica, ma i fatti quali sono?’. Alla fine di quest’emergenza, sono convinto che qualcuno dirà che sono accaduti due fatti importanti nel nostro paese. Primo: abbiamo rafforzato il sistema sanitario del nostro paese, che ne aveva bisogno. Abbiamo distruibuito 4403 ventilatori negli ospedali di tutto il paese. Ieri sera, i ricoverati in terapia intensiva per Covid erano 999. Secondo: smetteremo di essere dipendenti dall’importazione di dispositivi di protezione individuale. Sono due fatti, due differenze tra quello che c’era prima e quello che resterà dopo”, prosegue.

Arcuri si sofferma sulle polemiche legate alle farmacie. “Non voglio esimermi dalla questione che riguarda l’accordo con distributori e farmacisti. Comincerei smentendo due fake news. Non è il commissario a dover rifornire le farmacie o i distributori. Né il commissario si è mai impegnato a farlo. Il commissario si è impegnato ad integrare, ove possibile, le forniture che le varie categorie riescono a procurarsi attraverso le varie reti. La seconda fake news: se le mascherine sono nei supermercati e non nelle farmacie, c’è un difetto nella rete di approvvigionamento. Dobbiamo lavorare per rimediare, ma è necessario comprendere: i cittadini possono andare alla Conad a comprare una mascherina a 50 centesimi più 11 centesimi di Iva. E questo succede”, dice ancora.

“Perché i distributori delle farmacie non riescono ad approvigionarsi? Perché evidentemente non hanno la quantità di mascherine uguale a quella che avevano dichiarata di avere. Terza cosa: i farmacisti non c’entrano nulla, continueranno a vendere tutte le mascherine che riusciranno ad avere. Anche per la distribuzione nelle farmacie è stato stipulato un accordo con la possibilità che il prezzo venga parzialmente supportato dal commissario, affinché i cittadini possano acquistare le mascherine al prezzo giusto”, dice Arcuri. La Protezione Civile “continua nei limiti del possibile ad integrare gli approvvigionamenti. Ma integrare non significa sostituire. Nessuno ha mai pensato che il commissario e la Protezione Civile dovessero essere l’escusivo fornitore di mascherine alla distribuzione delle farmacie: nessuno l’ha mai detto e nessuno l’ha mai sottoscritto”.

Spiagge su prenotazione e distanza 5 metri tra ombrelloni

cms_17457/Spiagge_Mare_balneari_Sib_Adnkronos.jpg

Spiagge su prenotazione, ombrelloni a 5 metri di distanza, distanziamento anche in acqua, piscine negli stabilimenti chiusi. Sono alcune delle indicazioni contenute nel documento tecnico sull’analisi di rischio e le misure di contenimento del contagio da Sars-CoV-2 nelle attività ricreative di balneazione e in spiaggia, pubblicati oggi sul sito dell’Inail che li ha realizzati in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss).

STABILIMENTI E SPIAGGE ATTREZZATE – Il layout complessivo della spiaggia dovrà tenere conto di alcuni criteri quali la determinazione dell’accoglienza massima dello stabilimento balneare in termini di sostenibilità, nell’ottica della prevenzione dell’affollamento, con la finalità di mantenere il distanziamento sociale in tutte le attività balneari sia in acqua che sull’arenile.

Per favorire un accesso contingentato la prenotazione, anche per fasce orarie, preferibilmente obbligatoria, può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti, favorendo altresì un’agevole registrazione degli utenti, anche allo scopo di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi. Al fine di evitare code o assembramenti alle casse, sarà favorito l’utilizzo di sistemi di pagamento veloci (card contactless) o con carte prepagate o attraverso portali/app web in fase di prenotazione.
I percorsi di entrata e uscita dovrebbero, ove possibile, essere differenziati prevedendo chiara segnaletica. La distribuzione delle postazioni da assegnare ai bagnanti dovrà essere chiaramente organizzata prevedendo: la numerazione delle postazioni/ombrelloni e la registrazione per ogni postazione degli utenti ivi allocati, stagionali e giornalieri, per quantificare la capacità dei servizi erogabili; l’assegnazione degli ombrelloni e dell’attrezzatura a corredo dovrebbe privilegiare l’assegnazione dello stesso ombrellone ai medesimi occupanti che soggiornano per più giorni. In ogni caso è necessaria l’igienizzazione delle superfici prima dell’assegnazione della stessa attrezzatura ad un altro utente anche nella stessa giornata.
Nella ridefinizione degli spazi, bisogna rispettare le seguenti distanze: la distanza minima tra le file degli ombrelloni pari a 5 metri; la distanza minima tra gli ombrelloni della stessa fila pari a 4,5 metri; le attrezzature complementari assegnate in dotazione all’ombrellone (ad es. lettino, sdraio, sedia) dovranno essere fornite in quantità limitata al fine di garantire un distanziamento rispetto alle attrezzature dell’ombrellone contiguo di almeno 2 metri; le distanze interpersonali possono essere derogate per i soli membri del medesimo nucleo familiare o co-abitante. Tra le attrezzature di spiaggia (lettini, sdraie, etc.) ove non allocate nel posto ombrellone, dovrà essere garantita la distanza minima di 2 metri l’una dall’altra. Per le cabine, va vietato l’uso promiscuo ad eccezione dei membri del medesimo nucleo familiare o per soggetti che condividano la medesima unità abitativa o recettiva prevedendo un’adeguata igienizzazione fra un utente e il successivo.

VIETATO ACCESSO IN PISCINA STABILIMENTO – È da vietare la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo (aree giochi, feste/eventi). Per quanto concerne le piscine all’interno dello stabilimento balneare, occorrerà inibirne l’accesso e l’utilizzo. Per la fruizione di servizi igienici e docce va rispettato il distanziamento sociale di almeno 2 metri, a meno che non siano previste barriere separatorie fra le postazioni. Deve essere garantita vigilanza sulle norme di distanziamento sociale dei bambini in tutte le circostanze. In linea generale le attività svolte in mare aperto (ad es. wind-surf, attività subacquea, balneazione da natanti) non presentano a priori rischi significativi, fermo restando il mantenimento del distanziamento sociale, nonché la sanificazione delle attrezzature di uso promiscuo. Gli utenti indossano la mascherina al momento dell’arrivo, fino al raggiungimento della postazione assegnata e analogamente all’uscita dallo stabilimento. Vanno installati dispenser per l’igiene delle mani a disposizione dei bagnanti in luoghi facilmente accessibili nelle diverse aree dello stabilimento.

SPIAGGE LIBERE – Anche al fine di favorire il contingentamento degli spazi, va preliminarmente mappato e tracciato il perimetro di ogni allestimento (ombrellone/sdraio/sedia), ad esempio con posizionamento di nastri (evitando comunque occasione di pericolo), per permettere agli utenti un corretto posizionamento delle attrezzature proprie nel rispetto del distanziamento ed al fine di evitare l’aggregazione. Tale previsione permetterà di individuare il massimo di capienza della spiaggia anche definendo turnazioni orarie e di prenotare gli spazi codificati, anche attraverso utilizzo di app/piattaforme on line; al fine di favorire la prenotazione stessa potrà altresì essere valutata la possibilità di prenotare contestualmente anche il parcheggio. Tale modalità favorirà anche il contact tracing nell’eventualità di un caso di contagio. Devono essere assicurate opportune misure di pulizia della spiaggia e di igienizzazione delle attrezzature comuni, come ad esempio i servizi igienici, se presenti. È opportuno, ove possibile, affidare la gestione di tali spiagge ad enti/soggetti che possono utilizzare personale adeguatamente formato, valutando altresì la possibilità di coinvolgimento di associazioni di volontariato, soggetti del terzo settore, etc., anche al fine di informare gli utenti sui comportamenti da seguire, nonché per assicurare le misure di distanziamento interpersonale in tutte le attività sull’arenile ed in acqua.

PERCORSI DISTANZIATI FRA BAGNANTI E PASSANTI – Sulle spiagge la zona ombreggio andrà organizzata garantendo adeguati spazi per la battigia in modo da garantire agevole passaggio e distanziamento fra i bagnanti e i passanti e prevedendo percorsi/corridoi di transito differenziati per direzione e minimizzando gli incontri fra gli utenti.
Deve essere prevista l’individuazione di modalità di transito da e verso le postazioni/ombrelloni e stazionamento/movimento sulla battigia e l’accompagnamento alla zona ombreggio da parte di personale dello stabilimento adeguatamente formato, che informi la clientela sulle misure da rispettare. Le zone dedicate ai servizi dovranno essere facilmente identificabili come anche le misure da seguire. Devono essere indicate le procedure da seguire in caso di pioggia o cattivo tempo per evitare l’assembramento degli utenti presenti nei locali dello stabilimento. Ci devono essere aree delimitate per gli assistenti alla balneazione che garantiscano l’adeguato distanziamento.

DISPENSER E SANIFICAZIONE REGOLARE AREE COMUNI – Negli stabilimenti balneari gli utenti indossano la mascherina al momento dell’arrivo, fino al raggiungimento della postazione assegnata e analogamente all’uscita dallo stabilimento. Vanno installati dispenser per l’igiene delle mani a disposizione dei bagnanti in luoghi facilmente accessibili nelle diverse aree dello stabilimento. Ci deve essere una pulizia regolare almeno giornaliera, con i comuni detergenti delle varie superfici e arredi di cabine e aree comuni. Oltre che una sanificazione regolare e frequente di attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l’utilizzo di strutture (esempio cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare una disinfezione intermedia tra un utilizzo e l’altro. Deve essere garantita la pulizia dei servizi igienici più volte durante la giornata e disinfezione a fine giornata, dopo la chiusura; all’interno del servizio dovranno essere disponibili, oltre al sapone per le mani, prodotti detergenti e strumenti usa e getta per la pulizia che ciascun cliente potrà fare in autonomia. Per quanto concerne le docce esse devono essere previste all’aperto, con garanzia di una frequente pulizia e disinfezione a fine giornata. In ogni caso, per le misure specifiche si rimanda al Rapporto Iss-Covid-19 numero 19/2020.

TUTELARE BAGNINO DA RISCHI RIANIMAZIONE – Per quanto concerne l’attività di salvamento in mare svolta dal bagnino o comunque di primo soccorso nei confronti dell’utenza, è da rilevare la necessità, stante la modalità di contagio da Sars-Cov-2, di attenersi alle raccomandazioni impartite dall’Italian resuscitation Council (Irc) nonché dall’European resuscitation council (Erc) nell’esecuzione della rianimazione cardiopolmonare, riducendo i rischi per il soccorritore (nella valutazione del respiro e nell’esecuzione delle ventilazioni di soccorso), senza venire meno della necessità di continuare a soccorrere prontamente e adeguatamente le vittime di arresto cardiaco. Nel rispetto del criterio di sicurezza, è necessario quindi considerare e valutare come proteggere contestualmente i soccorritori dal rischio di contagio. Pertanto, ogni volta che viene eseguita la rianimazione cardiopolmonare su un adulto è necessario diffondere le indicazioni fornite da Erc e Irc.
In attesa di nuove evidenze scientifiche, si raccomanda di valutare il respiro soltanto guardando il torace della vittima alla ricerca di attività respiratoria normale, ma senza avvicinare il proprio volto a quello della vittima e di eseguire le sole compressioni (senza ventilazioni) con le modalità riportate nelle linee guida. Se disponibile un dae (defibrillatore semiautomatico) utilizzarlo seguendo la procedura standard di defibrillazione meccanica. Si raccomanda di indossare i dispositivi di protezione individuale. Al termine della rcp, rianimazione cardio polmonare, il soccorritore deve lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone o con gel per le mani a base di alcool. Si raccomanda, inoltre di lavare gli indumenti appena possibile e prendere contatto con le autorità sanitarie per ulteriori suggerimenti, se del caso.

Mafia, maxi blitz contro le cosche: arresti in tutta Italia

cms_17457/gdf_auto4_fg-ksBE--1280x960@Web.jpg

Dalle prime luci dell’alba, militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto del Comando Provinciale di Palermo e di altri Reparti sul territorio nazionale, stanno dando esecuzione a ordinanze di custodia cautelare e sequestro preventivo, emesse dal Gip presso il Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 91 persone, nonché di un vasto patrimonio immobiliare e mobiliare del valore di circa 15 milioni di euro.

Le operazioni sono in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Impegnati 500 uomini delle Fiamme Gialle, con l’appoggio di un mezzo aereo e di unità cinofile addestrate per la ricerca di armi, stupefacenti e valuta.

Nel maxi blitz è stato colpito il vecchio clan mafioso dell’Acquasanta di Palermo, su cui già Giovanni Falcone aveva indagato negli anni Ottanta, in piena guerra di mafia. In particolare sono finiti in manette gli eredi dello storico clan siciliano dei Fontana che anni fa si erano trasferiti in Lombardia dove gestivano il business della vendita del caffè. La famiglia, scrive il gip nella misura cautelare, “ha saputo sviluppare, innanzitutto, una fiorente attività imprenditoriale a Milano, nel settore del commercio di orologi di lusso, attraverso società – gestite direttamente, in Italia, o per interposta persona, all’estero – fondamentale strumento per ripulire e far transitare l’enorme quantitativo di denaro contante frutto dell’esercizio del potere mafioso, ancora una volta con l’ausilio di compiacenti soggetti a disposizione”. Ai domiciliari è finito anche un ex concorrente del ’Grande Fratello’, ex broker di 39 anni, che secondo i magistrati sarebbe prestanome di una società di commercializzazione del caffè tra Palermo e Milano.

Tra i pm che hanno coordinato la maxi inchiesta, denominata ’Mani in pasta’, c’è anche Roberto Tartaglia, il nuovo vice capo del Dap. L’indagine, molto complessa, è coordinata dal Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise, Dario Scaletta e, appunto, dall’ormai ex pm della Dda di Palermo, Roberto Tartaglia, oggi il numero due del Dap.

ALLARME DEL GIP DI PALERMO – “In questi giorni le misure di distanziamento sociale e il lockdown su tutto il territorio nazionale hanno portato alla totale interruzione di moltissime attività produttive, destinate, tra qualche tempo, a scontare una modalità di ripresa del lavoro comunque stentata e faticosa. Nelle prossime settimane, i riflessi di questa situazione, che riguardano naturalmente anche Palermo, in particolare i quartieri con maggiori difficoltà socio-economiche, tra i quali Arenella e Acquasanta, sono suscettibili di creare un contesto assai favorevole per il rilancio dei piani della associazione criminale sul territorio d’origine e non solo” è l’allarme lanciato dal gip del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, nell’ordinanza di custodia cautelare.

“CRISI PUÒ FAVORIRE ’SOCCORSO MAFIOSO’” – “Da una parte – avverte il gip nella misura – l’attuale condizione di estremo bisogno, persino di cibo quotidiano, di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell’economia sommersa, può favorire forme di ’soccorso mafioso’ prodromiche al reclutamento di nuovi adepti”. “Dall’altra – aggiunge – il blocco delle attività di tanti esercizi commerciali o di piccole e medie imprese ha cagionato una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà produttive, in relazione alle quali un ’interessato sostegno’ potrebbe manifestarsi nelle azioni tipiche della organizzazione criminale, vale a dire l’usura, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, suscettibili di evolversi in forme di estorsione o, comunque, di intera sottrazione delle aziende ai danni del titolare originario”.

“PERSONE POVERE FACILI PREDE DEI CLAN” – Le persone più povere, a Palermo, che “non possono neppure permettersi di acquistare il cibo” rischiano di diventare “facili prede” dei clan mafiosi, sottolinea il gip del Tribunale di Palermo che parla “di possibili forme di sostegno mafioso a famiglie e persone in grave stato di necessità, che non possono permettersi di acquistare cibo quotidiano, in vista del reclutamento di una nuova leva di adepti o, comunque, di fiancheggiatori della organizzazione criminale”.

“La drastica riduzione della redditività degli esercizi commerciali determinata dal blocco dell’attività renderà assai difficile per i titolari delle attività sul territorio di Palermo il pagamento di canoni di affitto, degli stipendi dei dipendenti, degli oneri fiscali – è l’allarme del gip Morosini – dal momento che il ritorno alla normalità non è prevedibile che avvenga in tempi brevi. Di questa situazione sono pronti ad approfittarne i clan mafiosi, sempre attivi nel ’dare la caccia’ ad aziende in stato di necessità”. Un pericolo “segnalato in questi giorni anche dalle autorità locali che evidentemente sono in grado di percepire concretamente il disagio e la sofferenza della comunità palermitana”, aggiunge Morosini nella misura cautelare.

E “se è vero che le autorità centrali hanno deciso di stanziare ingenti risorse per il salvataggio di imprese ed esercizi commerciali, con un piano che prevede ammortizzatori sociali e forme di soccorso finanziario e fiscale, va, tuttavia, considerato che l’effettività di quel sostegno passerà per procedure amministrative che difficilmente consentiranno nell’immediato di far fronte alla crisi e che, quindi, potrebbero rivelarsi tardive o, comunque, di complessa attuazione per tante piccole realtà commerciali che già operavano in una situazione di non piena regolarità se non proprio di ’circuito sommerso’”.

Il gip denuncia che “con la crisi di liquidità di cui soffrono imprenditori e commercianti, i componenti dell’organizzazione mafiosa potrebbero intervenire dando fondo ai loro capitali illecitamente accumulati per praticare l’usura e per poi rilevare beni e aziende con manovre estorsive, in tal modo ulteriormente alterando la libera concorrenza tra operatori economici sul territorio e indebolendo i meccanismi di protezione dei lavoratori-dipendenti”.

“In effetti, nel presente procedimento la vena predatoria dei soggetti stabilmente inseriti nella famiglia mafiosa dell’Acquasanta, e di quelli ad essa riconducibili per condotte di fiancheggiamento o complicità, si è manifestata in plurime operazioni estorsive, in forme di illecita concorrenza mediante violenza o minaccia, nonché nelle condotte di riciclaggio e intestazione fittizia di beni”, dice il gip Morosini.

“CLAN MAFIOSI PRONTI A INVESTIRE NELLA SANITÀ AL NORD” – Inoltre, “è prevedibile che, nelle prossime settimane, certi ’avamposti criminali’ apriranno la caccia alle tante aziende in stato di necessità anche nel Nord dell’Italia, dal momento che non è previsto un ritorno alla normalità in tempi brevi”. Il gip parla inoltre “esistenza di collaudati presidi in una realtà del Nord Italia spesso costruiti con dei ’prestanome’”, dice ancora il gip.

“In passato – rileva – i settori tradizionalmente colpiti al Centro-Nord dal ’contagio mafioso’ sono stati il ciclo dell’edilizia e del cemento, nonché lo smaltimento dei rifiuti e la filiera del turismo. Tuttavia, la crisi determinata dal coronavirus potrebbe portare certi gruppi criminali particolarmente duttili ad esplorare anche comparti meno battuti che possono ora diventare molto redditizi, quali ad esempio la sanità, peraltro già interessata in Lombardia da indagini giudiziarie”.

PROCURATORE DI PALERMO: “NUMERO IMPRESSIONANTE DI REATI” – Dall’inchiesta che all’alba di oggi ha portato all’arresto di 91 persone è emerso “un numero impressionante di reati e attività illecite” che “denotano un controllo capillare del territorio da parte dell’associazione mafiosa e degli accoliti” dice il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi nel corso della conferenza stampa, in remoto, sull’operazione. I boss mafiosi del clan dell’Acquasanta di Palermo “imponevano la commercializzazione del caffè” “agli esercenti palermitani” spiega il procuratore. Dall’inchiesta emerge inoltre uno “scarsissimo numero di denunce da parte di chi era sottoposto a estorsioni” un fatto che “colpisce”.

Con la crisi economica dovuta all’emergenza coronavirus “aumenterà il flusso di infiltrazioni mafiose nei settori del commercio”, aggiunge Lo Voi, spiegando che “il modus operandi della criminalità organizzata costituisce un rischio aggravato in una fase come quella che stiamo vivendo con l’emergenza coronavirus nel momento in cui le attività hanno subito gravi conseguenze per il lockdown”.

Violentata mentre fa jogging, arrestato 16enne

cms_17457/Carabinieri_notte_1_US.jpg

Una donna di 40 anni è stata aggredita e violentata da un 16enne mentre faceva jogging sull’isola de La Maddalena. Sono intervenuti i carabinieri della locale Stazione e del Nucleo operativo radiomobile di Olbia che hanno bloccato il minorenne che si trovava in custodia, ai domiciliari presso un centro di accoglienza dell’isola.

Il giovane, di origine tunisina, pur non essendo autorizzato è evaso dalla struttura, dove tra l’altro due settimane fa aveva minacciato con un coltello un’operatrice. In quell’occasione erano intervenuti i carabinieri disarmando il 16enne che attualmente si trova in custodia in un altro centro di accoglienza a Sassari.

Caso Scieri, tre indagati per la morte del parà

cms_17457/scieri_filo_spinato_fg.jpg

E’ chiusa l’inchiesta della procura militare sulla morte di Emanuele Scieri, il parà di leva siracusano trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa. L’avviso di conclusione delle indagini, della procura generale militare presso la Corte militare di appello di Roma, è stato notificato a tre indagati: Andrea Antico, caporal maggiore capo scelto dell’Esercito in servizio, Alessandro Panella, già Caporale dell’Esercito in congedo e Luigi Zabara, già caporale dell’esercito in congedo.

Il reato contestato, nell’avviso di chiusura delle indagini firmato dal procuratore generale militare Marco De Paolis e dal procuratore generale militare Isacco Giorgio Giustiniani, è violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato, in concorso tra loro.

Secondo quanto rileva la procura militare nell’avviso di conclusione indagini, i tre indagati, che all’epoca avevano il grado di caporale ed erano effettivi al Reparto corsi del Centro Addestramento Paracadutismo presso la caserma ’’Gamerra’’ di Pisa, sono accusati di aver cagionato “con crudeltà la morte dell’inferiore in grado allievo-paracadutista Emanuele Scieri”. Secondo la ricostruzione della procura generale militare, tutto è accaduto “tra le ore 22.30 e le 23.45 del 13 agosto 199” quando i tre caporali hanno incontrato l’allievo paracadutista Scieri “che stava per effettuare una chiamata con il suo telefono cellulare poco prima di rientrare negli alloggiamenti del reparto di appartenenza per ottemperare all’obbligo imposto alle reclute”. Sempre secondo l’accusa, i tre avrebbero fermato il giovane, gli hanno contestato “di aver violato le disposizioni che, per ragioni di disciplina, gli vietavano di utilizzare il telefono cellulare” e poi esercitando un “abuso di autorità” gli avrebbero intimato “di effettuare subito numerose flessioni sulle braccia e, mentre le eseguiva, lo colpivano con pugni sulla schiena e gli comprimevano le dita delle mani con gli anfibi, per poi costringerlo ad arrampicarsi sulla scala di sicurezza della vicina torre di prosciugamento dei paracadute, dalla parte esterna, con le scarpe slacciate e con la sola forza delle braccia”.

Subito dopo, mentre l’allievo-paracadutista stava risalendo, “veniva seguito dal caporale Panella che, appena raggiunto, per fargli perdere la presa, lo percuoteva dall’interno della scala e, mentre il commilitone cercava di poggiare il piede su uno degli anelli di salita, gli sferrava violentemente un colpo al dorso del piede sinistro – come ricostruisce la procura generale militare – così facendo, a causa dell’insostenibile stress emotivo e fisico subìto, Scieri perdeva la presa e precipitava al suolo da un’altezza non inferiore a 5 metri, in tal modo riportando lesioni gravissime”. I tre poi, secondo l’accusa mossa dalla procura generale militare, “constatato che il commilitone, sebbene gravemente ferito, era ancora in vita – pur essendo consapevoli dell’obbligo di dover agire per soccorrerlo, lo abbandonavano sul posto agonizzante e, violando uno specifico dovere militare di comportamento, così ne determinavano la morte; morte, che il tempestivo intervento del personale di Sanità militare, da loro precluso, avrebbe, invece, potuto evitare”.

“E’ una grande soddisfazione. Ovviamente vale il principio della presunzione di innocenza, ma, dopo tanti anni, riuscire a dare un quadro più completo a una vicenda così dolorosa per me è una grossa soddisfazione anche nei confronti della famiglia della vittima. Un pensiero va alla famiglia e speriamo di poter, nel prosieguo del giudizio, riuscire ad arrivare a una sentenza definitiva”. Lo afferma all’Adnkronos il procuratore generale militare Marco De Paolis.

“Aspettiamo di vedere quali sono le ricostruzioni della procura, ma da quanto già emerso anche in passato, siamo in linea con la ricostruzione che abbiamo fatto. E’ stato svolto un ottimo lavoro di indagine e aspettiamo di vedere gli atti”. Così l’avvocato Maria Alessandra Furnari, legale della famiglia di Emanuele Scieri che esprime all’Adnkronos “soddisfazione” per la chiusura dell’inchiesta della procura generale militare. “La famiglia ha sempre detto che il suo interesse era arrivare alla verità e alla giustizia per Emanuele – spiega l’avvocato – Quale procura sia competente o quale procura debba portare a termine le indagini a loro non interessa. Interessa solo si arrivi alla verità e sono contenti che, finalmente, entrambe le procure che al tempo avevano indagato e poi archiviato, abbiano invece capito che a qualche verità si poteva giungere”. “Il lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta è stato sicuramente fondamentale e ha dato un input per riaprire il caso altrimenti staremmo ancora nel silenzio e non saremmo arrivati a due inchieste parallele”, conclude il legale Maria Alessandra Furnari.

Autore:

Data:

13 Maggio 2020