Mauritius: una nave incagliata avvelena le acque cristalline

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Un altro disastro geologico segna questo 2020. Un altro paradiso naturale, l’arcipelago delle Mauritius, è stato vittima di inquinamento da petrolio per cause accidentali. L’episodio ha destato non poca preoccupazione nelle autorità locali, per via di una chiazza scura che si è estesa a vista d’occhio.

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In questi ultimi giorni la situazione è peggiorata ulteriormente, dopo che lo scorso 25 luglio una nave cargo giapponese si era incagliata in una barriera corallina, a Pointe d’Esny, una zona selvaggia situata nella parte sud delle Mauritius. Solo giovedì 6 agosto le correnti hanno favorito la fuoriuscita del carburante dalla nave e allarmato il governo. Pravind Kumar, premier delle Mauritius, ha aggiunto anche che vi è il forte rischio che la nave si spezzi in due, come hanno potuto rilevare alcuni droni, grazie al quale si è potuto fare anche un punto della situazione e verificare lo stato attuale di chilometri di costa ricoperte da melma. Questo ha attivato la popolazione locale che, con grande spirito di solidarietà e sacrificio, si è adoperata nella realizzazione di barriere assorbenti di paglia in sacchi, per frenare l’avanzata del petrolio. L’obiettivo è quello di salvaguardare un ecosistema, quello marino, purtroppo già fortemente a rischio.

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Il governo delle Mauritius è stato accusato dalle associazioni ambientaliste di essere intervenuto troppo tardi, ben due settimane dopo rispetto al giorno in cui la nava si era incagliata. Intanto è stata lanciata la campagna Mauritius Oil Spill Cleaning 2020 - MV Wakashio per sensibilizzare ulteriormente le persone su quanto è accaduto, nella speranza che non si realizzi la terribile previsione per cui la nave potrebbe dividersi in due, un’eventualità che potrebbe generare un disastro ecologico senza precedenti.

Come sottolineato dalle associazioni ambientaliste, in casi come questo conta molto la tempestività con cui si agisce per evitare ulteriori danni a flora e fauna.

L’allerta resta altissima, dato che sulla nave vi sono ancora più di 2000 tonnellate di carburante, che destano molta preoccupazione.

Francesco Ambrosio

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