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ARGENTINA: JAVIER MILEI E IL SUO PROGRAMMA FINANZIARIO “SHOCK”

Il neopresidente argentino Javier Milei, dopo le formalità legate al suo insediamento, inizia a mettere a frutto (anche se in parte) le promesse della campagna elettorale. Non ha immediatamente chiuso la Banca Centrale, ma ha subito svalutato il peso argentino del 50%, portando il cambio con il dollaro dai 400 pesos di prima, agli 800 di adesso. Il nuovo cambio ufficiale è considerato il primo iniziale provvedimento per risollevare il settore produttivo. La mossa tende a equiparare il cambio ufficiale al c.d. “dollaro blu”, ovvero il cambio non ufficiale che già caratterizzava il mercato quotidiano e che già superava la soglia degli 800 pesos per dollaro (arrivando, a seconda dei giorni, anche a 1000.) Per i rapporti ufficiali la mossa ha il sapore dello shock finanziario. Nelle casse dello Stato non ci sono soldi, un buco nero al momento insanabile. Milei dovrà in qualche modo provare a riassestare la situazione, a partire dai tagli alla spesa pubblica, il vero cancro dell’economia del paese sudamericano. Essere dipendenti statali è un privilegio: buoni stipendi, poco lavoro, molti impiegati da un punto di vista numerico. Il presidente taglierà posti, così come ha già fatto a livello centrale con i dicasteri e, soprattutto, metterà mano all’apparato economico statale intervenendo sugli appalti.

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“Verranno eseguiti tagli alla spesa pubblica, perché i precedenti governi non sono riusciti a controllare l’inflazione” ha detto qualche giorno fa il ministro dell’Economia Luis Caputo. “Hanno attaccato le conseguenze e non le cause, noi siamo qui per risolvere il problema alla radice”. Lo Stato sociale verrà quasi completamente abolito: le opere di interesse “pubblico” se le dovranno fare i privati, aveva spiegato precedentemente lo stesso Milei. Una strada che interessa un certo quartiere, sostanzialmente, interessa in primo luogo coloro che vi si affacciano, i quali avranno il diretto interesse a costruirla nel miglior modo possibile e, allo stesso tempo, a spendere il meno possibile. Di conseguenza, non solo lo Stato non indirà più gare di appalto, ma quelle già intraprese, e che concretamente non sono iniziate, saranno annullate. La privatizzazione totale coinvolgerà anche il settore sportivo e, in primo luogo, il calcio e le società calcistiche, argomento che sta molto a cuore al popolo argentino. Si guarda all’Europa e all’esempio di grandi società come Barcellona o Real Madrid, con un cambiamento epocale dell’architettura attuale, per lo più consolidata su club autogestiti dai soci stessi.

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La cura, per assurdo, nel breve periodo sarà peggiore della malattia, ma il nuovo governo la ritiene assolutamente necessaria. “Per qualche mese saremo peggio di prima”, ha esclamato Milei appena dopo il giuramento, ma si deve sanare il debito nazionale, che vede un deficit commerciale di 43 miliardi di dollari oltre a un debito di 45 miliardi di dollari verso il FMI. Quest’ultimo, ha commentato le misure annunciate definendole “coraggiose” e che “aiuteranno a stabilizzare l’economia gettando le basi per una crescita più sostenibile e guidata dal settore privato”. Altro argomento caldo è il commercio, visto sia dal lato esportazioni che dal lato importazioni. Mentre, infatti, da un lato si cercherà di eliminare, sia pur gradualmente, le tariffe di esportazione, dall’altro verranno soppresse le autorizzazioni alle importazioni, sancendo il nuovo principio secondo il quale “tutti potranno importare”.Tema sussidi: dal prossimo 1° gennaio 2024 verranno ridotti i contributi per energia e trasporti, annunciando però contestualmente l’unica misura sociale della manovra, ovvero un aumento del 100% dell’assegno universale sui figli e di un 50% per la tessera alimentare, una conseguenza della nuova inflazione a cui si andrà inevitabilmente incontro. “I titoli pubblici e le azioni argentine sono saliti. Questo significa che c’è fiducia su ciò che vogliamo fare” ha detto Milei pochi giorni fa, aggiungendo che “stiamo dando chiari segnali di stabilità e di forza politica, una delle cose di cui si dubitava”. Quindi è giunta la promessa che il Paese tornerà solvibile, “perché pagheremo il debito da 45 miliardi di dollari, più interessi, con il Fondo Monetario Internazionale”. Linea dura quella di Milei, “senza gradualità”, con il monito che l’equilibrio fiscale “non si negozia. Non c’è discussione. Se un ministro supera la spesa prevista, lo caccio”.

Data:

20 Dicembre 2023