COLOMBIA: NUOVO DIALOGO STATO-FARC

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La Colombia ci riprova, il governo ha fatto sapere che una delegazione del gabinetto colombiano e quattro rappresentanti dello "stato maggiore centrale" dei dissidenti delle Farc hanno tenuto una "riunione esplorativa" nel dipartimento di Caquetá un tempo roccaforte delle FARC, nel sud del Paese, per "valutare la possibilità di avviare un dialogo nel quadro della pace totale" proposta dal presidente Gustavo Petro. Facendo qualche passo indietro nella storia, il legame tra il gruppo guerrigliero delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - Ejército del Pueblo (FARC-EP) e la Colombia comincia nel 1964, anno della nascita del gruppo. Di ideologia comunista, le FARC hanno operato per anni in Colombia come gruppo criminale e terroristico, con rapimenti, riscatti, estrazione mineraria illegale, estorsione e distribuzione di droghe. Per anni hanno quindi perpetrato crimini, arrivando anche a sfidare direttamente il governo colombiano. Sono decine di migliaia le morti causate dallo scontro, in un periodo di oltre 40 anni. Dopo varie azioni maggiormente dirette allo Stato alla fine degli anni ‘90 ed inizio del 2000, il gruppo armato è stato contrastato con maggior veemenza dal governo, supportato anche dall’intervento statunitense. Si stima che tra il 2007 ed il 2010 le FARC contassero una forza armata tra i 13.000 ed i 18.000 uomini, salvo poi diminuire sensibilmente arrivando ad oggi con circa 1200 dissidenti ancora attivi. Nel corso degli anni il governo sudamericano ha intavolato più volte dialoghi di pace con il gruppo, senza mai riuscire a trovare una soluzione definitiva.

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La vera svolta è arrivata con il Presidente Santos nel giugno 2016, quando i dissidenti armati firmarono un accordo di cessate il fuoco, dopo oltre 50 anni di lotta, bocciato, in seguito, dal referendum nazionale in quanto tanti pensavano ad una legittimazione della violenza ‘Fuerzas Armadas’ e ritenuti, inoltre, troppo buono e favorevole al gruppo armato. La definitiva via di pace venne trovata nel novembre dello stesso anno, con un trattato rivisto. Come data ufficiale delle fine delle FARC, inteso come gruppo armato e terroristico, si può indicare il 27 giugno 2017, anno in cui sono stati disarmati con la conseguente delle armi alle Nazioni Unite. Da quel momento solo un migliaio di dissidenti ha rigettato l’accordo e proseguito nelle proprie azioni. Solo di recente, nel 2019, un’ulteriore frangia dei dissidenti ha annunciato il ritorno all’attività armata, accusando il governo colombiano di non rispettare gli accordi. La risposta di Bogotà è stata pronta e determinata, con attacchi militari mirati che hanno eliminato molti dissidenti tra cui molti leader del gruppo. Torniamo quindi ai giorni nostri. Lo scorso 7 agosto la Colombia ha eletto il suo nuovo Presidente, ovvero Gustavo Petro. Per il Paese latinoamericano è stato un passo storico enorme, in quanto alla Casa de Nariño è tornata la sinistra. Petro nella sua carriera, ironia della sorte, è stato membro del gruppo guerrigliero M-19, senza però partecipare alla lotta armata.

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Il gruppo in questione, di ideologia insurrezionale rivoluzionaria e di sinistra, ha operato in Colombia tra il 1970 ed il 1990, mettendo a segno svariati colpi contro lo Stato. Nonostante il gruppo M-19 sia imparagonabile alle FARC, è singolare e strano gioco della sorte che proprio il Presidente Gustavo Petro ne facesse parte, e ora stia trattando con i dissidenti un nuovo accordo di pace. Come detto all’inizio, il governo ed il gruppo stesso hanno riferito in un comunicato congiunto l’inizio di un dialogo per trovare una fine delle ostilità. Lo stesso Petro ha pubblicato su Twitter una foto della riunione "esplorativa" alla quale hanno partecipato: i guerriglieri conosciuti con i nomi di battaglia Calarcá Córdoba, Alonso 45, Ermes Tovar ed Érika Castro, insieme all’Alto Commissario per la Pace in Colombia, Danilo Rueda, il capo della Missione di verifica dell’Onu in Colombia, Raul Rosende, e un delegato del governo norvegese, Dag Nagoda. Le parti hanno espresso "la volontà e la necessità che questi dialoghi siano avviati da un cessate il fuoco bilaterale, la cui esecuzione deve essere verificata", si legge nel comunicato.

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Lo Stato, attraverso Rueda, ha spiegato ai dissidenti i termini per la "pace totale": l’ambiziosa proposta di Petro di portare al tavolo delle trattative i gruppi illegali che ancora operano nel Paese. L’idea è quella di raggiungere anche un accordo con i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln), con le bande criminali e con i dissidenti delle Farc per la fine delle violenze. Il governo ha chiarito che ci saranno colloqui con tutti, ma a tavoli separati e con trattamento diverso. I ribelli dal canto loro hanno messo sul tavolo alcune proposte iniziali: "l’eradicazione delle cause che generano il conflitto sociale e armato", "la dichiarazione - al più presto - di un cessate il fuoco bilaterale", la "consultazione di tutte le strutture" dei guerriglieri per l’inizio del dialogo e la partecipazione di "terzi neutrali come garanzia" nei dialoghi. Le parti hanno infine "concordato di firmare un protocollo confidenziale per garantire una riunione" dei dissidenti delle Farc. "Crediamo che come mai prima d’ora, nella storia del nostro Paese, si stanno creando le condizioni per lasciarsi alle spalle per sempre decenni di violenze fratricide", conclude il documento. La strada verso la pace definitiva e totale sarà sicuramente lunga e tortuosa, ma questo incontro e queste premesse sono da considerarsi un passo in avanti storico ed enorme.

Riccardo Seghizzi

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