"BULLISMO". ALTRO CHE "RAGAZZATA"!!!

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Quello del “Bullismo” è un fenomeno che, da sempre esistente per quanto sottotraccia e in sordina, risulta in forte espansione con spia rossa accesa in Italia; dove, due dodicenni su tre lo subiscono; da un sondaggio essendo emerso, altresì, che ne sarebbe stato vittima il 31% degli intervistati in fascia di età entro i quattordici anni, mentre un 50% era a conoscenza di atti prevaricatori di bullismo nei confronti dei propri amici.

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Pertanto, reso carico dalla stessa diffusione di episodi ad opera dei mass-media, il bullismo non può non generare allarme nella popolazione; tanto più perchè coinvolge tutti i ceti sociali e, originando dal lassismo e dalla disattenzione oltre che dalla crisi di valori dilagante anche nelle famiglie, va a confluire nella compagine scolastica e addirittura oltre, investito da fattori di risentimento verso la stessa famiglia e la scuola, in quanto entità di primaria sperimentazione della società; esprimendosi, quindi, in termini di spavalderia e prepotenza in danno dei più fragili e indifesi. D’altra parte, lo studio che ne volle fare Dan Olweus iniziò proprio da una conseguenza estrema culminata nel suicidio di due studenti norvegesi negli anni novanta; quando il fenomeno si era già ampiamente diffuso anche in Svezia Finlandia e in Gran Bretagna essendosi propagato, negli anni 80, dalla Scandinavia.

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Attualmente, il bullismo assume varie forme: razzista, di omofobia, contro minorati fisici e portatori di handicap; caratterizzandosi sempre in base alla intenzionalità, persistente nel tempo, della discrepanza di situazione asimmetrica nella relazione tra bullo e vittima; identificandosi con tutte quelle azioni connotate da molestie, espressioni di biasimo, mormorazioni e pettegolezzi, induzione di diffidenza e timore nella cerchia degli amici perchè questi allontanino la vittima sottoposta ad una fase di quasi iniziazione alla denigrazione per renderla debole e passare, poi, ad infliggerle una più forte sessione di prevaricazioni che possono essere: di carattere diretto- fisico, come: percosse e molestie sessuali, esternazioni verbali di presa in giro con irrisione e motteggio; così pure di carattere indiretto- psicologico, come: propalare false voci anche via internet (cyberbullying), magari con l’invio di chat, fotografie e fotomontaggi compromettenti; tanto da indurre la vittima a cercare di far pace, in un compromesso di sudditanza rispetto al bullo.

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Tenendo conto che la forma di bullismo indiretto- psicologico sembra essere quella più confacente al bullismo femminile; appare evidente la propensione maschile per un bullismo diretto in cui, a supporto del bullo, purtroppo, spesso si notano altre figure di rilievo come: l’aiutante gregario attivamente partecipe alle prepotenze; l’attendente in veste di spettatore che, senza avere parte attiva, con la sola presenza sostiene il bullo essendone complice passivo perchè non fa niente per aiutare la vittima.

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Comunque, il profilo del bullo non corrisponde ad altro che ad una immagine di sè “forte e sicuro” quale in realtà non è, necessitando di accreditamento con aggressività nei confronti della vittima che non è solo il coetaneo ma può essere anche l’adulto; ciò, per scarsa tolleranza delle proprie frustrazioni mascherate da grande considerazione di se stesso, in concomitanza con la carenza di empatia e di sensi di colpa, mentre l’ostilità è connotata da impulsività e violenza.

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Cercando di sfuggire al bullo, la contrapposta debolezza della vittima potrebbe trovare scampo in una non reazione, per non incentivare maggiori atti incalzanti anche da parte degli aggregati del bullo che, non rischiando di diventarne a loro volta vittime qualora cercassero di uscire dal gruppo, nell’85% dei casi sfociano in baby-gang che cercano di salire nella graduatoria di “merito”di comportamenti illegali, dettando regole in un crescendo che può comprendere anche il furto e la rapina in danno della stessa vittima. Tuttavia, di contro all’essere considerato fonte di confusione e allarmismo; il bullismo non manca di essere semplicisticamente scusato come sinonimo di “ragazzata” comprovante solo la critica fase di crescita di un giovanissimo insicuro e, magari, avente problemi in famiglia proveniente da zona abitativa povera e arretrata; per cui, andrebbe solo aiutato e non punito. Così, in linea con una distorta visuale, colpevole sarebbe la vittima perchè non in grado di difendersi.

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Altrettanto fluttuante risulta la punibilità dei fatti di bullismo; dato che, in Europa, non c’è normativa specifica che lo contempli. Di pari passo, in Italia, non costituendo reato a se stante (così come il mobbing), viene ricondotto alle possibili configurazioni, con relativa punizione, come: molestie, interferenze illecite nella vita privata, minaccia, atti persecutori (stolking), ingiuria, diffamazione, danneggiamento, furto, lesioni personali volontarie, stupro, istigazione al suicidio. Ne potrà conseguire anche la misura del divieto di avvicinarsi alla vittima, con aggravarsi della posizione del bullo in caso di inottemperanza.

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Nell’ambito scolastico, l’obbligo di segnalare il bullo fa capo all’insegnante e al preside in qualità di pubblici ufficiali che, in mancanza, possono incorrere anche in una “culpa in vigilando”e responsabilità per danno erariale; mentre il bullo è passibile di sospensione dalla frequenza scolastica o di provvisorio allontanamento dalla scuola nell’imminenza del fatto. In conclusione, il numero verde 8669696 serve per la segnalazione di episodi su cui non va abbassata la “guardia” perchè, anche in casi meno gravi di quelli più eclatanti riferiti dalla cronaca, il bullismo è comunque deprecabile deriva, degrado umano e di civiltà.

Rosa Cavallo

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