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ARRESTATO IN MESSICO IL FIGLIO DI “EL CHAPO”

È stato arrestato a Culiacan, capitale dello stato di Sinaloa, in Messico, Ovidio Guzman, figlio del noto narcotrafficante internazionale Joaquin Guzman, soprannominato “El Chapo”. Quest’ultimo sta scontando l’ergastolo negli Stati Uniti, dove fu condannato per traffico di droga e riciclaggio di denaro.

Anche ad Ovidio è stato attribuito un soprannome: “El Raton” (il Topo). Secondo il Dipartimento di Stato americano, El Raton produceva tra i 1300 e i 2200 chili di anfetamine al mese, disponendo di almeno 11 laboratori. Mandante di diversi omicidi, avrebbe fatto uccidere persino il cantante che rifiutò di esibirsi al proprio matrimonio.

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A seguito dell’arresto del criminale, ricercato anche negli Stati Uniti, è scoppiata una vera e propria guerriglia in tutto lo stato di Sinaloa: sparatorie, auto in fiamme, esercito schierato con mezzi pesanti, persino attacchi terra-aria ad aerei dell’aviazione civile, tanto che è stato chiuso l’aeroporto della città. Infatti, la guerriglia si è spostata proprio all’aeroporto, ove El Raton veniva imbarcato per essere trasferito in un carcere di massima sicurezza: qui i colpi di artiglieria delle bande armate, che miravano all’aereo del detenuto, hanno poi anche colpito la fusoliera di un secondo volo di Aeromexico che si preparava al decollo. Le immagini che circolano in rete, che ritraggono i passeggeri dell’aereo di linea citato in precedenza, sono spaventose: decine di persone terrorizzate per essere state obiettivo di cecchini armati che non hanno avuto pietà nel riversare le proprie ire anche sulla popolazione inerme.

“Si stanno verificando incidenti e blocchi stradali in diversi punti della città, chiediamo alla cittadinanza di non uscire”, ha twittato il ministro della Sicurezza di Sinaloa Cristobal Castaneda. Anche le scuole sono state chiuse. Si sono verificati sequestri di ambulanze, persino rivolte in carcere, con tentativi di evasione di massa soffocati con violenza dalla polizia.

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L’azione di polizia che ha portato al suo arresto è stata delicata e mirata. Il ministro della difesa messicano, Luis Cresencio Sandoval, ha riferito in una conferenza stampa che l’operazione “è cominciata alle 5 del mattino”, mettendo a segno un “colpo importante ad una sezione del Cartello del Pacifico”. La giustizia, insomma, trionfa. Forse. Perché nel 2019 Ovidio Guzman fu già arrestato una prima volta, ma subito dopo fu rilasciato per disposizione dell’allora presidente Obrador a causa di una violenta rivolta scoppiata a Culiacan in cui ci furono anche sequestri di poliziotti.

La rivolta, anche questa volta, non si è fatta attendere. Il bollettino dei morti, tra civili e forze dell’ordine, conta al momento 29 unità. Una follia. È stato schierato l’esercito, la città di Culiacan è di fatto militarizzata grazie alla presenza di oltre 4500 soldati. Si contano inoltre anche 35 soldati feriti e 21 persone arrestate.

El Raton è adesso al sicuro in attesa del giudizio, sotto le pressioni però del governo americano, il quale pretende la sua estradizione. Sul suo capo pendeva una taglia da cinque milioni di dollari, fatto che sembra abbia incentivato le attività di polizia, tese al suo rintraccio e arresto. Tuttavia, almeno per il momento, Ovidio Guzman resterà in patria, formalmente per adempimenti di carattere giudiziario-amministrativo (in ossequio ad un’ordinanza del giudice federale che ha stabilito una detenzione preventiva di 60 giorni), di fatto per non esacerbare ulteriormente gli animi causando ancor più rappresaglie che possano estendersi all’intero Messico.

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Lunedì prossimo Biden sarà proprio a Città del Messico per partecipare ai lavori del X Vertice dei Leader dell’America Settentrionale, e questo arresto sembra un “regalo di benvenuto” per il presidente degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Marcelo Ebrard ha però allontanato queste allusioni, specificando che “non potremo estradarlo oggi, domani, dopodomani, perché dobbiamo rispettare le formalità che la legge ci impone”.

Data:

7 Gennaio 2023