RILEGGENDO POESIA – LUCIANO ERBA

Altrove III

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cms_22235/poesia.jpgAutunnale e altri versi era un omaggio a Luciano Erba pubblicato su POESIA nel marzo 1991 (n. 38/anno IV), senza tuttavia una nota biografica: allora, forse, sembrava superflua per la redazione della rivista milanese nei confronti di un poeta nato e vissuto nel capoluogo lombardo.

Oggi abbiamo il dovere, ricordandolo, di proporre ai lettori dell’International Web Post qualche nota biografica, tratta da: https://www.italian-poetry.org/luciano-erba/.

cms_22235/Luciano_Erba.jpgLuciano Erba è nato nel 1922 e morto nel 2010 a Milano, dove è vissuto. Appartenente alla generazione della Linea Lombarda, è stato docente universitario di letteratura francese a Verona e di letterature comparate all’Università Cattolica di Milano.

Esordì con Linea K nel 1951, a cui sono seguite poi le raccolte Il bel paese (1955), Il prete di Ratanà (1959), Il male minore (1960), Il prato più verde (1977), Il nastro di Moebius (1980), Il cerchio aperto (1983), Il tranviere metafisico (1987), L’ippopotamo (1989), Variar del verde (1993), L’ipotesi circense (1995), Nella terra di mezzo (2000), Si passano le stagioni (2003), Un po’ di repubblica (2005) e Remi in barca (2006). Ha pubblicato, inoltre, i saggi Magia e invenzione (1967) e Huysmans e la liturgia (1971). Fu coautore con Piero Chiara dell’antologia di poesia contemporanea Quarta generazione (1954). È considerato uno dei maggiori poeti italiani ed europei del secondo Novecento tanto che in occasione degli ottant’anni gli venne tributato un prestigioso omaggio tramite un’antologia di inediti di ottanta tra i maggiori poeti viventi. Tra le antologie da lui allestite si ricorda Natale in poesia. Antologia dal IV al XX secolo curata con Roberto Cicala ed edita nella collana "Nativitas" di Interlinea, casa editrice per la quale faceva parte del comitato direttivo della collana di poesia "Lyra". Nel 2002 la collana "Oscar" della Mondadori ha dedicato a Luciano Erba una raccolta delle opere. Tra i premi vinti, il Cittadella (1960), il Carducci (1977), il Viareggio (1980), il Bagutta (1988), il Librex-Montale (1989) e il premio alla carriera del festival internazionale di poesia civile di Vercelli (2005). Nel 2007 l’Accademia dei Lincei gli ha conferito il Premio Feltrinelli per la Poesia. Da non dimenticare, inoltre, che Erba fu un grande studioso del Seicento, della poesia simbolista e della letteratura del primo Novecento. Ha rielaborato, nella sua poetica, le esperienze del quotidiano, filtrate dalla metafisica. “L’ironia, l’allusività, la rielaborazione in forma poetica di materiali derivati sia dall’esperienza quotidiana sia dal proprio percorso di formazione culturale caratterizzano la ricerca letteraria di Erba fin dall’esordio, interpretando con discrezione il ruolo di consapevole epigono della tradizione del Novecento, volgendo a esiti di limpida intelligenza una lezione ermetica alleggerita dal confronto con i maestri francesi del disincanto ironico e delle melodie orecchiabili.”

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La poesia che proponiamo ai nostri lettori ha un incipit che occorre brevemente introdurre: “La vecchia locomotiva di Voghera” era diventata un monumento per la città (che per quasi un secolo fu anche città di ferrovieri) nell’alberato Viale Carlo Marx. Una vaporiera tra le case e le aiuole, immortalata anche da Luciano Erba. Ebbene, da qualche anno è stata rimossa: restaurarla era troppo costoso. Ora giace abbandonata su un binario morto, assediata dai rovi e dai vandali. Altrove mezzi come questi vengono restaurati e valorizzati, come affermò Gianfranco Isetta (anch’egli poeta) in un articolo apparso su La Provincia Pavese del 2012; qualche amministratore avveduto avrebbe potuto addirittura pensare d’incidere la poesia di Luciano Erba in una targa di bronzo o di acciaio, affinché memoria si sovrapponesse a memoria. Altrove, forse. Ma non a Voghera.

Altrove III

La vecchia locomotiva di Voghera

arrugginisce ancora sui binari

(che siano versi di un cantautore?)

pure vorrei trovarne di altrettali

per dire luoghi-momenti

per l’ora del professore di ginnasio

che dà ripetizioni di latino

tra sassifraghe e frasche

in una villetta con giardino

per l’ora del tè dei veterani

a turno vicino al freddo dell’inverno

che da queste parti comincia a farsi sentire

già dopo la Madonna di settembre.

Raffaele Floris

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