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Arcuri: “Virus tra noi,evitare decisioni frettolose”(Altre News)

Arcuri: “Virus ancora tra noi, evitare decisioni frettolose”

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“Inizio la conferenza stampa con due numeri: 2573 gli italiani ancora ricoverati in terapia intensiva e 2659 i ventilatori e le apparecchiature che servono nelle terapie intensive a combattere questo virus e a salvare le vite dei nostri concittadini. Lunedì, per la prima volta, sono stati più i ventilatori che i ricoverati in terapia intensiva”. Lo ha detto il commissario per emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, nel punto stampa di oggi.

“Dovremo presto costruire una rete dei Covid Hospital”, ha evidenziato, aggiungendo che bisogna “rafforzare tutte le strutture sanitarie territoriali dedicate ai ricoveri dei contagiati dal coronavirus”. “I numeri stanno iniziando a confortarci – ha sottolineato Arcuri – oggi possiamo dire con orgoglio che abbiamo attrezzato il Ssn di una quantità di strumenti superiori a quelli che servono per fronteggiare l’emergenza, questo ci dà maggiore forza per andare avanti. Immagini di Pronto soccorso anche nei paesi più colpiti dove non ci sono più infinite file di persone che implorano assistenza ci danno forza, conforto e speranza”.

Ma “non dobbiamo abbandonare cautela e prudenza – ha avvertito – il virus è ancora tra noi. E’ un po’ più contenuto, un po’ meno forte, ma non è sconfitto né allontanato. Dobbiamo spendere una parola per sottolineare anche noi, come il presidente del Consiglio e i ministri, che non bisogna prendere nessuna decisione frettolosa, bisogna essere ancor più consapevoli e responsabili”.

Zaia: “Fase 2 già cominciata, ma non per colpa mia”

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“Non so se le parole del premier Conte si riferissero al Veneto, io però ho sempre detto che si riapre solo dopo aver sentito il parere della comunità scientifica: Conte ha un Comitato tecnico scientifico nazionale, lo ascolti”. Così il presidente del Veneto Luca Zaia oggi ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare le parole del premier su possibili ’fughe in avanti’. “Io dico solo che il non è colpa mia se il lockdown non c’è più, ma è stato causato dai codici Ateco e dalle proroghe con il silenzio assenso per la riaperture delle aziende, così è un dato cdi fatto che almeno il 40 % delle aziende in veneto già oggi è aperto”, ha polemizzato Zaia. “Quindi la Fase 2 , anche se qualcuno non lo vuole riconoscere, è già cominciata con il principio della convivenza con il virus”.

“Se apertura regionalizzata vuol dire ’fate voi’ viene meno il principio fondamentale del parare del Comitato tecnico scientifico nazionale che è stato il faro di tutte le decisioni politiche fino ad oggi, e che secondo me, si deve esprimere fino all’ultimo giorno su tutto quello che dovremo fare”, ha aggiunto.

“Il 4 maggio non sarà la ’festa della liberazione’, ma l’inizio della fase di convivenza con il virus. E nel momento in cui si andasse ad aprire il 4 maggio, e’ giusto non leggere questa apertura come la necessita’ di dire che è finita. Non sarà la festa della liberazione ma l’inizio della convivenza con il virus”, ha ribadito. “Se guardate le curve dei diversi Paesi sono 70 giorni in cui la curva sale, va al picco e poi va giù. Tutti hanno deciso quindi di attuare la fase della convivenza, al punto tale che il 15 aprile la Corea è andata al voto”.

Fontana insiste: “Danni da riapertura diversa fra regioni”

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La riapertura regionalizzata “è una riapertura monca, zoppa, che non consentirebbe un equilibrato sviluppo neanche alle regioni che aprono. C’è una tale interconnessione tra filiere produttive a attività commerciali che c’è il rischio che un’apertura a macchia di leopardo faccia più danni che vantaggi”. Così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ospite di 24 Mattino, su Radio 24.

“Se si tratta del negozio di vicinato va benissimo – aggiunge Fontana – ma la riapertura deve avvenire quando il rischio del contagio si è concluso o si sta avviando alla conclusione su tutto il territorio perché c’è il rischio che possa riprendere senza sapere da dove riparte. Noi non è che vogliamo riaprire rischiando, io ho sempre sostenuto che la riapertura deve essere subordinata alla sicurezza e credo anche che finché non si individuerà un vaccino dovremo convivere con questo virus”.
“Montagnier ha detto che secondo lui dopo un certo numero di giorni il virus scompare, speriamo che abbia ragione lui – dice ancora Fontana -. Se così non fosse dovremo imparare a conviverci perché non potremo per tutta la vita dividere l’Italia ed escludere le aree contagiate, e per convivere con il virus bisognerà assumere stili di vita diversi da quelli di adesso”.

Fontana punta il dito: “I dispositivi di sicurezza avrebbero dovuto esserci procurati da chi deve gestire le emergenze nazionali, è compito dello Stato. Non è un’accusa ma un dato di fatto: anche noi abbiamo cercato di comprare nel mondo e non era facile trovare i dispositivi. Sui dispositivi noi abbiamo fatto quello che abbiamo potuto e lo Stato ha fatto quello che ha potuto, abbiamo cercato di supportare lo Stato nella ricerca di questi dispositivi che oggettivamente non c’erano”.

“Da due anni – continua – sto chiedendo di darmi la possibilità di poter assumere più medici e infermieri e quando parlavo di autonomia facevo sempre questo esempio: purtroppo la storia mi ha dato ragione, se avessimo avuto la possibilità di assumere più medici e infermieri, avendo le risorse per farlo ed essendo invece ciò impedito da una legge nazionale, la finanziaria del 2014, forse avremmo potuto affrontare con meno ansia questo evento”.

E sull’ospedale Fiera, costato 20 milioni di euro, “una volta tanto che viene fatta un’iniziativa che va nella direzione di programmare e progettare il futuro viene subito contestata. Io spero che questo ospedale si svuoti e che nessuno ci rientri, ma è stato costruito nel momento di massimo picco del virus quando ormai posti nelle terapie intensive erano finiti, aumento di posti non poteva essere realizzato e noi temevamo che la cosa potesse andare avanti. Grazie a Dio non è stato così ma dovevamo, e la richiesta è stata fatta dai nostri esperti, preparare una diga nel caso in cui l’epidemia avesse superato l’argine. E’ una previsione, qualcosa che può servire per il futuro, mi auguro non debba mai servire”.

Riguardo alle accuse sull’ospedalizzazione, Fontana replica: “Chi fa questa accusa è chi non ha visto cosa stava succedendo. Arriva anche dai medici di Bergamo? Ci sono medici che dicono una cosa e medici che ne dicono un’altra. Quando una persona non respira e rischia di morire soffocata, a casa non si può curare. Nei pronto soccorso in quei giorni c’erano 80-90 persone all’interno del triage che non riuscivano a respirare, quelle erano persone che dovevano essere ospedalizzate, non potevano essere curate in modo diverso. Non ci sono alternative. Si può dire tutto e il contrario di tutto ma io parto dal presupposto di chi questa storia l’ha vissuta in prima persona”, afferma.

“Io credo che chi è convinto di non avere sbagliato niente sia un po’ presuntuoso – continua il governatore – ma penso che abbiamo fatto tutte le scelte ritenute migliori, scelte che oltretutto, non essendo io medico, in nessun momento mi sono assunto l’ardire di decidere da solo. Io valutavo le proposte che mi facevano i tecnici e con i tecnici decidevamo. Prima di prendere ogni decisione è stata fatta una valutazione condivisa fra tutti coloro che se ne intendevano”.

“Tutte le accuse trovano un limite – aggiunge – se fosse stata sbagliata ogni scelta, a questo punto tutta la Regione Lombardia avrebbe avuto gli stessi numeri e gli stessi drammi e invece non è andata così. Ci sono delle province, come Varese, Como, Lecco, Sondrio e la stessa Milano, che sono state solo sfiorate da questo. Se le scelte sono sbagliate avrebbero dovuto essere sbagliate ovunque”.

Di Matteo (Csm): “Scarcerazione boss ulteriore grave offesa a memoria vittime mafia”

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“Una ulteriore grave offesa alla memoria delle vittime e all’impegno quotidiano di tanti umili servitori dello Stato”. Lo ha detto all’Adnkronos il magistrato Antonino Di Matteo, componente del Csm, commentando la notizia dei Domiciliari per il boss Francesco Bonura, condannato in via definitiva nel 2012 per associazione mafiosa ed estorsione a 18 anni e 8 mesi di carcere, ritenuto figura di spicco del mandamento dell’Uditore. Era detenuto nel carcere di Opera a Milano. Ma da ieri può tornare nella sua Palermo. Come scrive L’Espresso. Per Di Matteo “lo Stato sembra aver dimenticato e archiviato per sempre la stagione delle stragi e della trattativa stato- mafia”. E ancora: “Lo Stato sta dando l’impressione di essersi piegato alle logiche di ricatto che avevano ispirato le rivolte”.

Arezzo, uccide la figlia di 4 anni e tenta il suicidio

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Ha ucciso la figlia 4 anni e poi ha tentato il suicidio gettandosi in un pozzo. E’ accaduto a Levane, frazione del comune di Bucine (Arezzo). A colpire con inaudita violenza la bimba è stato il padre, 39 anni, originario del Bangladesh. La tragedia si è consumata questa mattina in un’abitazione in via Togliatti. Le notizie sono ancora frammentarie. L’uomo sarebbe stato soccorso, estratto dal pozzo e ancora vivo.

Sul posto, nel Valdarno aretino, sono intervenuti i sanitari del 118, i carabinieri e i vigili del fuoco, in seguito ad una telefonata con richiesta di aiuto. Secondo le prime informazioni, non ancora ufficiali, all’interno dell’appartamento il padre, in preda ad un raptus, ha colpito la piccola provocandone la morte. Poi si è buttato nel pozzo, con i vigili del fuoco accorsi per estrarlo. La bimba avrebbe una ferita al collo. Sarebbe ferito lievemente anche il fratellino della piccola, mentre la madre sarebbe illesa ma sotto choc.

Il 39enne del Bangladesh, che avrebbe colpito la piccola forse con un coltello, è stato estratto dal pozzo in cui si era gettato dopo l’omicidio e trasportato in ospedale. Al momento non sono note le condizioni dell’uomo, medicato al pronto soccorso del presidio di Santa Maria della Gruccia di Montevarchi (Ar). In ospedale è stato trasportato anche il fratellino di 10 anni della bimba uccisa, ricoverato in codice giallo.

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22 Aprile 2020