AL VIA LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO IN TUNISIA
Nessun osservatore europeo commenterà i risultati

Al via le elezioni del Parlamento in Tunisia, a seguito del suo scioglimento anticipato. Il clima non è certo dei più favorevoli, viste le forti tensioni sociali nel paese dovute a crisi istituzionali ed economiche di un certo spessore.
La campagna elettorale si è svolta in un clima di incertezza, dal momento che un grosso fronte di opposizione ha invitato la popolazione all’astensionismo: in prima linea il partito di Al-Massar, il quale ritiene che la legge elettorale sia incostituzionale, denunciando altresì l’assenza di elezioni “libere e trasparenti”. La nuova legge elettorale, infatti, impone il sistema uninominale diretto privo di liste, con candidati pressoché sconosciuti. Tra essi anche pochissime donne, 122 su 1.055 candidati totali. Accanto a lui vi è la voce di Attayar e di una coalizione di partiti ribattezzatisi “Fronte per la salvezza nazionale”. Sarà importante capire come l’elettorato risponderà, in termini di partecipazione ancor prima che di risultato. Nel frattempo, i seggi all’estero si sono già aperti, anche in Italia la comunità tunisina è stata chiamata al voto.
Al boicottaggio si sono uniti anche gli organi di stampa: la Federazione generale dell’informazione, infatti, ha annunciato uno sciopero di due giorni, durante i quali i notiziari andranno in onda in forma ridotta con totale assenza di dirette.
Si teme, come esito finale, che l’attuale presidente Kais Saied possa interferire e così crearsi un’assemblea legislativa a sé favorevole: al coro di opposizioni si è unita anche l’ONG Al-Bawsala, la cui attività si fonda sulla diffusione dei principi democratici. Il suo portavoce, Haythem Benzid, ha dichiarato che “l’organizzazione continuerà il suo ruolo di monitoraggio, ma rifiuta di essere un falso testimone di un processo individuale e di un parlamento di facciata”. La decisione è stata presa a seguito di una “valutazione obiettiva basata su un certo numero di dati, come il decreto 54, che va contro la libertà di espressione e di stampa”.
Una volta che il nuovo Parlamento sarà confacente al volere di Saied, sarà ancor più facile rinviare le elezioni presidenziali previste nel prossimo 2024.
Nel frattempo la crisi economica imperversa nel paese, con un’inflazione che solo a novembre è arrivata al 9,8% ed un’impennata dei costi di generi alimentari che ha superato il 13%, a cui è seguito a ruota l’aumento dei prezzi di abitazioni, acqua, gas, elettricità e altri combustibili. Forte anche l’indebitamento, che ha costretto la Tunisia a chiedere al FMI un ulteriore prestito pari a 1,9 miliardi di dollari, vincolato però a riforme economiche che dovranno essere realizzate.
Qualunque sarà l’esito elettorale, la camera legislativa eletta avrà poteri pressoché irrisori: questo è quanto stabilito dalla recente riforma costituzionale. Il Parlamento “non dovrà dare la fiducia ai governi appena nominati, né avrà la possibilità di votare mozioni di sfiducia. Si tratta di una Camera senza poteri”, ha affermato il noto politologo locale Hamadi Redissi.
Nessun osservatore del Parlamento Europeo “commenterà il processo o i risultati”, si legge in una nota della massima carica legislativa europea. “Nessun singolo eurodeputato ha ricevuto un mandato per osservare o commentare questo processo elettorale a nome del Parlamento. Qualora [uno di essi] decidesse di osservare queste elezioni, lo farebbe di propria iniziativa e non dovrebbe in nessun caso, attraverso dichiarazioni o azioni, associare la sua partecipazione al Parlamento Europeo”.
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