MINACCIA GLOBALE, DIFESA TOTALE

Ripensare la sicurezza, coinvolgendo ogni forza. Nuova strategia di contrasto al terrorismo per Marco Minniti, neoministro degli Interni.

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Il terrorismo è cambiato e i recenti fatti di Berlino e Nizza lo dimostrano. Non esistono più obiettivi sensibili o strategicamente più importanti, un attentato in un mercato ha lo stesso impatto emozionale di una bomba piazzata davanti a qualche monumento, una strage in un resort turistico arriva al cuore ed alle emozioni come quella compiuta in un centro commerciale. Si è partiti da “siamo tutti Charlie Ebdo” per arrivare a “siamo tutti potenziali vittime”. E se ne è reso conto anche il neo Ministro degli Interni, Marco Minniti, che ha delineato la nuova strategia di contrasto al terrorismo, coinvolgendo tutte le forze politiche ed operative in uno sforzo comune. Nel suo intervento durante la riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, tenutasi martedì scorso al palazzo del Viminale, il Ministro ha sottolineato l’urgenza di una pianificazione che tenga conto delle nuove modalità di infiltrazione dei cosiddetti lupi solitari. Non esistono più i cani sciolti alla Ilich Ramirez Sanchez, più comunemente conosciuto come Carlos lo sciacallo, il terrorista e mercenario venezuelano filo-islamico che seminò il terrore negli ultimi anni del Novecento, seguendo solo le sue idee e assecondando chi pagava per i suoi servigi. I lupi solitari agiscono secondo piani prestabiliti assieme ad altri, studiando obiettivi condivisi, si muovono alla luce del sole, godendo di reti di protezione e contatti planetari.

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Ed è questo il problema principale per cui si è deciso di coinvolgere amministrazioni cittadine e polizie locali, perché gli obiettivi potenziali variano a seconda delle circostanze, e solo chi conosce il territorio è in grado di valutare l’importanza di una manifestazione sportiva oppure di una fiera, il compito demandato appunto ai Prefetti cittadini. Ovviamente questa nuova metodologia apparirà, agli occhi dei più, come l’uovo di Colombo, ma presuppone in realtà una rivalutazione dei ruoli e delle caratteristiche operative della Polizia Locale, senza dubbio presente sul territorio in modo più capillare, per specificità di mansioni, rispetto alle altre forze di polizia, con riguardo soprattutto al controllo documentale degli autoveicoli. Secondo le parole del Ministro, in questo modo viene ribaltato il classico rapporto tra periferia e centro del potere, ma siamo in presenza di cambiamenti che, coinvolgendo in primo grado le persone comuni, necessariamente includono nuove politiche, nuove forze, nuovi sguardi di insieme. Ed è questo insieme che è mancato e manca tutt’ora. Dal pulmino posteggiato sulla Promenade des Anglais al camion di Berlino, è stata proprio la separazione dei sistemi di sicurezza a consentire gli attentati.

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Una nuova intelligence dovrà, invece, necessariamente riuscire a mettere insieme tutte le segnalazioni, al fine di intervenire in tempo utile. Diversi quotidiani italiani, dopo i fatti di Nizza, polemizzarono sul mancato intervento dei vigli d’oltralpe, ma in realtà il collegamento tra il veicolo e l’attentato, seppur facile a posteriori, all’epoca non venne neppure considerato dalla polizia francese, da nessun addetto ai lavori. Quanti di noi vedendo un furgone in doppia fila senza nessuno a bordo penserebbero ad un atto vile e sanguinario in procinto di essere compiuto? Ben venga allora un ripensamento delle realtà locali, una rivalutazione dei ruoli delle forze in campo, purché ai propositi si uniscano anche tecnologie adeguate e preparazione. Se nessun particolare deve essere tralasciato, allora bisogna far si che si operi in sinergia, senza fratelli minori o rivalità di corpo. Enzo Ferrari diceva che “non esiste la fortuna ma solo buona o cattiva preparazione”. Queste parole divengano un principio a cui ispirarsi.

Paolo Varese

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